mercoledì, maggio 31, 2006

Mi vedo

Mi vedo. Sorrido. Ammicco. Sono tutti lì a guardarmi. Mi applaudono. Sono il più bello, sono il più bravo, sono il più intelligente. Tu ridi. Ti gongoli. Ti consoli. Ti rivedi in un bambino piccolo dagli occhi chiari, dalla testa grande e dalle gambe corte. Il circo non c'è. Il clown fa piangere e poi non piace a nessuno. La donna cannone è esteticamente fastidiosa. Eliminata. Belve, tigri, furie, solo dentro di noi. Mi vedo in uno sgabuzzino pieno di cartacce e libri che guardo una bicicletta da corsa troppo grande per essere cavalcata. "Non vedo l'ora che si rimpicciolisca", penso. Io immobile. Il resto modificabile. Avrei dovuto aspettare, ovviamente. Ma un giorno, ne ero sicuro, su quelle due ruote tenute insieme da un tubo di ferro e da un volante curvo ci sarei salito. Sono il più bello, sono il più bravo, sono il più intelligente. Io bello. Io bravo. Io intelligente. La claque si fa sempre più ampia. I consensi sono alle stelle. Posso andare in tournèe. Zie, parenti, amici il pubblico pagante. Clienti, negozianti, e curiosi quello consenziente. La luce mi acceca, l'occhio di bue si fa sempre più stretto. Io, chiaro. Intorno a me il buio. Poi, di colpo stop. Blackout. Tilt. Defaillance. La bici è sparita. Non so dove sono. Non so cosa ci faccio lì. Gettato in un mondo in bianco e nero. Solo. Corro. Mi inciampo sulla mia ombra. E cado. Mi fermo. Senza nessuno che mi sollevi. Non sento più applausi, non vedo più claque, il cono di luce è infinito e prende dentro tutti. Donna cannone e clown compresi. Vado in astinenza, ho bisogno della mia droga, di sguardi appesi ad un filo salvati da me. Ma il mio pusher è sparito, ha cambiato lavoro. Non si dedica più a me. Ho 14 anni e ho davanti a me l'infinito. Buon compleanno mamma.

giovedì, maggio 25, 2006

Chiuso per inventario

Melanie Moore a Markette parla di scarpa e vagina. Su ItaliaUno quelli di Lucignolo stanno facendo il solito viaggio nel mondo della notte tra sesso a pagamento, corpi da masticare avulsi da diete e chirurgia estetica. La voce fuori campo parla di carne che si vende. Anche io, come gran parte del mondo, vendo la mia al mio datore di lavoro. Ma nessuno grida allo scandalo. Nessuno viene qui con una telecamera a sbirciare la mia vetrina. Chiuso per inventario. Eterno. Nano nano.
(Nella foto, Macelleria, Annibale Carracci, 1580)

venerdì, maggio 19, 2006

Le fil rouge

"Io odio l'estate. Tornerà un altro inverno. Cadranno mille petali di rose. La neve coprirà tutte le cose e forse un po' di pace tornerà....". Sudo. Sento le zanzare. Sotto il piumone del letto, che non ho voglia di togliere, fa un caldo bestia. E di toglierlo per due fetide lenzuola non mi viene neppure in mente. Almeno ora. Ci siamo. Inizio a dormire male, senza abbracci, a non avere voglia di uscire, di finire le giornate a guardare dal terrazzo il cortile interno del palazzo dove abito e pensare: "Dio bono, un'altra estate, altri mesi grondanti di sudore a dire che cazzo ci faccio qui a Milano, perché non sono ai tropici, ad Ibiza, in un dammuso pantesco a fottere come una puttana con la persona che amo". Sì, d'estate dormo da cani e odio uscire. Troppo vociare per le strade. Troppe ali nell'aria. Troppe domande a cui rispondere. Oggi mi arriva un sms che mi chiede educato: "come va?". "Bene", rispondo. "Ho appena trombato. Ed essendo sesso dipendente e vuoto come un otre appena mi riempiono ritrovo il sorriso. Il dramma è quando finisce l'effetto. E tu?". Pochi minuti dopo ne arriva un altro simile. Digito: "Bene. Come sempre. Mi sembra di essere in mezzo ad una piazza fermo e davanti a me un dedalo di strade. E io che non so quale mi piacerebbe prendere. Neanche quale prendere. Ma quale mi piacerebbe prendere. Per il resto da dio. Il problema è che non ho capito bene cosa sia il resto. Ti voglio benissimo...". Non mi ha ancora risposto. Deduco che abbia fatto una pennica prima di arrivare in fondo. Come biasimarla. Con 1982 abbiamo parlato di sogni, di amori ideali, di principi e principesse scarlatte con sotto la tutina azzurra. Fino a poco tempo fa volevo farci entrare in questa smilza tutina azzurra gli amori distratti e caracollanti che mi passavano accanto e che catturavo all'ultimo momento. Ora non faccio altro che sistemare, allargare, plissettare, questo dannato cencio scolorito affinché chi ho vicino ci entri e si senta coperto. Protetto, avrei detto in un altro momento. Ma mi sa che i risultati sono gli stessi. Vacui, inani, vuoti. Un po' come me, forse. Noi siamo il fil rouge della nostra vita. Ecco perché gli unici che hanno capito tutto sono Dolce e Gabbana. Oggi (ieri) è il compleanno di mia sorella nell'arte e nella vita. Ha ricevuto un mazzo di fiori. Ed è tornata rabbiosa. Ed è il regalo più bello che poteva farmi. Lei a me. Ovviamente. Essendo il suo compleanno. Senza di lei la mia vita sarebbe una merda. Non mi stancherò mai di dirlo. A proposito di compleanni , è venuto in mente che il mio è ad agosto. Agosto. Che è estate... nano nano

lunedì, maggio 15, 2006

Artisti carogne

Periferia di Milano. Nord. Nord-est per la precisione. Bicocca. Che detto così fa molto quartiere romano. Sabato pomeriggio. Fa caldo. C'è una brezza primaverile che quando ti soffia addosso sembra che si porti via tutte le nefandezze che hai dentro. Non è così. E' un vento bastardo capace di ingannarti ogni volta. Quintali di mattoni e cemento vestiti di nuovo sostengono a fatica un'area urbana rivalorizzata a suon di tecnigrafi e frasi ad effetto. Qui ci sarà il futuro. Qui ci sarà il domani. Qui ci sarà sempre il sole. Qui ci sarà eternamente la bella stagione. Dicevano. Non so se è così so solo che è sabato pomeriggio. Fa caldo. C'è una brezza primaverile che quando ti soffia addosso sembra che si porti via tutte le nefandezze che hai dentro. Ma in giro non c'è nessuno. Neppure intorno al gigantesco contenitore di schermi. Vicino, carcasse di fabbriche abbandonate, alte, grandi, vuote e buie. E alberi. Alberi che hanno visto passare sotto le loro fronde migliaia di esseri umani pronti a sacrificarsi per far crescere un sogno. Lo stesso che diceva: questo è il futuro. Questo è il domani. Questo è il sole. Questo è la bella stagione. Ora, cioè domani, uno di questi parallelepipedi infiniti è diventato una galleria d'arte. Contiene mostre, vernissage, esposizioni. Prima conteneva mani sporche, tute da lavoro, acciaio e corpi sudati. A questo punto, forse ha ragione Marx. Forse il signor Cipputi è un artista e forse la storia delle grandi metropoli lo sta confermando. Del resto finora non è mai successo il contrario: nessun museo si è mai trasformato in una fabbrica. Artisti carogne tornate nelle fogne. Potere operaio. Nano Nano
(nella foto, Università degli studi di Milano, Bicocca)

venerdì, maggio 12, 2006

Voglio i tuoi occhi

"...Per tornare a noi, ogni tanto capita di non fidarsi più, le persone si trasformano, nella tua mente in marionette, come pupazzi, ai quali fai eseguire i movimenti che vuoi. O meglio, le tue paure muovono queste marionette, questo tuo teatrino interiore, secondo una sceneggiatura preordinata, che termina puntualmente con la realizzazione del tuo dramma preferito: scomparire dalla faccia della terra. Così, prendendo coscienza di questo, capita che io ti trasformi in un burattinaio sadico e ti odi. Ma poi tu torni a consolarmi, mi capisci e mi ami; e poi guardo i tuoi occhi, in fotografia, rassicuranti come l'ultima volta. Stringo un patto con il diavolo, voglio i tuoi occhi, di nuovo e a tutti i costi. Fumo una sigaretta per sancire questo patto, amore mio, ma poi scopro atterrito, che sei tu il diavolo...".
Pier Vittorio Tondelli, Camere separate, 1989.
(Nella foto, Robert De Niro interpreta Louis Cyphre in Angel heart, 1987)

lunedì, maggio 08, 2006

Atrapado

..."Atrapado, moribundo con esta gana de bailar contigo....Dame jaleo aleo aleo aleo oooo"... Sono stato al concerto di Ricky Martin. Solo il giorno dopo mi sono ricordato che canta. Mica mi ero accorto durante il florilegio di movimenti di braccia, collo, gambe, bacino, pettorali, muscoli a cui ha assistito lo strapieno DuchForum di Assago. Rapito dal portoricano devo avere annullato tutti i miei sensi per concentrarmi sull'unico che meritava di essere lì con me: la vista. Comunque.... Dopo la Cucca è arrivato Ricky. Per fortuna Cristina D'Avena non è in tour... Ieri pomeriggio c'è stato quel convegno sugli anni '80. A parlarne c'eravamo io (penaepanico), Ivan Cattaneo, Max Novaresi, Francesco Specchia (Libero) e Luca Dondoni (La Stampa). Che detto così fa molto Bulgaria. Replay, che c'era, mi ha confidato che avrebbe voluto chiedere: "il fatto che il 60 per cento di voi sia gay a qualcosa a che vedere con il decennio che state rappresentando?". E io ho pensato: "60%?". Sono un ingenuo dal cuore d'oro che fa il duro per non morire. Forse come lo è 1982 che qualche giorno fa mi ha mugugnato: "...non vedi che sono solo un bulletto di periferia?...". Non posso stare senza di lui. Nano Nano
(nella foto, Ricky Martin con il suo personal trainer)

venerdì, maggio 05, 2006

Cucca(to)

Sweet Charity, il musical con Lorella Cuccarini, non è nulla male se durasse 20 minuti. Dura 2 ore e mezza. Nano nano

giovedì, aprile 27, 2006

80's fetish

Telefilm festival 2006 (da venerdì 5 maggio a domenica 7 al cinema Apollo di Milano). Tra un telefilm e un un dibattito vi segnalo, ed è inutile spiegare il perché, (per il resto c'è www.accademiadeitelefilm.it) l'incontro di domenica 7 maggio, alle ore 17.00, con "Gli indimenticabili anni '80". Un viaggio tra moda, costumi, modi di dire, musica e feticci di un’epoca che sta tornando prepotentemente alla ribalta. Tra i relatori: Fausto Brizzi, il regista del film-evento "Notte prima degli esami"; lo stilista Elio Fiorucci; il deejay-giornalista Luca Dondoni; il critico tv Francesco Specchia; il cantante Ivan Cattaneo; il giornalista esperto di feticismi Alberto D'Amico, il deejay Max Novaresi. Petra è la moderatrice.

Il tizio esperto di feticismi è talmente esperto che chiede a voi una mano (la mano è un feticcio? mah....). Me date na lista de fetish targati anni '80 (no moda, no musica, sì televisione, oggetti, giochi, libri, film etc etc)? nano nano

(nella foto un fresby)

venerdì, aprile 21, 2006

Maledetto Carter

Nick Carter: "Tu non sei Penaepanico, tu sei Stanislao Moulinsky in uno dei suoi (quasi) perfetti travestimenti". Stanislao Moulinsky: "Ebbene sì maledetto Carter, hai vinto anche stavolta". Ten: "Dice il saggio: tutto bene ciò che finisce bene". Patsy: "E l'ultimo chiuda la porta". Che meraviglia. Aspetto con ansia questo momento. Che qualcuno mi dica che non sono io, ma Moulinsky. Supergulp. Nano nano

martedì, aprile 18, 2006

Tropposfera


La mente è libera. Vola. Vorrei andare a vivere in Spagna. Vorrei scrivere un romanzo. Vorrei tenerti per un bel po' con me. Vorrei sempre sentirti qui accanto. Volo insieme alla mia mente. Ora sono a Shanghai con mia sorella nell'arte e nella vita. Fra due minuti sono a New York, per vedere i colori di Central Park, domani andrò a Tokio a farmi una scorta di fiori di loto. Ma devo fare presto. Un regista di Bollywood mi aspetta con un mio racconto in mano. Lo stesso che l'altro ieri in Brasile ho consegnato a Gilberto Braga. Volo, senza paura, senza rete sotto, solo con le mie ali di piume e cristalli. Sono in alto, oltre la troposfera che in questo caso dovrebbe avere due p. Effettivamente sto esagerando. Ok. Smetto di sbattere le ali. Mi fermo. Saluto il pubblico pagante. E torno sulla mia terra. Uffa che noia. Fra un po' sono in onda....nano nano

martedì, aprile 11, 2006

Troni e scanni

Ok. Per un po', non so per quanto, è fuori dal cazzo. Via. Spazzato via dalle sue stesse leggi. Via. Fottuto con le sue stesse mani e con l'appoggio di quel manipolo di assetati di potere che sono i suoi soci. Essendo un impresario ha soci, non alleati. Via, come una doccia fredda, la stessa che ha vanificato di colpo il sogno di chi si è addormentato davanti agli exit poll taroccati e si è svegliato di fronte a più pragmatiche e deprimenti proiezioni. Taroccati dagli stessi che, irrespettosi delle passioni, del lavoro e perché no, in fondo anche delle istituzioni, hanno nascosto il loro voto raccontando bugie ai sondaggisti che altro non facevano che il loro mestiere. Vorrei avere il nome di questi stronzi e fargli capire la differenza che c'è tra un televoto del Grande fratello e le elezioni politiche, tra una televendita e un programma elettorale tra un trono e il suo tronista e uno scanno e il suo onorevole. Ma mi sa che non capirebbero. Sarebbe tempo sprecato. Forse solo attraverso un condono alla demenza, ai condoni sono abituati, coglierebbero quelle sfumature di cui i cervelli umani si nutrono. Almeno quelli di quasi la metà degli italiani. Per gli altri non garantisco. Non posso garantire che tutto funzioni quando si bevono le idiozie di un idiota. Ne ha sparate più lui in 5 anni di un bracconiere in tutta una vita. Eppure, quell'uomo dall'intuito veloce e dalla mano lesta, soprattutto a distribuire tangenti per fare i suoi porci comodi, affascina. Affascina il suo cerone, le sue scarpe con tacco interno, i suoi capelli tinti, i suoi lifting, la sua bulimia di starlette da ripassare come i compiti delle elementari. E poi ci si scandalizza di Vladimir Luxuria. La verità mi sa che è solo una: l'Italia dei pretacci e dei codini abituata a peccare e a pentirsi continuamente (basta questo del resto per tornare puri davanti agli occhi del nostro buon Dio) vede in lui l'uomo del riscatto, quello che unto dal signore, appunto, può peccare e ripeccare all'infinito. Sicuro che ci sarà sempre qualche poveretto che vive nella casetta a schiera con giardinetto, caminetto e sottotetto (generalmente abusivo), disposto a spellarsi le mani per applaudirlo. Per questa parte di italietta cresciuta a Gazzetta dello sport e televisione in cucina lui rappresenta il sogno raggiungibile. Per l'altra metà l'incubo da cui uscire. Grazie Tremaglia. Viva i fasci. Il nano è riuscito a farci dire anche questo. Pazzesco. Ciao
(per questa volta niente Nano Nano. Non ce la farei)

(nella foto, Pluto. Avrei votato anche lui se si fosse presentato come leader del centro-
sinistra)

martedì, aprile 04, 2006

Fuerzas armadas revolucionarias

Sole. Primavera. Venticello. Umore nero. Come la luna di quella merda di gioco che si chimava La Zingara condotto da quel pagliaccio che si chiama Cloris Brosca. Non so perché ma la primavera mi rende più nervoso del solito. Tutti sono felici e io mi deprimo. Ovvio. Credo che tutto il mondo sia felice e non lo sopporto. Ovvio. La mia insicurezza è tale che sono convinto che chiunque, anche il primo topo di fogna che mi si palesa al parco Lambro, abbia una vita migliore della mia. Ovvio. Sono frustrato. Ovvio. E non scomodiamo Freud. Lasciamolo lì, pronto ad intervenire su cose più serie. Che è meglio. Ho letto sul Corriere della sera di oggi (pagina 19, esteri) di Clara Rojas, la tizia sequestrata dalla Farc (no, non c'entra nulla con la Fnac, non è stata sequestrata da un libraio isterico) in Colombia insieme con Ingrid Betancourt, che ha avuto un figlio dal suo sequestratore. 42 anni, avvocato l'hanno rapita il 23 febbraio del 2002. Il guerriero è stato allontanato dalla donna e non si hanno più notizie. Non so perché (questa volta però davvero) ma sono sempre rimasto affascinato da queste storie d'amore (non c'è traccia di violenza i due, testimonia il giornalista che ha dato la notizia, si sono innamorati). Forse perché l'amore diventa l'unico strumento per sopravvivere in determinate situazioni. O forse perché è il sentimento, in fondo, più vicino all'odio, e ha quasi sempre le stesse dinamiche. Ecco perché insisto nel dire che odio il mondo che mi circonda. Sono un patetico e fottuto romantico. Probabilmente in cerca del suo rapitore. Da domani, però, torno in analisi. Nano nano.
(nella foto, Channing tatum. Così immagino il mio sequestratore)

mercoledì, marzo 29, 2006

Ecliss(ato)

Facciamo il punto della situazione. Oggi c'è il sole. Domani chissà. Ho appena sfogliato il nuovo Grazia. E mi viene da vomitare. Ma questo succede molte volte nell'arco di una mia giornata. La mia attività principale, ultimamente, consta nel guardare il calendario, sfinirmi sui siti internet delle compagnie low cost e tentare di beccare qualche volo a meno di 60 euro (andata e ritorno). Andrebbe bene, a questo punto, anche un Milano Brescia. Date disponibili da qui al 2012. Ovviamente non trovo mai nulla se non offerte di 5 euro per metà andata e 299 l'altra metà e il ritorno. Uno strazio. Peggio di quando mi alzo la mattina e guardo invidioso il lenzuolo. Ieri ho dovuto fare un lavoretto dove mi sono concentrato per due orette scarse. Alla fine ero sfinito. Mi sa che quando ricomincerò ad impegnare i miei due vagabondi neuroni avrò bisogno di un'unità medica a disposizione. Alternerò iperattività a narcolessia. Lo sento. Farò una brutta fine. Certo, tornando a ieri, è' stato bello rientrare a casa e trovare la cena pronta: insalata mista, pesce con contorno agrodolce, farro con patate, vino e torta al cioccolato. La torta l'ho portata io. Il resto l'ha fatto lui... nano nano

martedì, marzo 21, 2006

Milano2 2onaliM

Ho pensato: questa volta davvero non ne posso più. Non ne posso più di questi amori fragi.... Ok. Bona. Sto scherzando. I miei ultimi post sono dei tali mattoni che ci potrebbero costruire una villetta a schiera. Qui a Milano2, anche due. A Milano tre? Va, bè. Che meravigliosa giornata che c'è oggi. Per essere a Novembre è deliziosa. Ho i vestiti primaverili già addosso. Sono un iconoclasta anche nel guardaroba. Anticipo talmente tanto i tempi che non mi schiodo mai dai 34 anni. C'è un cigno qui a Milano2 che che spesso esce della pozza d'acqua (con tanto di fontana in mezzo) e corre in direzione di StudioAperto. O meglio laddove c'è la redazione di StudioAperto. Il caso vuole che sia a piano terra e che all'esterno i vetri siano a specchio. Così il pennuto passa ore a guardarsi immaginando di essere in compagnia di un suo simile. Niente di interessante. Certo, se non dicessi che il cigno è l'essere vivente più intelligente che bazzica in questa periferia di erbetta e nuvolette. L'anno prossimo, si mormora, condurrà il meteo su Rete4. In compagnia di un'oca. Cazzate. Il sole se ne è andato. Ma sapere che la luce è la stessa di oggi pomeriggio mi ridà quella sicurezza che solo questa notte (vedi post precedente) era scomparsa. Ora lo posso gridare ai quattro venti: sono felice... E non vedo l'ora di andare a specchiarmi vicino al cigno. Perché secondo me mia madre mica me l'ha raccontata tutta.... io ho un gemello. Identico a me.
Nano nano onan onaN

Londra. Milano

Umore nero. Perché lui se ne è andato. Perché del lavoro non me ne frega nulla. Perché non so più da che parte stare. Se dalla mia o se dalla parte degli altri. Ho cercato di provarci. Ho cercato di convincermi che questa volta sarebbe stato diverso. Ho cercato di credere che fosse, almeno per un po'. Ho cercato. Ora mi sembra di essere un'addizione senza risultato, una moltiplicazione senza prova del nove. Sono, di nuovo, una sottrazione tendente a infinito, una divisione infenitesimale che si perde nell'approssimazione. Non so se ho voglia di ricominciare ancora una volta da capo. Mi sembra di essere una madre eternamente incinta. Senza mai partorire. Se non aborti. Aborti di me stesso. Aborti di altri. Aborti. E punto. Sono di nuovo sfinito e terrorizzato. Terrorizzato dal sapere che di questa tristezza mi nutro, perché in fondo è la cosa che conosco meglio. Che nascondo dietro affabili sorrisi al botox. Che dispenso come la macchinetta delle sigarette fa con le Marlboro. Nel mio caso, però, nessuno deve pagare. Se non io. Devo riannullare tutto, cancellare i flebili ricordi che questa ultima dilatata avventura mi ha regalato, non pensare ai miei fantasmi che tornano puntuali a farsi sentire quando si accorgono che nessuno può difendermi e che sono solo con la mia tremolante ragione. Ieri ero a Londra conscio di essere infelice e pronto ad aggredire la vita. Oggi sono a Milano, conscio di avere perduto, e nostalgico dei momenti in cui volevo aggredire la vita. Forse in fondo devo pagare anche io per quello che non dò, che non faccio, che non voglio mollare. Non so perché. Qualcuno che probabilmente si chiama Alberto, un giorno forse me lo spiegherà. So solo che di perdere ora, adesso, in questo momento, non ne posso più. Ora. Adesso. In questo momento. Domani, chissà. Nano Nano

martedì, marzo 14, 2006

Benvenuti a Milano2

Leggo sul giornale la pubblicità del libro di Daniela Santanchè La donna negata. E' un'autobiografia? Milano2 sembra di cartapesta. O meglio: pesterei a sangue chi insiste nel dire che questo è un bel posto. C'è il laghetto coi cigni (il famoso laghetto vicino al Palazzo dei cigni, dove tutti noi nella vita precedente, quella prima del 1990, spinti dai nostri sogni accecati abbiamo spedito almeno una lettera) che secondo me hanno l'aviaria e se non l'hanno spero che vengano massacrati da qualche rapace, il Jolly Hotel che prende il nome dal fondatore di questo ameno (nel senso che potremmo anche farne a meno) luogo (Silvio Berlusconi), una piazzetta pulita pulita ideale per il cecchinaggio (la vista dal primo piano è praticamente perfetta), quattro abeti e due metri quadrati di erba verde che mi ricordano le montagne vicino a casa mia. Che, naturalmente, mi fanno vomitare. Ci mancano Heidi, Peter e Neve (la Hunziker, bazzica già da queste parti) che mi sembrerebbe di essere in Svizzera. Che sarebbe anche meglio: potrei strafogarmi di cioccolato fondente e bianco per colmare i vuoti che mi assalgono quando supero la sbarra del parcheggio sotterraneo... Ma non così tanto sotterraneo come desidererei io.... ma non mi devo lamentare: io lavoro, io guadagno, io sono indipendente. Non ho ancora capito da che cosa. Sicuramente non dagli anti depressivi che mi dovrò ingollare se vado avanti così. E se ammazzassi i cigni e me facessi un boa de finto struzzo? Così, è anche giustificato se me metto la testa sotto terra (nella speranza che finisca in un condotto del gas). Nano nano

giovedì, marzo 09, 2006

Pulcinella e Colombina

Automobili strapiene di umanità. Che non ci appartiene e in cui non ci riconosciamo. Il buttafuori che ci dice: "Non si può ancora entrare, la gente che c'è dentro è già entrata e quando arriva la security si può entrare". Che è come dire: "Hanno costruito un altro palazzo, domani piove e credo che non andrò al mare, ma in montagna". Parole butta lì, come i puntini sulle ali di una coccinella. Io mi sento un curato di provincia, bigotto e codino, più italiano di un abbonato alla Gazzetta dello sport, che chiede spaghetti anche quando è in Grecia a passare le vacanze. Perché alla fine quello sono: un emigrato della trasgressività approdato sull'isola della pochezza che pensa, pensa e pensa ai tempi andati, quando bastava fumare una sigaretta nel cesso della scuola per sentirsi picconatori di regole e di ideologie vetuste. Siamo lì, fuori dai Magazzini Generali, circondati da quattordicenni con la vita bassa, non solo dei jeans, e con gli zigomi butterati bellamente in evidenza. Il micromondo composto da me e da lei, mia sorella nell'arte e nella vita, è come la Fenice: appena uno dei due è a terra, l'altro/a lo fa rinascere. Siamo due infelici. Forse. Ma è meraviglioso così. Oggi pensavo che sarebbe anche il caso di lanciare, intorno al nostro pianeta, qualche satellite. Seppur artificiale. Del resto la guerra fredda tra noi e il resto si è allentata. Possiamo permetterci di investire le nostre energie in qualcosa di nuovo. Penso che forse io un satellite ce l'ho già. In fondo anche lei. Ma ci sembra così faticoso mantenerlo in rotta che temiamo siano in realtà due meteoriti, pronti ad investirci, travestiti da corpi artificiali. Per altro è anche passato da poco Carnevale. Ma va bene, va bene così. Come cantava Vasco. Parola di Pulcinella e Colombina. Nano nano
(Nella foto, Una meteorite investe papa Giovanni Paolo II, Biennale di Venezia 2001, di Maurizio Catellan)

lunedì, marzo 06, 2006

Adam's Apple

Strappato da Cosmopolitan Uk, che sta per United kingdom, mensile notoriamente maschile, la "Pleasure map to his chest". Dove vengono indicati i punti , diciamo così più sensibili del torace. Che sono: pomo di adamo, l'interno delle ascelle, i capezzoli, i pettorali, la zona sotto l'ombelico, la zona pelvica e tutta la parte laterale del corpo. Si legge, quando si parla di neck: "To fire up your guy's desire, place your lips just below his Adam's apple and gently suck. Your mounth will be stimulating his thyroid gland, wich, according to ancient chinese medicine, closely corresponds to his package".

"Sarò Adamo e tu sarai
la mia piccola Eva Eva..."

Nano nano

venerdì, marzo 03, 2006

Cento, cento, cento

La Fura del baus è "na bbomba". Come direbbe la mia amica Lola. Ieri serata a teatro. Il gruppo catalano (ma Ivana Spagna in che stato è?) ha riletto la Metamorphosis di Kafka focalizzando tutta la piece sulla diversità. Non male per nulla. Come non male è (ma siamo comunque in un altro pianeta) lo spettacolo Cosa c'è di Strano di Gennaro Cosmo Parlato. Ci si tuffa negli anni Ottanta e si esce bagnati: chi dal ridere e chi di nostalgia. Altri motivi non ce ne sono visto che sul palco se vedono solo cessi. Comunque sia. Sanremo è finito? E' vero che ha vinto Iva Zanicchi? Nano Nano. (nella foto, Ivona davanti alla ruota di Ok il prezzo è giusto)

lunedì, febbraio 27, 2006

Soffio di vento

Alla domanda: "Che cos'è l'amor", qualcuno ha risposto: "chiedilo alla porta, alla guardarobiera nera e al suo romanzo rosa". Alla porta. Molte volte l'unico ricordo che ho avuto è stata la porta. Chiusa davanti a me. E in mano un pezzo di carta con un numero di telefono. Generalmente il mio. Che cos'è l'amore? Un tempo pensavo fosse un volto dai capelli neri, dagli occhi verdi e dal sorriso bianco come quello di Kadu Moliterno (un divo delle telenovelas brasiliane, lasciatemi perdere). Poi, caduto a terra ho capito che probabilmente era lo sguardo complice di qualcuno che mi avrebbe portato via. Da qui. Da non so che cosa. Da me stesso. E quando mi sono accorto che l'attesa si faceva troppo lunga, ho pensato che l'amore fosse già passato. E che mi avesse travolto come un uragano impazzito. Congelandomi il cuore. Lasciando dietro di se macerie da cui partivano emozioni che si sfracellavano contro un trompe l'oil di luci e colori. Ben presto mi sono reso conto che quel uragano sono io. Sono io che subito distruggo tutto quello che a fatica riesco a costruire. Sono io che permetto solo al nulla di crescere intorno a me. A volte immagino l'amore come una pianta con immense radici. Che resiste anche se il terreno è arido. Altre, lo vedo come un'onda che si spegne sulla riva. E bagna la sabbia assetata di acqua. Forse l'amore è semplicemente un soffio di vento che ti passa sopra e che ti fa dire: "finalmente. Io sono qui. Con te". Un soffio di vento, appunto. Che l'uragano non può sentire. Eppure sa che c'è. Disperatamente. Nano nano.