lunedì, agosto 20, 2007
Sformati famiglia
venerdì, agosto 17, 2007
Obrigado
Ok. Racconto veloce una cosa, poi mollo il colpo. Tanto siete tutti in spiaggia. Oggi una ragazza del corso (21 anni from Brazil) ci ha salutato visto che sabato torna a San Paolo. Ha passato sei mesi a San Francisco. Una tipa che a me è molto simpatica anche perché mi ricorda la sorella di una mia amica, nonché mio ex direttore. A parte questo, è stata molto dolce: alla fine della lezione, dopo foto scambio di e-mail e minchiate varie, siamo rimasti in tre o quattro a fare chiacchiera e lei si è messa a piangere. Mi ha fatto molta tenerezza. Mi è venuto in mente la mia fobia per le partenze e per i distacchi. Perché in fondo si parte sempre. Quando si torna, non si è mai come prima. C'è sempre qualcosa di più da ricordare. Ed è questa la cosa più bella della vita. Credo. Comunque. Oggi Juliana (così si chiama la brasiliana) ha presentato la sua relazione che consiste nell'esporre un tema a piacere inerente al proprio paese (tutti gli studenti lo devono fare. Io sono indeciso se parlare di Santa Lucia o di Gina Lollobrigida). Ha parlato di Pelè, la star più popolare del Brasile. Alla fine ho chiesto: "Ma di Sonia Braga non ci racconti nulla?". Uffa. Two time nano(nella foto, l'anonimo ingresso della scuola di inglese)
mercoledì, agosto 15, 2007
Malumore a mille (anzi a 75 dollari)
Settantacinque dollari. E' la cifra che ho cacciato per tagliarmi i capelli. Mather fuck. Come direbbero qui. Per avere un taglio cha fa anche cagare, per altro. Me sembra de essere Perry Mason. Per altro. Decido che mi devo tagliare i capelli perché ho una testa che fa paura. Cerco un po' di haircut qui a San Francisco, a Castro, nella zona dove vivo e vedo che più o meno tutti si aggirano intorno ai 25 dollari. Ma non mi convincono troppo. Vado in quello più vicino a casa mia (nella foto l'anonima insegna che mi ha fottuto). Entro, bonfonchio qualcosa, il tizio che è alla cassa fa finta di capire, io anche, mi siedo, mi fanno lo shampoo, mi massaggiano il cranio, mi fanno accomodare sulla poltrona, mi chiedono cosa possono fare per me ecc. ecc. Mentre il tizio tagliava ho capito subito che se la tirava da morire ma senza motivo. E già me stavo innervosendo. Faccio finta di nulla, guardo sottecchi il tagliatore timido che sforbicia con parsimonia sulla mia testa, nel frattempo leggo Rolling Stone, di cui non ho capito un solo titolo, e alla fine mi alzo, ringrazio e vado a pagare. Il resto l'ho già detto. Mi è venuto un malumore a mille che la metà basta. In più mi sembra di essere mio nonno e in più fra una settimana dovrò ritagliarli perché me li ha praticamente semplicemente spuntati. Qui 75 dollari sono almeno 16 o 17 gin and tonic. E me fermo qui...two time nano
lunedì, agosto 13, 2007
I'm very six. I suppose
La cosa divertente è quando faccio i compiti: scrivo in inglese come se parlassi in italiano, treducendo simultaneamente tutto e mettendoci anche dentro qualche botta di ironia che già in italiano mica sarebbe poi così facile capire. E il dramma è che insisto anche. Comunque. Sono negato per le lingue. Per l'inglese poi. Non ho memoria, non mi ricordo una parola che è una e arrivo a sera che sono sfinito dal tanto impegnarmi a cercare di capire qualcosa. Oggi mi è venuto persino il dubbio di non essere particolarmente arrivato. Boh. L'unica cosa che capisco, ma mi sembra strano, è quando mi dicono "sexy". Secondo me mi dicono "six" e io capisco "sexy". Che povero Cristo sono? Oggi al parco ho preso un po' di sole. Poi sono arrivato a casa e ho fatto i compiti d'inglese. Mi sento uno studentello nella classe dei ripetenti. Ma ndo sta il compagno sexy (o six?) presenza fissa nei B movie all'italiana? E' vero che generalmente era la supplente quella che se trombava gli studenti. O mio Dio,.... vuoi vedere che... no va beh... lasciatemi perdere...in questo loop non ci voglio entrare.Voglio tornare in spiaggia dove sono stato venerdì pomeriggio. Ho fatto il bagno. Il bagno.... Diciamo che mi sono sbattuto in acqua e sono uscito alla velocità della luce con un inizio di stiramento ai polpacci dovuto all'acqua troppo fredda. Mi sa. Ma che bello che è l'oceano. Two time nano
venerdì, agosto 10, 2007
Made in Italy (lui)
La mia nuova passione è infilarmi in libreria, durante la pausa delle 11,30 (30 minuti) e comprare libri in inglese. Ora sono alle prese con l'ultimo di Umberto Eco. Leggo due o tre paginette al giorno, sottolineo le parole che non so, poi le cerco sul dizionario. Ho messo in piedi un traffico con sto' inglese che se non lo imparo ora non lo imparo più. A lezione il teacher cripto gay è più elegante di Oscar Wilde. Veste tutto italiano, Prada, Etro, Guggi, impeccabile nelle sue camicie ben stirate e dentro i suoi panaloni a tubo dal taglio perfetto. Lo detesto. Detesto il fatto che qui io abbia solo jeans, ciabatte e un paio di orride scarpe da ginnastica mai state belle neppure appena comprate. Non c'è praticamente competizione. E non reggo l'affronto. Certo, io lo provoco con le mie camicie anni '70 original (Simo, bbono) ma sono anni luce distante dal suo glamour. Puttana eva. Sto gringo di merda è più up to date di me che vivo a Milano. Lui sarà fierissimo di questa cosa. Poi, mi sa che è anche un po' fascistello. Mi sa. Too much...too much. Too (hihihihi) time nano
martedì, agosto 07, 2007
Mazurka con Madonna
Scromp scrup scramp (rumori de boscaglia e legna calpestata da esseri umani). Poi: "Sorry, sorry did you see a cat with a fur red please?". Io: "Yes, 30 minutes ago, more and less, but I arrived in this house yesterday and I suppose that the cat live here". Il vicino: "No because bla bla bla". E via a saltà da una proprietà all'altra a cercare il gatto. Io ero nel mio cottage comodo comodo a fare i compiti di inglese (i cui risultati mica se vedono). Ad un certo punto mi appare questo sulla cinquantina abbondante, (forse sessantina abbontante) a chiederme del gatto. E via fuori anche io a cercare sto cesso de gatto. Poi, quando il tizio ha ormai scavalcato almeno trecento staccionate ed è arrivato a Sacramento (capitale della California, l'ho scoperto oggi) il coglione di gatto appare, con un pelo lungo e lucido che se lo becca la Marini se fa du' extension in un battibaleno. Chiamo il tizio, tale Charles, che torna indietro e dopo altri scromp scrup scramp mi si palesa davanti. "Thank you so much, thank you so much e bla bla bla". Morale della favola: dopo due minuti mi porta una bottiglia di vino rosso. E io: "Quando la berrò penserò a te e al tuo gatto". E via che sparisce oltre la staccionata del giardinetto dietro casa. Bene. Non è finita. Dopo il gatto, passa un'oretta, me arriva il topo. Na bestiola marrone (ma ci sono i topi marroni?) con coda orrida che si infila in un'aiuola, questa volta, del cortile davanti alla porta di entrata. Me so precipitato in bagno e ho chiuso l'asse del water. Per i coccodrilli c'è tempo. Next life, magari.Verso le 7 p.m. vado a bere qualcosa al Badlands, l'unico posto in cui praticamente sono stato. Mi piace molto. Lo trovo molto anonimo e per questo molto San Francisco. Non so, ha qualcosa che mi fa piacere. Non che gli altri siano tanto diversi... Sono più o meno tutti uguali. Comunque, sono stato abbordato, in ordine sparso, da: un tipo che ballava la mazurka sulle musiche di Madonna, tic munito; un ragazzino di, forse, 18 anni filippino o giù di lì che si è messo a simulare uno streep davanti a me (c'è il frigo, qui dietro, che ogni 3 minui parte e fa più rumore di un Dc10); un texano che si è presentato e parlando subito in spagnolo mi ha blaterato qualcosa e alla fine mi ha baciato e detto: "you are so beautiful"; per ultimo da un tizo che a parte sorridermi ripetute volte non ha fatto altro. Dopo due orette scarse me so ritirato. Divertito dallo spettacolo. Ora vado a letto. Two time nano
domenica, agosto 05, 2007
Qui è ancora sabato
Questa città è piena di barboni. Ieri sul tram ho visto un ragazzo messo malissimo. Avrà avuto non più di 25 anni, di una bellezza commuovente. Aveva dei capelli stupendi biondi e ricci che gli arrivavano alle spalle e che spuntavano fuori da due cuffie di lana (una sopra l'altra) che aveva in testa. Era seduto con il suo zaino a pezzi, una custodia di violino (deduco con strumento annesso), conciato da fare paura. Era in piedi, guardava il finestrino e continuava a passarsi le mani nei capelli ricci sistemandoseli. Gli occhi andavano da ogni parte, pompati da chissà cosa si era infilato in vena. Credo di non aver mai visto dei capelli biondi così belli in un uomo. Lui aveva gli occhi azzurri, il naso molto pronunciato e chiaramente rotto, lo sguardo torvo, la pelle rossa e cattiva. Come lui. Era alto e non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Sto leggendo un libro sulla rinascita di un disperato di 23 anni tossicodipendente e alcolizzato da almeno 10 (Un milione di piccoli pezzi una sorta di autobiografia di James Frey). Credo che quel ragazzo che ho incontrato qui a San Francisco sulla linea 71 fosse lui. Oggi qui è ancora sabato ho passato un venerdì notte che mi riprenderò fra tre wekeend e ora (sono le 9,31) andrò a letto. Two time nano
(nella foto, Outdoor my house)
venerdì, agosto 03, 2007
Mommy? no, Moma
Stanotte ho dormito non benissimo. Ieri sono andato a letto troppo presto. Ero troppo stanco. Ho sognato tanto. Troppo. Mi sa. Mi sono stufato di essere nomade e non vedo l’ora di trasferirmi nella mia casa nuova (uno studio di 5m etri quadrati 5 con giardinetto di 2 metri quadrati 2). Ho voglia di mettermi a cucinare qualcosa di decente. Qui si mangia da Dio e si paga poco ma di uscire tutte le sere me so rotto. Ho scoperto che anche il bancomat non funziona più. Quindi sono senza soldi. Domani vado in banca e vedo se mi aprono un conto qui. Alla Bank of America. Mi suona bene. Mi piace. Pomeriggio al Sfmoma, San Francisco museum of modern art. Tra le altre cose c’era una esposizione di Martin Munkacsi fotografo ungherese, ex giornalista a Berlino trasferitosi a New York con la discesa in campo di Hitler, diventato una celebrità, morto in miseria agli inizi degli anni sessanta e maestro postumo di Avedon e tanti altri. Molto interessante. Sicuramente di più della solita esposizione permanente fatta di Picasso, Dalì, Morandi, Mondrian, Klee ecc ecc. Di cui onestamente non ne posso più e che ho visto, diciamo così, a volo d’uccello (my sister in the art and in the life, do you remember?) De Picasso poi…A parte quattro cose non mi è mai piaciuto ma solo a Barcellona l’ho realizzato e me so detto: Basta.Ora sono qui al caffè del Museo a scroccare corrente. Non avendo un dollaro in tasca non ho preso nulla. Va beh, speriamo di risolvere anche questo problemino. Two time nano.
(foto fatta a Union Square mentre strimpellavao jazz dal vivo)
mercoledì, agosto 01, 2007
My name is Alberto
Primo esercizio in gruppo. Io sono con un coreano e una giapponese. Dobbiamo pensare a qualcosa o qualcuno e dare delle indicazioni in modo tale che il compagno (o i compagni come nel caso mio) capsica chi o cosa sia. Attacco io: "E' una famosa ragazza che vive a Los Angeles ma il suo nome è lo stesso di una città europea" (tutto questo ovviamente in inglese, ochi). La japan risponde Paris Hilton (tra gli sghignazzi, ma co ridono continuamente quelli?). Attacca il coreano: "E' il più importante libro ch sia stato mai scritto". Rispondo io: "Harry Potter". E lui: "No, la bibbia". Domanda successiva: "Ma di cosa scrivi in Italia!". Io: "Di starlette televisive e di reality show". Loro "hihihihihihihihihihihi". Come dire: "si spiega tutto". Ora dopo. Cambio edificio, cambio aula. Si presenta il nuovo teacher. Scarpe italiane, calze a righe, pantaloni neri a tubo, camicia azzurra, cravatta nera, capelli lisci pettinati in avanti, occhi azzurri, bocca carnosa. Mi guarda e mi fa: "Ieri tu non sei venuto, vero? Presentati...". "My name is Albert I come from Italy and this is my phone number...". Naturalmente la seconda parte non l'ho detta. Quanto vuoto sono? Two time nano
(Nella foto, l'insegna del quotidiano più famoso di San Francisco)
martedì, luglio 31, 2007
La vita e bela...
ps
Tutto sotto controllo. Era tutto al bar: portafoglio e cellulo. Il tizio quando mi ha visto, mi guarda e dice: "Are italian?". E io: "Yes, and this night I lost my billfold". E lui: "Yes, I know we find it. You are a lucky man". E io: "Really?". Hihihihihihihi
Why do you look me with a so bad face?
Ho l'ansia da visita. Vorrei avere già visto tutto, per poter rilassarmi ulteriormente e confondermi con l'erba di Dolores Park o con la sabbia di Baker beach. I due posti che amo di più. Stasera esco a cena. Ieri sono stato in un ristorante vietnamita. Una bettola a Mission street. Quante cose devo vedere ancora? Two time nano
(Nella foto, "inside my bag")
sabato, luglio 28, 2007
Lesson one
venerdì, luglio 27, 2007
Provincial version
E di colpo mi scopro pazzo per i luoghi comuni ... nano nano (ego-provincial-version)
(Nella foto, la firma, che si trova all'esterno del 140 Maiden Lane, di Frank Lloyd Wright)
giovedì, luglio 26, 2007
Due volte Dio
(nella foto, meeting al parco con gli amici a quattro zampe)
mercoledì, luglio 25, 2007
La stamberga di Laura Palmer
Cazzo, lei è appena rientrata è mi ha detto che ad agosto inizia dei lavori di ristrutturazione e che mi devo trovare un'altra sistemazione. Che meraviglia. E' da quando sono arrivato che dico a tutti: "la casa è stupenda, sono in un posto stupendo che culo della madonna ho avuto". Detto fatto. E la madonna mi ha mandato affanculo. Come biasimarla, è comunque sempre in credito... Amen. Domani si cerca una nuova sistemazione. Magari a Twin Peaks. Gli eredi de Laura Palmer avranno una stamberga da affittarmi, no? Speriamo con Jacuzzi, oggi ho corso e sono a pezzi. Two time nano
(Questa è la casa da cui me ne devo andare. La mia stanza è al primo piano sulla sinistra, quella con le persiane aperte....)
martedì, luglio 24, 2007
L'oceano lo sa
Nel pomeriggio sono stato qui. Anche oggi ho voluto andare in spiaggia. Siamo a Baker beach. Dopo il golden gate c'è la baia (e la spiaggia dove sono stato ieri) e il resto di San Francisco (che occupa una minima parte della baia). Per capirci (credo). Ci sono arrivato in autobus, in un battibaleno. O anche: appena ho visto il bel tempo "me so scapicollato". Con l'abbonamento settimanale, che costa 19 dollari, e la cartina in tasca me sento un signore. (Intanto sto ascoltando i cd di mia sorella nell'arte e nella vita). Controllo la città in tutte le sue varianti. Ma torniamo alla spiaggia. Nella foto sembra deserta, in realtà un po' di gente c'era: nuda, intabarrata, facendo pennica, giocando, meditando con lo sguardo verso ovest, leggendo, o come me, facendo un po' di tutto. Un put pur rid... direi. Va beh.
Amo queste spiagge, amo la loro resitenza ad un oceano incazzato nero e cattivo come solo la natura sa essere. Amo le rocce che si scagliano nel mare e se ne fottono dell'aggressività dell'acqua. Amo il sole che non si arrende alle novole e le nuvole che non si fanno intimorire dal caldo fondente. Amo l'oceano pacifico perché di pacifico non ha nulla. Me ne ero già accorto in Messico. Qui ne ho la conferma. Ho finito il libro (quello in spagnolo). Con il vento addosso (che continuo ad odiare anche qui) ho letto: "la vida es una, y como dice la cancion que te dio el nombre, la vida es eterna". E l'oceano lo sa.... two time nano
lunedì, luglio 23, 2007
Double pleasure
Da una parte ho il Golden gate. Dall'altra Alcatraz (ai tempi degli spagnoli Isla de los Alcatraces). Penso a cosa vorrei raggiungere prima. Ma ci vuole un nano secondo per capirlo. Vorrei che il mio mondo fosse circondato da acqua e isolato dal resto dell'umanità. Vorrei che il mio mondo fosse stracolmo di chi voglio io. I ponti uniscono, creano collegamenti incontrollabili. Mi fanno paura. Meglio Alcatraz. Lì, se non vuoi, non ti raggiunge nessuno. Ci sono arrivato dopo aver preso autobus a caso, seguando il mio senso di orientamento. Ci sono arrivato grazie a una donna, incontrata in una via isolata, che vedendomi con la guida in mano (la cartina l'ho comprata allo fine della giornata, odio le mappe piene di infomazioni da memorizzare) mi ha chiesto: "Can I help you?". E io: "Thanks. Realy I suppose that I'm far, but less or more can you tell me where is the right direction to te beach?". Mi guarda e mi dice: "Realy the beach is not close, is far. But if you take the bus number... and.... and...and..." E io: "Ok. Perfect. Defenetly. Of course". Al terzo "Of course", mi dice: "Ok, let's go. I go with you". E siamo saliti sulla sua sgangheratissima Volvo (il cassetto portaoggetti era attaccato con lo scotch). Mi ha fatto fare un giro turistico mentre mi spiegava tutto. Mi ha portato al Fort point, sotto il Golden Gate, poi mi ha fatto vedere il Palace of fine arts, costruito per l'esposizione del 1915, e poi siamo tornati indietro un pezzo e mi ha lasciato in spiaggia. Mi ha detto che il mio inglese è ottimo. Per farvi capire quanto sono generosi qui con gli italiani. Molto gentile. Certo, stava andando a trovare sua madre e capisco che è meglio portare a spasso un turista che annoiarsi con una vecchia signora americana con i bigodini in testa e la tinta fatta in casa. Ok. Arrivo in spiaggia dove ovviamente tira un'aria bestia e le persone in costume si contano su un dito. Però è tutto un pullulare di coppie, copie, cani e bambini. Dove le copie (in mano a gente adulta) sono quelle dell'ultimo libro di Harry Potter. Di cui non so, non voglio (e non importa) sapere il titolo. Quando morirà però ditemelo, che un cero alla Madonna lo accendo lo stesso. Mi sdraio, mi caccio nell'orecchie gli auricolari dell'Ipod, e leggo il mio libro in spagnolo. Sì, è un mio vizio: lingua, paese, argomento e mia presenza non coincidono quasi mai. Non ho ancora capito perché. In spiaggia ho scoperto il mio ultimo piacere: chiudere gli occhi e immaginarmi a San Francisco. Essendoci raddoppio il godimento. Che genio del male sono? two time nano(nella foto Mika. Ho digitato su Google Alcatraz e mi è uscito (anche) "Mika, Alcatraz Milano". Mi ha fatto ridere).
domenica, luglio 22, 2007
San Francisco (un po' d'Assisi e un po' no)
Veloce. Indolore. Ho alle spalle non so quante ore di viaggio. Sono qui. Vicino a Dolores park. Se dovesse esserci una profezia spero sia nella seconda parola. Per un po' sono qui. Dicevo. E' un regalo che mi sono fatto per il mio compleanno. Questa casa ha una caratteristica che inseguo da decenni: l'entrata direttamente dalla strada. Se fossi a New York mi sentirei Carrie. Ma qui il massimo che mi posso sentire è l'ispettore Steve Keller o il tenente Mike Stone. Magari in divisa. Sono qui con tre cellulari di cui nessuno per ora facilmente gestibile: il mio solito numero è partito (tornerà in funzione quando rientro in Italia) e il nuovo non riesco a memorizzarlo, non so il pin (ho dovuto chiamare la vicina per andare a recuperarlo). In compenso ne ho comprato uno qui: solo la sim sarebbe costata 35 dollari, sim più cellulare 19. Fanno i concerti per salvare la terra, ma sbattano sul mercato pezzi di plastica a iosa. Anche di questo non ho capito nulla. So solo che le chiamate dall'Italia le pago anche io. Boh. Non se capisce. Che dire. Ah, è vero...sono a San Francisco (che, leggo, su Google è stata fondata con il nome di La Misión de Nuestro Padre San Francisco de Asís nel 1776). Resuscito per un po' (e divento penaepanico bay side). Caso mai le due faglie ( quella di San Andreas e l'altra che non trovo più il nome) volessero farse sentì... io so qui pacifico come l'oceano. Questo è il parco di cui sopra. Ma i grattacieli mica li vedo. Che il terromoto ci sia già stato stanotte e non me ne sia accorto?Boh... Nano two timesabato, luglio 07, 2007
Trova la patacca
Domada: "Il primo luglio ha compiuto 40 anni".Risposta: "Lo so. L'ho scoperto pochi giorni prima".
Domanda: "Come?"
Risposta: "Naturalmete so che l'1 luglio è il giorno del mio compleanno, ma ero sicurissima di compierne 39. Avevo sbagliato nel fare i conti".
(Pamela Anderson a Vanity Fair)
Domanda: "Bill Clinton?"
Risposta: "Simpatico. Non ci ha provato, non c'è stato il tempo".
Domada: "Marilyn Monroe?"
Risposta: "La notte prima di farsi fotografare con me non dormì dall'emozione".
Domada: "Tito?"
Risposta: "Gli altri comunisti erano tanto gelosi che fossi andata soltanto da lui".
(Gina Lollobrigida a Vanity Fair)
Domanda: "Di tutte le voci uscite sul suo conto, quale le ha fatto più male?"
Risposta: "Il fatto che mi abbiano dato della cocainomane quando, tre anni fa, sono dimagrita di nove chili. La verità che io soffrivo per la fine del mio matrimonio. Da allora faccio gli esami ogni sei mesi e li tengo pronti nel cassetto: così se a qualcuno gli viene da fare lo spiritoso, lo querelo e mi compro un'altra casa"
(Simona Ventura a Vanity Fair)
La differenza tra un genio, una patacca e una diva. Nano nano
giovedì, luglio 05, 2007
Strani legami
Esiste un legame tra psicanalisi e uova? Tra Freud e la gallina? Del tipo: chi è nato prima? Ultimamente mi è capitato almeno tre o 4 volte di seguito che quando, dopo aver tolto la confezione di uova dal sacchetto della spesa le sistemo nel frigorifero una cade sul pavimento e si rompe. A parte la rottura di minchia di dover pulire, non capisco che agitazione mi venga quando ho l'uovo in mano. L'ultima volta mi sono concentrato e ho pensato: "non deve cadere nessun uovo". Un nano secondo dopo "splash". Due nano secondi dopo: "p.......". Tre nano secondi dopo ero in ginocchio a raccattare lo schifo. Depresso. Ma questo è un altro discorso. Credo sia almeno la quarta volta di seguito che mi capita sta palla. Ma la cosa che mi ha fatto specie e che mentre mi concentravo per non farle cadere effettivamente ho avuto la sensazione che la mano, come reazione, abbia mollato la presa. Ho sentito le dita allontanarsi dall'uovo e la forza dominuire. E di colpo mi sono sentito come nelle mie relazioni sentimentali: mi concentro perché il peggio non accada e inevitabilmente il peggio accade. Che il problema stia nel fatto che ho degli organi ribelli? A cominciare dalla mano e dal cuore? Bah... nano nano
mercoledì, luglio 04, 2007
Ce l'ho. Mi sa
Ho in testa mezzo blog. Ma poi si perde e non riesco a scrivere mai nulla. Giorni fa in palestra sollevavo pesi mentre l'Ipod mi sparava nelle orecchie Più su, di Renato Zero. Quando me ne sono reso conto ero già alla canzone successiva. Di cui, grazie a Dio, non ho ora in mano nessun riferimento che me la faccia ricordare. Meglio così. Mi sa. "La vita è bella". Mi dice verso le 3 del mattino. Come dargli torto. Anche se il concetto continua a volte a non essermi troppo chiaro. E continuo a vivere in bilico tra "la vita è bella" e la "vita è una merda". Ma visto il significato che dò io all'espressione "sei una merda" forse è la stessa cosa. Nel dubbio sto fermo. Mi sforzo di esserlo. Fermo ad ascoltare: "Questa musica è talmente emozionante che darebbe un cuore anche a chi non ce l'ha", mi dice. Ma io ce l'ho. Mi sa. Nano nano
venerdì, giugno 15, 2007
Incontri al Super
Sono al supermercato sotto casa. Devo preparare una cena. Compro il pesce. Che non so fare ma che insisto a fare. Voglio essere carino con lui. A cui voglio un bene dell'anima. E ci riesco mi sa. Azzecco anche il vino. Cosa che non capita quasi mai. Qualcuno per una bottiglia sbagliata è arrivato ad insultare anche la mia trisavola. Comunque. Supermercato. Sono nel corridoio dei sottaceti. Che odio. E non compro quasi mai. A parte i carciofini che sbaffo in un secondo. Li odoro. Supermercato. Sono nel corridoio sottaceti. Si avvicina una signora intorno ai 195 anni. Anno più, anno o meno. Ma arzilla. Stile maestra elementare in pensione che dà una mano a fare i compiti ai figli dei portinai filippini. Se non è della Lega. Per capirci. Ha in mano un vasetto di qualcosa e mi si avvicina. "Scusi,", mi dice, "e' così gentile da leggermi la data di scadenza?". E io: "Si figuri...10 ottobre 2010". Mi guarda e con ghigno sospetto dice: "Beh, lo posso comprare". Io: "Beh, direi". La arzilla signora se ne va sorridendo tra i nostri beffardi "beh". Io rimango lì e penso: "Mai farsi fottere dalle date di scadenza, mai". Nano nano
martedì, giugno 05, 2007
Due supereroi
...La mia vita è un inferno e io che in fondo sono un angelo non riesco a volare perché mi si bruciano continuamente le ali. Pazienza. Ma che bello che è il mio inferno. La mia strizzacervelli ultimamente si meraviglia perché sono di buon umore. Il dramma è che ha ragione. Dovrò farmi una Tac. Da sempre associo la felicità alla tragedia. Ho scoperto il mio punto debole. Ha 40 anni come me. Mi sa. Qualcuno oltre Skype, oltre il confine, oltre il Carso mi ha detto qualcosa come: "ma sì, in fondo mi sembri una persona interessante". Già all'inter- sono sprofondato nel mio tunnel di insicurezze, all'-essa- era madido di sudore, all'-ante me so sentito male. E' come con la felicità. In questo caso ci associo l'ansia da prestazione. Tipo: "Oh, Madonna e adesso quando si accorgerà che non sono così che succede?". Beh, cazzo vuoi che succeda? Nulla. E forse è questo l'altro dramma: la paura del nulla. Ieri ho parlato con lui 4 ore. L'altro ieri 3, due giorni fa 2, tre giorni fa chi se lo ricorda più... Ho parlato più con lui che con molta gente passata da casa mia. Ho parlato più con lui che con molti frequentati anche fuori da casa mia. Forse ho parlato più con lui di quanto non l'abbia fatto con gente con cui ho diviso un po' della mia vita. E questa cosa mi fa sorridere. Posso smettere di parlare con lui da un momento all'altro. Posso ricominciare a dormire invece di stare sveglio ad ascoltarci. Basta schiacciare un tasto del pc e tutto torna come prima. Spiderman è appeso ad un filo. Io ad un tasto. Due supereroi in fondo, che si mascherano per sembrare più forti. Nano nano ps
io sono quello travestito da Joan Collins, per intenderci.
sabato, giugno 02, 2007
Cashmire griffato
Vorrei parlare delle docce della mia palestra, del perché quando ci sono io, anche se è l'ora in cui c'è il mondo, sono sempre solo; vorrei parlare delle sauna della mia palestra che quando ci sono io è più vuota della testa della Michela Brambilla; vorrei parlarvi del solarium della mia palestra, che è più accogliente di un golfino di cashmere griffato Ballantyne che quando ci vado io è più finto di un ciuffo di capelli di Cucuzza. Vorrei parlarvi del personal trainer della palestra che mi ispira sesso da quando l'ho visto la prima volta sei anni fa e che ora quando mi incontra mi sorride come se fossi uno spazzolino da denti. Vorrei parlarvi di tante cose, ma non lo faccio. Non ho voglia. E' da una settimana che dormo poco, parlo tanto e rido. Punto. Domani che si fa?Domani? O madonna ma domani è così lontano...Meglio concentrarmi su cosa devo fare oggi. Ora. In questo momento. Il resto è vita. Come diceva qualcuno. E detto da qui sotto ha il suo perchè. A proposito, buona camicia a tutti. nano nano
mercoledì, maggio 23, 2007
Non mi muovo
"Eppure per te ho curato il mio tempo, caro complice astratto sei l'artefice muto del mio insano ritratto. Eppure per te queste lacrime amare sono gocce di fuoco bruceranno il destino di altre vite deluse". Ho in mente questa canzone. Che canta lei. La Bertè. Non so perché. Mi piace. Mi ci ritrovo. In questi giorni di euforia. In questi giorni di caldo. In questi giorni che mi sento felice. Sono stato a Rimini (Bonaventura, tu dove eri?) con mia sorella, nell'arte e nella vita. Siamo in forma. A modo nostro, stiamo bene. Lo sappiamo. Ma abbiamo paura ad ammetterlo. Abbiamo paura a dirlo. A noi stessi. Prima di tutto. Ma siamo in forma. Con le nostre fantasie che ci fanno compagnia, quando proprio non sappiamo più dove andare. Ma stiamo imparando a controllare anche quelle. Qui sotto poi, non è che ci sia tantissimo spazio. Ndo vanno? La Palisse, no?. Sento che potrei innamorarmi se mi concentrassi. Lo potrei fare in due secondi. Senza sforzi. Senza mettermi d'impegno. Sono esperto in questo. Ma questa volta non voglio cadere nella trappola. E non cadrò. La sua voce è stupenda, la sua tonalità mi fa impazzire. E quando parla in inglese, con il suo accento portoghese, potrei chiudere gli occhi e portarlo con me. E non lasciarlo andare più. Ma non lo farò. Lo lascerò libero. Tanto, io non mi muovo. E lui lo sa. nano nano
sabato, maggio 12, 2007
Parcheggi e gelati
Due giorni a Torino mi hanno rilassato più di una settimana ai Caraibi. Mi sa. E' una città silenziosa che con il sole e la luce esplode. Con Paolo sto da Dio. Forse c'è anche questo. Comunque quella città rigida e fredda non è male per nulla. Insisto nel dirlo. E un po' come Rimini che io amo e che tutti snobbano optando per la Liguria. Che invece io detesto. Che bello anche a Milano fa caldo. Evviva. Tutti fuori: famiglie, figli, fidanzatini, cagnolini... Tutti fuori. E' stupendo vedervi felici con i vostri coni di gelato in mano che disquisite di tutto. Urlando.Non si sa mai che il vostro acume scivoli in qualche parcheggio sotterraneao che stanno costruendo. Sarebbe un'ingiustizia privare qualcuno delle vostre deduzioni. Milano è la città dei parcheggi e della gelaterie. Come se l'unica cosa che interessasse fosse parcheggiare e mangiare gelati. E' stupendo: ogni due metri una gelateria, ogni quattro un parcheggio. Vi amo alla follia. Lo so. Rimarrò solo per tutta la vita. Rimarrò qui sotto per tutta la vita. Lo so. Ogni tanto irrigate le terra sopra di me...così mi rinferesco... nano nano
lunedì, aprile 30, 2007
Una fa così....
Anni ottanta. La mia musica. Le mie eroine canore. I miei sogni che stavano partendo verso le americhe. Le mie americhe. Tra tutte queste canzoni c'è ne sono poche che mi inebriano, quando le sento, di emozioni . Rigorosamente con spalline. Ovviamente. Una di queste fa così:"Tu che guardi verso di me
hai visto i tori nel sonno ed hai lasciato Madrid
Stai nei miei occhi e racconti
le sirene e gli inganni del tuo sogno cha va.
(...)
Tu che fai l'amore selvaggio
trovi sempre un passaggio per andare più in la
viaggi con quell' aria precaria
sembri quasi un poeta dentro i tuoi boulevard".
Io mi sono fermato qui. Mi sa. E oggi sono felice. Parola, credo, per la prima volta nominata in questo blog. O mio Dio, mica starò resuscitando... Nano nano.
venerdì, aprile 27, 2007
Sì, (c)che?
Nell'articolo di Vanity Fair su Materazzi firmato da Gad Lerner, l'unica cosa decente è questa citazione di Kurt Vonnegut: "Noi siamo quel che facciamo finta di essere, sicchè dobbiamo stare molto attenti a quel che facciamo finta di essere". Il sicchè, mi ha colpito molto. nano nano(E' pericoloso fare finta di essere Joan Collins?)
venerdì, aprile 13, 2007
C'era una volta
Aspettative. Desideri. Annulliamoli tutti. Via ogni attesa. Via tutto. Tabula rasa. La vita non è un continuare aggiungere. La vita è togliere, limare, eliminare, sradicare. Da piccolo ti insegnano le favole. Da grande di obbligano a convincerti che non esistono. I più reticenti fanno finta di nulla e collezionano nani. Prima uno, poi due, poi cinque, e mammano si rendono conto che gli altri forse hanno ragione, continuano a comprarne come forsennati. Alla fine si perdono tra cento sguardi, che massimo arrivano alle caviglie e dimenticano le favole. Ma non si convincono della loro inesistenza. Le dimenticano. Le abbandonano. Le lasciano lì, da qualche parte. E per questo sono fottuti. Ok. Bene. La fregatura sta qui: aspettarsi e desiderare. Aspettasi che qualcosa succeda, che qualcuno capisca, che di colpo il vento cambi direzione e ti strappi via tutta la malinconia che hai accumulato. Aspettare che il telefono suoni, che arrivi una mail, che il tuoi occhi di colpo tornino brillanti come due smeraldi sulle orecchie di Liz Taylor. La fregatura sta tutta qui: aspettarsi e desiderare. Desiderare, che suona meno arrogante di aspettarsi, che il telefono suoni, che arrivi una mail, che qualcuno capisca, che di colpo il vento cambi direzione e ti strappi via tutta la malinconia che hai accumulato."C'era una volta". No. "C'è adesso". Le favole sono tutte al passato. Ma chissenefotte di quello che c'era una volta. Io non voglio più sapere cosa c'era una volta. Io voglio sapere cosa c'è adesso. Ora. In questo momento. Anche se sono qui. Sotto terra. Nano nano
venerdì, marzo 30, 2007
Resuscito?
Che faccio? Pasqua si avvicina. Gesù Cristo resuscita e io non so cosa fare. Va beh ci pensiamo dopo. Ieri serata Roberta, tra fondoschiena d'oro e facce da culo, giurie strappate dai verbali di Woodcock, e carni da macellare come fossimo in tempo di guerra. E io lì a pensare che quattro giorni prima ero ad Amsterdam a sognare una vita affacciata alla finestra che dà su un canale. Ho voglia di annoiarmi vicino alla persona che amo, ho voglia di nausearmi di carezze, di abbracci sotto le coperte, di ricordi libertini consumati a strappare corpi da sgualciti vestiti. E invece ero lì a non sentire cosa dicevano, a non vedere chi sfilava, a non capire cosa stesse accadendo. Per fortuna c'era Omar Pedrini con cui ho fatto chiacchiera sulla sua musica, sui suoi amici, sui suoi nuovi lavori. Finito il mondo rotondo firmato Roberta ho voluto massacrarmi in un altro firmato Roberto (o Carlo, o Giuseppe o Mario). Gasoline. Giovedì sera. Saluto. Entro. Mi guardo intorno. Sono solo. Come lo ero l'ultima volta che sono entrato mesi fa. Baci, abbracci, e la solita domanda: "Dove sarà in questo momento?" Chi? Lui, l'altro, il prossimo...non ha importanza. "Ciao come va", dico a un tizio che conosco. "Non ti avevo riconosciuto, mi sembravi un divo", mi risponde. "Beh sembro tante cose, anche una brava persona in fondo", penso. Ballo compito come in un coro ecclesiastico e mi agito nella mente come se stessi facendo un provino per Flashdance. Bipolarismo danzante. Una nuova patologia, mi sa. Ore 3 mi ritiro. Felice di esser stato lì e di sapere che ci ritornerò fra sei mesi, forse. Incazzato nero perché i miei anni sono il doppio di quelli dei glabri avventori. Ma non cado nella trappola e me ne fotto. Questa mattina accendo il cellulare. 1982 mi ha cercato. Lo chiamo. Mi dice che è felice e mi fa immensa tenerezza. Ma la cosa non contempla la mia presenza. Così, nella sua felicità, faccio di tutto per infilarmici dentro. E la rovino. Click. La conversazione finisce. Lui la fa finire. "Piacere Alberto", mi viene da dire. Ma solo io so cosa significa. Nano nano.(nella foto, la locandina di Step up)
domenica, marzo 11, 2007
Giugno 1987...la frattura
...C'è una frattura irreversibile che ci ha (mi permetto di parlare al plurale, chi vuole si identifichi chi non vuole mi perdoni...e si ricordi che sono già morto...) ancorati per sempre a questo mondo fatto di caschetti biondi, voci roche, spaccate verticale, cicale, telefoni ed orecchini tolti da mani samaltate di rosso, ambre, caselle rotanti e ceroni sciolti dalle lacrime. Per forza. Ci ho pensato a lungo. Ci deve essere un momento preciso, una data, un giorno che ha deviato il regolare flusso degli eventi. Qualcosa come la caduta del muro di Berlino, l'abbattimento delle torri gemelle a New York o l'ultima puntata di Dynasty. Qualcosa ci deve essere stato che ha segnato la nostra vita. E pensa, ripensa e pensace ancora, un giorno di colpo la soluzione. Un po' come quando la Carrà diceva "giallo", per esempio, e il pubblico a casa doveva formulare la domanda. Bene, mi sono sentito come il concorrente che ci beccava: "Ecco la risposta alla mia domanda. E' chiaro come ho fatto a non pensarci prima". E la risposta è: Giugno 1987. Ovvero l'anno in cui Enrica Bonaccorti lascia Pronto chi gioca? (e la Rai) per andare a a Mediaset e inanellare una serie di insuccessi che l'avrebbero portata due decenni dopo ad occuparsi di cani e materassi. Sì, è tutta colpa sua se noi nati nel '72 (o giù di lì) siamo rimasti fermi alle baraccate di quegli anni. Era l'unica che ci poteva traghettare in un mondo di adulti. Era l'unica potenziale icona gay (aimè interruptas) scevra da lune, cobra, scendo non scendo, attimi e Pedri conosciuti in altri emisferi. Lei da camaleonte sguaiato da Genny vestita (questo non ve lo ricordavate....) ci avrebbe condotto per mano in un nuovo decennio privo di spalline, fuseaux, camicie pizzate, diari scolastici gonfi di drammi, proclama, testi di canzoni ritagliate da Sorrisi, di cui ci saremmo pazzamenti innamorati, dimenticando il precedente. Dalla scuola di vita che era Pronto chi gioca? ci avrebbe fatto innamorare di tutto quello che c'è stato dopo, che neppure so dire cos'è visto che manco me lo ricordo. Ci avrebbe fatto dimenticare gli occhi bistrati e le risate della Carrà, le moine della Parisi, le mise della Cuccarini, i riccioloni della Braga, le schiave isaure e le Gracia Colmenares che invece sono rimaste tatuate nei nostri ricordi. Ambra sarebbe satata la sua naturale erede e adesso io starei parlando dei drammi di Britney Spears, di Paris Hilton o di Ilary Blasi. E invece no.... Queste non mi appartengono (e non ci tengono). Qualche giorno fa una ragazza di 22anni che lavora con me mi ha detto: "sono andata ad un concerto di Prince è sono stata tutto il tempo seduta. Conoscevo solo una canzone...come si chiama? Kiss, esatto. Le altre mai sentite...troppo vecchio...". E io muto..."effettivamente". Bah.... Se la Bonaccorti se ne fosse rimasta alla Rai... Che meraviglia.... Anche io a quest'ora potrei dire: "Loredana Berté? Ma chi è quella che cantava E la luna suonò?" E spararmi nell'Ipod l'ultimo cd di Fabri Fibra... Fanculo anche a lei va...Nano Nano(nella foto, Sonia Braga tornata diva nella telenovela in onda attualmente in Brasile Paginas da vida)
lunedì, marzo 05, 2007
Aragosta a colacion
...tornato oggi da Cuba. Da La Havana, per essere più precisi. Che dire? Che La Havana mi ricorda qualcuno che conosco molto bene. Che tutte quelle case che cadono a pezzi mi sembrano le mie certezze che non rimangono più su. Che la soppravvivenza quotidiana di tanti dei suoi abitanti non si discosta dalla mia quando penso a quello che vorrei e che non ho. Che quella città, mi sa, è come l'Africa ti innamori e ti viene il male quando non ci stai. Che i cubani sono cubani e questo vuole dire esser un mondo a parte. Che mi sto paragonando ad una della città più belle del mondo, guarda che caso. Che quando i due ragazzi italiani ci hanno detto: "questo è Carlos, il giornalista, un figo pazzesco" e ho pensato: "mi fa cagare", mi sono sbagliato di grosso. Che anche io tendo a prostituirmi in attesa che qualcuno mi porti via da me, sapendo perfettamente che da sè stessi non si può scappare mai. Che amare La Havana deve essere come amare la vita: si deve prendere tutto senza chiedere nulla. Che adesso sono qui e dalla mia finestra non vedo il malecon, non vedo le luci fioche della vie sgretolete, non vedo bottiglie vuote di rum, non vedo gente che lancia i propri sogni verso l'infinito. E sorrido... Nano nano companeros...
lunedì, febbraio 19, 2007
domenica, febbraio 04, 2007
Tre orizzontale?
1 orizzontale: si pensava fossero solo due, purtroppo sono milioni (8 lettere). 7 verticale: il mondo è pieno. Anche i bagni (cinque lettere). 17 verticale: senza negazione, rifiuto e diniego non ha senso (cinque lettere). 23 orizzontale: non little, non renis ma lo stesso piccolo piccolo (quattro lettere). 18 verticale:in Flashdance c'è il più bello. A new york ce ne sono una valanga, in alcune foto sarebbe stato meglio non vederlo (4 lettere, sorellina nell'arte e nella vita quanto ti amo?). 29 orizzontale: Perro de la andalusia de las orejas de la segretaria del cabron del las canarias que la pariò, detto anche? (sei lettere). 32 orizzontale: meglio prenderla che trovarla. O perderla? (sette lettere). 36 verticale: quando ci entri devi accendere i fari. Quando ci precipiti aspettare un miracolo (sei lettere). 41 orizzontale: quando il flipper ci andava si perdeva qualche spicciolo, ora si rischia di non ritrovarsi più (4 lettere). 45 verticale: mantra mattutino che mette buon umore (2 parole). 47 verticale: sopra cresce l'erba, sotto si sta da dio (4 lettere). 52 orizzontale.... (andate pure avanti voi, va...) nano nano
giovedì, gennaio 18, 2007
Biglietti agli amici
Due di notte. Sono in casa. Chiamo Mel su Skype, la ragazza Australiana da cui ho vissuto a Sydney a luglio. Ci vediamo in cam. Mi racconta gli ultimi sviluppi della sua vita privata: il ragazzo delle Fiji che ai tempi era la sua tragedia vivente (anche per questo essere sotto terra è stupendo) è felicemente diventato il suo nuovo fidanzato. Stanno bene, sono già stati in Thailandia per una vacanza ecc ecc. Io qui sotto, invece, mi sto ancora chiedendo: "ma perché non mi lascia neanche un mazzo di fiori con scritto ho sbagliato tutto, dove sei?", che rinasco in tre secondi invece di impiegare tre giorni? A questo punto sono quasi certo che su quella crosta terrestre fottuta, popolata da croste fottute c'è qualche fottuto bastardo che dispensa bigliettini con scritto "happy end". Se lo becchi, sto qualcuno, hai risolto tutti i tuoi problemi e puoi continuare ad essere un povero cristo (come lo siamo tutti, del resto) che tanto....chissenefotte: il lupo o torna con le orecchie basse o viene ucciso dal cacciatore (e sparisce per sempre). Facendo i dovuti calcoli, mi sembra di capire che sti bigliettini non sono poi così difficili da avere visto che più o meno tutti quelli a me cari si sono sistemati. Più o meno. Evviva. Bravi. Da qui, vi amo ancora di più. Me chiedo: ma il mio dispensatore de biglietti, solo per curiosità visto che ora non mi serve più, non è che si è perso al Parco Nord? Se così fosse, e se qualcuno mentre se lo inchiappetta lo riconosce gli ricordi la fine che mi ha fatto fare... va...Lui e il suo fottuto bigliettino. Nano nano
giovedì, gennaio 04, 2007
Non più pulp
"Poche cose si avvicinano alla morte come l'amore corrisposto", sostiene Ivan Klìma (e Bauman in Amore liquido). Che genio sono che nel post precedente sono morto? Ho deciso che per un po' penaepanico diventa penaepanico (six feet under). Sono morto e non ho intenzione di resuscitare. Vediamo come butta da sotto terra, visto che da sopra buttava da schifo? Alla fine il mio spillonatore (non sei tu, non ti preoccupare) mi ha dato un'idea esagerata. Scomparire dalla faccia della terra. Via. Nulla di che. Ne scompaiono tanti. Uno in più, uno in meno. Chissenefotte. Pensavo al 2006 (non resisto, i bilanci di inizio d'anno sono come i saldi: anche se al 50% devono essere fatti), a Sydney, alle mie vacanze, alle mie (nel senso capitate a me) defezioni, a chi se ne è andato, a chi non ha mai voluto restare, alla mia mente tortuosa, alle mie e-mail spedite, alle telefonate fatte annoiando il mondo sui miei temi preferiti (le partenze senza ritorno). E poi penso ai miei tragitti solitari, alle lacrime che ho versato, ai desideri che non si sono avverati per nulla, alla mia psicanalisi, agli incontri di una sera, di una notte, di un'ora, di pochi minuti. Ho pensato a tutto questo e mi sono detto: come si sta bene, qui sotto. Ora. Nano nano
venerdì, dicembre 22, 2006
Chiamatemi Ken
Va bene. Mollo il colpo. Non attacco la pippa sui propositi di inizio e fine anno. Una sola cosa però la vorrei dire: nel 2007 pregherei quello/a che si è preso/a cura di pigliare una bambolina a mia immagine e somiglianza (na Barbie per esempio, il punto vita è quello) e infilzarla di spilloni appuntiti ogni qualora mi incontra, pensa, sogna o sa il cazzo, di lasciarmi stare. Ignorami. Sono morto. Considera che il mio funerale è stato fatto cinque giorni fa e ora sono sottoterra divorato dai vermi. Hanno poco da mangiare, avendo un fisico senza maniglie dell'amore, grassi e quant'altro. E sono incazzati neri. Anche loro. Sono morto. Morto. Sulla tomba ho voluto questo epitaffio: "Nella vita avrebbe voluto avere solo corpi e cervelli, ma ha sempre dovuto accontentarsi di coglioni". Quindi, lasciami perdere. Pensami così: lì al buio con i capelli che continuano a crescere bianchi e stopposi. Per l'eternità. Molla la bambolina. Non piangere per la mia dipartita. Non importa. Nessuno lo ha fatto. Siamo soli su questa terra e amici non ne avevo. Non fiori, ma opere di bene. Tutto qui. Fallo, ti prego. E sono sicuro che il mio anno nuovo sarà fantastico. Chiametemi Ken...almeno fino al 31 dicembre... Nano Nano e buone feste a tutti. Vi amo (spillonatore compreso...)
venerdì, dicembre 15, 2006
Du baffi e via.....
Serata Replay (non c'entra nulla s.). Io, mia sorella nell'arte e nella vita e un nugolo di corpi che andavano su e giù per le scale con super alcolici e champagne in mano. Qualcuno si fermava sul terrazzo a fare chiacchiera. Nessuna starletta, nessuna passaparolina, nessun modello dallo sguardo al photoshop. Musica a mille. Dj da non perdere mai di vista (sopratutto quando raggiungerà la maggiore età) e sguardi luminosi come le luci natalizie che cadevano dalle pareti. Ore 23.30 dopo quattro gin tonic la festa è finita (almeno per noi). Lei barcolla verso il taxi, io verso la mia motoretta. In testa un solo commento: "vorrei vivere dentro ad un party". Eppure non è successo nulla. Ma la sensazione che qualsiasi cosa avrebbe potuto succedere era forte. Fortissima. Ed è questo quello che amo. Quando si replica? nano nano(nella foto uno della tante cose che avrebbero potuto succedere: il suo arrivo).
martedì, dicembre 12, 2006
Prima di Kate....
Quando vedo pubblicità stampa di uomini e donne interessanti le strappo e le conservo. E' una cosa che ho iniziato a fare da poco. E che non so quando finirà. Per ora in pole position c'è il tizio di Guess man, al secondo posto quello della Safilo al terzo la sempreverde Kate Moss, al quarto Jonathan Rhys Meyers (Versace) al quinto quello di Trussardi al sesto il baffetto di Valentino pour homme. Non male neppure i polacchini Crasnsley di Church's. Che non c'entrano nulla ma mi fanno sesso. Evito di strappare tutto quello che mi provoca lo stesso effetto. Per il bene della natura. Nano nano.
martedì, dicembre 05, 2006
Nella cdl, mai più
mercoledì, novembre 22, 2006
Il cuore di Bette
Il vestito da sposa di Giorgio Armani disegnato per Kate Holmes fa cagare. Si può dire o no? Il matrimonio con Tom Cruise non ho capito a chi interessi. La fiction della figlia lesbica di Lino banfi, che non ho visto, immagino faccia schifo come tutte le altre. Chissenefrega di che parla. Ieri in compenso, mi sono rivisto in dvd Che fine ha fatto Baby Jane? In inglese e con sottotitoli in inglese. Capito poco. Ma l'avevo già visto più di una volta e quindi è stata "na passeggiata". Vedere Bette Davis è di per sè un'esperienza nirvanica. Sentirla è un'emozione che ti tocca il cuore. Per chi ce l'ha. Ovviamente. Nano nano
lunedì, novembre 13, 2006
Il diavolo veste Prado
Fine settimana a Madrid. Con mia sorella nell'arte e nella vita. Sole, cielo azzurro, caldo, cose belle, domande belle, storie belle. Sentite, raccontate, vissute. Fa lo stesso. Tanto sono storie. Ma non è questo il punto. E' inutile dire che nella capitale spagnola si sta bene. Sarebbe come dire che questo è il periodo dei panettoni (oh Madonna) e delle luminarie. Banalità.Museo del Prado. Davanti a noi, dopo un orgia di santi, re, principi e duchesse, ci compare Cupido. Con lui Adone e Venere. E' un nano secondo immedesimarsi nei personaggi davanti astanti. Ma noi siamo in due. Nel dipinto sono in tre. Uno rimane senza immedesimante (si dice così?). E' il fottuto Cupido. Basterebbe avere questo dipinto davanti agli occhi, almeno dall'età della ragione, per capire che lassù in cielo nessuno aiuta i cuori solitari e che quello di innamorarsi è uno sporco lavoro. Purtroppo qualcuno deve farlo. Da solo. Guardate la faccia del marmocchio, concentratevi sullo sguardo e deducetene le intenzioni: secondo voi questo ha la voglia de lancià frecce e di fare innamorare gli umani? Secondo me non gliene può fottere di meno. E ride sornione davanti alla sicumera di Adone e alla voluttuà di Venere. Come dire: "Ma dove credete di andate coglioni?". Il diavolo non veste Prada, credetemi. Veste Prado. Nano nano
(nella foto: Venere, Adone e Cupido di Annibale Caracci, 1595, Museo del Prado)
venerdì, novembre 03, 2006
La solita gag
Ogni giorno o quasi la stessa gag. Di cui vado pazzo. Quando si connette s. dopo due frasi di cortesia e di chiacchiera parto con: "Non mi chiedi come sto?" e lui: "Come stai?". Io: "Di merda, perché?". E lui: "L'umore?". E io: "Pessimo". La stessa cosa la faccio ogni tanto con Mauro al telefono. Sono un oco giulivo. Lo so. Quando mi alzo la mattina presto come oggi, ore 7 sveglia, ho sbalzi d'umore repentino. Quando mi alzo tardi il morale è costante: 'na tristezza per tutto il giorno'. Se vivessi su un aereo, forse, troverei il mio equilibrio... Ma... Comunque. Che meraviglia è la ciclicità della vita. Ieri meditavo e pensavo: "che bello arriva l'inverno. Per 7 mesi non dovrò pensare a cosa fare durante le vacanze estive". Nano nano
venerdì, ottobre 27, 2006
Cellulite tua sorella
Robbie che quando si drogava ha fatto sesso ovunque si trovasse, Cayetano Rivera Ordonez che a suon di muleta sta facendo impazzire la Spagna, il testimonial del profumo Gess man e l'apparecchio acustico leopardato. Sono queste le notizie più interessanti dei magazines di oggi. Ieri riunione gruppo new media, al quale io appartengo. Parlano un po' tutti quelli che contano. Anzi che sanno contare. Almeno fino al 3. Qui è già abbastanza per avere incarichi dirigenziali. Discorsi molto interessanti che strizzano l'occhio al futuro. Del tipo: Internet è il domani. Sì, e Gina Lollobrigida deve ancora nascere. Va beh. Questi sono i livelli. Il più interessante di tutti era un tizio in fondo, seduto in un angolo, munito di Ray Ban a specchio, ingrugnito con la vita e con il mondo che lo circonda. Io. Comunque, mi chiedevo: ma se si ravana nella parrucca della Gina salta fuori un ovetto de dinosauro o che? Grandiosa: si sposa con un tizio che ha 34 anni meno di lei. Sembra che le infileranno una spina nel culetto e che si accenderà tutta. Così risparmiano sulle decorazioni della torta nuziale. Lui è un semi cesso, Alejandro Inarritu, invece, non è male per nulla, vero? Ho passato due giorni a Rimini. Giornate stupende. Riposato. Ritemprato. Al lavoro una collega mi ha chiesto: "ma hai la cellulite?" Le ho risposto: "La cellulite l'avrai tu. E comunque non ho neppure le mestruazioni, caso mai fosse la successiva domanda che vuoi farmi". Ultima cosa poi stacco: qualcuno sa dirmi, a parte al cinema, dove posso incontrare Gael? Nano Nano (nella foto, Gael Garcia Bernal)
lunedì, ottobre 23, 2006
Il pastorello di Fit(ima)
"Non ci penso nemmeno". "E' stupendo". Due frasi divise da una fila di armadietti, da più di un mese e mezzo di tempo, da un'infinità di cose che non vanno come dovrebbero andare...Porca Troia. Spogliatoio. Lui ha appena fatto la doccia. Io con un’indifferenza traballante lo guardo con la coda dell’occhio. Tutte le parti di me si staccano e vanno da lui. Divento l’ologramma di me stesso. Lui è in un angolo. Fa il boxeur. Io la sciacquetta che scandisce i round su una lavagna di cartone. E' depilato? Abbronzato? muscoloso? Sta da dio? Ha dei segni sulla pelle? Non lo so. Non mi ricordo. Mica sapevano rispondere a tutte ste domande i pastorelli di Fatima? Perché per me lui è un po' come la Madonna. Ha quel ghigno fottuto, quando mi avvicino, nel quale mi perdo. Probabilmente non vuol dire nulla. Ma io in quel sorrisetto ci vedo la Treccani. Praticamente tutto. Ho il cuore che va a 200 all'ora, mentre il resto ha messo la retro.
Vorrei immobilizzare tutti quelli che ho vicino e catapultarmi come un kamikaze (produzione Mattel) sui suoi aculei di peluche . E’ un grande. Perchè riesce ad essere tremendo e dolcissimo in meno di un nano secondo. E io puntualmente vado in tilt come se fossi da Zara il primo giorno di saldi. Non può essere tutto così pesante. Non può essere tutto un lamento. No. In fondo non sta facendo nulla di male: non mi vuole. Cosa ci sarà mai di strano? Voglio alleggerire il clima. Voglio portare la temperatura da –36 gradi a +2. Che per il mio termometro dei sentimenti e come essere ai tropici. Mi avvicino e mi rivolgo al fascio di luce bianca che mi inonda quando lo guardo. “Vuoi prendere un aperitivo con me?”. “Non ci penso nemmeno”, sentenzia la sua voce. Non so se lui c’era quando gli ho fatto questa domanda. Forse stava già camminando su qualche acqua o resuscitando qualche morto, o moltiplicando qualche pesce. No, cazzo i pesci no. Lo amo. Lo amo. Lo amo. Sono la sua croce? Puttana troia e allora che si inchiodi a me. Poi ci penseremo. Mi giro e torno da dove sono venuto. Sono sicuro che quello che trasmetto non è quello che vorrei. Lo so. Ma sempre dopo. Depongo la mia scimitarra, mi metto davanti allo specchio per uscire per sempre dalla sua visuale e capisco che quel bastardo di Cupido mi ha rifilato delle frecce avariate. Fanculo anche a lui. Mina, di cui la mia collega ha il numero di cellulare, ma lasciamo perdere, canta: “Ti ho trovato un giorno sotto casa e mi hai detto scusa senti io non penso ormai che a te dimmi solo se hai voglia di un momento insieme a me o io posso sparire adesso una foglia che alza il vento”. Ecco, in quel cesso di spogliatoio mi sono sentito la foglia che se ne sta andando a fare in culo, alzata dal vento. Poi, però, mentre nudo come un topo di fogna mi spalmo la crema, lo vedo allo specchio e sento: “Ciao Alberto”. A quel punto mi giro, almeno credo, e vedo di nuovo la luce. Accecato sibilo anche io un saluto. Ave, Maria...(senza accento, in questo caso). A quel punto contemporaneamente: mi vesto, sbatto tutto dentro la borsa, controllo di non aver dimenticato nulla, faccio le scale, accendo la moto, esco dalla palestra. Trafelato aspetto di ricompattarmi. Poi, mi guardo in giro. Ma lui non c'è. Non mi sta aspettando. Se ne è andato. Sono talmente pirla che mi illudo che mi stia spiando da qualche parte. Mi faccio tenerezza da solo. Purtroppo. Nano nano.
Vorrei immobilizzare tutti quelli che ho vicino e catapultarmi come un kamikaze (produzione Mattel) sui suoi aculei di peluche . E’ un grande. Perchè riesce ad essere tremendo e dolcissimo in meno di un nano secondo. E io puntualmente vado in tilt come se fossi da Zara il primo giorno di saldi. Non può essere tutto così pesante. Non può essere tutto un lamento. No. In fondo non sta facendo nulla di male: non mi vuole. Cosa ci sarà mai di strano? Voglio alleggerire il clima. Voglio portare la temperatura da –36 gradi a +2. Che per il mio termometro dei sentimenti e come essere ai tropici. Mi avvicino e mi rivolgo al fascio di luce bianca che mi inonda quando lo guardo. “Vuoi prendere un aperitivo con me?”. “Non ci penso nemmeno”, sentenzia la sua voce. Non so se lui c’era quando gli ho fatto questa domanda. Forse stava già camminando su qualche acqua o resuscitando qualche morto, o moltiplicando qualche pesce. No, cazzo i pesci no. Lo amo. Lo amo. Lo amo. Sono la sua croce? Puttana troia e allora che si inchiodi a me. Poi ci penseremo. Mi giro e torno da dove sono venuto. Sono sicuro che quello che trasmetto non è quello che vorrei. Lo so. Ma sempre dopo. Depongo la mia scimitarra, mi metto davanti allo specchio per uscire per sempre dalla sua visuale e capisco che quel bastardo di Cupido mi ha rifilato delle frecce avariate. Fanculo anche a lui. Mina, di cui la mia collega ha il numero di cellulare, ma lasciamo perdere, canta: “Ti ho trovato un giorno sotto casa e mi hai detto scusa senti io non penso ormai che a te dimmi solo se hai voglia di un momento insieme a me o io posso sparire adesso una foglia che alza il vento”. Ecco, in quel cesso di spogliatoio mi sono sentito la foglia che se ne sta andando a fare in culo, alzata dal vento. Poi, però, mentre nudo come un topo di fogna mi spalmo la crema, lo vedo allo specchio e sento: “Ciao Alberto”. A quel punto mi giro, almeno credo, e vedo di nuovo la luce. Accecato sibilo anche io un saluto. Ave, Maria...(senza accento, in questo caso). A quel punto contemporaneamente: mi vesto, sbatto tutto dentro la borsa, controllo di non aver dimenticato nulla, faccio le scale, accendo la moto, esco dalla palestra. Trafelato aspetto di ricompattarmi. Poi, mi guardo in giro. Ma lui non c'è. Non mi sta aspettando. Se ne è andato. Sono talmente pirla che mi illudo che mi stia spiando da qualche parte. Mi faccio tenerezza da solo. Purtroppo. Nano nano.
martedì, ottobre 17, 2006
...ma chi veste H&M non è coglione
Due cagate in due sere è troppo. Anche per chi è in versione pulp. Anche per chi è in versione "non me ne fotte nulla di niente" anche per chi ha paura di volare. C'entra nulla ma ci sta da dio. Il diavolo veste Prada e Scoop. Il primo non ho capito dove e perché faccia ridere. La battuta più bella rimane: "Ma Gabbana si scrive con due b?", tanto improbabile quanto divertente. Il resto è un tritacarne di banalità che cominciano con la prima apparizione di lei Anne Hathaway, ovvero la Julia Roberts dei poveri che poi alla fine diventa l'Elisabetta Gardini dei benestanti. Immaginatevi il cambiamento. Da toccarsi i coglioni appena si trasforma. Meryl Streep sembra la caricatura di Glenn Close quando interpreta Crudelia DeMon ne La carica dei 101. Vedete un po' voi il risultato. Non commento i dialoghi. Le seicento signorine della moda, appena sbarbate per l'occasione, che erano lì imbambolate davanti al megaschermo, sicuramente avrebbero fatto molto meglio. Anche a domandarle una battuta a testa. Sorvolo sulla trama che è la stessa identica cosa che hanno fatto gli sceneggiatori. Mi sa. Scoop invece è la versione liofilizzata dell'altra semi minchiata che ha diretto l'anno scorso Woody Allen: Match point. Con la differenza che qui la vista sul Tamigi, la casa e lo sguardo di Jonathan Rhys-Meyers, il fratello gemello separato alla nascita di Monica Bellucci, valevano i sette o otto euro spesi. Il culone sformato della 21enne Scarlett Johansson, un po' meno. Allen, poi, sembra sempre di più Oreste Lionello che probabilmente non si è limitato solo a doppiarlo ma lo ha sostituito in tutto. Interpretazione e scrittura compresa. Che la regia sia di Pingitore e nessuno ce l'abbia detto? Bah. Non sapete cosa fare? Bene. Rimanete nel dubbio e poi andate a letto. Il diavolo vestirà anche Prada, ma questo non significa che chi veste H&M sia coglione. Nano nano(nella foto, Jonathan Rhys-Meyers)
giovedì, ottobre 12, 2006
Nulla in direzione nord
Non ho capito come si fa a pubblicare i link di altri blog in questo formato. Se qualcuno è capace me faccia un fischio va... Niente di nuovo in direzione nord, mi verrebbe da scrivere. Nulla di interessante. La solita noia. Il solito schifo. Il malumore oggi è oceanico. Ne ho pieni i coglioni. Di me, di tutto il mondo. Esausto si dice? Bene. Per il resto: fanculo a tutti. Viva Domiziana Giordano. Nano nano
mercoledì, ottobre 04, 2006
Spazi erotici
Ci sono luoghi più o meno erotici. E non parlo di parti del corpo. Ma di spazi, vuoti e volumi. Di luoghi fisici. Appunto. Fisici? Ok, mollo il colpo... Comunque. Essendo un uomo Mediaseeeeeet posso permettermi l'abbonamento interclub della mia palestra, che significa poter girare in tutti i club, sono 4 o 5, mi sembra, presenti a Milano. Risultato? Mi fanno cagare tutti. Ma non importa. Domenica, dopo essermi fatto un'ora di sauna, bagno turco, sala relax, fanghi, e quant'altro mi è caduto il pensiero sugli spogliatoi cercando di capire il perché alcuni sono altamente erotici e altri bassamente stimolanti. Non dipende dai soggetti che ci sono, neppure dal suono degli elastici della biancheria intima indossata o tolta che si sente e nemmeno dal fatto che alcune docce siano divise da una lastra di vetro e altre da un muro. No. non dipende da nulla di tutto questo. Eppure alcuni spogliatoi, anche vuoti, pullulano di sesso, altri zero. Perché? nano nano(nella foto penaepanico by Kiska)
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