giovedì, gennaio 14, 2010

Saldi per Dio

Dio non esiste. Lo dico da anni. Decenni. Generazioni. Se esistesse e se fosse stato obbligato da cause maggiori, universali, stellari, metaplanetarie, a scagliare sulla terra un terremoto non avrebbe scelto Haiti. Magari San Francisco, lì si sa che ci sono le faglie inquiete e lo stesso si è costruita una conurbazione immensa. Come dire: "Allora voi umani siete proprio coglioni". No, ma ad Haiti no. Haiti dovrebbe godere di una sorta di "diritto all'oblio in caso di catastrofe". Haiti non avvrebbe dovuto essere considerata neppure se la scelta fosse stata tra terra e paradiso. Dio avrebbe dovuto dire, in questo caso: "Ok che il terremoto travolga l'Eden. Due mele in testa cosa vuoi che siano", una cosa di questo genere. E invece tutto questo non è successo. Tutto questo non è accaduto. Tutto questo non si è verificato. Haiti si è polverizzata sopra una scossa di terremoto che ha devastato una delle popolazioni più povere al mondo. Dio non esiste. Lo dico da anni. Decenni. Generazioni. E se per caso mi sbagliassi, butto lì il mio solito umile consiglio: "Ce so i saldi, Dio svagate, fatte un po' de shopping va....". Almeno per tre o quattro giorni l'umanità respirerebbe. Nano nano

mercoledì, gennaio 06, 2010

Le storie siamo noi

La mia ultima idea è quella di aprire una pagina su Facebook dal titolo: Vivi solo? Così in modo tale di creare online un gruppetto di gente libera anche di notte per poter addormentare le nostalgie e le solitudini lunari qualora queste si presentino (sto parlando come Bonolis lo so). Se questa è la mia ultima idea immaginiamoci la penultima, la terzultima e via discorrendo. Vorrei sposarmi. L'ho decis o ieri. Uno stretto conoscente che ha un blog tutto suo, ci stavamo parlando via messanger, mi dice: "Che ne pensi di questo mio nuovo collaboratore spagnolo...bla bla bla ". Io: "Mi sembra bravo, scrive bene bla bla bla". Lui: "E' sposato da due anni bla bla bla ". Io: "Ma dai con chi?" Lui: "Con il suo fidanzato". E da quel momento, io che detesto coppie e famiglie, mi sono visto in una casa a Madrid, bianca, luminosa e con i soffitti alti, a godermi sul divano sotto la copertina da La que se avecina (la mia sitcom cult) passando per Gran Hermano e Operacion Triunfo indifferentemente. Ovviamente non solo, ovviamente con una vera al dito, ovviamente con le fotografie del nostro matrimonio inserite in preziose cornici d'argento esposte su credenze antiche da farmi, ora solo all'idea, accapponare la pelle. Ma non è il risultato quello che conta ma ciò che ci sta dietro. La storia siamo noi. Le storie siamo noi. Ecco bene, dateme un sussidiario va che se comincia a ripassà. Nano nano
(nella foto, parte del cast de La que se avecina)

mercoledì, dicembre 30, 2009

In bilico


La melassa di ipocrisia mi ha fracellato i coglioni. Da mo. Non se ne può più. E' finito l'anno, io ho pareggiato i post con l'anno scorso e sono felice. Il resto è vita. Evita letto tutto attaccato. Ho una cresta in testa da far impallidire un apache. Ma il mio parrucchiere insiste nel dire che se voglio un taglio da truzzo, da truzzo deve essere. Bene, lo è. Ne sono certo. Ho letto sul giornale che si può adottare una cabina telefonica. Un dubbio: per quelle di colore la procedura è più semplice? Per il resto aspetto ansioso il 2010 per capire come muovermi. Con grande calma. Ora resto in bilico. Per ancora due sporchi giorni. Nano nano
(nella foto, l'artista funambolo Philippe Petit)

martedì, dicembre 29, 2009

Io, il burrone e lo Stelvio

L'apice è nell'incontro, poi si scende. E' come un fuga al Giro d'Italia sul Passo dello Stelvio dove io sono contemporaneamente il gruppo e il ciclista solitario. L'altro, ovviamente lo Stelvio. Sono calmo, mi guardo intorno, sto nel gruppo, osservo, poi lo scatto: e via a pedalare come un forsennato, e via a godermi la salita in solitario. Poi, una volta arrivato, stremato, ma felice la domanda di sempre: "E ora che faccio?". La risposta più intelligente sarebbe: "Cercati un burrone". Ed è quello che farò presto, mi sa. Nano nano

giovedì, dicembre 24, 2009

Kadu(to) in basso

Si chiama Kadu Moliterno (da qualche parte qui ne ho già parlato) ed è l'interprete di Agua Viva (siamo nel 1980, ma in Italia sarà arrivata più o meno nell'83-84) una delle tre telenovelas brasiliane che mi hanno accompagnato durante la mia adolescenza (brasiliane non venezuelane e messicane, chiariamolo subito). Ai tempi ero pazzo di lui soprattutto perché nella mia testa assomigliava ad un altro. Anzi, solo e semplicemente per quello. E poi faceva una parte stupenda: lui era Bruno, figlio di due separati, sua madre (nel foilletton Stella Fraga Simpson, qui sopra con lui nella foto) era una diva che aveva nel soggiorno una gigantografia che ho in testa di farmi anche io da, appunto, 25-26 anni. Per capire il mio livello. Kadu-Bruno (mi piace chiamarlo Kadu) è del 1952, quindi nel 1980 aveva giusto 28 anni e a me sembrava grandissimo e bellissimo. Avrei voluto passare con lui tutto il resto della mia vita. Poi era anche molto simpatico, gentile, educato, tenero, perfetto per placare le mie furie interiori. Ora scopro che in Brasile è stato accusato dalla ex moglie di maltrattamenti. Per fortuna le cose sono andate diversamente da come avrei voluto. O no? Abrigado (che in spagnolo vuol dire "coperto"). Nano nano

lunedì, dicembre 21, 2009

Fino ad un certo punto

Il film non è male, anzi il film è na bbomba. Parlo di Segreti di famiglia (titolo originale Tetro) di Francis Ford Coppola. Prima di tutto perché c'è lui dietro la macchina da presa e secondariamente perché davanti ci sono loro: Vincent Gallo e (qui si spalle) Alden Ehrenreich. Il primo è sempre una garanzia il secondo, almeno da quello che si vede nel film, anche. Siamo a Natale è necessario, bisogna stare dalla parte dei buoni. Bene, a me che risulta difficile mi è più facile se penso che sono "boni" e non buoni. Piccole differenze linguistiche che rendono più bianchi e più candidi i miei pensieri. Fino ad un certo punto, almeno. Nano nano

giovedì, dicembre 17, 2009

Io e Anna

Lo potevo capire da subito. Non l'ho fatto, ma l'ho temuto. Ora che sono a pagina 840 ne ho la conferma. La mia Anna è una morfinomane. Ecco perché tutte le sue angosce si sono placate di colpo, ecco perché durante il giorno riesce ad avere una vita felice e la notte resiste al risucchio del buio. Si fa di morfina. E alla grande da quanto si intuisce. La mia eroina (anzi morfinaina) non mi ha deluso. Anche Lev non mi ha deluso. Le loro tinte forte mi hanno conquistato. Il loro amore estremo mi ha fatto tenerezza, i loro caratteri autodistruttivi in nome di qualcosa, in questo caso in nome dell'amore, mi hanno fatto fare un balzo indietro per poi volare a andare lontano nel mio mondo parallelo fatto di passioni, cambiamenti e follie. "La serata passò felice e allegra in compagnia della principessa Varvàra, che si lamentò con lui del fatto che Anna, in sua assenza, aveva preso la morfina". Bene. Mentre scrivo penso: considerando il binomio "assenza" e "morfina" se io fossi come lei vivrei direttamente a San Patrignano. Karénina for ever. Nano nano
(nella foto due ballerini della Eifman Ballet)

lunedì, dicembre 07, 2009

Zero in testa

"Sortilegio e stregoneria, finti maghi falsa ideologia, dei miei giorni più non sono il re, mentre il tempo scivola su te, sguardi vuoti senza più realtà, nei silenzi di chi si è arreso già..." In questi giorni va così. Ho Zero in testa... che pronunciata tutta insieme l'ultima espressione non dovrebbe essere nessuna novità. E' una vita che ho zero in testa, ma non è quello che volevo dire. A ritroso sto rivivendo i miei miti adolescenziali: Bertè, Oxa, Zero, Bennato in particolare. Manca l'ultimo poi il revival è stato fatto al completo. Siamo a Natale, siamo tutti più buoni lo sono anch'io con il mio passato. Quindi, in questi ultimo mesetto ho lasciato sola Lola, sono passato alla Oxa e poi a Zero, appunto. Me so scaricato la discografia del primo periodo (o forse già secondo) del Renè (rigorosamente fino a Via Tagliamento, anno 1982) con anche un disco dell'84. Tale Leoni si nasce solo perché è legato ad un mio amico che ogni volta che guardava la copertina (qui sopra) rimaneva inorridito. Come dargli torto. Stop. Spero che l'anno vecchio si porti via anche il mio ludico Amarcord. In effetti mi mette molta felicità canticchiare ste canzoncine che so ancora a memoria nonostante siano passati tanti anni. E pensare che nell'82 avevo solo tre anni. Che genio sono? Nano nano

sabato, dicembre 05, 2009

Vive la France

Mi piace Parigi, ma mi piace anche Londra, Madrid, Berlino e New York. Mi piace un po' tutto in fondo anche Milano. Peccato che non mi riesca di fermarmi, respirare e continuare a camminare piano. No. Di colpo mi viene voglia di correre, poi mi fermo e aspetto che la molla scatti un'altra volta. A volte è come se corressi su un binario in mezzo al deserto. Con il nulla intorno. Che strano, no? Ora sono carico, i viaggi mi rilassano e mi caricano. Sono pronto a correre. Durerà qualche giorno poi di nuovo rallenterò e finirò imbrigliato nel mio solito mare di incertezze. Quelle della vita. La mia. Vive la France e la Vallat... nano nano

lunedì, novembre 16, 2009

Sala d'attese


... Quando sono particolarmente stanco il mio malumore aumenta in maniera esponenziale e non riesco a raggiungerlo per eliminarlo a suon di botte. Lo rincorro, ma senza esito nonostante in palestra mi alleni alla corda meglio e più di Rocky Balboa. Il malumore va e io dietro con il fiatone infuribondito come non mai. Poi, di colpo dormo, mi ripiglio e sorrido alla vita come se fossi un protagonista di Dr House resuscitato dal buio. Così funziona penaepanico. Meditavo sull'esistenza umana complessa e contraddittoria come un discorso di Ghedini. Meditavo sul perché ad un certo punto quello che si desidera non lo si desideri più e poi basta un sogno notturno per farti venire in mente che in realtà a quel desiderio non sei ancora immune. E ti lasci di nuovo e per l'ennesima volta conquistare da quella brama che ti ha accompagnato (anche se a tempi alterni) fino a qui. Sapendo che l'unico modo per eliminarla, a questo punto, è un pilone dell'autostrada. Che noia la vita quando si hanno troppe attese. Nano nano
(nella foto uno dei miei semplici e banali anelli)

martedì, novembre 03, 2009

Grande Fratello's list

E’ stato una casualità, è vero. Sul canale Studio Universal c’era Schindler’s list il film sull’Olocausto di Spielberg, sui due canali dopo (Mediaset premium extra) il Grande fratello live. Saltellare da una parte all’altra non è stato difficile. Mi ha fatto effetto: da una parte i reclusi della più grande vergogna dell’umanità, dall’altra dei reclusi che la vergogna neppure la conoscono. Da una parte un manipolo di persone che per essere lì chiusi e spiati devono avere delle tragedia alle spalle capaci di far commuovere il pubblico, mentre nell’inferno dei campi di concentramento la tragedia era lì davanti. A Cinecittà si sceglie di buttare davanti alle telecamere la propria dignità, a Dachau o Auschwitz la dignità veniva trattenuta prima delle cortine di filo spinato. Al Grande Fratello il marchio che viene affibbiato ai partecipanti è trasparente, ma rimane per sempre (“Ma sì, la Patrizia del Gf”). La stessa cosa vale per gli ebrei finiti lì dentro. Il loro marchio però è un numero tatuato sul braccio, indelebile come il loro terrore. Non significa nulla questo paragone, non vuole dire nulla e non vuole portare da nessuna parte. E’ solo una riflessione che a volte il telecomando ti porta a fare. Una riflessione come tante che arrivano per caso, solo perché due canali sono successivi l’uno all’altro. Da una parte il gioco dall’altra la tragedia. Ma le regole sono le stesse: si entra, si resiste, si viene eliminati. E il destino, in entrambe le situazioni, non è nelle mani dei protagonisti ma di altri: cecchini o televotanti non è importante. Nano nano
(nella foto, il fratello di Carmen concorrente del Gf10)

mercoledì, ottobre 28, 2009

Gieffe homo


Sono in fase premestruale una volta l'anno, ma generalmente dura cento giorni. Quest'anno mi sa almeno 150. E' un periodo in cui si palesa la mia frustrazione più grande: il Grande Fratello. Niente. Sono lì obbligato dalla beffarda vita ad occuparmene. Con tutte le cose interessanti che potrei fare. Che ne so, capire perché i trans sono pieni di clienti maschi disposti a farsi fottere come troiette ineducate in cerca di spavalderie a scrocco. Per esempio. Vorrei tanto capirlo, vorrei tanto entrare nella testa di quei milioni di teste di cazzo di madri che educano i figli alla bugia e all'inganno. Perché solo così si può spiegare. Non ci sono altre motivazioni: non la sete di potere, non il denaro, nulla . E' qualcosa che ha radici più profonde che comincia prima che penetra nel ingranaggio della nostra mente e si annida silenziosa: la bugia. Può crescere, può esplodere, può rimanere immobile, ma non può svanire. Questo no. Il tarlo della bugia cresce parallelamente alla vita che si fa: se la vita ha bisogno di consensi la bugia serve per proteggerti dalle tue incapacità e dalle tue paure. Se nella tua vita non ha mai bisogno di nulla, è perché la bugia è talmente dentro di te che, in parte, è diventata te. Sei una bugia e non lo sai. Non ci sono storie, non ci sono scuse, un po' come penaepanico (no excuse). Il resto baggianate che sanno di cipria e di trucco. Solo chi non è stato educato nella bugia è davvero libero. E punto. Ecco di cosa vorrei occuparmi. Invece mi trovo ad avere a che fare con un manipolo di bugiardi, che servono ad altri bugiardi, per raccontare altri bugiardi, che si nutrono di bugie. Una maledizione. Sapete indicarmi dove posso trovare un trans? Grazie. Nano nano
(nella foto, Ecce Trans di Coniglioviola)

martedì, ottobre 20, 2009

Io Anna e il piedipull

In ordine sparso: Le storie di Arturo Bandini (John Fante), I capolavori (Gogol'), Anna Karénina (Lev Tolstòj), Memorie dal sottosuolo, Delitto e Castigo (Fedor Dostoevskij) e Il maestro e Margherita (Michail Bulgakov) sono i libri che mi sono comprato oggi. In più ho qui Guerra e pace che devo ancora capire che farmene (sono due volumi fitti fitti, un po' troppo mi sa, rimanderò la lettura all'estate). Tutto per dire che sto entrando ufficialmente nella mia fase Classico che non stanca (come ho definito una mia collega un giorno). Bene, mi sa che l'Anna sarà la prima ad accompagnare altrove i miei mondi. Contemporaneamente, però, ho pensato di scegliere qualche abito, così, per non so quale occasione. Ho già nell'armadio un doppio petto nuovo nuovo. Mi vedo già in piedipull perso nella famiglia Oblonskij seduto sul mio divano di casa... che meraviglioso e fashion inverno che mi aspetta. Nano nano
(nella foto, il mio prossimo abito)

martedì, ottobre 13, 2009

Dosi sbagliate


E' uno dei libri che più mi è piaciuto negli ultimi tempi (si intitola Chiamami col tuo nome). Finisce così: "'Sono come te', ha detto. 'Mi ricordo tutto'. Mi sono fermato un secondo. Se ti ricordi tutto, volevo dirgli, e sei davvero come me, allora domani prima di partire o quando sei pronto per chiudere la portiera del taxi e hai già salutato gli altri e non c'è più nulla da dire in questa vita, allora una volta soltanto, girati verso di me, anche per scherzo o perché ci hai ripensato, e , come avevi già fatto allora, guardami negli occhi, trattieni il tuo sguardo, e chiamami col tuo nome". Questo finale non so quante volte l'ho letto e ho quasi sempre pianto. Piango perché vorrei che qualcuno mi chiamasse col suo nome, piango perché avrei voluto che qualcuno mi avesse chiamato col suo nome, piango perché so che un giorno qualcuno mi chiamerà col suo nome. Sono il passato, il presente e il futuro in una manciata di sensazioni che convivono come rinoceronti sedati. Ai quali, a volte, capitano dosi sbagliate. Ed è la fine. Nano nano

mercoledì, settembre 30, 2009

Basta che sia Cavill


L'ultimo film di Woody Allen sono io. L'ho capito subito, quando Boris (il protagonista di Basta che funzioni) parlando con la madre di un bambino al quale aveva tirato addosso una scacchiera durante una lezione di scacchi ha detto: "Suo figlio è scemo". E la madre: "Ma come è un bambino?" E lui: "Se è scemo adesso lo sarà anche da grande". E ancora parlando di dio: "Dio e gay". "Come può parlare così di uno che ha creato il sole, il cielo, il mare, le piante, la natura, le montagne". "Appunto, un decoratore". Poi sull'umanità: "Bisognerebbe obbligare i ragazzini a passare 15 giorni all'anno in qualche campo di sterminio, così capiscono cos'è la razza umana". Così... argomenti che io sciorino quotidianente da circa 25 anni. Generalmente il meglio lo do quando parlo della famiglia. Mi difendo bene anche su coppie e madri. Sugli uomini e la loro pusillanime evoluzione sono un esperto. Potrei fare un libro. Altro? A sì, non me la cavo male neppure sulla frustrazione, sull'insoddisfazione e sulla demenza umana. Ma questa rientra sempre nel capitolo uomini, generalmente. Sono un esperto anche in evoluzione caratteriale, frequentazioni e luogo di crescita. Su religione, animali e riti contemporanei, beh, lì sono un libro aperto: mi fai una domanda e ti butto lì un'acidità in meno di un secondo. Certo, se parlassi con Henry Cavill e scoprissi che lui è un giuggiolone direi che tutto è semplicemente bellissimo. Querulo sì, ma coglione no, grazie. Nano nano
(nella foto, Evan Rachel Wood e Henry Cavill)

sabato, settembre 19, 2009

Morte naturale

Sono sul taxi, insieme con altre due persone stiamo andando alla conferenza stampa di Striscia. Siamo a Cologno, dobbiamo raggiungere il cntro di Milano. In taxi. Odio i taxisti di tutto il mondo, figuriamoci quelli di Milano. Milano... Diciamo Milano vah, che non voglio dar spazio alla mia anima nordista. Siamo in taxi, dicevo, a parlare del più e del meno: il più sono io il meno è la D'urso, tanto per capire. Ad un certo punto scivoliamo drasticamente, non so come, non so perché, a parlare di educazione e rispetto. Dopo alcuni ragionamenti più o meno decenti interviene il taxista: "Oggi ho letto sul giornale che un signore di Madrid è stato reintegrato al lavoro, dopo essere stato licenziato per aver detto al suo capo "figlio di puttana" perché il giudice ha ritenuto che l'espressione fosse stata detta in un momento di rabbia. Vi rendete conto? A me se uno mi dice "Figghio di puttana" lo ammazzo. Che c'entra mia madre? Un conto sono i fatti lavorativi, un altro quelli privati. Tu, mia madre e tutta la mia famigghia non la devi nominare. Hai capito? Quelli sono fatti miei non c'entrano con il lavoro. Ma stiamo schezzando? Mia madre può essere una puttana ma mica me lo devi dire tu. Ma dove minghia andremo a finire?" E a quel punto, silenzioso e piccolo ho pensato: "Ce lo leveremo dai coglioni solo per morte naturale...Lo so... Fozza Italia. Nano nano. (Nella foto il cast di Soul Kitchen)

martedì, settembre 15, 2009

Le Corbu nella casetta

Mi chiedo come mai noi italiani non ci auguriamo che arrivi un bel terremoto su tutta la pensisola. Così ci danno una bella casetta prefabbricata con fiori sul balconcino annessi, jacuzzi nel bagno e che ne so due sedie della Kartell e un divano di Cassina. Se capitasse, il terremoto dico, io vorrei anche scegliere che ne so du armadietti di Zaha Hadid, du mensole di Ros Lovegrove e du letti di Cassina. Così, tanto per essere fashion and design. Tra un po' qui sarà tutto una consegna: in tv vedremo lui che apre le porte ai terremotati, sui giornali lui che lucida il salone (perché queste case avranno sicuramente un salone), su certi siti internet lui che grida al centotrentamilonesimo miracolo del suo governo. Ce sembrerà de vivere in un gigantesco camping, con tutte sti bungalow. Che probabilmente sarà sempre lo stesso, visto da diversi angoli e con diverse facce. Del tipo: "Per il Tg1 ad inaugurare la casa c'è la famiglia Morgante. Per StudioAperto ci sono i Ficorilli, che il cognome tira. Per il Tg5 tocca ai Di Bernardino. Cambiate anche il divano va, così da casa non se ne accorgono". Cose di questo genere. Che meraviglia. Io nel frattempo spero in Richter e impacchetto le quattro cose stracce che ho. Sia mai che con la chaise longue di Le Corbu sicuramente fornita insieme con la casetta post sisma, stiano da Dio. Nano nano

venerdì, settembre 04, 2009

Nel dubbio mi ossigeno

Megan Fox dichiara che è ha paura di finire schizofrenica, come Marylin Monroe. Quando l'ho letto ho pensato subito a Megan Gale, quella della Vodafone. Per me l'unica Megan è lei. Il restopaccottiglia di periferia. Insomma, sta Fox (immagino non parente dell'astrologo, o astrologa che non l'ho ancora capito?) se agita perché teme de fà la fine della bionda ossigenata per eccellenza. La cosa mi ha incuriosito perché proprio in questi giorni alterno fasi down, up, bi e polari, bianche, nere passando da un'ilarità fastidiosa ad una depressione sfinente senza soluzione di continuità. Così. Mi basta un nulla per cambiare umore. Come per esempio ora. A metà post mi è già cambiata l'ispirazione e vorrei spararmi una cannonata. E siamo alle 13.22 di un venerdì qualunque. Non so se optare per un regolatore di umore oppure per una tinta platinata. Mah. Nel dubbio sprofondo, tanto fra un po' tornerò a volare. Nano nano

venerdì, agosto 28, 2009

Mai detto

Ho deciso che da oggi io querelo e smentisco chiunque. A cominciare dal Comune di Milano che sulla mia carte d'identità ha scritto 1967. Perdonatemi, ma del 1967 non ho nulla. Neppure una ruga. Poi passerei a querelare R.T.I. il mio datore di lavoro, perché mi trattiene troppi soldi e la cosa mi irrita se penso alla maggioranza dei baristi, per esempio, che dichiarano si e no 6 mila euro all'anno, l'incasso di poco più di un giorno. Ecco, potrei querelare anche loro ogni volta che mi chiedono 8 euro per un rancido e orrido aperitivo. Dovemmo farlo tutti, non sarebbe male. Per quanto riguarda le smentite comincerei da qui: Penaepanico non so cosa sia e tutto quello che si legge non l'ho mai scritto. Così, per allenarmi un po'. 1982? Mai conosciuto. San Francisco? Una città di finocchi, mai stato. Sydney? Che orrore, tanta brutta gente parenti di ex galeotti inglesi, mai stato. Poi, passerei alle considerazioni di lavoro: Paola Perego? Mai detto che non si può reggere. Lorena Bianchetti? E chi è? Mai parlato di lei. Il Grande Fratello? Ogni edizione è sempre più geniale, mai lontanamente creduto il contrario. Mediaset? Un gruppo meravigliso. A questo punto passerei agli affetti. Mai pensato che la famiglia sia più perigliosa di una camminata su un sentiero di montagna ghiacciato che costeggia un burrone percorso con un paio di zoccoli ai piedi e che le madri sono l'unico vero e insistente danno permanente dell'umanità intera. Mai detto. Poi, mi occuperei degli amori. Qui semplicemente prenderei le distanze esclusivamente dai miei "ti amo". Ecco, smentirei tutti i "ti amo" che ho detto. Tutti. Anche perché tanto li ho sussurrati quasi totalmente alla stessa persona. Ma sarebbe facile capire che la mia smentita è una bugia. Perché se davvero non avessi detto così tante volte "ti amo", forse non li avrei esauriti. Almeno qualcuno me ne sarebbe rimasto. Mentre invece, mi sa, che non ne ho proprio più. "Ti amo", "Scusa?". Ma va bene così. Anche perché tanto smentisco di aver smentito che avrei smentito, che smentirei se smentissi. Per cui, passiamo oltre. Nano nano.


(nella foto, Craig. Mai detto che me lo tromberei ad occhi chiusi, mai)

mercoledì, agosto 19, 2009

Silvio è in casa? No, c'è Brandon


Che ridere. Leggo su Chi, il nuovo newmagazine politico del gruppo Mondadori: "Se qualcuno si aspetta una Dynasty tutta italiana, deponga pure l'ascia di guerra. L'atmosfera che si respira da queste parti è di grande serenità". Così Alfonso Signorini racconta la famiglia Berlusconi (riunita in Sardegna) prima di intervistare il premier. Io non sarei arrivato a tanto neppure sotto le ruote di un furgone che trasporta Lexotan. Eppure non è giusto. Così mi sono sforzato. Tanto.

"Silvio è davvero un grande. Un uomo capace di non dormire, di fare poche vacanze per pensare davvero a come rendere sempre migliore il suo paese. Uno che ogni tanto si concede qualche festa, ma giusto per rilassarsi: ad una certa ora lui va a letto e quello che accade mica lo può controllare. E' talmente generoso che mette a disposizione case, magioni e ville per il divertimento dei suoi amici. E' un uomo che sa soffrire (il divorzio dall'amata seconda moglie) ma che non lo dà a vedere per non rattristare chi confida in lui. Silvio è così: un caterpillar che non si ferma, che passa dalla quinta alla prima, se è il caso, ma che non molla mai l'acceleratore. Un enzima delle buone azioni, pronto a catalizzare tutto quello che di bene ci può essere per il popolo. Silvio non si arrende e non si fa intimorire neppure di fronte alle bugie della stampa di tutto il mondo che lo vuole far fuori. A quella stampa brutta sporca e cattiva lui risponde con la sua educata, sensata e sorridente. Lui crede solo a se stesso, non agli altri, perché lui si è fatto da solo e ha un istinto geniale che lo porta sempre un po' più in là. Silvio è così. Un grande tra i piccoli che vorrebbero essere come lui. E lui lascia a questi piccoli l'illusione di assomigliargli. Ma solo un po'. Silvio è generoso e contro natura, perché se quella dell'uomo è cattiva la sua è esattamente il contrario: prodiga di amore e consigli da dispensare agli altri come fossero sapone nei cessi degli Autogrill. E tutto quello che è lui lo è anche la sua famiglia. Ma quale Dynasty. Se proprio proprio siamo dalle parti del Mulino Bianco. "Drinnnn. Scusi, Silvio è in casa?" "Certo che c'è... dove c'è Silvio c'è casa". Stop, che fatica. Nano nano
(nella foto Brandon Beemer, quello che vorrei trovare in casa io al posto di Silvio)