martedì, settembre 30, 2008

Casco e machete

Sinossi: un tizio con casco integrale in testa e machete in mano si dirige verso la cassiera, le appoggia la sfetta di coltello al collo, questa apre la cassa e lui porta via con una manata tutti i soldi. Stessa scena con il secondo e ultimo cassiere presente.
Luogo: supermercato Standa sotto casa mia.
Premessa: dopo aver tentato tre volte di fare la spesa online con Esselunga ed essere stato sbattuto fuori dal sito mi viene in mente che la Standa sotto casa fa le consegne a domicilio. Che significa che tu ci vai, fai la spesa, paghi e loro poi te la portano. Con le stampelle e il carrello fare la spesa non è il massimo. Considerando che non c'è una persona in questa città, che deve sprofondare insieme con tutti i suoi abitanti, che ti chieda "signore vuole una mano?", sono arrivato alle casse, non dico isterico, ma diciamo psicologicamente su di giri. Con una voglia di litigare con quelle troie delle cassiere, a mille. Cosa che per altro avrei fatto se non fosse arrivato il tipo con il machete. Quindi, pago (nel frattempo le stampelle cadono, io impreco ecc ecc) riempio i miei sacchetti nell'attesa che una puttanella bionda che lavora lì venga a prendere i dati per la consegna dei quattro sacchetti di materiale commestibile, ed ecco che mi si palesa davanti l'uomo con l'arma bianca in mano. Io che vivo da anni in un altro contesto sociale, penso: "ma dai, i tipi del furgone portavalori non hanno più le pistole". Subito dopo, conscio della minchiata penso: "Staranno girando un film". Crollata anche questa infausta deduzione, penso: "Sarà uno scherzo di qualche collega". Perché non mi ha preso in ostaggio e abbandonato in una discarica? A volte sono stanco persino di me stesso.
Epilogo: Alla fine della scorribanda il tizio con grande calma e pieno di soldi in saccoccia se ne va, non prima di aver alzato il machete verso qualche demente che gli ha gridato: “Cosa stai facendo?”. Girando un film, pirla. Va beh, lì intorno gente sbigottita che non capisce cosa sia successo, cassiera minaccita in lacrime, l'altro cassiere imbecille che va avanti nel suo lavoro come se nulla fosse accaduto e un pirla in stampelle che aspetta qualcuno che gli porti la spesa al terzo piano. Uno spettacolo, insomma. Nano nano

mercoledì, settembre 24, 2008

Le cose mie

Ora che ho scanner, stampante e fotocopiatrice tutto in un solo strumento sono rinato. Nonostante il gesso al piede e nonostante il fatto che sia qui in maniche corte perché non capisco se fuori fa freddo o no. Per me è ancora estate e chissenefrega se fuori c'è la neve. In questa casa è estate. E lì fuori è noia. Quella che non ho più. E' sempre così: quando sono a casa malato (o come in questo caso azzoppato) i primi giorni mi sembra di annoiarmi, ma poi quando attacco a fare le mie cose rinasco. E di cose mie da fare ne ho parecchie. Appunto, ora anche scannerizzare le foto di quando ero piccolo. Le guardo, sorrido e penso: "Ai tempi mi vedevo un cesso (ma me sentivo come ora Brad Pitt), ora vorrei trovarne di cessi 26enni così". Che strana che è la vita. O lo specchio? Mah... Nano Nano....

mercoledì, settembre 17, 2008

...e del gesso sul mio piede


Tecnicamente si chiamano stecche, praticamente è uno stivaletto (ma senza tacco, ahimè) di gesso fisso. Tecnicamente ho una frattura composta al calcagno sinistro nella parte anteriore, praticamente non posso appoggiare il piede. Tecnicamente viaggio in stampelle, praticamente non si contano ostie e sacramenti. Tecnicamente il gluteo sinistro si affloscerà come le minne della Pamela Anderson prima di essere pompate, praticamente quello destro diventerà "de ferro" come se fosse di Michael Bolt. Stop. Di altro non ho nulla da dire a parte quelle due parole che iniziano rispettivamente con la lettera "d" e "p". Ieri al pronto soccorso, mentre il gessarolo (quello che mette il gesso) mi fasciava, la dottoressa mi chiedeva che lavoro facevo e dove lavoravo. Bene il risultato finale è stato che mentre uscivo distribuivo il mio cellulare al tizio (di cui non salverei neppure le preziose mani che mi hanno curato) già pronto a presidiare, nelle vesti generiche di "pubblico" ,qualche programma Mediaset. Non era solo, ovviamente. Infatti, mentre io ero alle prese con stampelle, ciabatta in tasca, radiografia tra i denti e quant’altro, si era formato un crocchio di uomini in camice verde che già sognava di spellasi le mani davanti a veline, ienine, maidiregoline e varia umanità. Ecco perché l'Italia è allo sfascio. Nano nano

mercoledì, settembre 10, 2008

C'è dell'assenzio nell'aria

Passo da momenti di euforia totale e fasi down che neppure sulle montagne russe ti verrebbe così bene. Mi chiedo se c'è dell'assenzio nell'aria. Boh... Sono un coglione. Lo sapevo da un po'. Ma era da tempo che la mia coglionaggine non si palesava in un'azione concreta, visibile, tangibile, osservabile. Il mio piede gonfio. Esatto. Ho il piede gonfio. Per colpa mia. Stavo andando in motoretta (che ora è unoscooter) e facendo il pirla con le gambe (tipo saltellando, piuttosto che cercare di grattarmi) mi è scivolato il piede mentre andavo facendo perno sulla strada con il conseguente stiramento o quello che è. E' successo ieri. Stavo andando al lavoro, un giorno in cui non volevo andare perchè avevo un po' febbre e un raffreddore a mille, con il risultato che ora sono a casa, al terzo piano senza ascensore, con il piede che si rifiuta di fare il suo sporco lavoro. E io che la sto mettendo giù dura a bestia. Ma sono un coglione. Lo so. Quando ho paura di qualcosa, per esorcizzare i miei timori, mi provoco. Da quando ha ripreso ad andare in moto, cioè da quando ho rottamato la vecchia motoretta e ne ho presa un'altra, è tutto un mettere giù il piede per cercare di convincermi che non è poi così pericoloso. Eccallà. Detto. E, porca troia, fatto. Con un unico risultato: che ora so perfettamente che la mia paura ha un senso: mettere giù il piede mentre si guida non porta a niente di bello. Punto. Lo so, ormai è così, lo so: rimarrò "solo come cane solo, solo come un cane". Nano nano
(nella foto un altro assenzio....)

giovedì, settembre 04, 2008

Amen


Premessa. detesto le battute da bar. Le odio. Sono le 22, minuto più minuto meno. Ho voglia di sigarette. Scendo a comprarle nel bar tabaccheria vicino a casa. Detesto la masnada di dementi che ci lavorano. Ma non importa. Arrivo. Entro. Chiedo un pacchetto morbido di Marlboro. Il tizio sulla cinquantina passata, grigio e baffuto mi guarda e mi dice: "Sono finite e abbiamo tutto duro". Lo guardo e mi viene la geniale idea di rispondere: "Beh, allora sono fortunate le vostre mogli". Che appena finito avrei voluto che la terra mi risucchiasse. E lui: "Chi ce le ha, le mogli". A questo punto entro nel panico (senza pena). La mia fottuta educazione cattolica mi porta subito sulla perniciosa strada lastricata di dolore e sofferenza e penso in ordine sparso: alla bara, alla chemio, a un funerale, a uno scontro a 200 chilometri orari, a un cuore che smette di colpo di respirare ecc ecc. Divento rosso paonazzo e non mi viene null'altro di meglio da dire che: "Beh, non ci sarà la moglie ma ci sarà sicuramente qualcun'altra". E lui, nella sua infinita finezza: "No, stasera passo la serata in bianco". E io: "Va beh, grazie e arrivederci", ed esco misero e tribolato. Arrivo all'angolo e scoppio a ridere. Ma prima penso a lei, alla moglie che non c'è, orizzontale e con una corona di fiori al collo. Per fortuna c'è il mio nuovo anello di 24 chili che mi guarda e mi fa compagnia. Compro anelli sempre più grandi. Fra un po' mi vedrete con al dito un monolocale. Vorrà dire che mi sono deciso di fare il mutuo. Nella speranza che la moglie del tizio che me lo aprirà goda di ottima salute. Amen. nano nano
(nella foto, una scena di Six feet under)

lunedì, settembre 01, 2008

Perché, Raz?

...Il mio nuovo dramma si chiama Raz Degan. E la domanda che mi faccio, così, subito, rapidamete, velocemente, senza batter ciglio è: "Ma perché Raz molla la Barale e subito ne ha un'altra e non è conseguentemente mai solo?". Mi basterebbe saperlo solo, per stare meglio. Solo, e magari anche un po' più cesso di quello che è. Visto che me sembra più buono della Nutella. Ma di questo chissenefrega. Pensavo: "E' da anni che non sono più fidanzato". Pensavo: "E' da anni che non provo più la sensazione di non essere solo". Pensavo: "Eppure prima avevo così voglia di pensare solo a me". Pensavo: "Perché Raz non è il mio vicino di casa?". Pensavo, tante minchiate di questo genere. Per la cronaca, l'altra è Kasia Smutniak, che non è precisamente un cesso. Certo anche la Ventura passa da un uomo all'altro ma sono talmente rottami che non mi interessa nulla che non siano mai soli. Va beh, Simo e Raz stesse azioni, diverse reazioni. In me, almeno. Nano nano

domenica, agosto 31, 2008

Tante cose, tranne una


Tutto finito. Tutto. Anche il mio compleanno è finito. E' iniziato ed è finito. E' durato 24 ore. Come tutti i compleanni del resto. Le vacanze un po' di più. Settembre è il mese più difficile. Credo. La mia ultima passione si chiama Micky Green. La mia ultima fantasia fare è l'architetto a New York o a San Francisco o ad Amsterdam o a Berlino. Il mio ultimo sogno scrivere un romanzo. La mia ultima ambizione mollare il colpo e ritirarmi. Il mio ultimo proposito "promettere bassezze" nella speranza di riuscire a mantenerle. Tutto è finito. Tutto. A parte le vecchie noiose abitudini: quelle continuano imperterrite a salutarmi la mattina quando mi sveglio. Vorrei essere altrove. Vorrei essere vento. Vorrei essere un ruggito che si perde nella foresta. Ieri sera ho visto in tv un concerto dei primi anni ottanta di Migule Bosè, Matia Bazar e Loredana Bertè. Ecco, bene, vorrei anche essere Bosè vent'anni fa. Vorrei essere tutto, tranne un 41enne che tutte le mattine deve andare a lavorare a Cologno Monzese. Forse, vorrei anche essere Cologno Monzese...forse.... Bah vorrei essere tante cose. Tranne una. Ma non la dico, tanto domani ho già cambiato idea. Mi sa... nano nano
(nella foto Micky Green)

martedì, agosto 19, 2008

Ugly Eddie

Va beh... Che ci devo fare se è apparso sia in Ugly Betty sia in Dirty sexy money le mie ultime due passioni? E' vero potevo aspettare che facesse un video con Giusy, prima di parlare di lui, ma visto che difficilmente succederà ho pensato di accontentarmi. Cosa che non faccio mai. Quasi mai. Eddie Cibrian. Sto parlando di lui. Dell'attore che nel serial interpreta la nuova fiamma di Ida, la sorella di Betty, la madre di Justin. Per ora non si sono ancora fidanzati, lui fa il coach, non va d'accordo con il giovane e per questo ha chiesto un incontro con la madre. Alla fine troveranno una soluzione: Justin darà qualche consiglio alle cheerlady sulle coreografia. Geniale. Lui non so se lo è, ma onestamente non è importantissimo: classe 1973, origine cubana, sposato con una modella da cui ha avuto due figli. Tempo fa uno stretto conoscente (amici non ne ho) mi ha parlato di lui. Io ho immagazzinato il dato e nulla di più. Poi, l'apparizione, durante la puntata seguita dall'estasi, preceduta dalla promessa di devozione eterna. Mi chiedo: ma se me mettono a pascolare le caprette su qualche montagna sperduta me apparirà anche Gesu Cristo? Se sì, speriamo che assomigli a lui...Nano nano
(Nella foto, Gesù Cristo...emh no, Eddie Cibrian)

lunedì, agosto 18, 2008

Abbatteteli va...

..Non ho capito a che cosa servano le favole. Non ho capito come mai i bambini che crescono attaccati a piccoli e grandi schermi che mostrano solo eroi positivi dai grandi ideali e dalla razionalità ben educata, poi diventino colossali teste di cazzo. Non credo che le teste di cazzo non abbiano conosciuto favole, come non credo che i pochi che non sono teste di cazzo, invece, siano cresciuti intrisi in favole e peluche. Tutto questo per dire cosa? Che la Dysney potrebbe chiudere i battenti visto che a parte far spendere soldi non ha nessun ruolo educativo. Ma anche, come sostengo da almeno tre generazioni, che i genitori sono la peggior cosa che possa capitare ai figli. La domanda è: perché il Re Leone, Hercules, Ratatouille e minchiate di questo genere moraleggianti fino allo spasmo, non lasciano traccia alcuna nei piccoli adoranti spettatori ingordi di queste immagini fino alla nausea? Nessuno si ricorda una volta grande che, per esempio, che il re leone quando ha incontrato il cinghiale e una specie di opossum ridanciano invece di magiarseli è cresciuto con loro? O che il cuoco imbecille di Ratatouille invece di stendere l'orrido portatore peloso di malattie (il topo) se lo è messo in testa? Bah... Io un'idea ce l'ho: i film brutti e belli che siano durano quello che durano e nelle migliori delle ipotesi entrano a far parte della tua vita per circa due orette scarse (sì, grazie ai dvd un po' di più) gli altri, i genitori, invece, per sempre. Che ci siano o non ci siano. ...Per sempre. Cominciamo ad abbatterli va... Grazie. Nano nano

martedì, agosto 12, 2008

Tutta una vita davanti

"Sei stato in vacanza, vero?", "Sì, 15 giorni". "Ah, ecco, è per quello che non ti ho visto". Erano almeno due mesi che non mettevo piede nel Get fit di via Piacenza, l'unica palestra aperta in questa settimana. Ed erano almeno sei mesi che non incontravo la ragazza filippina addetta a pulire il nostro schifo. O forse otto. Sta di fatto che per lei erano passati solo 15 giorni. Mi ha fatto ridere, perché in fondo la vita è questa: per gli altri sono sempre 15 giorni quelli che passano, il nulla. E per te, invece e tutta una fatica titanica. Tu ti senti Atlante (con una distorsione al piede e un'ernia al disco) con la sua volta celeste sulle spalle, ma per gli altri, per l'umanità che tu ci sia o non ci sia, che passino due vite, otto storie d'amore, quattro lutti e un'amputazione alla giugulare, non importa. Sono passati sempre e solo 15 giorni. Quindici miserevoli e bastardi giorni. Milano vuota mi fa cagare. Lo dico ogni volta, lo ripeto fino allo sfinimento. Mi(lano) deprime e mi(lano) sbatte in faccia tutta la verità, la stessa della filippina del Get fit: "Che cazzo ci fai a Milano, quando nelle tue adolescenziali (e non solo) previsioni a 40 anni (41, il 23 agosto) ti vedevi nella tua villa al mare protetto da paparazzi e curiosi?". Però, ora dopo l'incontro al Get fit, faccio finta anch'io che da quei malsani pensieri siano passati solo 15 giorni. Che significa essere ancora giovane e con davanti un’intera vita da immaginare. E penso: “Chissà, come starò l'anno prossimo quando passerò l'estate nella mia casa a Ibiza con i 5 talebani cripto gay e poco più che 20enni a cui ho dato asilo?" Che meraviglia la vita...da immaginare. nano nano

giovedì, agosto 07, 2008

Tre ipsilon (più tre)

...Infatuato dalle ipsilon. Come se fossi Carla Bruni. Giusy, Ugly, Dirty. Le mie ultime diaboliche nuove passioni: Giusy Ferreri, Ugly Betty, Dirty sexy money. Le prime due sono già datatelle. L'ultima è recente, molto recente. Ho visto le prime due puntate e mi sono già infatuato in ordine dparso: dal figlio prete cattivo come non mai, della sorella viziata e incapace, della madre anoressica e tirata come l'ultima copertina al photoshop di Chi. Le prime due puntate mi sembrano una bbomba. Questa Dynasty contemporanea fatta con i cloni di Paris Hilton e Pete Doherty e con gli avanzi della walk of fame è uno schiaffo ai buoni sentimenti e ai buoni propositi che, in questa melassa in cui siamo finiti, fanno da nutrimento alle nostre menti addormentate dall'ipocresia. Da una parte loro, i componenti della famiglia Darling, dall'altra Betty dal cuore d'oro e in mezzo la cassiera dell'Esselunga che ha preso l'aspettativa nell'attesa di vedere dove la porteranno le oltre 70 mila copie del suo cd vendute in poche settimane. Tra ipsilon che in nuce racchiudono un po' le contraddizioni che ci accompagnano in questa esistenza: ricchi e disperati, brutti e buoni, semplici e geniali. Le sfumature non servono, quelle lasciamole alle soap in versione italica. Anzi quelle lasciamole agli italiani che vedono le ali anche ai satrapi, soprattutto quando sono in una cabina elettorale. Infatuato, dicevo, delle tre ipsilon. Che poi a guardarle bene sono sei Sei ipsilon. Sei ...come...va beh...mi fermo qui. Nano nano

domenica, agosto 03, 2008

No, non piangere per me Argentina

...l'Argentina non ha pianto per me e io non ho pianto per lei... Buenos Aires è lì e io qui, di nuovo a circa 11 mila chilometri di distanza. Il mio nuovo motto è: "parrilla per tutti (da leggersi parriscia) e mate per pochi", quelli che lo berrano a casa mia il prossimo inverno. Vediamo che succede. Per il resto poco da dire: la città è grande, molto grande, loro sono come i milanesi ma in versione latinoamericana, la Pampa è davvero meravigliosa, Montevideo fa cagare. Questa l'estrema sintesi di una città che credo non mi vedrà più. Perché mai tornare a Buenos Aires? Non ci sono ragioni se non per mangiare un "bife de lomo" da favola. Il resto...bah... favolette splatter per scrittori emergenti. Sono felice di esserci stato. Di esserci stato... appunto. Buenos Aires è grande e contiene tante, tantissime vite. Questa è l'unica differenza che c'è con il resto della maggior parte delle città del mondo. Buenos Aires è un sogno per tanti poveri cristi che hanno lasciato il nulla per avere poco, molto poco. Buonos Aires è una trappola di cristallo per chi vuole trovare l'America, non sapendo che purtroppo quella è già America. Buenos Aires è una sfasciata signora che si cura poco e privilegia alcune parti del suo corpo abbandonandone altre. Buenos Aires è un' Araba Fenice che non ce la fa più a rinascere. Buenos Aires è una voce rauca che ti parla di Italia e di Spagna, di nonni, di abuelas, di padri di madri, di vite spezzate che mai riusciranno a ricomporsi. Buenos Aires è la musica di Joaquin Sabina (che è spagnolo) perché fa più trendy. Buenos Aires sono i locali tirati a lucido e meravigliosi che ti fanno perdere la testa, ma che lasciano il cuore esattamente lì dov'è, senza pathos, senza emozioni senza nulla. Buenos Aires è una milonga che più o meno fa così: "hoy tenes el mate lleno de infelices illusiones, te engrupieron los otarios, los amigos e il gavion", dove "engrupieron" sta per "ingannarono". Buenos Airesè un romazo infinito dove ci trovi di tutto, ma nulla in particolare. Buenos Aires è un racconto che si tramanda a voce e che non riesci a trattenere. Buenos Aires probabilmente non è nulla di tutto questo visto che non si può conoscere una città in 15 giorni scarsi. Buenos Aires (e di questo sono sicuro) però ora è anche io e mia sorella (nell'arte e nella vita) lì, nelle vie di Palermo, per San Telmo, Recoleta, Ritiro e Plaza de Mayo. E questo mi basta per essere felice. Nano nano.
(nella foto, un ambiente dell'Hotel Faena)

giovedì, luglio 17, 2008

No llores por mi Argentina

La depressione pre vacanza c'è. Le rughe anche. L'ho già scritto più di una volta in qualche post: prima di partire vado in tilt: divento suscettibile, melanconico, paranoico, triste. Lo sono da sempre. Anche quando ero piccolo era così. Bene. Torno dalla piscina verso le 2 del pomeriggio. Alle 3 devo essere al lavoro. Mi chiama mia madre per salutarmi e per dirmi che mio zio, suo fratello (88 anni) da qualche mese malato, è tornato in ospedale e non ne uscirà vivo. Lo sappiamo da quando si è ammalato che non sarebbe durato molto. Ha avuto una vita felice, è sempre stato in salute ha lavorato fino a qualche giorno prima di crollare. Ok, detto questo quella mi dice quasi piangendo: "Ora lo zio è tornato in ospedale e ci siamo rese conto io e le mie sorelle che non lo rivedremo più". E subito dopo: " Poi, insomma, anche tu solo a Milano non puoi sistemarti?". In un nano secondo mi sono chiesto: "E' scema?", poi sono passato a: "Riattacco?" Ma alla fine ho mugugnato un laico: "Sto facendo da mangiare ti richiamo....". Metto giù, realizzo le minchiate che ha sparato, realizzo che è anche riuscita a farmi venire il senso di colpa, realizzo che è sfinente più della mia depressione pre vacanza. Mangio, la richiamo e le dico: "Potresti evitare di sparare cagate che ho la depressione da viaggio e non ho voglia di altre menate?". E lei: "Sì, però bla bla bla bla". E io: "Perché invece di preoccuparti di me non vi preoccupate, tu e tuo marito, di passare anni felici da qui alla fine della vostra vita che mi auguro lontanissima. Se poi riuscite a farlo scendendomi di dosso sarebbe magnifico. Io sto bene, comunque molto bene, non ti preoccupare." E lei: "Si lo so però bla bla bla bla". E io: "Ti chiamo da Buenos Aires, baci." Racconto la scena a mia sorella nell'arte e nella vita che commenta: "Inutile, i genitori sono un'associazione a delinquere". E io torno di colpo di buon umore. Nano Nano e buone vacanze.

venerdì, luglio 11, 2008

Tutto bene?

Ho letto che Amy Winehouse mena come una fochetta monaca importunata dallo staff di Alberto Angela. Mena come una disperata: fan, avventori di pub, gente comune. E, nonostante la signora inglese non mi emozioni più di tanto, a parte quando canta, trovo questa sua ribellione (vera o presunta che sia) fantastica. Il motivo per cui mi sta tremendamente sui coglioni è che a Milano ha fatto l'unico concerto della sua vita in cui si è presentata sul palco in anticipo di 5 minuti, mentre io e mia sorella nell'arte e nella vita siamo arrivati con 40 minuti di ritardo. E considerando che ha cantato circa un'ora e un cazzo, fate voi i calcoli. L'unica cosa che mi sono pappato è l'ignobile scena di quando ha sputato la gomma da masticare in faccia al pubblico, cosa che, mi dicono le cronache, fa ad ogni concerto. Però nonostante tutto questo, nonostante il suo modo di fare da ragazzina cresciuta nei centri sociali di periferia, la cofanata dalla voce triste come i suoi tatuaggi mi fa ridere. Il suo ufficio stampa spinge perché lei sia incontrollabile e se si ignora la genesi delle sue basse performance, il risultato ha dei contenuti da non sottovalutare. Colpirne pochi per educarne tanti . "A farglie male però". Certo, magari quelli che educherei io non sono precisamente gli stessi che colpisce lei. Io, per esempio, comincerei a menare a sangue quelli che ti guardono con una faccia di cazzo che la metà basta e ti chiedono: "Tutto bene? Tu stai bene?", non capendo che il mio bene è direttamente proporzionale alla loro assenza. Nano nano.

venerdì, luglio 04, 2008

Li odio... i pinocchietti

Ok, va bene... gli architetti sono delle merde, le città italiane fanno schifo per colpa loro, se la tirano, e i loro progetti fanno pena (senza panico). Bene, che ritornino i geometri, quelli che hanno fatto belle le periferie, le coste della nostra penisola e Milano 2. Bravi. Andiamo avanti così. Mi domando: ma invece di occuparci degli architetetti e dei loro futuri progetti, perché non ci si occupa degli uomini che indossano i pinocchietti, uno degli indumenti che il codice penale dovrebbe annoverare tra i reati? Quelli sono il vero scempio dell'Italia accaldata e soffocante come i suoi abitanti. Sono la peggior cosa che sia mai stata inventata dopo le camicie bianche di Nara con i colli ricamati. E' pazzesco: più uno è basso e dotato di caviglione sformata più ama gli orridi pantaloni che arrivano alle caviglie. E' matematico, come dire: "Berlusconi parla e sicuramente sparerà una minchiata". Uno è nano e si compra i pinocchietti. Non che a quelli alti donino. Ma va. I pinocchietti donano solo al camino quando ha bisogno di una fiamma un po' viva. Non c'è speranza (per chi li vede) e redenzione (per chi li indossa). Ormai è da anni che girano e non c'è giustificazione alcuna: non sono più moda, non sono più novità, non sono più nulla, sono solo uno scempio per la vista, l'estetica, i nostri geni che sbigottiti si dicono: "ma questi er Rinascimento se lo so inventati solo per una botta de culo". E poi queste patacche di fidanzate griffate fino alla crema depilatoria non hanno occhi per osservere la nefandezza con cui si coprono (ahimè non totalmente, le caviglie rimangono al vento) i loro compagni? La Gelmini parla di grembiuli a scuola. Io parlo di pinocchietti sui banchi del tribunale. E per quelli che li indossano nessuno sconto di pena. Grazie. Nano nano
(Nella foto Tito)

mercoledì, luglio 02, 2008

I dialoghi della cappella (non Sistina)

Sono al telefono con una mia collega che si lamenta perché la sua vicina di scrivania parla con i figli. Ne ha tre. Quindi, prima parla con la prima, poi con il secondo e infine con il terzo. La conversazione fa, più o meno, così: "Ciao amore, come è andata a Verona con il papà?". "Hai mangiato?". "Hai fatto la nanna?". "Ti sei divertita?". "Dai su, passami tuo fratello grande. "Ciao amore, come è andata a Verona con il papà?". "Hai mangiato?". "Hai fatto la nanna?". "Ti sei divertito?". Su dai, passami tuo fratellino: "Ciao amore, come è andata a Verona con il papà?". "Hai mangiato?". "Hai fatto la nanna?". "Ti sei divertito?". Lei mi racconta la cosa su messanger. Io rido. Lei è furibonda. Non ne può più di quella demente. A quel punto la chiamo al telefono io. "Pronto?", le dico. "Sono la cappella del tuo ultimo fidanzato, quel gran coione che non ti ha voluta, come stai?". "Sono riuscita a scappare dai suoi slip...". "Non ne posso di quello lo sai? Ah, che vita grama. Da quando ha avuto una figlia, beh io non servo più a niente....". "Prima era tutto un cercarmi ora... bah...". E minchiate di questo genere. Poi, nel pomeriggio ci sentiamo e le dico: "Il mio blog ha pochi post e la cosa mi piace zero. Che scrivo?". E lei, magnifica più che mai, dice: "Beh dopo i monologhi della vagina, occupati dei monologhi della cappella". Ipso facto (come dicono in Germania). Nano nano

giovedì, giugno 12, 2008

Uffa e Uffà

Ero all'Isola d'Elba in vacanza con i miei. Ero più o meno adolescente. Forse meno che più. Non ero ancora un ragazzino, o forse lo stavo diventando. Ero in piena tempesta ormonale. Credo. Mi dicono che a quell'età è così senza distinzione. E se me dicono che era così...sarà così. Dicono. In quel periodo avevo solo un idolo: Edoardo Bennato. Lui con Renato Zero erano la musica. Il resto parole vaghe buttaete lì da gente più o meno interessante, più o meno piacevole, più o meno comprabile. Mi ricordo che quando cacciavo i soldi per i suoi dischi nuovi(e mi riferisco in particolare all'anno in cui in contemporanea ha inciso Uffà Uffà e Sono solo canzonette) mi svegliavo la domenica presto (vero le 9, già allora per me era presto) per ascoltare il disco e imparare a memoria le canzoni. E' una mania che non ho mai perso. Mai. Certo ora non mi sveglio apposta...Isola d'Elba, quindi. Io con il resto della mia famiglia (o la mia famiglia col resto di me?) nel residence Napolen a Procchio. Una sera sento strimpellare la chitarra. Mi affaccio dalla casa, credo allora a piano terra, e vedo un ragazzo di qualche anno più grande di me suonare la chitarra e cantare una (o forse dieci, o cento, o mille) canzone di Bennato. In un nano secondo ho raggiunto il Nirvana. E ho pensato: "E' lui". Cosa intendessi dire per è lui... beh l'ho scoperto qualche anno dopo. Ma di questo chissenefotte. E più interessante invece capire che fine abbia fatto quel figo della Madonna che cantava a squarciagola Nel covo dei pirati o A Licola"? Ora sarà un bolso dai capelli bianchi , i denti scuri e le unghie gialle. Vero? Nano nano

giovedì, giugno 05, 2008

Piove. E chissenefotte

...Sto trascurando il blog e questo mi mette ansia. E poi quei numeri qui a destra che mi dicono il numero di post per anno e mese... come si tolgono? Va be. Adoro questo tempo di merda. Mi aiuta a capire i coglioni, anzi dà un mano alla mia autostima che mi fa dire:"eccallà, n'altro" (la mia autostima parla così...). Piove, non ci sono più le mezze stagioni e i giovani non sono più gli stessi... sono... come dire... "diversi". Ok banalità di cui ormai dovremmo essere pregni, intrisi, averle dentro, fatte nostre. E invece la gente assettata di discorsi inserti (cioè allegati ad altri generalmente dello stesso tenore di interesse) in questi giorni non fa altro che parlare anzi sparlare del tempo. Stanchezza? Colpa del tempo. Stitichezza? Colpa del tempo. Umore nero? Colpa del tempo. Piove? E' colpa del tempo. Tutto è colpa del tempo. Che aggiungere: che con questo tempo "non ho manco voglia de guardarmi allo specchio"....Figuratevi di scrivere un post sensato....nano nano

venerdì, maggio 23, 2008

Universi paralleli

Informazione numero uno: "Universo parallelo, ossia un universo ipotetico separato e distinto dal nostro ma coesistente con esso. L'insieme di tutti gli universi paralleli è detto multiuniverso. Alcune teorie cosmologiche e fisiche dichiarano l'esistenza di universi multipli, forse infiniti, in alcuni casi interagenti, in altri no". (Wikipedia)

Informazione numero due: "John Titor è un sedicente crononauta che si è fatto conoscere esclusivamente attraverso internet. Il suo primo post, con nick TimeTravel_0, è del novembre 2000. Titor ha affermato di provenire dall'anno 2036. Soldato reclutato per un progetto di viaggi nel tempo, è stato inviato nel passato, precisamente nel 1975 per recuperare un esemplare del primo pc commercializzato: l'Ibm 5100, il quale conterrebbe la soluzione per risolvere un bug di Unix". (Wikipedia)

Informazione numero tre: "Franco Simone, il poeta della canzone italiana, ha ricevuto, durante la sua partecipazione al programma in diretta "El Baile" (in onda in prima serata sulla Televisione Nazionale Cilena), il doppio disco di platino per le recenti vendite del cd Grandes exitos en castellano. Il cantautore si è già guadagnato in passato altri 10 dischi (tra oro e platino)". (Ansa)

Domanda: In quale universo parallelo il 6 giugno canterò sul palco di SanSiro? E soprattutto come si fa a passare nell'universo parallelo dove Berlusconi è ancora il costruttore abusivo di casette (con laghetto di fronte e tavernetta annessa) nella periferia di Milano? Nano nano

martedì, maggio 06, 2008

Tú estabas dormida bajo la luna

La situazione è la seguente: palestra, spogliatoio, varia umanità. Io e un tizio che conosco, con cui scambio due chiacchiere due ogni tanto, parliamo del più e del meno. Tipo: "Come va?". "Tutto bene grazie". "Bene". "Certo, bene...insomma diciamo che non possimao lamentarci...". "Che è già qualcosa...". "Certo si potrebbe stare meglio...". Cose di questo genere, insomma. Non so perché ma questa volta dopo il "certo si potrebbe stare meglio..." il discorso ha cominciato a prendere una piega strana che neppure un giapponese con un pezzo di carta in mano sarebbe stato in grado di replicare. Io: "Per esempio se vivessi in un'altra città. Vedi..." E lui in contemporanea a me: "...il problema che vogliamo tutti qualcosa che non abbiamo , qualcosa di irraggiungible. Vogliamo avere, avere, avere. Quando siamo fidanzati vorremmo essere soli. Quando siamo soli vorremmo essere fidanzati. E poi vorremmo...." E io nel frattempo: "...credo che la territorialità sia come le storie d'amore. A volte durano per sempre a volte finiscono. Ecco io in questo momento per esempio vorrei non vivere a Milano. Vorrei essere altrove ma visto che non si può scegliere tutto, resto qui faticando per la mia felicità. Bisognerebbe avere il coraggio, come succede con le storie d'amore appunto, di cambiare ...". E intanto lui continuava con il suo solipsismo sudato e tonico: "...per poi non parlare di quelli che hanno qualcuno ma ugualmente cercano altro, qualcosa in più non rendendosi conto che alla fine perdono tutto e rimangono soli". Sul "soli" ci siamo salutati: "Alla prossima". "Ciao buona serata". Io con i miei sensi di colpa da cattivo ragazzo non ho fatto in tempo a girare l'angolo (ero più o meno nella zona phon) che ho pensato: "ma stava parlando di me?". Pensiero sopraffatto in un nano secondo da qualcosa di più sorridente e sereno. Che più o meno fa così: "...Tu historia, una vez, nos la contó, dios, tu hermanito con su guitarra, tú estabas dormida baja la luna, tú estabas feliz, pequeña Remedios..." La prossima volta non mollo l'I pod neppure sotto la doccia. Lo giuro. Nano nano
(nella foto, la virgen de los Remedios)