Credo di amarlo. Ho deciso. La sua terra in fondo è un po' la mia. La sua voce in fondo è un po' graffiata come la sua, quella della mia (a fasi alterne) preferita. I suoi occhi tristi, furbi e un po' blasé sono un po' quelli che piacciono a me. La sua età è un po' quella di mio nipote (più o meno). Quindi, gli ingredienti perché io mi possa innamorare di Jury ci sono tutti. E lasciamo allora "che ammmmore sia". Lei, invece, non so chi sia, non l'ho mai vista, mai sentita nominare, mai pensato alla sua esistenza. Fino ad oggi. Questo il fatto: "E' fuggita da casa, dove era agli arresti domiciliari, perchè non ne poteva più di stare con la famiglia, ha raggiunto la caserma dei carabinieri di Montesilvano (Pescara) e ha chiesto esplicitamente di essere arrestata e rinchiusa in carcere". Ora amo un po' anche lei. Santa subito. Santa subito. E per sempre. Nano nano
venerdì, aprile 17, 2009
Lo amo. Ma anche lei...
Credo di amarlo. Ho deciso. La sua terra in fondo è un po' la mia. La sua voce in fondo è un po' graffiata come la sua, quella della mia (a fasi alterne) preferita. I suoi occhi tristi, furbi e un po' blasé sono un po' quelli che piacciono a me. La sua età è un po' quella di mio nipote (più o meno). Quindi, gli ingredienti perché io mi possa innamorare di Jury ci sono tutti. E lasciamo allora "che ammmmore sia". Lei, invece, non so chi sia, non l'ho mai vista, mai sentita nominare, mai pensato alla sua esistenza. Fino ad oggi. Questo il fatto: "E' fuggita da casa, dove era agli arresti domiciliari, perchè non ne poteva più di stare con la famiglia, ha raggiunto la caserma dei carabinieri di Montesilvano (Pescara) e ha chiesto esplicitamente di essere arrestata e rinchiusa in carcere". Ora amo un po' anche lei. Santa subito. Santa subito. E per sempre. Nano nano
venerdì, aprile 10, 2009
Circ...us.
Abbattetemi definitivamente. Lo ridico. L'ho ridetto. Sono un poverino. Sono al lavoro. Parlo con una mia collega del reportage de Il Giornale sulle storie di vita dei morti in Abruzzo. Poi parliamo del terremoto. Stiamo ragionando sull'area colpita che in fondo è molto ridotta rispetto ad altre catastrofi simili avvenute in Italia. Io dico: "In effetti l'area è cinconcisa". Non arrivo a "circonc..." che mi accorgo che qualcosa non va. Ma lo stesso aggiungo "...isa". Il collega (per altro lo stesso di aut aut) mi guarda e dice: "Circoscritta, coglione". Io rido. So che è colpa mia. Solo e assolutamente colpa mia. E di mia sorella "nell'arte e nella vita". A forza di dire "tanto di cappella" al posto di "cappello", "circonciso" al posto di qualsiasi cosa inizi con "circo", appunto, e nefandezze simili, è il minimo che può accadere. Fatemi fuori. Insisto. La storia vi assolverà. Nano nano
giovedì, aprile 02, 2009
Dom-2 per tutti
Leggo sul Corriere della sera, il quotidiano milanese da 15 anni diretto alternativamente da De Bortoli e Mieli, che in Russia c'è Dom-2 una versone del Gf che dura da cinque anni. I concorrenti possono uscire dalla Casa, ma sempre seguiti dalle telecamere, alcuni si sono sposati, ci vive anche una famiglia e la conduttrice, tale Ksenia Sobchack, è una sorta di Paris Hilton colbaccata. E io che in questi ultimi giorni (più o meno 15 mila anni, bisestili compresi) mi sento vuoto come l'ereditiera, brindo all'idea che una poveretta con la zazzera platinata, l'occhio azzurro e lo sguardo intenso come una Barbie (ma di quelle con gli occhi stampati male) sia la reginetta catodica più amata dagli ex comunisti. A parte che il pezzo è scritto con il culo, trovo delizioso questo reality portato al parossismo, conduttrice inclusa. Se reality deve essere, che sia infinito. Un po' come Sentieri che dura da 72 anni, (ora è stata annunciata la fine). Rimanete per sempre nella Casa. Chissenefotte di voi. Anzi una proposta al G20. Perché non diventa un reality anche quello? Sì, in stile Dom-2. Così almeno ce spazziamo via 20 imbecilli tutti di un colpo. Il negretto compreso. Riassumo la mia proposta: Grandi Fratelli a go go che durino dai 5 anni in su. Con una clausola: "Chi entra non esce più". Da scrivere piccola piccola, come fanno le assicurazioni, però. Nano Nano.(Nella foto, Ksenia Sobchack)
martedì, marzo 24, 2009
I glutei di Larsson
Lo dico? Ok lo dico. Uomini che odiano le donne è una cagata pazzesca. L'ho detto. All'inizio mi sembrava carino. Poi, è diventato una minchiata senza senso. Mi mancano ancora una cinquantina di pagine, ma non credo che mi faranno cambiare idea. Scritto bene. Ma che c'entra? Anche il catalogo dell'Ikea è scritto bene, ma mica per questo è diventato un best seller. La descrizione della vita in redazione è più ridicola della sceneggiatura di Giornalisti la fiction flop di Mediaset di una decina d'anni fa. Il dramma è che il protagonista fa il giornalista. E come dire: "non male The Millionaire, però, certo l'ambientazione in India non è per niente azzeccata". Quest'anno è la seconda delusione che prendo. La prima è stato quello slavato di Paolo Giordano e i suoi numeri primi. Che è un altro orrore. Una somma di pseudo banalità uscita male. I numeri glieli vorrei vedere stampati sul petto, nel braccio della morte. Metaforicamente parlando ovviamente. Bene. Me so sfogato. Ora torno alle mie frustrazioni. Ovviamente non vedo l'ora di finire il libro. Me serve per fare i glutei. Nano Nano
sabato, marzo 21, 2009
Donna Julia
Julia Roberts a Io donna dice che "dalla vita ha sempre avuto tutto" e spiega "come fare". Io dalla vita in questo momento ho solo strane pieghe di uno strano tessuto adiposo e vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse come toglierle. Di più. Vorrei che fosse Julia Roberts stessa a spiegarmelo. E poi già che c'è che mi dicesse anche perchè Io donna (l'inserto del Corriere della sera) fa così cagare. Caso mai sapesse cos'è. Oggi che è domenica e sono le 19.56 e sono ancora al lavoro vorrei tanto aver fatto nella vita il dimostratore di attrezzi ginnici per Mediashopping: lì tutto il giorno a fare addominali e glutei, sorridere alle telecamere e sognare di diventare un giorno, che ne so: una tartaruga Ninja o Fiorello. Qualcosa del genere. Sarebbe così rilassante... Oppure farei Julia Robert che dispensa consigli. Però sottovoce e a chi dico io. Oggi gira così. Nano nano
martedì, marzo 10, 2009
Mork e Milly
A Sanremo c'è da ghignare sempre. Anche quando il festival è finito da mo'. Sono lì per il Premio della Tv. Gli ex Oscar. Mi sa. tre orette prima della diretta serale incontro Milly Carlucci sul palco dell'Ariston che sta salutando maestranze varie e signore cotonate che si vogliono fare fotografare con lei. Io indosso jeans, un giubbotto di pelle, un cappellino e i Ray-Ban. Ho lavorato con lei tempo fa, ci conosciamo. Le passo vicino, le tocco una spalla e le dico: "Milly, Alberto come stai?". Lei mi guarda un secondo un po' così poi dice: "Alberto, scusami non ti avevo riconosciuto". "Beh, in effetti", dico io, "ho un look un po' da 15enne". E lei, stupenda più che mai risponde: "Sì, proprio da 15enne, ma che bel 15enne, proprio un bel 15enne". Scandendo il concetto parola per parola. Come posso non amarla? Nano nano
lunedì, marzo 02, 2009
Io Marcello, tu Sophia
Due volte in un giorno mi sembra meritevole di racconto. Prima volta. Ho la schiena bloccata il mio medico mi ha dato delle punture. La prima ma l'ha fatta lui, per la seconda sono stato nel Centro Medico di Mediaseeeeeeeettttttttt e me la sono fatta fare dall'infermiera. Lei: "Sa che queste punture bruciano vero?". Io con la chiappa al vento (stoicamente faccio le punture in piedi e non sdraiato): "Lo so, ma l'ha già fatta ieri il dottore". Lei non paga: "E poi, questi antidolorifici hanno più ml degli altri". Io: “Cioè che c'è più liquido?". Lei: "Esattamente". Io: “Quindi bruceranno di più". "Lei con voce goduriosa: "Bravo". Poi il colpo finale: "Ma sua moglie non le sa fare le punture?".Arrivo al lavoro. Mi siedo. Dopo poco mi chiama l’Alitalia. Ho prenotato un viaggio con mia sorella nell'arte e nella vita. La tipa dell’Alitalia mi dice: "Signora Sorella nell'arte e nella vita?" Io. "No, ma dica a me". Lei: "La carta di credito non può essere utilizzata e quindi non mi prende la prenotazione". Io: "Ok, mi sembra strano l'ho usata ieri e funzionava. Comunque nessun problema". Su messanger scrivo a mia sorella nell'arte e nella vita: "Hai li la carta di credito?". Lei: "No. Arrivo alle 8 a casa però". A questo punto parlo con l'operatrice: "Non riesco a darle l'altra carta cosa posso fare". L'operatrice: "Beh, se neppure sua moglie può fornirmi un 'altra carta di credito, facciamo che la richiama alle bla bla bla". Moglie? E due. Ops, vuoi vedè che so anche poligamo... Nano nano
martedì, febbraio 24, 2009
Ciao nì
Non funziona così. Mi dico. Invece funziona così. E punto. Punto a basta. Il resto tematiche di cui si può anche fare a meno. Nonostante il mio mal di schiena, nonostante Joan Collins fosse alla serata degli Oscar e nonostante il mio nuovo tavolo circolare con base in fusione di alluminio e piani in cristallo extrachiaro temperato da 10mm (na bbomba), non funziona così. Porca eva, continua ad esserci qualcosa che non va in me. E non va bene. Non va per niente bene. Io la vita la faccio molto più semplice di quello che è, forse. Dovrebbe essere tutto molto più semplice, forse. Non vedo perchè tante menate quando tutto può pacatamente essere definito da un "sì" o da un "no". E poi su questo si può costruire un mondo. Un po' come se vivessimo perennemente in un casting di X fatcor: "Per me è sì", "Per me è no" e stop. Invece me sembra tutto un: "Tu no, ma forse se ci penso bene è un sì", "Tu sì, ma solo per tre giorni poi è no", "Tu no, da ora in poi. Fra tre ore è sì, ma poi diventa ancora no". Pufffffff. Io detesto il "nì". Almeno da quando Renato Zero mi è diventato prete. Probabilmente il mondo non la pensa come me. Il mondo è fatto di tanti, infiniti e traballanti "nì". In effetti siamo nel paese dei catto comunisti. Più "nì" di così. Ni-ni ni-ni
giovedì, febbraio 19, 2009
"Bla bla bla". Solo, però
Faccio un corso di teatro dove si fa improvvisazione, disciplina in cui faccio cagare. Ma questo non è il punto. So che è come dire: "Faccio il corso per diventare panettiere e in Impasto, farina, acqua e lievito, faccio cagare", ma non è questo il punto. Il punto, appunto, è che durante il riscaldamento seguiamo pedissequamente quello che ci dice l'insegnante. Del tipo: "Camminate, i vostri passi sono casuali, ora invece è come se il vostro corpo pesasse quintali. Ora state camminado sul ghiaccio, ora nel fango ora sulla Luna" e minchiate di questo genere. L'ultima cosa che dovevamo fare era "camminare arrabbiati, parlare da soli e poi sorridere e riflettere sull'accaduto sempre parlando da soli". Un brivido mi ha violentato la spina dorsale perché ho pensato: "Beh, è quello che faccio da una decina di anni: cammino, parlo da solo, rifletto, critico, mi incazzo, faccio commenti". Praticamente in quella sala di via Ampere non ho fatto altro che palesare la mia ordinaria e quotidiana condotta. Ma non è bello vedere gli altri che lo fanno per recitare e sapere che io invece lo faccio per abitudine. Qualcuno mi sega le corde vocali, così almeno muovo solo la bocca ed evito di spaventare i comminatori a me vicini che mi guardano (me ne sono accorto, eh) e mi sfuggono come se davanti a loro ci fosse Ivana Trump con i capelli bruciati e il silicone sciolto? Nano nano
sabato, febbraio 14, 2009
Silver Pigeon III
Io sono contro la caccia. Anche se gli uccelli non mi fanno impazzire, soprattutto l'upupa che ogni mattina alle 5 gorgheggia nel mio cortile. A dire la verità, ora che hanno tagliato un po' i rami delle due piante che fanno arredo, non la sento più. Boh... Le avranno segato le corde vocali per sbaglio... chissà. Dicevo... Io odio i cacciatori e la caccia, ma in questo caso avrei voluto tanto possedere un Silver Pigeon III Beretta e far fuori i due orridi piccioni che per tutto il 14 febbraio si sono posati sulla O di Google. Punto uno. Che cazzo ci fanno lì? Punto due. Quanto orridi sono? Punto tre. Ma San Valentino non si era ritirato? Nano nano
sabato, febbraio 07, 2009
Così... tanto per dire
Sono in palestra. Con lo stesso con cui post fa mi disse cose che non capivo e che continuo a non capire. Ora la situazione è un po' diversa. Io mi sono appena svegliato da una pennica pomeridiana durata due orette abbondanti. Non siamo più negli spogliatoi, ma siamo in sala. Lo saluto gentilmente. Mi dice: "Ma che fai sempre con la musica nelle orecchie, ti prepari per Sanremo?". "Sì mi verrebbe voglia di rispondergli con David Gandy". Invece sorrido. Butto lì un: "Come va?". In realtà vorrei buttarmi sul tapis roulant e concentrarmi sui glutei. "Mah, insomma", mi dice. "Ho mia madre che non sta bene si è rotta il femore. Ha 86 anni ma è ancora molto in gamba (quale, quella sana, mi chiedo?) e ora è un disastro". "Ma dai", faccio. "E dove vive?". E Lui: "Un po' ovunque, sai noi figli abbiamo case abbastanza grandi che possono ospiarla e lei passa il tempo un po' qua e un po' là". E io: "Certo, poi a quell'età e se sono sempre state bene, cominciano a deprimersi e finiscono in un vortice difficile da contenere". Lo stesso in cui vorrei essere io al posto di stare a parlare con lui. Poi, sorrido e commento: "Va beh, ci vediamo poi, vado a fare un po' di esercizi". Lui bofonchia un: "Ok, a dopo". A dopo? Ma a dopo quando che mi hai depresso in un nano secondo? La prossima volta, lo giuro, se mi chiede: "Come va?", gli rispondo: "Beh, insomma povera Eluana..." Così tanto per dire... Nano nano
lunedì, gennaio 26, 2009
Out aut

Sono al lavoro. Sto scrivendo: "D. è di fronte ad un out out...". Ma la cosa non mi convince. Chiedo a un mio collega: "Ho un vuoto di memoria: come si scrive aut aut?". E lui: "Aut aut". Io. "E' vero che è francese". Lui: "Latino, demente". Questo sono io in questo momento. Da prendere e tirare nel cesso. Va beh... Non sono i dubbi quelli che mi spaventano, ma i miei commenti. Passerà anche questo stato di pseudo presenza. E passerà anche questa mania di non frenare la parole onde evitare disastri. Venerdì sono stato ad una festa. Un mio stretto conoscente ha compiuto 27 anni. Mi ha invitato... in un bistrot (che notoriamente un termine tedesco) qui vicino a casa mia. Bistrot Giacomo o qualcosa del genere. A parte che la prima persona palesatasi davanti ai miei occhi assonnati è stato Edoardo Costa e io che di base sono un moralista, seppure in versione hardcore, mi sono chiesto: "Ma questo che fa in giro che c'è Striscia che lo cerca? " A parte lui, di cui chissenefotte, a metà serata ho fatto chiacchiera con una tipa veneta che lavora da qualche anno a Roma. Parlando del più e del meno mi ha detto che i romani non le stanno bene, che sono volgari, che l'ambiente è provinciale, che la gente è patacca, che sono poco interessanti, vestono male, non hanno gusto (etc. etc.) e che lei per stare più lontana possibile da quella città, appena può se ne va via. "Sai, durante l'estate non ho perso un'occasione per andarmene da Roma: Porto Cervo, Capri, Saint Tropez, Panarea, Cortina... lontano dai romani così burini...". E io che pensavo: effettivamente sai a Panarea quanta gente raffinata si incontra? La Giò, la Pat, la Ni, la Meli, la Cri... Per non parlare di Porto Cervo. Quello che ha più gusto gira con un doppiopetto dai bottoni d'oro e una bandana in testa. A volte vorrei l'eutanasia momentanea. Per un'oretta o due. Non di più. Giusto per vedere gli angeli. Loro magari sparano meno minchiate. Nano nano (che è un po' come aut aut).
martedì, gennaio 20, 2009
Tanti lui
Siamo lì. Balliamo. Tutti e due. Io e lui. Lui alto e bello, io piccolo e indifeso. Ma non è vero. Lui alto e bello. Io piccolo e forte come Braccio di Ferro alle prese con i suoi spinaci. Tra noi pochi sguardi, poche parole, pochi abbracci. Non li cerchiamo più. Siamo stati un equivoco. Lo so. Bello, ma pur sempre un equivoco. Io, questa volta con un altro lui, bevo, gioco e mi muovo. Mi piace essere tornato lì, dopo tempo che non avevo più voglia. La musica è bella. La gente anche. Siamo tutti belli, per qualcosa o per altro in fondo. Si vede. Si respira. Si sente. Immobile vedo lui. Lo guardo, mi guarda, lo riguardo, mi sorride, gli sorrido. Non ci conosciamo, non ci siamo mai visti. Poi, ci dimentichiamo: lui nella sua immobilità io in un altro gin tonic. Ognuno pensa ad altro. Io so a chi sto pensando. Vorrei fosse qui con me. Poi, di colpo ci ricordiamo di noi: io sto uscendo dal bagno, lui mi ferma. Ci parliamo, ridiamo, scherziamo, ci attacchiamo ad un altro gin tonic. Siamo lì. Balliamo, non siamo più in due, non siamo più in tre. Siamo in tanti. Tanti "lui" che si agitano per non stancarsi. Di noi. Paradossale. Nano nano.
venerdì, gennaio 16, 2009
Pena e panico permettendo
Lucia Annunziata litiga con Michele Santoro e lui dà fuori di matto in diretta tv. Lei sta buonina un secondo, poi di scatto si alza e saluta piccata. Me fanno morì. Due prepotenti che da quando si sono sganciati dai catto-comunisti li adoro. Mi piace vedere due istintivi alle prese ognuno con i propri fantasmi e con i propri nervi scoperti. Adoro queste scene in tv. Mi piacciono perchè così torno a pensare che di gente capace di difendere le proprie idee con altre idee ce n'è piena l'aria. Mi piacciono perchè così torno a pensare che intorno a un'idea si può ancora discutere. Mi piacciono perché volo nei miei mondi pieni di phatos, ethos e logos (non c'entano nulla Dolce & Gabbana, tranquillini). E una volta lì, nei miei mondi, mi faccio coccolare. Pena e panico permettendo... Nano nano
sabato, gennaio 10, 2009
Lo giuro
Come si chiama sta influenza de merda? Australiana? Se vede, forse perché te abbatterebbe anche un canguro. Ho dormito 36 ore di seguito e mi sono svegliato come se mi avessero menato per altrettanto tempo. Ora mi riprendo e poi sarò na bbomba. Pronta ad esplodere. Lo giuro (o "l'ho duro", come dicevano le reclute al giuramento?). Nano nano
mercoledì, dicembre 24, 2008
Ode a Haaz
"Sleiman is originally from Lebanon and currently lives in Los Angeles. One of Haaz’ first roles was in the African-American gay comedy film The Ski Trip. Currently, he has performed as second lead in the indie feature entitled, The Visitor, directed by Thomas McCarthy (director of the Sundance Film Festival critically acclaimed film The Station Agent); Haaz plays a professional djembe drummer. Other full feature films include Offside: The Price of Dreams, in which he plays a hit man; What Goes Around, in which Haaz played a bi-racial drug dealer; he also co-starred in the film, American Dreamz alongside Hugh Grant and Dennis Quaid"Mediorientale, musulmano e attore. Beato lui. Nano nano.
martedì, dicembre 23, 2008
Chiamatemi Belen
La mia sindrome si chiama "sindrome Belen Rodriguez". Ovvero la sindrome della pupa del gangster. Ovvero la sindrome delle ciabattaia. Per fortuna la mia è solo a metà. Non amo i boss, non amo il potere, non mi interessa chi ce l' ha. Io, ed ecco perché sono stato solo parzialmente colpito, vado pazzo per i boss laterali, gli ex boss (o quelli in divenire), per i boss decaduti, i secondi, iterzi, quelli che sfiniti aspettano che il bar chiuda mentre raccontano al barista la loro vita. Odio il glamour della fama, amo la timidezza del successo che non c'è ma che potrebbe arrivare, adoro anzi di più, stra-adoro, il successo che se ne è andato e che ti lascia lì disarmato e senza nemici. A che servono se sei solo? Ecco, la mia sindrome si chiama "sindrome Belen Rodriguez", ma anch'essa, ed è per quello che è limitata, come tanto di me è azzoppata (anche se il piede offeso a settembre ora è in forma). Ecco perché andrò a vedere Madonna, per esempio, solo quando canterà in un cinema, avrà la ricrescita sui capelli, la pelle raggrinzita, le chiappe cadenti. Prima non mi interessa. Chiamatemi Belen. Nano nano.
sabato, dicembre 13, 2008
Non so se il cuore ce la fa
Vorrei scrivere: "non so il perché", ma invece lo so perfettamente. Quindi: so perfettamente il perché. Il perché in questi giorni la frase: "Ma quando dici non lasciarmi solo, non so se il cuore ce la fa" mi ronza in testa come un'ape in cerca del suo bisfrattato alveare. Lo so e non mi piace. Lo so e mi fa volare nonostante tutto. Lo so e mi commuove. Perché il mio cuore non ce l'ha mai fatta, perché il mio cuore è sempre tornato indietro, perché il mio cuore non è mai stato capace di lasciarlo solo. Non ce l'ha fatta. Sono passati anni per questo mi commuove, per questo la cosa mi fa rimbalzare indietro a centomila chilometri orari. Indietro a quando chiudevo gli occhi e pensavo al mio cuore che non ce la faceva, indietro a quando riaprivo gli occhi ed ero sicuro che non ce l'avrebbe fatta. E così è andata. Maledetto cuore. Nano nano nonostante il natale.(Nella foto Franco Trentalance, anche lui ha sempre bisogno che il cuore ce la faccia)
sabato, dicembre 06, 2008
Odio invecchiare
"Non ci voglio pensare. Mi fa schifo invecchiare, spero di essere morta"
"Se dovesse arrivarci?"
"Ci arriverò. Se ho compiuto 50 anni e mai avrei pensato di farlo, arriverò anche a sessanta".
"Va ancora in analisi?"
Risposta. "Da quasi 30 anni. Con il primo terapeuta dopo quattro anni di percorso, sono andata a letto.Con la seconda un'ebrea argentina che voleva punirmi per quelloc he avevo fattoc on il suo collega, sono rimasta 7 anni. Sono scappata quando ho capito che ero riuscita ad annullare totalmente la mia vita sentimentale e sussuale. Sette anni buttati. Con il terzo ho fatto un percorso di 12 anni, finito quando mi ha detto che non voleva più vedermi. Per me è stato come un lutto".
(Giuliana De Sio a Vanity fair)
mercoledì, dicembre 03, 2008
Val bene una mossa

Sono al Queen, sono sugli Champs Elysées. Ho una rosa in mano, ho freddo, cerco un taxi e penso a quel corpo danzante sul cubo davanti a me: un tatuaggio tribale è l'unica cosa che aveva in più. Il resto era perfetto. Penso a tutto quello che non dico e penso quando sono solo, a tutte le cose che vorrei fare e non so fare, a tutte le cose che mi passano per la mente e non si fermano. E io le devo rincorrere per disintegrarle. Perché altrimenti so che tornano più forti di prima. Non sempre ce la faccio. Non sempre ci riesco. Poi, penso a tutto il resto e respiro profondamente felice di quello che mi gira dentro. Non intorno, come invece fa la musica. Penso a me che vorrei innamorarmi di una persona sola e invece disintegro il mio cuore in cento pezzi. Penso ai pezzi e mi viene in mente l'unico puzzle che abbia mai fatto: Lupo Alberto. Guarda il caso. Poi, penso tutto quello che posso ancora avere e lo sottraggo da quello che ho già avuto. E il risultato mi fa cagare, ma so che la matematica non è il mio forte. E quindi sorrido. Come ho fatto di fronte a un ragazzo di colore e il suo fidanzato che invece di colore non era, che si baciavano e si accarezzavano in un bar del Marais. Penso a tutti i baci che vorrei dare io. E parte il mio film fatto di principi azzurri più o meno colorati e più o meno biondi. Mi muovo dalle mia vita e tutto comincia ad essere diverso da prima. Tutto ricomincia a muoversi, a fluire a partire. Fa bene. Parigi, del resto, val bene una mossa. No? Nano nano
(Una foto di Lee Miller, per te... )
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