venerdì, marzo 11, 2011

Tetrico

Tetrico. Che meraviglia. Il dizionario spagnolo mi dice che "tetrico" significa: "oscuro, ombroso, triste, che fa pensare alla morte". A me la parola ha ricordato il film di Francis Ford Coppola che in Italia è stato tradotto Affari di famiglia (titolo originale Tetro). Stupendo. Bene. Wikipedia mi dice che Tetrico è stato "l'ultimo imperatore è stato l'ultimo imperatore dell'Impero delle Gallie, uno stato secessionista dell'Impero romano durante la Crisi del terzo secolo. La sua sconfitta per mano dell'imperatore romano Aureliano coincise con la riunificazione delle Gallie all'Impero romano. È elencato tra i 30 tiranni della Historia Augusta". Però, non so perché, il primo tetrico mi piace di più. Nano nano (dark side).
(Nella foto Alden Ehrenreich, protagonista di Tetro)

lunedì, marzo 07, 2011

cuore fuorilegge


"Il nostro cuore fuorilegge che spara colpi di dolore". Così, in testa ho questa strofa, sapendo perfettamente che il mio cuore di fuorilegge ultimamente non ha più nulla. Seppelito. Qualcuno dice. Vivo. Lo pensano altri. Silenziosamente palpitante. Ne sono convinto io. Tre ipotesi di sopravvivenza su questa calotta disperata che si chiama terra. Sto scoppiando. Forse è la primavera, forse è la prima volta, forse è la prima media. La mia testa sta ancora lì in una scuola di provincia animata da bambinetti con le ginocchia sbucciate. E io il piccolo monello che deve fare il bravo per non deludere nessuno. Con una fatica immane che sa di voglia di mandare tutti a farsi fottere. Per poi, finalmente seguire... il suo cuore fuorilegge... Nano nano
(nella foto Mark Salling, Glee)

lunedì, febbraio 07, 2011

Cam together

Lei è una pattonazza di periferia che assomiglia a Caterina Zeta Jones con gli occhi chiari e i capelli biondi. Il film è una baraccata post crisi senza un filo di imprevedibilità. Le musiche fanno muovere le gambe e trattengono lo sbadiglio. Le coreografie sono ferme a Sweet Charity e a tutti i musical copiati dalla mente, probabilmente geniale, di Bob Fosse. Per questo appunto piacevolissime. Lei è grandiosa nella sua stazionaria rigidità. Parliamo di Christina Aguilera, Burlesque e Cher. E poi c'è lui, tale Cam Gigandet la cosa meglio riuscita dell'intera sbobba. Anche senza riconoscere in lui una sola dote artistica. Ma a volte non è necessaria per colpire dritto al cuore, soprattutto se conservato dentro un paio di mutande strette. Un po' come l'involucro di pelle che racchiude Cher o i corsetti del burlesque. Appunto. Nano nano

sabato, gennaio 29, 2011

Verso il basso

Palestra. Tardo pomeriggio. Voglia di pesi zero. Voglia di volare altrove tanta. Ma lì, nel cubo di cemento tirato a lucido tra bilanceri e tapis roulant è difficile mettersi le ali. Palestra. Tardo pomeriggio. Addominali. Sdraiato sul tappettino verde sbrindellato come la mia coscienza atletica, mi do da fare per mantenermi dignitoso nella mia età adulta. Lì vicino a me un adolescente non ben identificato: forse di 18 anni, forse di 25. Pantaloncini corti, smanicato, camminata a papera, sguardo perso, cicca in bocca, occhio furbo, alto. Con un'abitudine. Quella di continuare a sistemare i pantaloni abbassandoseli sotto la vita. Esattamente il contrario, e qui arrivo al punto, di quello che ha fatto la mia generazione negli anni ottanta dove i jeans arrivavano alle ascelle. Un vezzo che guarda in giù invece che in su. Verso il basso. Noi verso l'alto. Per finire poi in una palude. Nano nano

mercoledì, gennaio 05, 2011

Silver steak

Buon anno, prima di tutto. Il resto è vita... Diceva qualcuno decadi fa in televisione. E' stato un innamoramento quello tra me e Silver Streak: Londra, New Bond street, la via più tirata a lucido della città di queen Elisabeth. Passeggio, mi guardo intorno, scatto fotografie con la mia nuova macchina fotografica che fa tutto da sola, un po' come le mie anarchiche sinapsi, poi di colpo vedo il bestione: gigantesco, metallico, curvo e arzigogolato. Feroce nella sua innocente tenerezza che guarda dalla vetrina dell'Opera gallery. E' lì, con la sua mole che sfida gli infreddoliti passanti pronti a scrutare lastre di vetro con dentro desideri che ti sfiniscono con la loro inutilità. E' composto da qualcosa come 3000 grucce metalliche, quelle che ti danno nei lavasecco, per intenderci, e vale 400 mila euro. L'artista si chiama David Mach ha impiegato più di 3 mila ore per realizzarle questo personale King Kong e spiega così il suo lavoro: "Mi piace utilizzare materiali comuni, materiali che fanno parte della vita di tutti noi. Noi ci sono oggetti speciali. Non sono mai stato in un negozio d'arte a cercare cose particolari. Più semplicemente le scelgo dalla vita di tutti i giorni". Vorrei diventare una scultura. Essendo pop. Punto. Nano nano

lunedì, dicembre 27, 2010

Il giusto precius

Vanity dice che lui è l'amico di Lady Gaga. Si racconta che è stato beccato a Milano all'Atomic: "Dalla porta entra un ragazzo bellissimo: alto. capelli biondi e occhi blu. Porta una giacca vistosa, leggins d'oro e scarpe da donna. Non è una trans, è solo truccato meglio di tutti". E' una via di mezzo tra Rupert Everett, quando però era figo vero, e Andrea Raviola un mio conoscente ex Coniglio Viola. Assomiglia a loro. Lui è il leader dei Semi Precius Weapons. E disegna gioielli. Bene. Nano nano

venerdì, dicembre 24, 2010

Buon Natale?

Il ricordo più vivido che ho sui bigliettini di Natale è il seguente: sono a casa mia con mia madre e mia sorella, quella vera non quella nell'arte e nella vita, loro stanno parlano non so di cosa, mi ricordo che era giorno e io avrò avuto 14 o 15 anni. Ad un certo punto io interrompo il loro fiume di parole inutili per dire: "Ho pensato che quest'anno invece del semplice Buon Natale ci metto un punto interrogativo. Del tipo: ma sarà proprio un buon Natale?". Silenzio. Sguardi simulanti una sorta di disapprovazione e poi mia sorella che dice: "Ma cosa vuol dire? Il Buon Natale è un augurio, mica una domanda". E io: "Davvero?". Stop. Non ho ovviamente mai messo nessun punto interrogativo sugli orridi bigliettini natalizi, ma ogni volta che ci si avvicina al 25 dicembre mi viene in mente quel mio dubbio mai dipanato. Ora, che sono diventato grande, non credo più a Babbo Natale come in Dio, continuo ad avere nella testa quel segno grafico che non ho mai avuto il coraggio di sbattere sul bianco del cartoncino. Con la certezza però che quando mi riconvertirò al cattolicesimo lo farò. Nano nano.

lunedì, dicembre 20, 2010

El mundo


"...La locura no era mas que un desplazamiento dentro de la vita,una manifestacion de la logica misterioda de la cual formabamos parte. El error era interiorizarla como un problema..." "...Por esto veiamos muertos donde solo habia desplazamientos de la vida..." Lui si chiama Juan José Millas, il libro in questione El mundo. Io mi chiamo penaepanico e chissà se ci sarà mai un libro in questione. Nano nano

giovedì, dicembre 16, 2010

Dove sei?


Non c’è nessun punto che mi faccia uscire da qui. Fermo mi limito a pensare alle cose che vorrei mandare oltre il mare. Ma non ce la faccio. Mancano i punti di contatto che mi facciano andare via. I punti contatto… Cambiano ma sono sempre gli stessi. Si modificano, ma alla fine servono sempre nella stessa maniera. Si trasformano per non farsi riconoscere ignari della loro debolezza. Dove sei? Non lo so. Io sono lì. Nano nano

giovedì, dicembre 09, 2010

Foto

Sto caricando le foto. Mattoni, posti, stanze, finestre, vetrate, scorci, sguardi... Cose che poi di colpo si interrompono lasciandoti solo. E di colpo poi ti accorgi che tutto è finito. Che quelle cose che credevi poter vivere per sempre non ci sono più. Non perché fossero importanti, è la vita bellezza, ma perché come il vento ti sono entrate nelle ossa e lì sono rimaste finché non ti sei scaldato. E le hai fatte tue. Appunto: arrivate, prese, fatte tue. Poi, però dimenticate. Come tutte le cose che smettono di appartenere a qualcun altro e diventano tue. Sì, dimenticate. In fondo succede sempre così: quando qualcosa comincia ad appartenerti, finisce di emozionarti e torna ad essere interessante solo quando smette di nuovo di essere tua. E' naturale. In un mondo di bulimia e di possesso. E' naturale in "un mondo cattivo senza pietà che nasconde dentro di sé un cuore selvaggio". Anche per i luoghi vale la stessa cosa. Solo chi ha grande coraggio ha la forza di fermarsi e di fare in modo che quei posti non entrino mai nelle ossa, non vengano mai scaldati, e restino lì tesi a farsi guardare. Solo così si amano per sempre e non se ne vanno mai. Neppure quando li fermi in una fotografia e li consumi con lo sguardo. Da vicino. Nano nano

mercoledì, dicembre 08, 2010

Lì fuori


Sono a Brno. Sono all'aeroporto. Sono. Che a volte potrebbe bastare. Fuori c'è la nebbia. Dentro tutto il resto. Guardo il bianco della luce che sa di opaco come l'alabastro, ma anche come la nebbia appunto. Ombre, figure deboli, profili affannati, silhouette che fanno fatica a trovare la loro forma. A Brno c'è la nebbia. Fuori. Dentro tutto il resto. Nano nano

sabato, novembre 27, 2010

Ci, emme, bi

Celia Cruz che mi invade dal computer, Ricky Martin che mi racconta la sua storia e Enzo Baldoni che mi fa venire la pelle d'oca. Mi aveva chiamato qualche anno prima di morire per complimentarsi per un articolo che avevo fatto su di lui e su una sua campagna pubblicitaria. Lo fanno in pochi. Lui è stato uno di questi. Oggi va così: emozioni che salgono, pensieri che non riescono più a stare sotto la coltre di nuvole, lacrime che non hanno bisogno di scendere perché non c'è nessuna ragione se non quella della vita. "E' la vita bellezza", altro che la stampa. Oggi va così. Oggi ho voglia di essere altrove e farmi coccolare dalla voglia di essere qui. Mi capita spesso ultimamente. Nano nano

lunedì, novembre 22, 2010

Odio la gente

"... Io non sono normale, odio, odio babbo natale, me la prendo con tutti e per niente e ce l'ho con la gente. Io non sono normale ...". E' così. Odio la gente. La detesto. Soprattutto quando parla italiano, soprattutto quando dentro di sé batte un cuore evasore. Fiscale, naturalmente. Odio l'arroganza intrinseca nelle frasi di cortesia che di gentile hanno poco e sanno, al contrario, di sopraffazione. Predominio che, è inutile dirlo, si sgonfia con un soffio flebile e deboluccio. Odio la gente che domina a suon di voce alta i decibel di qualsiasi spazio pubblico occupato. Per altro per quel che penso io, sempre abusivamente. E non importa cosa si dice. L'importante è dirlo. Un po' come i nostri tiggì. Non è importante quello che trasmettono è importante trasmettere, occupare quella mezz'ora di palinsesto che va dalle 20 alle 20,30 senza farsi troppe domande. Senza fars sì, meglio, che la gente si faccia troppe domande. Eccallà. Ci risiamo. Altro che gente di mare. Noi siamo gente di tivù. Facile da odiare. Forza Italia. Nano nano

mercoledì, novembre 10, 2010

Non siamo Lady Gaga

Noi non siamo Lady Gaga. Qui di Stefani Joanne Angelina Germanotta non se ne vede l'aria. Qui al massimo ci si fa un cargo di Vittorie (Michele e Brambille) tutte a tavolino per altro. Qui di rockettare dalle movenze plastificate e dalle spalline rotanti, che ricordano un po' Goldrake un po' Joan Collins quando si calava nei panni anfetaminici di Alexis Carrington non se ne vede l'ombra. Qui da noi il talento che sa di sedute evitate dallo psicanalista e movimentati dialoghi con il proprio io, non lascia il segno. Al limite solo se passa dal chirurgo plastico e se è posizionato all'altezza dei capezzoli. Lì di talento gonfiato ce n'è a iosa. Noi non siamo Lady Gaga. Noi non possiamo disturbare. Possiamo intrattenere, ma non disturbare. Intrattenere senza fare troppe domande, senza apparire troppo e soprattutto senza stimolare nessuna prurigine nei telespettatori addolorati, a loro insaputa, per la perdita di sé stessi. Lady Gaga da noi non esiste, non può esistere si farebbe del male a correre sui suoi zatteroni luminescenti per scappare all'ipocrisia. Lady Gaga è un miraggio per noi che siamo assuefatti da madonne non necessariamente canterine e santi che ci proteggono spiaccicati sui muri, avvolti in fogge e colori da far impallidire il suo guardaroba. Ma quelli hanno l'aureola sulla testa non l'ossigeno che li fa biondi platino. Non scherziamo. Noi non siamo Lady Gaga. Noi non vogliamo inebriarci di nulla, a noi il nulla fa paura a meno che sia griffato. Noi non siamo Lady Gaga con le sue canzoncine patetiche e le sue cotonature stonate a differenza di lei. Noi non siamo Lady Gaga. Purtroppo. Nano Nano

mercoledì, ottobre 20, 2010

Quella cosa lì

L'idea è semplice. La fotografia è istantanea. Il quadro che ne viene fuori immediato. Eccolo: Montenapoleone, per esempio, una vetrina dopo l'altra, tanta merce esposta, tante luci che ti toccano per conquistare la tua disattenzione. Ti vogliono, ti amano, ti promettono soddisfazione eterna. Ma a te tutto quello che vedi non ti interessa. Tu cerchi quello che lì non c'è: un ermellino imbambolato verso un paio di decoltè, una gonna stropicciata che guarda incuriosita un sofà da sprimacciare. Appunto. Quello che non c'è. Ecco, l'amore è quella cosa lì: può essere tutto, la cosa più desiderabile del mondo, la più ambita, la più ricercata, la più idolatrata. Ma se tu non cerchi quella, la vetrina tirata a lucido delle viuzze dei sartucoli della moda diventa un gigantesco mercato nel quale è inutile perderti. "Che cos'è l'amore? Tu chiedilo alla porta, alla guardarobiera nera e al suo romanzo rosa che sfoglia senza posa, al saluto riverente del peruviano dondolante che china il capo al lustro della settima polar". Appunto. Nano nano

venerdì, ottobre 01, 2010

Con lei

Io sto dalla sua parte. A prescindere. La scena è questa: sono in un paese della Bretagna di cui non mi ricordo il nome neppure se me lo si dice. Sono in un bar. Ho voglia di tè. Lo sto bevendo quando mi cade l'occhio su Voici, il settimanale di gossip più amato in Francia. Lo prendo, sfoglio, cerco di capire cosa si dce e commento. Nulla di nuovo, lo faccio sempre anche quando leggo una cartolina. Poi dopo varie minchiate su divi e divetti d'Oltralpe (ma anche un patetico reportage sui nostri reali) arriva lei: Chantal Biya, la first lady del Camerun. Me ne innamoro dopo un battito di ciglia. Non capisco subito, ci vuole un attimo per capire quello che vedo, per distinguere la sua zazzera dal resto della foto, per decifrare se si tratti di una caricatura o meno, per sapere se quelli lì di Voici mi stanno prendendo per il culo o meno. Quando però vedo lei (classe 1971) vestita Chanel, abbarbicata a Paris Hilton capisco che è tutto vero, che esiste, respira, parla, e soprattutto si pettina. Non è ancora chiaro se si phona con un reattore o meno. Bene. "Ragazze? In Camer...un". Nano nano

venerdì, settembre 10, 2010

Cross-eyed

"Te follaria hasta dejarte bizco". Questo, dice la leggenda, ha sussurrato all'orecchio di Javier Bardem un suo ammiratore. Questo, dico io, è quello che vorrei stampare sul suo torace. Stampare, non tatuare. Tatuare è un'azione che richiede troppo tempo. E quando si ha per le mani il Bardem di tempo non bisogna perderne."Ti scoperi fino a lasciarti strabico". Esatto. L'eroe delle Uova d'oro di Jamon Jamon è così. Il resto favolette da favelas per fare addormentare innocenti piccoletti a cui nessuno a mai dedicato neppure un secondo del proprio tempo. Non è importante che sia bravo, che abbia vinto un Oscar, che sia l'unico spagnolo rimasto senza una faccia plastificata su cui si è incollata un'aura internazionale. Non è importante avarlo visto nel film di Allen e aver capito di colpo la differenza che passa tra lui e gli altri. Appunto. non è importante. e' bene, invece, sapere che lui è da "follar hasta dejarlo bizco". Gli altri, qualsiasi altro, un' altra cosa. Ma non questa. Nano nano

venerdì, agosto 20, 2010

Ivo incluso

Ho pochi miti adolescenziali fuori dalle quattro ciabatte televisive e musicali. Pochi. Quelli che ho, li ho scoperti più tardi, ad adolescenza finita, evento caso mai accaduto. Tra questi c'è sicuramente Ivo Pitanguy il guru carioca della chirurgia estetica (oggi ottantaquatrenne) già citato su qualche sdraio di Copacabana, in qualche puerile discussione, di qualche flemmatica puntata delle mie telenovelas brasiliane preferite. In ordine: Agua Viva, Dancin' days e La schiava Isaura. Pitanguy è come una Ferrari: sarebbe capace (se lo desiderassi) di cacciarmi indietro di decenni, nel mio Back to the future personalizzato. Lui, con il suo nome esotico (io lo pronuncio Pitanghì), che mi immaginavo alle prese con dive e bonazze di ogni tipo, a dispensare correzioni e consigli come se piovesse. E sapere che i consigli elargiti avevano l'accento del carnevale mi eccitava mille. Almeno avevo la scusa di abbandonare la mia figura tra uccelli piumati, musica sudata e sambodrami peccaminosi. Pacchetto completo. Ivo incluso. Nano nano

giovedì, agosto 05, 2010

18 centimetri

Non voglio essere presuntuoso e neppure peccare di sicumera. Non sono il tipo. Parliamo un secondo di lui (e non di me): Francois Sagat il porno divo gay di cui mi sono invaghito qualche generazione fa è stato sdoganato e sta entrando, seppure in punta di piedi, nella Mecca del cinema. Al festival di Locarno è presente con due film: L.A. Zombie di Bruce LaBruce, film splatter porno hard gay e Man at bath di Christophe Honoré (con Chiara Mastroianni). L'avevo capito che il tipetto, nato da genitori francesi di origini slovacche (anche se io ho sempre creduto fosse un magrebino), aveva qualcosa di più dei suoi 18 centimeti da offrire. Lasciate fare a me... va... Nano nano

sabato, luglio 17, 2010

E.R.


"Si quieres que me vaya me lo dices, pero no me tengas ninguneandome de esta manera tan dolorosa día tras día tras día. Hombre por favor, tratar a tu madre como si fuera un deshecho, una piltrafa, una pordiosera, una menesterosa, una acochanbre. Eso cierrame la boca para que sufra hacía dentro y me salga un tumor en algún sitio"

"Amenabar me queria de porotagonista para Los Otros, pero no me gustó el guión. Ojo! Y yo le dije: "Alejandro esto va a ser un pelotazo". Que lo fue! Pero no me lo creo; Esa mujer viviendo en ese caseron victoriano nebuloso lleno de mierda. Claro, que para limpiar tanta habitación, con esos niños que no les podia dar el sol.. ¿Y porqué tenía un maniquí de Zara en el trastero? Y todavía le extranaba que su marido no volviera de la guerra"


"Y ¿qué quieres que haga? ¿Qué me pudra aquí en esta jaula de pladur viendo como languidece mi vagina, abandonada a su suerte como una anciana desdentada en un geriátrico?"


(Estela Reynolds)