giovedì, aprile 27, 2006

80's fetish

Telefilm festival 2006 (da venerdì 5 maggio a domenica 7 al cinema Apollo di Milano). Tra un telefilm e un un dibattito vi segnalo, ed è inutile spiegare il perché, (per il resto c'è www.accademiadeitelefilm.it) l'incontro di domenica 7 maggio, alle ore 17.00, con "Gli indimenticabili anni '80". Un viaggio tra moda, costumi, modi di dire, musica e feticci di un’epoca che sta tornando prepotentemente alla ribalta. Tra i relatori: Fausto Brizzi, il regista del film-evento "Notte prima degli esami"; lo stilista Elio Fiorucci; il deejay-giornalista Luca Dondoni; il critico tv Francesco Specchia; il cantante Ivan Cattaneo; il giornalista esperto di feticismi Alberto D'Amico, il deejay Max Novaresi. Petra è la moderatrice.

Il tizio esperto di feticismi è talmente esperto che chiede a voi una mano (la mano è un feticcio? mah....). Me date na lista de fetish targati anni '80 (no moda, no musica, sì televisione, oggetti, giochi, libri, film etc etc)? nano nano

(nella foto un fresby)

venerdì, aprile 21, 2006

Maledetto Carter

Nick Carter: "Tu non sei Penaepanico, tu sei Stanislao Moulinsky in uno dei suoi (quasi) perfetti travestimenti". Stanislao Moulinsky: "Ebbene sì maledetto Carter, hai vinto anche stavolta". Ten: "Dice il saggio: tutto bene ciò che finisce bene". Patsy: "E l'ultimo chiuda la porta". Che meraviglia. Aspetto con ansia questo momento. Che qualcuno mi dica che non sono io, ma Moulinsky. Supergulp. Nano nano

martedì, aprile 18, 2006

Tropposfera


La mente è libera. Vola. Vorrei andare a vivere in Spagna. Vorrei scrivere un romanzo. Vorrei tenerti per un bel po' con me. Vorrei sempre sentirti qui accanto. Volo insieme alla mia mente. Ora sono a Shanghai con mia sorella nell'arte e nella vita. Fra due minuti sono a New York, per vedere i colori di Central Park, domani andrò a Tokio a farmi una scorta di fiori di loto. Ma devo fare presto. Un regista di Bollywood mi aspetta con un mio racconto in mano. Lo stesso che l'altro ieri in Brasile ho consegnato a Gilberto Braga. Volo, senza paura, senza rete sotto, solo con le mie ali di piume e cristalli. Sono in alto, oltre la troposfera che in questo caso dovrebbe avere due p. Effettivamente sto esagerando. Ok. Smetto di sbattere le ali. Mi fermo. Saluto il pubblico pagante. E torno sulla mia terra. Uffa che noia. Fra un po' sono in onda....nano nano

martedì, aprile 11, 2006

Troni e scanni

Ok. Per un po', non so per quanto, è fuori dal cazzo. Via. Spazzato via dalle sue stesse leggi. Via. Fottuto con le sue stesse mani e con l'appoggio di quel manipolo di assetati di potere che sono i suoi soci. Essendo un impresario ha soci, non alleati. Via, come una doccia fredda, la stessa che ha vanificato di colpo il sogno di chi si è addormentato davanti agli exit poll taroccati e si è svegliato di fronte a più pragmatiche e deprimenti proiezioni. Taroccati dagli stessi che, irrespettosi delle passioni, del lavoro e perché no, in fondo anche delle istituzioni, hanno nascosto il loro voto raccontando bugie ai sondaggisti che altro non facevano che il loro mestiere. Vorrei avere il nome di questi stronzi e fargli capire la differenza che c'è tra un televoto del Grande fratello e le elezioni politiche, tra una televendita e un programma elettorale tra un trono e il suo tronista e uno scanno e il suo onorevole. Ma mi sa che non capirebbero. Sarebbe tempo sprecato. Forse solo attraverso un condono alla demenza, ai condoni sono abituati, coglierebbero quelle sfumature di cui i cervelli umani si nutrono. Almeno quelli di quasi la metà degli italiani. Per gli altri non garantisco. Non posso garantire che tutto funzioni quando si bevono le idiozie di un idiota. Ne ha sparate più lui in 5 anni di un bracconiere in tutta una vita. Eppure, quell'uomo dall'intuito veloce e dalla mano lesta, soprattutto a distribuire tangenti per fare i suoi porci comodi, affascina. Affascina il suo cerone, le sue scarpe con tacco interno, i suoi capelli tinti, i suoi lifting, la sua bulimia di starlette da ripassare come i compiti delle elementari. E poi ci si scandalizza di Vladimir Luxuria. La verità mi sa che è solo una: l'Italia dei pretacci e dei codini abituata a peccare e a pentirsi continuamente (basta questo del resto per tornare puri davanti agli occhi del nostro buon Dio) vede in lui l'uomo del riscatto, quello che unto dal signore, appunto, può peccare e ripeccare all'infinito. Sicuro che ci sarà sempre qualche poveretto che vive nella casetta a schiera con giardinetto, caminetto e sottotetto (generalmente abusivo), disposto a spellarsi le mani per applaudirlo. Per questa parte di italietta cresciuta a Gazzetta dello sport e televisione in cucina lui rappresenta il sogno raggiungibile. Per l'altra metà l'incubo da cui uscire. Grazie Tremaglia. Viva i fasci. Il nano è riuscito a farci dire anche questo. Pazzesco. Ciao
(per questa volta niente Nano Nano. Non ce la farei)

(nella foto, Pluto. Avrei votato anche lui se si fosse presentato come leader del centro-
sinistra)

martedì, aprile 04, 2006

Fuerzas armadas revolucionarias

Sole. Primavera. Venticello. Umore nero. Come la luna di quella merda di gioco che si chimava La Zingara condotto da quel pagliaccio che si chiama Cloris Brosca. Non so perché ma la primavera mi rende più nervoso del solito. Tutti sono felici e io mi deprimo. Ovvio. Credo che tutto il mondo sia felice e non lo sopporto. Ovvio. La mia insicurezza è tale che sono convinto che chiunque, anche il primo topo di fogna che mi si palesa al parco Lambro, abbia una vita migliore della mia. Ovvio. Sono frustrato. Ovvio. E non scomodiamo Freud. Lasciamolo lì, pronto ad intervenire su cose più serie. Che è meglio. Ho letto sul Corriere della sera di oggi (pagina 19, esteri) di Clara Rojas, la tizia sequestrata dalla Farc (no, non c'entra nulla con la Fnac, non è stata sequestrata da un libraio isterico) in Colombia insieme con Ingrid Betancourt, che ha avuto un figlio dal suo sequestratore. 42 anni, avvocato l'hanno rapita il 23 febbraio del 2002. Il guerriero è stato allontanato dalla donna e non si hanno più notizie. Non so perché (questa volta però davvero) ma sono sempre rimasto affascinato da queste storie d'amore (non c'è traccia di violenza i due, testimonia il giornalista che ha dato la notizia, si sono innamorati). Forse perché l'amore diventa l'unico strumento per sopravvivere in determinate situazioni. O forse perché è il sentimento, in fondo, più vicino all'odio, e ha quasi sempre le stesse dinamiche. Ecco perché insisto nel dire che odio il mondo che mi circonda. Sono un patetico e fottuto romantico. Probabilmente in cerca del suo rapitore. Da domani, però, torno in analisi. Nano nano.
(nella foto, Channing tatum. Così immagino il mio sequestratore)

mercoledì, marzo 29, 2006

Ecliss(ato)

Facciamo il punto della situazione. Oggi c'è il sole. Domani chissà. Ho appena sfogliato il nuovo Grazia. E mi viene da vomitare. Ma questo succede molte volte nell'arco di una mia giornata. La mia attività principale, ultimamente, consta nel guardare il calendario, sfinirmi sui siti internet delle compagnie low cost e tentare di beccare qualche volo a meno di 60 euro (andata e ritorno). Andrebbe bene, a questo punto, anche un Milano Brescia. Date disponibili da qui al 2012. Ovviamente non trovo mai nulla se non offerte di 5 euro per metà andata e 299 l'altra metà e il ritorno. Uno strazio. Peggio di quando mi alzo la mattina e guardo invidioso il lenzuolo. Ieri ho dovuto fare un lavoretto dove mi sono concentrato per due orette scarse. Alla fine ero sfinito. Mi sa che quando ricomincerò ad impegnare i miei due vagabondi neuroni avrò bisogno di un'unità medica a disposizione. Alternerò iperattività a narcolessia. Lo sento. Farò una brutta fine. Certo, tornando a ieri, è' stato bello rientrare a casa e trovare la cena pronta: insalata mista, pesce con contorno agrodolce, farro con patate, vino e torta al cioccolato. La torta l'ho portata io. Il resto l'ha fatto lui... nano nano

martedì, marzo 21, 2006

Milano2 2onaliM

Ho pensato: questa volta davvero non ne posso più. Non ne posso più di questi amori fragi.... Ok. Bona. Sto scherzando. I miei ultimi post sono dei tali mattoni che ci potrebbero costruire una villetta a schiera. Qui a Milano2, anche due. A Milano tre? Va, bè. Che meravigliosa giornata che c'è oggi. Per essere a Novembre è deliziosa. Ho i vestiti primaverili già addosso. Sono un iconoclasta anche nel guardaroba. Anticipo talmente tanto i tempi che non mi schiodo mai dai 34 anni. C'è un cigno qui a Milano2 che che spesso esce della pozza d'acqua (con tanto di fontana in mezzo) e corre in direzione di StudioAperto. O meglio laddove c'è la redazione di StudioAperto. Il caso vuole che sia a piano terra e che all'esterno i vetri siano a specchio. Così il pennuto passa ore a guardarsi immaginando di essere in compagnia di un suo simile. Niente di interessante. Certo, se non dicessi che il cigno è l'essere vivente più intelligente che bazzica in questa periferia di erbetta e nuvolette. L'anno prossimo, si mormora, condurrà il meteo su Rete4. In compagnia di un'oca. Cazzate. Il sole se ne è andato. Ma sapere che la luce è la stessa di oggi pomeriggio mi ridà quella sicurezza che solo questa notte (vedi post precedente) era scomparsa. Ora lo posso gridare ai quattro venti: sono felice... E non vedo l'ora di andare a specchiarmi vicino al cigno. Perché secondo me mia madre mica me l'ha raccontata tutta.... io ho un gemello. Identico a me.
Nano nano onan onaN

Londra. Milano

Umore nero. Perché lui se ne è andato. Perché del lavoro non me ne frega nulla. Perché non so più da che parte stare. Se dalla mia o se dalla parte degli altri. Ho cercato di provarci. Ho cercato di convincermi che questa volta sarebbe stato diverso. Ho cercato di credere che fosse, almeno per un po'. Ho cercato. Ora mi sembra di essere un'addizione senza risultato, una moltiplicazione senza prova del nove. Sono, di nuovo, una sottrazione tendente a infinito, una divisione infenitesimale che si perde nell'approssimazione. Non so se ho voglia di ricominciare ancora una volta da capo. Mi sembra di essere una madre eternamente incinta. Senza mai partorire. Se non aborti. Aborti di me stesso. Aborti di altri. Aborti. E punto. Sono di nuovo sfinito e terrorizzato. Terrorizzato dal sapere che di questa tristezza mi nutro, perché in fondo è la cosa che conosco meglio. Che nascondo dietro affabili sorrisi al botox. Che dispenso come la macchinetta delle sigarette fa con le Marlboro. Nel mio caso, però, nessuno deve pagare. Se non io. Devo riannullare tutto, cancellare i flebili ricordi che questa ultima dilatata avventura mi ha regalato, non pensare ai miei fantasmi che tornano puntuali a farsi sentire quando si accorgono che nessuno può difendermi e che sono solo con la mia tremolante ragione. Ieri ero a Londra conscio di essere infelice e pronto ad aggredire la vita. Oggi sono a Milano, conscio di avere perduto, e nostalgico dei momenti in cui volevo aggredire la vita. Forse in fondo devo pagare anche io per quello che non dò, che non faccio, che non voglio mollare. Non so perché. Qualcuno che probabilmente si chiama Alberto, un giorno forse me lo spiegherà. So solo che di perdere ora, adesso, in questo momento, non ne posso più. Ora. Adesso. In questo momento. Domani, chissà. Nano Nano

martedì, marzo 14, 2006

Benvenuti a Milano2

Leggo sul giornale la pubblicità del libro di Daniela Santanchè La donna negata. E' un'autobiografia? Milano2 sembra di cartapesta. O meglio: pesterei a sangue chi insiste nel dire che questo è un bel posto. C'è il laghetto coi cigni (il famoso laghetto vicino al Palazzo dei cigni, dove tutti noi nella vita precedente, quella prima del 1990, spinti dai nostri sogni accecati abbiamo spedito almeno una lettera) che secondo me hanno l'aviaria e se non l'hanno spero che vengano massacrati da qualche rapace, il Jolly Hotel che prende il nome dal fondatore di questo ameno (nel senso che potremmo anche farne a meno) luogo (Silvio Berlusconi), una piazzetta pulita pulita ideale per il cecchinaggio (la vista dal primo piano è praticamente perfetta), quattro abeti e due metri quadrati di erba verde che mi ricordano le montagne vicino a casa mia. Che, naturalmente, mi fanno vomitare. Ci mancano Heidi, Peter e Neve (la Hunziker, bazzica già da queste parti) che mi sembrerebbe di essere in Svizzera. Che sarebbe anche meglio: potrei strafogarmi di cioccolato fondente e bianco per colmare i vuoti che mi assalgono quando supero la sbarra del parcheggio sotterraneo... Ma non così tanto sotterraneo come desidererei io.... ma non mi devo lamentare: io lavoro, io guadagno, io sono indipendente. Non ho ancora capito da che cosa. Sicuramente non dagli anti depressivi che mi dovrò ingollare se vado avanti così. E se ammazzassi i cigni e me facessi un boa de finto struzzo? Così, è anche giustificato se me metto la testa sotto terra (nella speranza che finisca in un condotto del gas). Nano nano

giovedì, marzo 09, 2006

Pulcinella e Colombina

Automobili strapiene di umanità. Che non ci appartiene e in cui non ci riconosciamo. Il buttafuori che ci dice: "Non si può ancora entrare, la gente che c'è dentro è già entrata e quando arriva la security si può entrare". Che è come dire: "Hanno costruito un altro palazzo, domani piove e credo che non andrò al mare, ma in montagna". Parole butta lì, come i puntini sulle ali di una coccinella. Io mi sento un curato di provincia, bigotto e codino, più italiano di un abbonato alla Gazzetta dello sport, che chiede spaghetti anche quando è in Grecia a passare le vacanze. Perché alla fine quello sono: un emigrato della trasgressività approdato sull'isola della pochezza che pensa, pensa e pensa ai tempi andati, quando bastava fumare una sigaretta nel cesso della scuola per sentirsi picconatori di regole e di ideologie vetuste. Siamo lì, fuori dai Magazzini Generali, circondati da quattordicenni con la vita bassa, non solo dei jeans, e con gli zigomi butterati bellamente in evidenza. Il micromondo composto da me e da lei, mia sorella nell'arte e nella vita, è come la Fenice: appena uno dei due è a terra, l'altro/a lo fa rinascere. Siamo due infelici. Forse. Ma è meraviglioso così. Oggi pensavo che sarebbe anche il caso di lanciare, intorno al nostro pianeta, qualche satellite. Seppur artificiale. Del resto la guerra fredda tra noi e il resto si è allentata. Possiamo permetterci di investire le nostre energie in qualcosa di nuovo. Penso che forse io un satellite ce l'ho già. In fondo anche lei. Ma ci sembra così faticoso mantenerlo in rotta che temiamo siano in realtà due meteoriti, pronti ad investirci, travestiti da corpi artificiali. Per altro è anche passato da poco Carnevale. Ma va bene, va bene così. Come cantava Vasco. Parola di Pulcinella e Colombina. Nano nano
(Nella foto, Una meteorite investe papa Giovanni Paolo II, Biennale di Venezia 2001, di Maurizio Catellan)

lunedì, marzo 06, 2006

Adam's Apple

Strappato da Cosmopolitan Uk, che sta per United kingdom, mensile notoriamente maschile, la "Pleasure map to his chest". Dove vengono indicati i punti , diciamo così più sensibili del torace. Che sono: pomo di adamo, l'interno delle ascelle, i capezzoli, i pettorali, la zona sotto l'ombelico, la zona pelvica e tutta la parte laterale del corpo. Si legge, quando si parla di neck: "To fire up your guy's desire, place your lips just below his Adam's apple and gently suck. Your mounth will be stimulating his thyroid gland, wich, according to ancient chinese medicine, closely corresponds to his package".

"Sarò Adamo e tu sarai
la mia piccola Eva Eva..."

Nano nano

venerdì, marzo 03, 2006

Cento, cento, cento

La Fura del baus è "na bbomba". Come direbbe la mia amica Lola. Ieri serata a teatro. Il gruppo catalano (ma Ivana Spagna in che stato è?) ha riletto la Metamorphosis di Kafka focalizzando tutta la piece sulla diversità. Non male per nulla. Come non male è (ma siamo comunque in un altro pianeta) lo spettacolo Cosa c'è di Strano di Gennaro Cosmo Parlato. Ci si tuffa negli anni Ottanta e si esce bagnati: chi dal ridere e chi di nostalgia. Altri motivi non ce ne sono visto che sul palco se vedono solo cessi. Comunque sia. Sanremo è finito? E' vero che ha vinto Iva Zanicchi? Nano Nano. (nella foto, Ivona davanti alla ruota di Ok il prezzo è giusto)

lunedì, febbraio 27, 2006

Soffio di vento

Alla domanda: "Che cos'è l'amor", qualcuno ha risposto: "chiedilo alla porta, alla guardarobiera nera e al suo romanzo rosa". Alla porta. Molte volte l'unico ricordo che ho avuto è stata la porta. Chiusa davanti a me. E in mano un pezzo di carta con un numero di telefono. Generalmente il mio. Che cos'è l'amore? Un tempo pensavo fosse un volto dai capelli neri, dagli occhi verdi e dal sorriso bianco come quello di Kadu Moliterno (un divo delle telenovelas brasiliane, lasciatemi perdere). Poi, caduto a terra ho capito che probabilmente era lo sguardo complice di qualcuno che mi avrebbe portato via. Da qui. Da non so che cosa. Da me stesso. E quando mi sono accorto che l'attesa si faceva troppo lunga, ho pensato che l'amore fosse già passato. E che mi avesse travolto come un uragano impazzito. Congelandomi il cuore. Lasciando dietro di se macerie da cui partivano emozioni che si sfracellavano contro un trompe l'oil di luci e colori. Ben presto mi sono reso conto che quel uragano sono io. Sono io che subito distruggo tutto quello che a fatica riesco a costruire. Sono io che permetto solo al nulla di crescere intorno a me. A volte immagino l'amore come una pianta con immense radici. Che resiste anche se il terreno è arido. Altre, lo vedo come un'onda che si spegne sulla riva. E bagna la sabbia assetata di acqua. Forse l'amore è semplicemente un soffio di vento che ti passa sopra e che ti fa dire: "finalmente. Io sono qui. Con te". Un soffio di vento, appunto. Che l'uragano non può sentire. Eppure sa che c'è. Disperatamente. Nano nano.

giovedì, febbraio 23, 2006

Credo

Credo di non essere fatto per amare. Credo che quelli che mi dicono che sono un'anima libera, abbiano ragione. Credo che in fondo "navigare a vuoto in mille direzioni" sia la cosa che so fare meglio. Credo di non avere abbastanza pazienza per aspettare. Voglio tutto e subito. E punto. Credo che non facciano per me molte cose: condividere la vita con qualcun altro, decidere per due, passare insieme il tempo, sapere che non sono solo. Credo che sia troppo faticoso per uno come me misurare le parole, avere paura di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato, temere di tornare indietro, tacere. Credo di non essere in grado di evitare di rovinare sempre tutto come faccio da tempo. Secondo me, da generazioni. Eppure la voglia di distruggere è sempre più forte di me. Tanto, alla fine, ci rimetto sempre e solo io. E' come fumare. Non puoi obbligarmi a smettere se mi piace. Credo di non aver voglia di andare a 50 all'ora anche se so che solo così andrò lontano. Non me ne frega nulla. Voglio andare a 200 con il rischio di schiantarmi contro il muro. E' una vita che mi schianto e nessuno se ne è mai accorto. In fondo. Credo che l'amore sia un uovo di pasqua gigantesco e vuoto come me quando mi sveglio la mattina dopo una notte di sesso con uno sconosciuto. Il problema è che non so resistere al fascino della sorpresa. E quindi ci casco sempre. Anche se per poche ore. Credo di non essere pronto a costruire nulla se non la mia sopravvivenza. Che alla fine è l'unica cosa in cui credo. Credo. Nano nano.

sabato, febbraio 18, 2006

Ospito mia sorella (nell'arte e nella vita) nel mio blog:
VERITA' SMENTITE
Chi l'ha detto che le ferrovie dello stato sono inefficienti? chiedetelo ad uno straniero. Vi dirà che per andare da Milano a Pescara ci si impiega esattamente 6 ore...si parte alle 11.08 e si arriva alle 5.08...magari è andato a zurigo ma chissenefrega...

IL TEMPO. Che tempo fa? Sereno, Nuvoloso, Poco nuvoloso...dimenticatevi Bernacca... il tempo può essere solo normale. Tano tano. (nella foto treno del Bangladesh)

venerdì, febbraio 17, 2006

Lysacek. Ma anche Ambra c'è(k).

Le hanno dato in mano un programma guardabilissimo (con Markette l'unica ragione per accendere la tivù) che si intitola Dammi il tempo (previste solo 5 puntate). Lei è Ambra Angiolini senza più auricolare ma con un pancione da sesto mese di gravidanza. Con lei il "guru" Giampiero Mughini, Lillo e Greg e il gruppo musicale i Cialtroni animati (che cantano solo sigle degli anni ottanta di cartoni animati). Discreta, intelligente, ironica, sveglia, distaccata ma nello stesso tempo sempre un po' starletta di Non è la Rai. Un cockatail eccezionale che mi porta, per l'ennesima volta, a rinnovarle il mio amore. Così. "Ti giuro amore un amore eterno se non é amore me ne andrò all'inferno, ma quando ci sorprenderà l'inverno questo amore sarà già un incendio, lo grido cento mille volte a sera ma disperata come una preghiera non voglio più svegliarmi solo solo se non ci sarai". (Dammi il tempo, Raitre, venerdì intorno alle 23.30). Vorrei tanto, invece, che mi desse un po' del suo tempo, Evan Lysacek, il pattinatore nordamericano nato Neperville (Illinois) il 4 luglio 1985, classificatosi quarto ieri, alle Olimpiadi di Torino. Con lui du' axel e du' teo loop li farei volentieri. E con questo post frocissimo (più del guardaroba di S., per esempio) saluto e mi inchino (ma non a 90, imbecilli...). Nano nano.

7parade

Questo è quello che mi ha chiesto Pascal:
Fate una lista di sette canzoni che al momento vi piacciono particolarmente, non importa il genere né niente, devono solo essere canzoni che davvero vi piacciono. Postate poi il tutto assieme alle istruzioni nel vostro blog e indicate altre sette persone per scoprire che cosa ascoltano al momento.

E questa è la mia 7parade:

My lady story (Antony and the Johnson). Da quando ho l'Ipod la musica è cambiata. Ho cercato di raffinare (che è una parola grandissima) la mia discografia fatta di Bertè e cloni, attraverso ITunes di cui sono ormai schiavo. Così, consigliato da Entertainment weekly, mi sono scaricato un po' di canzoni. My lady story mi fa impazzire. Lui, Antony (nella foto) ha una voce calda e ovattata. E' una sorta di gospel interroto (un po' come il coito) in versione dark che ti avvolge tutto. Ideale dopo la doccia.

Haw am I different (Betty LaVette). La musica è donna. Lei è un mostro di voce. Ha un'anima soul che ti graffia le corde vocali mentre l'ascolti. E' grandiosa nella sua drammaticità canora. Un'icona barocca con una o tendente alla a. Mi sa. Da ascoltare quando sei al Supermercato.

Spy on you (Deerhoof). Leggo che è una band che fa garage. Magari ce posso parcheggià la macchina, casomai l'incontrassi. Non so cosa significhi questa definizione, ma so che questa canzoncina a metà strada tra Kill bill e i South Park mi piace tanto.


Samba de Silva (Elza Soares e Joyce). La seconda non so chi sia, della prima ho già parlato quest'estate quando l'ho vista in concerto qui a Milano. Una donna gatto (da tanto è tirata) di 156 anni, con una voce e un carisma da pelle d'oca.

Bingo Bongo (Loredana Bertè). Una delle canzonette più belle e divertenti dell'allora signora Lavezzi (pur non essendo sposata). Cult l'incipit della canzone. "A me piace far casino con il Bongo Bongo, quando un uomo fa l'amore voglio sia un orango". Grande Lola.

Corvo Joe (Baustelle). Il mio gruppo preferito in questo momento in assoluto. Non finirò mai di ringraziere S. che me l'ha fatto conoscere. "Io sono il Corvo Joe e faccio spavento, solo certi poeti del male mi sanno cantare". Miele per le orecchie di pena e panico, gli assistenti indemoniati di Ade.

Lady Marmelade (Dolcenera). Sono stato da Mediaword a fare incetta di dvd che non guarderò mai odiando i dvd, vhs e affini. Ma non importa. In omaggio mi hanno regalato un Q-disc (ve li ricordate), ovviamente su cd, che contiene reinterpretazioni della raucona di note canzoni di altrettanti noti film. Una rivelazione. Lady Marmelade è quasi emozionante. Lei raucheggia, è vero, ma lo fa da dio. Ideale per i gargarismi mattutini.

Non la giro a 7 persone ma invito che ha voglia a lasciarmi le sue 7 preferenze. Pascal, scusa il ritardo. Avreivoluto, resisti prima o poi arriva ancheil programma elettorale.

martedì, febbraio 14, 2006

Broom broom

Ok, parliamo di cose serie. Torino. Mi dicono che sono iniziate le Olimpiadi invernali. A Torino. Ho avuto la sensazione che qualcosa di strano succedesse, in quella città di fabbriche abbandonate e gianduiotti, quando hanno dedicato la copertina del Magazine del Corriere a Rocca. E non al Maresciallo. Allo sciatore. Che non è per niente male. Ma la novità non è lo sci. E neppure il pattinaggio artistico che ieri ho divorato mentre scivolavo sulla pattine di casa cosparse di lubrificante (visto che l'ho comprato vediamo anche di usarlo....). No, la novità di questi giochi olimpici si chiama curling, una specie di gioco delle bocce dove al posto di palle, palline e sa il cazzo si lancia una pietra di venti chili (stone) che sembra il bollitore Alessi disegnato da Richard Sapper, in una zona con dei cerchi concentrici identici a quelli del tiroasegno (back ring). Ogni squadra (rink) è composta da quattro giocatori: lead (quello che lancia la prima stone), second (quello che lancia la seconda) e skip (quelli che lanciano la terza e la quarta). Il tiro viene fatto dalla piattaforma di lancio che si chiama Hack (Margherita non c'entra nulla). Mentre la stone scivola due compagni della squadra con una scopetta (broom) puliscono (per aumentarne o diminuirne la velocità) la superficie su cui scivola sta pietra (che mi dicono ha un'origine particolare e viene tagliata solo in Scozia). La cosa che mi ha particolarmente colpito (a parte il fatto che quando lanciano si inchinano come fa la Carrà quando ringrazia) è che non esistono arbitri e che tutto viene deciso aristocraticamente dalle squadre concorrenti. E penso: vorrei che la vita fosse una partita di curling eterna, dove non ci sono arbitri, giudici, accusa e difesa... Buon San Valentino a tutti. Nano nano.

lunedì, febbraio 13, 2006

Oil (e non of Olaz)

Non ho capito perché in Farmacia tra i prodotti da banco non ci sia il lubrificante. Eppure.... ci sono le creme, gli shampoo, i deodoranti, i preservativi ma non i lubrificanti. Che voglio dire... è un prodotto di cui si fa grande uso. Quando si accende la spia gialla del cruscotto dell'automobile, per esempio significa che devi aggiungere il lubrificante. La stessa cosa quando devi stringere un bullone o devi fissare il rubinetto del lavandino. In questo caso il lubrificante, se ti va bene lo spalma l'idraulico. Altrimenti fai da solo. Certo non è la stessa cosa. Anche perché, come dice il detto "Frer fa el to mester". Ma non perdiamoci di vista (come commenterebbe la mia amica Milly) e torniamo al punto. Sabato vado in farmacia. Essendo un'icona irraggiungibile, soprattutto dalla buoncostume, so che non dovrei frequentare certi ambienti. Ci vado per comprare quello che da almeno tre mesi a questa parte manca nel mio guardaroba personale. Mi metto in coda. Leggo il cartello che dice (più o meno): "fatevi i cazzi vostri mantenete una certa distanza dal cliente che sta per esssere servita". La cosa mi rassicura. Dopo varie aspirine, punture e quant'altro (per la serie: del cartello me ne fotto) tocca a me. E timidamente chiedo: "Signora una cortesia mi darebbe del lubrificante?". E la farmacista che in quell'istante ha acquisito sette decibel in più di voce, chiede a sua volta: "Lubrificante femminile o masch....?", troncando disperatamente l'ultima parola. "Maschile ovviamente", rispondo sorridendo. Pago, saluto e me ne vado. E penso: "Ma da quando esistono i lubrificanti maschili?". Mah... chiederò al mio idraulico. Nano nano

mercoledì, febbraio 08, 2006

Paneepanico

Festa di M. che compie 20 anni. Il suo manager ha deciso di regalarle un party. Clooney non c'è. Il Martini neanche. Ma non basta per fermare l'emorragia di vippame che si presenta stretto tra fogge sberluccicanti e tacchi caracollanti. Ad un tavolo siede un noto direttore di Tg, che viene dopo il 3 e prima del 5, accompagnato dalla sua nuova amica del cuore. Una parrucchiera bionda platino ex concorrente di un reality show. Mi dicono che è la sua confidente. Mi dicono che lui le racconta tutto. Mi dicono che lei farà una rubrica dedicata alla moda in un rotocalco quotidiano che va in onda dopo il già citato Tg che arriva dopo il 3 e prima del 5. Accanto a loro il dj che ha rubato il nome a un biscotto. Ma non l'intelligenza. Con loro il manager delle dive che è appena stato abbandonato dalla conduttrice che parla di calcio ogni domenica pomeriggio. Al mio tavolo non ci sono vip. Ma una vera star, calda come il brodo, insipida come una zuppa, sfuggente come una gatta, fine come 'na lavandara. Il suo schermidore non c'è. L'arma bianca l'ha deposta. Io deporrei volentieri contro di lei in tribunale. Non importa per che cosa. Basta che sparisca dalla circolazione. Ad un certo punto arriva, cinguettando, la brasiliana più famosa dell'Isola più famosa d'Italia. Saluta, dice tre frasi di cortesia, sorride, manda baci. Io la manderei volentieri affanculo. Però in fondo è l'unica che ha voglia di divertirsi davvero. In ordine compaiono, un'altra brasiliana amica di mia sorella nell'arte e nella vita, un centauro ex fidanzato dell'attrice attualmente sposata con l'uomo che ha scalato tutto, tranne un corso di italiano, accompagnato dall'attuale compagna, ex conduttrice del già nominato (una volta) rotocalco quotidiano che va in onda dopo il già citato (due volte) Tg che arriva dopo il 3 e prima del 5. Ma tutta 'sta gente è marmaglia, paccottiglia umana, anime alla deriva senza anchor(a). Ne man ne woman. Anche se loro ci terrebbero tanto. Dicevo, paccottiglia umana. Quasi tutta. Tranne due: belli, alti, muscolosi, sorridenti, vuoti come due bottiglie de acqua minerale scaduta, banali come un'intervista alla Elmi, ironici come una puntata di Torte in faccia, ma buoni, buoni, buoni come il pane. E a quel punto avrei voluto avere una boccia di Martini in tasca e dirgli che a casa mia c'era un party. Senza Clooney. Ma con un certo Brad Pitt. Nano nano.
(nella foto Daniele Interrante)