giovedì, giugno 22, 2006
Bugie
Fa caldo. Scendiamo dall'aereo insieme. Prendiamo il treno che ci porterà, ma noi non lo sappiamo ancora, alla deriva. Nella testa un test. Due test. Tre test. Infiniti test. Continui: quello del sangue, quello del cuore, quello del sistema nervoso, quello della crema antirughe che ti sei appena spalmato e non hai la più pallida idea se funzioni o no. Siamo lì. Uno di fronte all'altro. Tu in gabbia che vuoi ringhiare, ma non trovi un pretesto valido. Io con il biglietto in mano di uno zoo che non volevo vedere. Sei bellissimo. Lo so. Ma i tuoi occhi non dicono la verità. Come i miei pensieri. Del resto. Mentre mi scaraventi in faccia le tue certezze il mio sguardo si gira verso una camicia bianca. La stessa che mi dirà, poi: "ci siamo già visti". Ma io non vedo nessuno. Tranne te. E chissenefrega se anche questa è una bugia. Palermo è stupenda. Come le lacrime che mi hanno bagnato davanti alla cattedrale, nelle vie diroccate dei mercati, tra una panchina e l'altra dove ti ho trascinato per farmi abbracciare. Ma tu non l'hai fatto. Non l'hai fatto mai. Ci sediamo. Accetto il tuo tranello. Voglio chiudere questa partita. Esco sconfitto. Volo. Mi sento leggero. Sto rinascendo. Penso a Kiska. Tu urli, imprechi e tremi. E mi freghi ancora una volta mostrandomi la parte che più amo. Vorrei catturare almeno una delle tue frasi e tenerla per sempre dentro di me. Ma io non ti ascolto. Vedo solo i tuoi occhi terrorizzati. Sono un mostro. Lo so. Ti amo. Non lo sai. E chissenefrega se non è la stessa cosa per te. Vedo che te ne stai andando via da me e non ho più la forza per trattenerti. Con un'altra bugia magari. Chissenefrega. Non ha senso tutto questo. Bisogna essere in due per fare una coppia. Lo so. E' tutto finito. E' tutto chiaro. E' tutto normale. Non piango più. Ho voglia solo che qualcun altro salga sulla mia carretta sgangherata. Ora. Adesso. Immediatamente. Questa volta andrà sicuramente meglio. Lo so. I test sono finiti. Tutti. Alby non esiste più. Tu tornerai dove ti ho incontrato e ricomincerai da capo il tuo viaggio verso te stesso. Io mi fermo, come si è fermata la tua stretta in quel mulino vicino al mare. Aspetto. Che arrivino. Che salgano. Che mi travolgano e mi portino via. Le mie bugie. Lontano. Nano nano amore mio.
lunedì, giugno 12, 2006
C'è il nulla. Si parte
"Ci siamo. Lo sapevo. Me lo hai detto. L'avevo capito. E' vero. Il tuo discorso non fa una piega. Le tue parole hanno la verità addosso. E' precisamente così. Tu ci sei. Io ci sono. Ma insieme siamo due tessere di mosaico impazzite che vogliono occupare l'unico spazio rimasto. Meglio dividersi. Tu verso il tuo pubblico silenzioso che sgrani gli occhi appena apri bocca. Io verso tante braccia protese interessate solo a stringermi. "Domani è un altro giorno". "Francamente me ne infischio". Mi verrebbe voglia di dire. "Ti voglio bene". Ma chi se ne fotte. Del tuo bene non me ne faccio nulla. Lo sai. Il tuo bene e niente senza di te. E' tutto vero. E' tutto chiaro. Noi due non abbiamo nulla in comune. Nulla. Eppure quando mi hai detto alla prossima, ti sei girato e ho visto la tua schiena, mi sono ritrovato in un burrone. E lontano, in alto una luce che aveva il tuo nome. Non so perché. Non mi hai lasciato nulla. Non ci siamo mostrati nulla se non gli aculei per difendere le nostre anime fragili. Se non bugie per nascondere le nostre verità. Nulla. "Ti voglio bene". "Domani è un altro giorno". "Francamente me ne infischio". Perché il nulla è la migliore partenza quando si è in due. Cosa ci vuole a capirlo?"
(da Agua Viva, di Stella Fraga Simpson. Edicion Copa Cabana)
(da Agua Viva, di Stella Fraga Simpson. Edicion Copa Cabana)
martedì, giugno 06, 2006
Nanos nanos
Vedere Carmen Maura che fa la nonna è un colpo per chi come me è cresciuto sotto le grida di donne al bordo di un attaco di nervi (eravamo nel 1988). La stessa cosa è successa quando quest'anno ho visto Jessica Lange, per me rimasta per sempre sospesa sulla punta dell'Empire per mano dello scimmione, riportato sul grande schermo nel 1976, in Broken Flowers dove fa una delle donne del tizio protagonista. Un colpo quando Carmen Maura appare con i capelli lunghi, opachi, bianchi, le mani rugose e il viso segnato. Quanti cazzi di anni sono passati? Ho pensato. Volver. Un'altra poesia di Almodovar. Un'altra storia di donne raccontata con la solita leggerezza del regista spagnolo che sfiora temi pesantissimi e te li soffia addosso come tanti coriandoli colorati. Ognuno con un dramma appesso. Come gli amori di Traslocando. Una poesia che si racchiude tutta in una frase. Quella finale che recita: "I fantasmi non piangono". Come dire: se ci sei, se vivi non puoi evitare di piangere. E si esce dalla sala con tanta, tantissima voglia di sciogliersi in lacrime. E non importa se non si fa perchè si ha paura a farsi vedere. Ieri ho scoperto la mia patologia. Sono ego timido. Che è come dire autistico ipercinetico. Credo. Va beh... lasciatemi piangere. Che oggi sono felice. Nanos nanos(nella foto, Penelope Cruz in Volver)
mercoledì, maggio 31, 2006
Mi vedo
Mi vedo. Sorrido. Ammicco. Sono tutti lì a guardarmi. Mi applaudono. Sono il più bello, sono il più bravo, sono il più intelligente. Tu ridi. Ti gongoli. Ti consoli. Ti rivedi in un bambino piccolo dagli occhi chiari, dalla testa grande e dalle gambe corte. Il circo non c'è. Il clown fa piangere e poi non piace a nessuno. La donna cannone è esteticamente fastidiosa. Eliminata. Belve, tigri, furie, solo dentro di noi. Mi vedo in uno sgabuzzino pieno di cartacce e libri che guardo una bicicletta da corsa troppo grande per essere cavalcata. "Non vedo l'ora che si rimpicciolisca", penso. Io immobile. Il resto modificabile. Avrei dovuto aspettare, ovviamente. Ma un giorno, ne ero sicuro, su quelle due ruote tenute insieme da un tubo di ferro e da un volante curvo ci sarei salito. Sono il più bello, sono il più bravo, sono il più intelligente. Io bello. Io bravo. Io intelligente. La claque si fa sempre più ampia. I consensi sono alle stelle. Posso andare in tournèe. Zie, parenti, amici il pubblico pagante. Clienti, negozianti, e curiosi quello consenziente. La luce mi acceca, l'occhio di bue si fa sempre più stretto. Io, chiaro. Intorno a me il buio. Poi, di colpo stop. Blackout. Tilt. Defaillance. La bici è sparita. Non so dove sono. Non so cosa ci faccio lì. Gettato in un mondo in bianco e nero. Solo. Corro. Mi inciampo sulla mia ombra. E cado. Mi fermo. Senza nessuno che mi sollevi. Non sento più applausi, non vedo più claque, il cono di luce è infinito e prende dentro tutti. Donna cannone e clown compresi. Vado in astinenza, ho bisogno della mia droga, di sguardi appesi ad un filo salvati da me. Ma il mio pusher è sparito, ha cambiato lavoro. Non si dedica più a me. Ho 14 anni e ho davanti a me l'infinito. Buon compleanno mamma.
giovedì, maggio 25, 2006
Chiuso per inventario
Melanie Moore a Markette parla di scarpa e vagina. Su ItaliaUno quelli di Lucignolo stanno facendo il solito viaggio nel mondo della notte tra sesso a pagamento, corpi da masticare avulsi da diete e chirurgia estetica. La voce fuori campo parla di carne che si vende. Anche io, come gran parte del mondo, vendo la mia al mio datore di lavoro. Ma nessuno grida allo scandalo. Nessuno viene qui con una telecamera a sbirciare la mia vetrina. Chiuso per inventario. Eterno. Nano nano. (Nella foto, Macelleria, Annibale Carracci, 1580)
venerdì, maggio 19, 2006
Le fil rouge
"Io odio l'estate. Tornerà un altro inverno. Cadranno mille petali di rose. La neve coprirà tutte le cose e forse un po' di pace tornerà....". Sudo. Sento le zanzare. Sotto il piumone del letto, che non ho voglia di togliere, fa un caldo bestia. E di toglierlo per due fetide lenzuola non mi viene neppure in mente. Almeno ora. Ci siamo. Inizio a dormire male, senza abbracci, a non avere voglia di uscire, di finire le giornate a guardare dal terrazzo il cortile interno del palazzo dove abito e pensare: "Dio bono, un'altra estate, altri mesi grondanti di sudore a dire che cazzo ci faccio qui a Milano, perché non sono ai tropici, ad Ibiza, in un dammuso pantesco a fottere come una puttana con la persona che amo". Sì, d'estate dormo da cani e odio uscire. Troppo vociare per le strade. Troppe ali nell'aria. Troppe domande a cui rispondere. Oggi mi arriva un sms che mi chiede educato: "come va?". "Bene", rispondo. "Ho appena trombato. Ed essendo sesso dipendente e vuoto come un otre appena mi riempiono ritrovo il sorriso. Il dramma è quando finisce l'effetto. E tu?". Pochi minuti dopo ne arriva un altro simile. Digito: "Bene. Come sempre. Mi sembra di essere in mezzo ad una piazza fermo e davanti a me un dedalo di strade. E io che non so quale mi piacerebbe prendere. Neanche quale prendere. Ma quale mi piacerebbe prendere. Per il resto da dio. Il problema è che non ho capito bene cosa sia il resto. Ti voglio benissimo...". Non mi ha ancora risposto. Deduco che abbia fatto una pennica prima di arrivare in fondo. Come biasimarla. Con 1982 abbiamo parlato di sogni, di amori ideali, di principi e principesse scarlatte con sotto la tutina azzurra. Fino a poco tempo fa volevo farci entrare in questa smilza tutina azzurra gli amori distratti e caracollanti che mi passavano accanto e che catturavo all'ultimo momento. Ora non faccio altro che sistemare, allargare, plissettare, questo dannato cencio scolorito affinché chi ho vicino ci entri e si senta coperto. Protetto, avrei detto in un altro momento. Ma mi sa che i risultati sono gli stessi. Vacui, inani, vuoti. Un po' come me, forse. Noi siamo il fil rouge della nostra vita. Ecco perché gli unici che hanno capito tutto sono Dolce e Gabbana. Oggi (ieri) è il compleanno di mia sorella nell'arte e nella vita. Ha ricevuto un mazzo di fiori. Ed è tornata rabbiosa. Ed è il regalo più bello che poteva farmi. Lei a me. Ovviamente. Essendo il suo compleanno. Senza di lei la mia vita sarebbe una merda. Non mi stancherò mai di dirlo. A proposito di compleanni , è venuto in mente che il mio è ad agosto. Agosto. Che è estate... nano nano
lunedì, maggio 15, 2006
Artisti carogne
Periferia di Milano. Nord. Nord-est per la precisione. Bicocca. Che detto così fa molto quartiere romano. Sabato pomeriggio. Fa caldo. C'è una brezza primaverile che quando ti soffia addosso sembra che si porti via tutte le nefandezze che hai dentro. Non è così. E' un vento bastardo capace di ingannarti ogni volta. Quintali di mattoni e cemento vestiti di nuovo sostengono a fatica un'area urbana rivalorizzata a suon di tecnigrafi e frasi ad effetto. Qui ci sarà il futuro. Qui ci sarà il domani. Qui ci sarà sempre il sole. Qui ci sarà eternamente la bella stagione. Dicevano. Non so se è così so solo che è sabato pomeriggio. Fa caldo. C'è una brezza primaverile che quando ti soffia addosso sembra che si porti via tutte le nefandezze che hai dentro. Ma in giro non c'è nessuno. Neppure intorno al gigantesco contenitore di schermi. Vicino, carcasse di fabbriche abbandonate, alte, grandi, vuote e buie. E alberi. Alberi che hanno visto passare sotto le loro fronde migliaia di esseri umani pronti a sacrificarsi per far crescere un sogno. Lo stesso che diceva: questo è il futuro. Questo è il domani. Questo è il sole. Questo è la bella stagione. Ora, cioè domani, uno di questi parallelepipedi infiniti è diventato una galleria d'arte. Contiene mostre, vernissage, esposizioni. Prima conteneva mani sporche, tute da lavoro, acciaio e corpi sudati. A questo punto, forse ha ragione Marx. Forse il signor Cipputi è un artista e forse la storia delle grandi metropoli lo sta confermando. Del resto finora non è mai successo il contrario: nessun museo si è mai trasformato in una fabbrica. Artisti carogne tornate nelle fogne. Potere operaio. Nano Nano(nella foto, Università degli studi di Milano, Bicocca)
venerdì, maggio 12, 2006
Voglio i tuoi occhi
"...Per tornare a noi, ogni tanto capita di non fidarsi più, le persone si trasformano, nella tua mente in marionette, come pupazzi, ai quali fai eseguire i movimenti che vuoi. O meglio, le tue paure muovono queste marionette, questo tuo teatrino interiore, secondo una sceneggiatura preordinata, che termina puntualmente con la realizzazione del tuo dramma preferito: scomparire dalla faccia della terra. Così, prendendo coscienza di questo, capita che io ti trasformi in un burattinaio sadico e ti odi. Ma poi tu torni a consolarmi, mi capisci e mi ami; e poi guardo i tuoi occhi, in fotografia, rassicuranti come l'ultima volta. Stringo un patto con il diavolo, voglio i tuoi occhi, di nuovo e a tutti i costi. Fumo una sigaretta per sancire questo patto, amore mio, ma poi scopro atterrito, che sei tu il diavolo...". Pier Vittorio Tondelli, Camere separate, 1989.
(Nella foto, Robert De Niro interpreta Louis Cyphre in Angel heart, 1987)
lunedì, maggio 08, 2006
Atrapado
..."Atrapado, moribundo con esta gana de bailar contigo....Dame jaleo aleo aleo aleo oooo"... Sono stato al concerto di Ricky Martin. Solo il giorno dopo mi sono ricordato che canta. Mica mi ero accorto durante il florilegio di movimenti di braccia, collo, gambe, bacino, pettorali, muscoli a cui ha assistito lo strapieno DuchForum di Assago. Rapito dal portoricano devo avere annullato tutti i miei sensi per concentrarmi sull'unico che meritava di essere lì con me: la vista. Comunque.... Dopo la Cucca è arrivato Ricky. Per fortuna Cristina D'Avena non è in tour... Ieri pomeriggio c'è stato quel convegno sugli anni '80. A parlarne c'eravamo io (penaepanico), Ivan Cattaneo, Max Novaresi, Francesco Specchia (Libero) e Luca Dondoni (La Stampa). Che detto così fa molto Bulgaria. Replay, che c'era, mi ha confidato che avrebbe voluto chiedere: "il fatto che il 60 per cento di voi sia gay a qualcosa a che vedere con il decennio che state rappresentando?". E io ho pensato: "60%?". Sono un ingenuo dal cuore d'oro che fa il duro per non morire. Forse come lo è 1982 che qualche giorno fa mi ha mugugnato: "...non vedi che sono solo un bulletto di periferia?...". Non posso stare senza di lui. Nano Nano(nella foto, Ricky Martin con il suo personal trainer)
venerdì, maggio 05, 2006
Cucca(to)
giovedì, aprile 27, 2006
80's fetish
Telefilm festival 2006 (da venerdì 5 maggio a domenica 7 al cinema Apollo di Milano). Tra un telefilm e un un dibattito vi segnalo, ed è inutile spiegare il perché, (per il resto c'è www.accademiadeitelefilm.it) l'incontro di domenica 7 maggio, alle ore 17.00, con "Gli indimenticabili anni '80". Un viaggio tra moda, costumi, modi di dire, musica e feticci di un’epoca che sta tornando prepotentemente alla ribalta. Tra i relatori: Fausto Brizzi, il regista del film-evento "Notte prima degli esami"; lo stilista Elio Fiorucci; il deejay-giornalista Luca Dondoni; il critico tv Francesco Specchia; il cantante Ivan Cattaneo; il giornalista esperto di feticismi Alberto D'Amico, il deejay Max Novaresi. Petra è la moderatrice.Il tizio esperto di feticismi è talmente esperto che chiede a voi una mano (la mano è un feticcio? mah....). Me date na lista de fetish targati anni '80 (no moda, no musica, sì televisione, oggetti, giochi, libri, film etc etc)? nano nano
(nella foto un fresby)
venerdì, aprile 21, 2006
Maledetto Carter
Nick Carter: "Tu non sei Penaepanico, tu sei Stanislao Moulinsky in uno dei suoi (quasi) perfetti travestimenti". Stanislao Moulinsky: "Ebbene sì maledetto Carter, hai vinto anche stavolta". Ten: "Dice il saggio: tutto bene ciò che finisce bene". Patsy: "E l'ultimo chiuda la porta". Che meraviglia. Aspetto con ansia questo momento. Che qualcuno mi dica che non sono io, ma Moulinsky. Supergulp. Nano nano
martedì, aprile 18, 2006
Tropposfera

La mente è libera. Vola. Vorrei andare a vivere in Spagna. Vorrei scrivere un romanzo. Vorrei tenerti per un bel po' con me. Vorrei sempre sentirti qui accanto. Volo insieme alla mia mente. Ora sono a Shanghai con mia sorella nell'arte e nella vita. Fra due minuti sono a New York, per vedere i colori di Central Park, domani andrò a Tokio a farmi una scorta di fiori di loto. Ma devo fare presto. Un regista di Bollywood mi aspetta con un mio racconto in mano. Lo stesso che l'altro ieri in Brasile ho consegnato a Gilberto Braga. Volo, senza paura, senza rete sotto, solo con le mie ali di piume e cristalli. Sono in alto, oltre la troposfera che in questo caso dovrebbe avere due p. Effettivamente sto esagerando. Ok. Smetto di sbattere le ali. Mi fermo. Saluto il pubblico pagante. E torno sulla mia terra. Uffa che noia. Fra un po' sono in onda....nano nano
martedì, aprile 11, 2006
Troni e scanni
Ok. Per un po', non so per quanto, è fuori dal cazzo. Via. Spazzato via dalle sue stesse leggi. Via. Fottuto con le sue stesse mani e con l'appoggio di quel manipolo di assetati di potere che sono i suoi soci. Essendo un impresario ha soci, non alleati. Via, come una doccia fredda, la stessa che ha vanificato di colpo il sogno di chi si è addormentato davanti agli exit poll taroccati e si è svegliato di fronte a più pragmatiche e deprimenti proiezioni. Taroccati dagli stessi che, irrespettosi delle passioni, del lavoro e perché no, in fondo anche delle istituzioni, hanno nascosto il loro voto raccontando bugie ai sondaggisti che altro non facevano che il loro mestiere. Vorrei avere il nome di questi stronzi e fargli capire la differenza che c'è tra un televoto del Grande fratello e le elezioni politiche, tra una televendita e un programma elettorale tra un trono e il suo tronista e uno scanno e il suo onorevole. Ma mi sa che non capirebbero. Sarebbe tempo sprecato. Forse solo attraverso un condono alla demenza, ai condoni sono abituati, coglierebbero quelle sfumature di cui i cervelli umani si nutrono. Almeno quelli di quasi la metà degli italiani. Per gli altri non garantisco. Non posso garantire che tutto funzioni quando si bevono le idiozie di un idiota. Ne ha sparate più lui in 5 anni di un bracconiere in tutta una vita. Eppure, quell'uomo dall'intuito veloce e dalla mano lesta, soprattutto a distribuire tangenti per fare i suoi porci comodi, affascina. Affascina il suo cerone, le sue scarpe con tacco interno, i suoi capelli tinti, i suoi lifting, la sua bulimia di starlette da ripassare come i compiti delle elementari. E poi ci si scandalizza di Vladimir Luxuria. La verità mi sa che è solo una: l'Italia dei pretacci e dei codini abituata a peccare e a pentirsi continuamente (basta questo del resto per tornare puri davanti agli occhi del nostro buon Dio) vede in lui l'uomo del riscatto, quello che unto dal signore, appunto, può peccare e ripeccare all'infinito. Sicuro che ci sarà sempre qualche poveretto che vive nella casetta a schiera con giardinetto, caminetto e sottotetto (generalmente abusivo), disposto a spellarsi le mani per applaudirlo. Per questa parte di italietta cresciuta a Gazzetta dello sport e televisione in cucina lui rappresenta il sogno raggiungibile. Per l'altra metà l'incubo da cui uscire. Grazie Tremaglia. Viva i fasci. Il nano è riuscito a farci dire anche questo. Pazzesco. Ciao(per questa volta niente Nano Nano. Non ce la farei)
(nella foto, Pluto. Avrei votato anche lui se si fosse presentato come leader del centro-sinistra)
martedì, aprile 04, 2006
Fuerzas armadas revolucionarias
Sole. Primavera. Venticello. Umore nero. Come la luna di quella merda di gioco che si chimava La Zingara condotto da quel pagliaccio che si chiama Cloris Brosca. Non so perché ma la primavera mi rende più nervoso del solito. Tutti sono felici e io mi deprimo. Ovvio. Credo che tutto il mondo sia felice e non lo sopporto. Ovvio. La mia insicurezza è tale che sono convinto che chiunque, anche il primo topo di fogna che mi si palesa al parco Lambro, abbia una vita migliore della mia. Ovvio. Sono frustrato. Ovvio. E non scomodiamo Freud. Lasciamolo lì, pronto ad intervenire su cose più serie. Che è meglio. Ho letto sul Corriere della sera di oggi (pagina 19, esteri) di Clara Rojas, la tizia sequestrata dalla Farc (no, non c'entra nulla con la Fnac, non è stata sequestrata da un libraio isterico) in Colombia insieme con Ingrid Betancourt, che ha avuto un figlio dal suo sequestratore. 42 anni, avvocato l'hanno rapita il 23 febbraio del 2002. Il guerriero è stato allontanato dalla donna e non si hanno più notizie. Non so perché (questa volta però davvero) ma sono sempre rimasto affascinato da queste storie d'amore (non c'è traccia di violenza i due, testimonia il giornalista che ha dato la notizia, si sono innamorati). Forse perché l'amore diventa l'unico strumento per sopravvivere in determinate situazioni. O forse perché è il sentimento, in fondo, più vicino all'odio, e ha quasi sempre le stesse dinamiche. Ecco perché insisto nel dire che odio il mondo che mi circonda. Sono un patetico e fottuto romantico. Probabilmente in cerca del suo rapitore. Da domani, però, torno in analisi. Nano nano. (nella foto, Channing tatum. Così immagino il mio sequestratore)
mercoledì, marzo 29, 2006
Ecliss(ato)
Facciamo il punto della situazione. Oggi c'è il sole. Domani chissà. Ho appena sfogliato il nuovo Grazia. E mi viene da vomitare. Ma questo succede molte volte nell'arco di una mia giornata. La mia attività principale, ultimamente, consta nel guardare il calendario, sfinirmi sui siti internet delle compagnie low cost e tentare di beccare qualche volo a meno di 60 euro (andata e ritorno). Andrebbe bene, a questo punto, anche un Milano Brescia. Date disponibili da qui al 2012. Ovviamente non trovo mai nulla se non offerte di 5 euro per metà andata e 299 l'altra metà e il ritorno. Uno strazio. Peggio di quando mi alzo la mattina e guardo invidioso il lenzuolo. Ieri ho dovuto fare un lavoretto dove mi sono concentrato per due orette scarse. Alla fine ero sfinito. Mi sa che quando ricomincerò ad impegnare i miei due vagabondi neuroni avrò bisogno di un'unità medica a disposizione. Alternerò iperattività a narcolessia. Lo sento. Farò una brutta fine. Certo, tornando a ieri, è' stato bello rientrare a casa e trovare la cena pronta: insalata mista, pesce con contorno agrodolce, farro con patate, vino e torta al cioccolato. La torta l'ho portata io. Il resto l'ha fatto lui... nano nanomartedì, marzo 21, 2006
Milano2 2onaliM
Ho pensato: questa volta davvero non ne posso più. Non ne posso più di questi amori fragi.... Ok. Bona. Sto scherzando. I miei ultimi post sono dei tali mattoni che ci potrebbero costruire una villetta a schiera. Qui a Milano2, anche due. A Milano tre? Va, bè. Che meravigliosa giornata che c'è oggi. Per essere a Novembre è deliziosa. Ho i vestiti primaverili già addosso. Sono un iconoclasta anche nel guardaroba. Anticipo talmente tanto i tempi che non mi schiodo mai dai 34 anni. C'è un cigno qui a Milano2 che che spesso esce della pozza d'acqua (con tanto di fontana in mezzo) e corre in direzione di StudioAperto. O meglio laddove c'è la redazione di StudioAperto. Il caso vuole che sia a piano terra e che all'esterno i vetri siano a specchio. Così il pennuto passa ore a guardarsi immaginando di essere in compagnia di un suo simile. Niente di interessante. Certo, se non dicessi che il cigno è l'essere vivente più intelligente che bazzica in questa periferia di erbetta e nuvolette. L'anno prossimo, si mormora, condurrà il meteo su Rete4. In compagnia di un'oca. Cazzate. Il sole se ne è andato. Ma sapere che la luce è la stessa di oggi pomeriggio mi ridà quella sicurezza che solo questa notte (vedi post precedente) era scomparsa. Ora lo posso gridare ai quattro venti: sono felice... E non vedo l'ora di andare a specchiarmi vicino al cigno. Perché secondo me mia madre mica me l'ha raccontata tutta.... io ho un gemello. Identico a me.
Nano nano onan onaN
Nano nano onan onaN
Londra. Milano
Umore nero. Perché lui se ne è andato. Perché del lavoro non me ne frega nulla. Perché non so più da che parte stare. Se dalla mia o se dalla parte degli altri. Ho cercato di provarci. Ho cercato di convincermi che questa volta sarebbe stato diverso. Ho cercato di credere che fosse, almeno per un po'. Ho cercato. Ora mi sembra di essere un'addizione senza risultato, una moltiplicazione senza prova del nove. Sono, di nuovo, una sottrazione tendente a infinito, una divisione infenitesimale che si perde nell'approssimazione. Non so se ho voglia di ricominciare ancora una volta da capo. Mi sembra di essere una madre eternamente incinta. Senza mai partorire. Se non aborti. Aborti di me stesso. Aborti di altri. Aborti. E punto. Sono di nuovo sfinito e terrorizzato. Terrorizzato dal sapere che di questa tristezza mi nutro, perché in fondo è la cosa che conosco meglio. Che nascondo dietro affabili sorrisi al botox. Che dispenso come la macchinetta delle sigarette fa con le Marlboro. Nel mio caso, però, nessuno deve pagare. Se non io. Devo riannullare tutto, cancellare i flebili ricordi che questa ultima dilatata avventura mi ha regalato, non pensare ai miei fantasmi che tornano puntuali a farsi sentire quando si accorgono che nessuno può difendermi e che sono solo con la mia tremolante ragione. Ieri ero a Londra conscio di essere infelice e pronto ad aggredire la vita. Oggi sono a Milano, conscio di avere perduto, e nostalgico dei momenti in cui volevo aggredire la vita. Forse in fondo devo pagare anche io per quello che non dò, che non faccio, che non voglio mollare. Non so perché. Qualcuno che probabilmente si chiama Alberto, un giorno forse me lo spiegherà. So solo che di perdere ora, adesso, in questo momento, non ne posso più. Ora. Adesso. In questo momento. Domani, chissà. Nano Nano
martedì, marzo 14, 2006
Benvenuti a Milano2
Leggo sul giornale la pubblicità del libro di Daniela Santanchè La donna negata. E' un'autobiografia? Milano2 sembra di cartapesta. O meglio: pesterei a sangue chi insiste nel dire che questo è un bel posto. C'è il laghetto coi cigni (il famoso laghetto vicino al Palazzo dei cigni, dove tutti noi nella vita precedente, quella prima del 1990, spinti dai nostri sogni accecati abbiamo spedito almeno una lettera) che secondo me hanno l'aviaria e se non l'hanno spero che vengano massacrati da qualche rapace, il Jolly Hotel che prende il nome dal fondatore di questo ameno (nel senso che potremmo anche farne a meno) luogo (Silvio Berlusconi), una piazzetta pulita pulita ideale per il cecchinaggio (la vista dal primo piano è praticamente perfetta), quattro abeti e due metri quadrati di erba verde che mi ricordano le montagne vicino a casa mia. Che, naturalmente, mi fanno vomitare. Ci mancano Heidi, Peter e Neve (la Hunziker, bazzica già da queste parti) che mi sembrerebbe di essere in Svizzera. Che sarebbe anche meglio: potrei strafogarmi di cioccolato fondente e bianco per colmare i vuoti che mi assalgono quando supero la sbarra del parcheggio sotterraneo... Ma non così tanto sotterraneo come desidererei io.... ma non mi devo lamentare: io lavoro, io guadagno, io sono indipendente. Non ho ancora capito da che cosa. Sicuramente non dagli anti depressivi che mi dovrò ingollare se vado avanti così. E se ammazzassi i cigni e me facessi un boa de finto struzzo? Così, è anche giustificato se me metto la testa sotto terra (nella speranza che finisca in un condotto del gas). Nano nano
giovedì, marzo 09, 2006
Pulcinella e Colombina
Automobili strapiene di umanità. Che non ci appartiene e in cui non ci riconosciamo. Il buttafuori che ci dice: "Non si può ancora entrare, la gente che c'è dentro è già entrata e quando arriva la security si può entrare". Che è come dire: "Hanno costruito un altro palazzo, domani piove e credo che non andrò al mare, ma in montagna". Parole butta lì, come i puntini sulle ali di una coccinella. Io mi sento un curato di provincia, bigotto e codino, più italiano di un abbonato alla Gazzetta dello sport, che chiede spaghetti anche quando è in Grecia a passare le vacanze. Perché alla fine quello sono: un emigrato della trasgressività approdato sull'isola della pochezza che pensa, pensa e pensa ai tempi andati, quando bastava fumare una sigaretta nel cesso della scuola per sentirsi picconatori di regole e di ideologie vetuste. Siamo lì, fuori dai Magazzini Generali, circondati da quattordicenni con la vita bassa, non solo dei jeans, e con gli zigomi butterati bellamente in evidenza. Il micromondo composto da me e da lei, mia sorella nell'arte e nella vita, è come la Fenice: appena uno dei due è a terra, l'altro/a lo fa rinascere. Siamo due infelici. Forse. Ma è meraviglioso così. Oggi pensavo che sarebbe anche il caso di lanciare, intorno al nostro pianeta, qualche satellite. Seppur artificiale. Del resto la guerra fredda tra noi e il resto si è allentata. Possiamo permetterci di investire le nostre energie in qualcosa di nuovo. Penso che forse io un satellite ce l'ho già. In fondo anche lei. Ma ci sembra così faticoso mantenerlo in rotta che temiamo siano in realtà due meteoriti, pronti ad investirci, travestiti da corpi artificiali. Per altro è anche passato da poco Carnevale. Ma va bene, va bene così. Come cantava Vasco. Parola di Pulcinella e Colombina. Nano nano(Nella foto, Una meteorite investe papa Giovanni Paolo II, Biennale di Venezia 2001, di Maurizio Catellan)
lunedì, marzo 06, 2006
Adam's Apple
Strappato da Cosmopolitan Uk, che sta per United kingdom, mensile notoriamente maschile, la "Pleasure map to his chest". Dove vengono indicati i punti , diciamo così più sensibili del torace. Che sono: pomo di adamo, l'interno delle ascelle, i capezzoli, i pettorali, la zona sotto l'ombelico, la zona pelvica e tutta la parte laterale del corpo. Si legge, quando si parla di neck: "To fire up your guy's desire, place your lips just below his Adam's apple and gently suck. Your mounth will be stimulating his thyroid gland, wich, according to ancient chinese medicine, closely corresponds to his package"."Sarò Adamo e tu sarai
la mia piccola Eva Eva..."
Nano nano
venerdì, marzo 03, 2006
Cento, cento, cento
La Fura del baus è "na bbomba". Come direbbe la mia amica Lola. Ieri serata a teatro. Il gruppo catalano (ma Ivana Spagna in che stato è?) ha riletto la Metamorphosis di Kafka focalizzando tutta la piece sulla diversità. Non male per nulla. Come non male è (ma siamo comunque in un altro pianeta) lo spettacolo Cosa c'è di Strano di Gennaro Cosmo Parlato. Ci si tuffa negli anni Ottanta e si esce bagnati: chi dal ridere e chi di nostalgia. Altri motivi non ce ne sono visto che sul palco se vedono solo cessi. Comunque sia. Sanremo è finito? E' vero che ha vinto Iva Zanicchi? Nano Nano. (nella foto, Ivona davanti alla ruota di Ok il prezzo è giusto)
lunedì, febbraio 27, 2006
Soffio di vento
Alla domanda: "Che cos'è l'amor", qualcuno ha risposto: "chiedilo alla porta, alla guardarobiera nera e al suo romanzo rosa". Alla porta. Molte volte l'unico ricordo che ho avuto è stata la porta. Chiusa davanti a me. E in mano un pezzo di carta con un numero di telefono. Generalmente il mio. Che cos'è l'amore? Un tempo pensavo fosse un volto dai capelli neri, dagli occhi verdi e dal sorriso bianco come quello di Kadu Moliterno (un divo delle telenovelas brasiliane, lasciatemi perdere). Poi, caduto a terra ho capito che probabilmente era lo sguardo complice di qualcuno che mi avrebbe portato via. Da qui. Da non so che cosa. Da me stesso. E quando mi sono accorto che l'attesa si faceva troppo lunga, ho pensato che l'amore fosse già passato. E che mi avesse travolto come un uragano impazzito. Congelandomi il cuore. Lasciando dietro di se macerie da cui partivano emozioni che si sfracellavano contro un trompe l'oil di luci e colori. Ben presto mi sono reso conto che quel uragano sono io. Sono io che subito distruggo tutto quello che a fatica riesco a costruire. Sono io che permetto solo al nulla di crescere intorno a me. A volte immagino l'amore come una pianta con immense radici. Che resiste anche se il terreno è arido. Altre, lo vedo come un'onda che si spegne sulla riva. E bagna la sabbia assetata di acqua. Forse l'amore è semplicemente un soffio di vento che ti passa sopra e che ti fa dire: "finalmente. Io sono qui. Con te". Un soffio di vento, appunto. Che l'uragano non può sentire. Eppure sa che c'è. Disperatamente. Nano nano.
giovedì, febbraio 23, 2006
Credo
Credo di non essere fatto per amare. Credo che quelli che mi dicono che sono un'anima libera, abbiano ragione. Credo che in fondo "navigare a vuoto in mille direzioni" sia la cosa che so fare meglio. Credo di non avere abbastanza pazienza per aspettare. Voglio tutto e subito. E punto. Credo che non facciano per me molte cose: condividere la vita con qualcun altro, decidere per due, passare insieme il tempo, sapere che non sono solo. Credo che sia troppo faticoso per uno come me misurare le parole, avere paura di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato, temere di tornare indietro, tacere. Credo di non essere in grado di evitare di rovinare sempre tutto come faccio da tempo. Secondo me, da generazioni. Eppure la voglia di distruggere è sempre più forte di me. Tanto, alla fine, ci rimetto sempre e solo io. E' come fumare. Non puoi obbligarmi a smettere se mi piace. Credo di non aver voglia di andare a 50 all'ora anche se so che solo così andrò lontano. Non me ne frega nulla. Voglio andare a 200 con il rischio di schiantarmi contro il muro. E' una vita che mi schianto e nessuno se ne è mai accorto. In fondo. Credo che l'amore sia un uovo di pasqua gigantesco e vuoto come me quando mi sveglio la mattina dopo una notte di sesso con uno sconosciuto. Il problema è che non so resistere al fascino della sorpresa. E quindi ci casco sempre. Anche se per poche ore. Credo di non essere pronto a costruire nulla se non la mia sopravvivenza. Che alla fine è l'unica cosa in cui credo. Credo. Nano nano.
sabato, febbraio 18, 2006
Ospito mia sorella (nell'arte e nella vita) nel mio blog:VERITA' SMENTITE
Chi l'ha detto che le ferrovie dello stato sono inefficienti? chiedetelo ad uno straniero. Vi dirà che per andare da Milano a Pescara ci si impiega esattamente 6 ore...si parte alle 11.08 e si arriva alle 5.08...magari è andato a zurigo ma chissenefrega...
IL TEMPO. Che tempo fa? Sereno, Nuvoloso, Poco nuvoloso...dimenticatevi Bernacca... il tempo può essere solo normale. Tano tano. (nella foto treno del Bangladesh)
venerdì, febbraio 17, 2006
Lysacek. Ma anche Ambra c'è(k).
Le hanno dato in mano un programma guardabilissimo (con Markette l'unica ragione per accendere la tivù) che si intitola Dammi il tempo (previste solo 5 puntate). Lei è Ambra Angiolini senza più auricolare ma con un pancione da sesto mese di gravidanza. Con lei il "guru" Giampiero Mughini, Lillo e Greg e il gruppo musicale i Cialtroni animati (che cantano solo sigle degli anni ottanta di cartoni animati). Discreta, intelligente, ironica, sveglia, distaccata ma nello stesso tempo sempre un po' starletta di Non è la Rai. Un cockatail eccezionale che mi porta, per l'ennesima volta, a rinnovarle il mio amore. Così. "Ti giuro amore un amore eterno se non é amore me ne andrò all'inferno, ma quando ci sorprenderà l'inverno questo amore sarà già un incendio, lo grido cento mille volte a sera ma disperata come una preghiera non voglio più svegliarmi solo solo se non ci sarai". (Dammi il tempo, Raitre, venerdì intorno alle 23.30). Vorrei tanto, invece, che mi desse un po' del suo tempo, Evan Lysacek, il pattinatore nordamericano nato Neperville (Illinois) il 4 luglio 1985, classificatosi quarto ieri, alle Olimpiadi di Torino. Con lui du' axel e du' teo loop li farei volentieri. E con questo post frocissimo (più del guardaroba di S., per esempio) saluto e mi inchino (ma non a 90, imbecilli...). Nano nano.
7parade
Questo è quello che mi ha chiesto Pascal:Fate una lista di sette canzoni che al momento vi piacciono particolarmente, non importa il genere né niente, devono solo essere canzoni che davvero vi piacciono. Postate poi il tutto assieme alle istruzioni nel vostro blog e indicate altre sette persone per scoprire che cosa ascoltano al momento.
E questa è la mia 7parade:
My lady story (Antony and the Johnson). Da quando ho l'Ipod la musica è cambiata. Ho cercato di raffinare (che è una parola grandissima) la mia discografia fatta di Bertè e cloni, attraverso ITunes di cui sono ormai schiavo. Così, consigliato da Entertainment weekly, mi sono scaricato un po' di canzoni. My lady story mi fa impazzire. Lui, Antony (nella foto) ha una voce calda e ovattata. E' una sorta di gospel interroto (un po' come il coito) in versione dark che ti avvolge tutto. Ideale dopo la doccia.
Haw am I different (Betty LaVette). La musica è donna. Lei è un mostro di voce. Ha un'anima soul che ti graffia le corde vocali mentre l'ascolti. E' grandiosa nella sua drammaticità canora. Un'icona barocca con una o tendente alla a. Mi sa. Da ascoltare quando sei al Supermercato.
Spy on you (Deerhoof). Leggo che è una band che fa garage. Magari ce posso parcheggià la macchina, casomai l'incontrassi. Non so cosa significhi questa definizione, ma so che questa canzoncina a metà strada tra Kill bill e i South Park mi piace tanto.
Samba de Silva (Elza Soares e Joyce). La seconda non so chi sia, della prima ho già parlato quest'estate quando l'ho vista in concerto qui a Milano. Una donna gatto (da tanto è tirata) di 156 anni, con una voce e un carisma da pelle d'oca.
Bingo Bongo (Loredana Bertè). Una delle canzonette più belle e divertenti dell'allora signora Lavezzi (pur non essendo sposata). Cult l'incipit della canzone. "A me piace far casino con il Bongo Bongo, quando un uomo fa l'amore voglio sia un orango". Grande Lola.
Corvo Joe (Baustelle). Il mio gruppo preferito in questo momento in assoluto. Non finirò mai di ringraziere S. che me l'ha fatto conoscere. "Io sono il Corvo Joe e faccio spavento, solo certi poeti del male mi sanno cantare". Miele per le orecchie di pena e panico, gli assistenti indemoniati di Ade.
Lady Marmelade (Dolcenera). Sono stato da Mediaword a fare incetta di dvd che non guarderò mai odiando i dvd, vhs e affini. Ma non importa. In omaggio mi hanno regalato un Q-disc (ve li ricordate), ovviamente su cd, che contiene reinterpretazioni della raucona di note canzoni di altrettanti noti film. Una rivelazione. Lady Marmelade è quasi emozionante. Lei raucheggia, è vero, ma lo fa da dio. Ideale per i gargarismi mattutini.
Non la giro a 7 persone ma invito che ha voglia a lasciarmi le sue 7 preferenze. Pascal, scusa il ritardo. Avreivoluto, resisti prima o poi arriva ancheil programma elettorale.
martedì, febbraio 14, 2006
Broom broom
Ok, parliamo di cose serie. Torino. Mi dicono che sono iniziate le Olimpiadi invernali. A Torino. Ho avuto la sensazione che qualcosa di strano succedesse, in quella città di fabbriche abbandonate e gianduiotti, quando hanno dedicato la copertina del Magazine del Corriere a Rocca. E non al Maresciallo. Allo sciatore. Che non è per niente male. Ma la novità non è lo sci. E neppure il pattinaggio artistico che ieri ho divorato mentre scivolavo sulla pattine di casa cosparse di lubrificante (visto che l'ho comprato vediamo anche di usarlo....). No, la novità di questi giochi olimpici si chiama curling, una specie di gioco delle bocce dove al posto di palle, palline e sa il cazzo si lancia una pietra di venti chili (stone) che sembra il bollitore Alessi disegnato da Richard Sapper, in una zona con dei cerchi concentrici identici a quelli del tiroasegno (back ring). Ogni squadra (rink) è composta da quattro giocatori: lead (quello che lancia la prima stone), second (quello che lancia la seconda) e skip (quelli che lanciano la terza e la quarta). Il tiro viene fatto dalla piattaforma di lancio che si chiama Hack (Margherita non c'entra nulla). Mentre la stone scivola due compagni della squadra con una scopetta (broom) puliscono (per aumentarne o diminuirne la velocità) la superficie su cui scivola sta pietra (che mi dicono ha un'origine particolare e viene tagliata solo in Scozia). La cosa che mi ha particolarmente colpito (a parte il fatto che quando lanciano si inchinano come fa la Carrà quando ringrazia) è che non esistono arbitri e che tutto viene deciso aristocraticamente dalle squadre concorrenti. E penso: vorrei che la vita fosse una partita di curling eterna, dove non ci sono arbitri, giudici, accusa e difesa... Buon San Valentino a tutti. Nano nano.
lunedì, febbraio 13, 2006
Oil (e non of Olaz)
Non ho capito perché in Farmacia tra i prodotti da banco non ci sia il lubrificante. Eppure.... ci sono le creme, gli shampoo, i deodoranti, i preservativi ma non i lubrificanti. Che voglio dire... è un prodotto di cui si fa grande uso. Quando si accende la spia gialla del cruscotto dell'automobile, per esempio significa che devi aggiungere il lubrificante. La stessa cosa quando devi stringere un bullone o devi fissare il rubinetto del lavandino. In questo caso il lubrificante, se ti va bene lo spalma l'idraulico. Altrimenti fai da solo. Certo non è la stessa cosa. Anche perché, come dice il detto "Frer fa el to mester". Ma non perdiamoci di vista (come commenterebbe la mia amica Milly) e torniamo al punto. Sabato vado in farmacia. Essendo un'icona irraggiungibile, soprattutto dalla buoncostume, so che non dovrei frequentare certi ambienti. Ci vado per comprare quello che da almeno tre mesi a questa parte manca nel mio guardaroba personale. Mi metto in coda. Leggo il cartello che dice (più o meno): "fatevi i cazzi vostri mantenete una certa distanza dal cliente che sta per esssere servita". La cosa mi rassicura. Dopo varie aspirine, punture e quant'altro (per la serie: del cartello me ne fotto) tocca a me. E timidamente chiedo: "Signora una cortesia mi darebbe del lubrificante?". E la farmacista che in quell'istante ha acquisito sette decibel in più di voce, chiede a sua volta: "Lubrificante femminile o masch....?", troncando disperatamente l'ultima parola. "Maschile ovviamente", rispondo sorridendo. Pago, saluto e me ne vado. E penso: "Ma da quando esistono i lubrificanti maschili?". Mah... chiederò al mio idraulico. Nano nanomercoledì, febbraio 08, 2006
Paneepanico
Festa di M. che compie 20 anni. Il suo manager ha deciso di regalarle un party. Clooney non c'è. Il Martini neanche. Ma non basta per fermare l'emorragia di vippame che si presenta stretto tra fogge sberluccicanti e tacchi caracollanti. Ad un tavolo siede un noto direttore di Tg, che viene dopo il 3 e prima del 5, accompagnato dalla sua nuova amica del cuore. Una parrucchiera bionda platino ex concorrente di un reality show. Mi dicono che è la sua confidente. Mi dicono che lui le racconta tutto. Mi dicono che lei farà una rubrica dedicata alla moda in un rotocalco quotidiano che va in onda dopo il già citato Tg che arriva dopo il 3 e prima del 5. Accanto a loro il dj che ha rubato il nome a un biscotto. Ma non l'intelligenza. Con loro il manager delle dive che è appena stato abbandonato dalla conduttrice che parla di calcio ogni domenica pomeriggio. Al mio tavolo non ci sono vip. Ma una vera star, calda come il brodo, insipida come una zuppa, sfuggente come una gatta, fine come 'na lavandara. Il suo schermidore non c'è. L'arma bianca l'ha deposta. Io deporrei volentieri contro di lei in tribunale. Non importa per che cosa. Basta che sparisca dalla circolazione. Ad un certo punto arriva, cinguettando, la brasiliana più famosa dell'Isola più famosa d'Italia. Saluta, dice tre frasi di cortesia, sorride, manda baci. Io la manderei volentieri affanculo. Però in fondo è l'unica che ha voglia di divertirsi davvero. In ordine compaiono, un'altra brasiliana amica di mia sorella nell'arte e nella vita, un centauro ex fidanzato dell'attrice attualmente sposata con l'uomo che ha scalato tutto, tranne un corso di italiano, accompagnato dall'attuale compagna, ex conduttrice del già nominato (una volta) rotocalco quotidiano che va in onda dopo il già citato (due volte) Tg che arriva dopo il 3 e prima del 5. Ma tutta 'sta gente è marmaglia, paccottiglia umana, anime alla deriva senza anchor(a). Ne man ne woman. Anche se loro ci terrebbero tanto. Dicevo, paccottiglia umana. Quasi tutta. Tranne due: belli, alti, muscolosi, sorridenti, vuoti come due bottiglie de acqua minerale scaduta, banali come un'intervista alla Elmi, ironici come una puntata di Torte in faccia, ma buoni, buoni, buoni come il pane. E a quel punto avrei voluto avere una boccia di Martini in tasca e dirgli che a casa mia c'era un party. Senza Clooney. Ma con un certo Brad Pitt. Nano nano. (nella foto Daniele Interrante)
lunedì, febbraio 06, 2006
1982 (parte seconda)
...e lui. Che è nato lo stesso giorno di lei, e questo mi ha fatto un po' paura. Ma tanto io non sono come Virginie e con gli oroscopi mi faccio il bidet... Per cui, potrebbe anche essere nato lo stesso giorno di un altro lui che la cosa non mi toccherebbe per nulla. Dicevo. ...E lui, che ho incontrato per sbaglio un attimo prima di tornare a casa, una domenica mattina all'alba. Per sbaglio. Me ne stavo andando, ed è apparso lui. Con i suoi occhi scuri, con i suoi capelli rasati, con il suo sorriso bianco, come le notti passate ad aspettarlo. Non so se è lui che davvero stavo aspettando, ma non importa. E' con lui che voglio stare ora, adesso, in questo minuto, in questo secondo, in questo attimo. Sabato sera ero di nuovo lì. Senza di lui, con i miei amici che mi dimenavo al ritmo di house. Mi guardavo in giro ed ero felice, per l'ennesima volta, di essere in quella cantina tirata a luci(do) stoboscopiche e lampadari della nonna. Ero felice, come tutti gli altri sabati. Con una differenza. Che questa volta sapevo il perché. Nano Nano
martedì, gennaio 31, 2006
1982
Il 30 gennaio Riccardo Fogli vince la 32sima edizione del Festival di Sanremo con Storie di tutti i giorni, Al Bano e Romina si piazzano secondi e Drupi terzo. Il 2 aprile l'esercito argentino occupa le Falkland. Il 12 giugno 750 mila persone manifestano contro le armi nucleari a New York. L'11 luglio l'Italia vince i campionati mondiali di calcio in Spagna. Il 23 agosto nella baia di Radoy il pescatore Rune Ystepo arpiona un esemplare di calamaro gigante (e Penaepanico compiva un po' di anni). Il 13 settembre va in onda la prima puntata del Pranzo è Servito. Muoiono Romy Schneider, Rainer Werner Fassbinder, Gilles Villeneuve, Ingrid Bergman, Grace Kelly, Carlo Alberto Dalla Chiesa, John Belushi (nella foto, a destra). I film campioni d'incassi sono: Conan il Barbaro, Rocky III, Rambo, E,T, l'extraterrestre e Blade Runner. Thriller di Michael Jackson è l'lp più venduto nella storia (42 milioni di copie). Giovanni Paolo II visita la Spagna. A Londra viene trovato, impiccato sotto un ponte, Roberto Calvi, ex presidente della Banca d'Italia. Retequattro trasmette la telenovelas Dancin'days. Phoebe Cates canta Paradise, Falco, Anderson, Giuseppe Ciufoli, Gazebo cinguettano dalla radio. Loredana Bertè incide Traslocando, e inciampa nel suo abito da sposa mentre canta Non sono una signora alla finale del Festivalbar all'arena di Verona. Nascono: Williams, principe d'Inghilterra, Antonio Cassano, Marco Melandri, Kakà, Alberto Gilardino. E...Io sognavo di condurre Fantastico 12 insieme con Raffaella Carà, Enrica Bonaccorti e Sonia Braga. In alternativa Domenica in con Eleonora Giorgi. Ero convinto che la vita fosse nelle mie mani, che tutti mi amassero e adorassero come una Vergine spagnola, ed ero certo che un sogno bastasse desiderarlo tanto per vederlo avverarsi. Non avevo ancora capito che da lì a breve una valanga mi avrebbe travolto. Era il 1982... Raffaella stava preparando i fagioli e scegliendo il contenitore. L'anno dopo tutta l'Italia contava....
sabato, gennaio 28, 2006
L'Imelda delle alghe anticellulite
Milano, Palazzo di Giustizia. Aula 11. Processo Vanna Marchi, Stefania Nobile e Francesco Campana. C’è fermento per quello che sarà la prima loro dichiarazione spontanea. Vanna Marchi è una Steel butterfly dei poveri, una Imelda Marcos che invece di collezionare scarpe ha raccolto truffe. Tante. A tutte ai danni di povera gente dalla cultura sotterranea, talmente sotterranea che neppure con il terremoto dell’80 e con la valanga di terra dell'87, è venuta a galla. Disastrati nel cuore e nell’anima che non hanno nulla oltre a una croce. E che spesso, purtroppo, non è quella appesa alla parete. Ma si sa. L’Italia è un paese rurale, con tante scarpe grosse e tanti cervelli fini, a tal punto che rimbalzano nelle scatole craniche come palline in un campo da squash. Però siamo caparbi, cocciuti e ostinati. Per cui se Dio non ci ascolta, e Dio non ci ascolta, allora andiamo dalle mamme Ebe del momento a farci consolare. E quelle sanno consolarci da Dio. Eccome se sanno consolarci. Lei era una di queste. Un’affabulatrice del nulla, una santona con la palandrana nell’armadio griffata Cavalli, una giullare della corte di re tivù, una contadina diventata estetista che sa, come ha detto al processo, “tutto, tutto, tutto” sulle creme. Anche rassodare i conti in banca. Degli altri però. Eppure la leonessa ferita, a terra, sanguinante ed esanime, che dalla fogna in cui precipitata versa solo lacrime, non molla la preda. E la tiene lì, attaccata a lei, alla sua faccia da gatta siamese, ai suoi occhi a palla come la sua deposizione, ai suoi artigli consumati e sporchi di fango. Alle alghe, ovviamente. E ti guarda come ti guarda una belva feroce zoppicante, ti scruta come una fiera in gabbia, come King Kong sull’Empire in corsa per la sua guerra senza speranza. Dalla terra è arrivata, e in terra è ritornata. E il suo carisma e tutto racchiuso in questa parabola, da questa andata e ritorno verso l’inferno lunare, quello senza fiamme, freddo come una moneta lasciata in un’automobile d’inverno. Chissà cosa si stava dicendo quando scrutava quell’aula di tribunale, le telecamere che la fissavano, i curiosi che l’inseguivano con lo sguardo. Chissà se dentro provava pena per tutti quei poveretti fregati o se in realtà teneva a bada la sua disperazione per non sgretolarsi davanti ai nemici. Chissà se stava contando le malefatte o i giorni che la dividono dalle sbarre. Chissà se continua a sentirsi “d’accoooordo” con quello che ha fatto. Chissà. E’ certo, invece, che quegli occhi umidi e non rassegnati da bestia feroce ti inchiodano alla sedia. E rimarresti lì, ad osservarla per ore. Come si fa con una diva disfatta da lifting e notte insonne ad aspettare una parte da protagonista. Lei, quella parte da protagonista ce l’ha. Ma sa che, con buone probabilià, è l’ultima. E ce la mette tutta per essere all’altezza. Riuscendoci meravigliosamente. Nano nano (nella foto, Liza del Mundo, protagonista del musical ispirato a Imelda Marcos)
venerdì, gennaio 27, 2006
Google il 23 agosto
Ma siamo in Alaska? Fuori nevica. Io sono a casa. Voglia di andare a Milano2 zero. E poi come? Con i mezzi pubblici? No grazie, ho un contratto di rete. Per cui, ho deciso che lavoro da casa. Tema del post di oggi: la megalomania. Mi dice google (che oggi festeggia il compleanno di Mozart) : "Nel delirio di grandezza (o megalomania) il soggetto esalta le proprie capacità con modi stravaganti o paradossali. Ad esempio può considerarsi un grande atleta (pretendendo di essere invitato alle competizioni) o di essere un capo di stato estero (pretendendo gli onori che competono alla sua supposta carica). Anche questa è una tipologia tipica del paranoico. In questo delirio, può essere fatto rientrare anche il delirio erotico, nel quale il soggetto vanta l'amore di una persona importante, basato su segni impercettibili e che in persone normali, non avrebbero lo stesso significato: un sorriso, un gesto della mano, una frase qualunque. Il delirio di grandezza è spesso legato al delirio di persecuzione. Il paranoico affetto da mania di grandezza, non vedendo riconosciuto il proprio valore, costruisce una persecuzione nei suoi confronti da parte di chi non ha le sue capacità".E penso: "Che foto mando a Sergey Brin e Larry Page per preparare la loro home page il 23 agosto"? nano nano
ps
Ho scaricato "na bomba" de musica da I Tunes. Tipo: M.I.A., Antony and the Johnsons, Elza Soarez, Sleater-Kinney, Bettye laVette ("titanica") e Robbie Fulks. Sorellina nell'arte e nella vita chiedi a TonichemichiamaAlbi se li conosce va.....
(nella foto Vincent Gallo, ossia il mio fidanzato)
lunedì, gennaio 23, 2006
"Fenomenal"
"Fenomenal", che starebbe per meraviglioso, fantastico, fenomenale, appunto. Se uno spagnolo alla domanda "que tal estas", ti risponde: "fenomenal" stai certo che non lo rivedrai mai più. Di più. Se dopo averti baciato per circa due ore e 35 minuti, in tutti i posti immaginabili, sia del corpo sia del luogo in cui ti trovi, e preso da un momento di lucidità ti dice: "No soy como los italianos, te voy a llamar", che più o meno suona come un "non sono come gli italiani, ti voglio rivedere", stai certo che non lo rivedrai mai più. E se guardandoti negli occhi gli dici: "sorridimi", (in italiano visto che lo capisce) e lui ti sorride e scopri che ha anche un bel sorriso, e dopo averlo fatto ti ricomincia a baciare, non temere: stai certo che non lo rivedrai mai più. Se appena entra in discoteca, è vero barcolla e ha un bicchiere di cuba libre in mano, ti si avvicina e ti abbraccia e tu fai anche lo stizzinoso perché ti sembra un cesso senza senso, non ti agitare, stacci pure tanto stai certo che non lo rivedrai mai più. E se quando esce, prima di averti chiesto di chiamaragli un taxi, sono le 7.30 del mattino tu hai la pelle paonazza e piena di eritemi visto che il tizio ha la barba incolta e non vedi l'ora di buttarti in un bagno di Nivea (Estee Lauder è morta e io non ho più miti cosmetici), e lui ti guarda e ti dice scrivi il mio numero di telefono, e tu lo glielo fai controllare per paura di non aver capito bene il suo italiano balbuziente, e ti fa segno di sì con la testa, che è "corecto", stai pur certo che non lo rivedrai mai più. Ma il dramma che quello che non vedrai mai più, manco te lo ricordi e con buone probabilià anche se lo rivedrai, un giorno, per sbaglio, non ti accorgerai neppure che è lui. Per cui quando pensi "non lo rivedrò mai più" è propio un "non lo rivedrai mai più".E la cosa infligge al mio ego una sofferenza senza limiti. Per fortuna il cuore non se ne accorge....lui batte da solo....e non in Tangenziale....purtroppo..... nano nano
(nella foto, la copertina del singolo Easy Lady, Spagna)
mercoledì, gennaio 18, 2006
Righe da cancellare

lunedì, gennaio 16, 2006
giovedì, gennaio 12, 2006
I pod nano (nano) e torno a settembre...
Tutto ok. Il mio splendido I pod nano, nero, from New York va alla grande. In ordine le mie playlist caricate sono: bertè, dire straits, duetti, fangoria+rodriguez+malevaje, gabriella ferri, kylie minogue, la crus, maria jimenez, mia martini, miguel bosè, mina, raffaella carrà, rudy (una cernita di migliori hit in circolazione fatta dal mio collega), spagna (non la catante, a questo non arrivo), varie. Stasera aggiungo Offer Nissim e Funset due cd consigliatomi quest'estate in Israele. La playlist fa cagare. Lo so. E me ne fotto. Il mio I pod si chiama Penaepanico, ma forse era meglio se lo avessi chiamato nano nano (o forse noia noia?). Mi sa che gli cambio nome. (Guardate questo sito di coniglioviola. C'è un florilegio di (ri)interpretazioni delle canzoni (con tanto di video) più famose degli anni ottanta. Non male. E poi loro li ho incontrati al Plastic e sono molto simpatici...)Milano, settembre 2003:
"Mi sono fatto pena. Per la prima volta in vita mia ho sentito su di me il sentimento che più detesto al mondo: la pena. Mi sono visto piccolo, intimorito, spaesato, come un maratoneta costretto sulla sedia a rotelle davanti a un bambino che sta imparando a muovere i suoi primi passi. Lui era lì, abbruttito dalla stanchezza, appesantito dall’età, malinconico per colpa del tempo. Venti anni fa avrei dato via un sogno in cambio di questo incontro, in cambio di condividere con lui lo stesso spazio, il mio fabbricatore di fantasie, il mio faro nella tempesta. Il faro ora si è spento e la tempesta è diventata un uragano. Lui era lì, grande e immenso nella sua statura imponente, tra la folla che guardava la sfilata e applaudiva la moda passare. Mi sono fatto pena, indifeso e senza scuse che giustifichino la mia insofferenza a questa vita priva di muri da infrangere, se non quelli di scotch e cartone che mi difendono dagli altri. Mi sono fatto pena coperto dal nulla, nudo come quando sono venuto al mondo, senza una certezza a cui sostenermi. Solo... in un deserto. Mi sono avvicinato, l’ho salutato e l’ho visto andarsene, passarmi vicino, toccarmi la spalla, rispondere al saluto e allontanarsi come uno dei tanti. Ma lui non era uno dei tanti. Lui era il mio idolo, i miei effetti speciali, il mio film in tre dimensioni, il mio cinemovie personalizzato. Mi sono fatto pena perché non so come giustificare a me stesso tutti i sogni che non ho più, tutto l’amore che non riesco più a dare, tutti i sorrisi che mi rimangono dentro, tutti gli abbracci che non so più spiegare. Mi sono fatto pena, aggrappato alla mia ombra obbligata a simulare una parvenza di serenità, stretto tra il mio orgoglio esangue che non molla la preda, e le mie elucubrazioni senza fondamenta. Di colpo sono passato da allora ad adesso senza incontrare un prima e un durante, semplicemente perché dentro di me non ci sono, non si sono fermati, ma mi hanno attraversato come diligenti pedoni, allo scattare del verde, sullo zebrato. Ho provato la pena su di me, la sconfitta, la desolazione, il rimpianto, la tristezza più profonda. Erano tutte lì e mi hanno assalito di colpo, come coriandoli per le strada in un qualunque martedì grasso. Mi hanno messo di fronte il mio faro spento e polveroso e le mie mappe ingiallite e senza rotta hanno capitolato. Inchinandosi educate".
Nano Nano
martedì, gennaio 10, 2006
Bugie perfette (il contrario di me)
L'I-pod nano di merda che mi hanno portato dagli States non funziona con il mio computer. Fanculo. Per un po' le mie playlist baracche devo sognarmele. Non potrò sollevare pesi sulle note di "Non mi chiedermi", "Bongo Bongo" o "Medusa". Isterico. Ieri leggo sul El Mundo Magazine, l'inserto settimanale del quotidiano spagnolo, un articolo molto intreressante, non tanto sui contenuti quanto per la struttura, dedicato alle bugie. Prima di parlare del perchè scientificamente si raccontano bugie, (ognuno di noi mente almeno 20 volte al giorno, i bugiardi cronici hanno meno materia grigia nel cervello e le prime bugie si raccontano a 3 anni) il giornale pubblica alcune foto in cui si vedono Marylin Monroe e John F. Kennedy nell'intimità, la regina Elisabetta mentre si sistema i collant (nella foto), Camilla Parker Bowles in deshabille e altri scatti del genere. Il problema è che le foto sono tutte false. Fotografa è Alison Jackson che ha costruito intorno alla curiosità che aleggia in ognuno di noi di conoscere i dettagli più intimi degli iperfamosi, prescindendo dalla veridicità dall'immagine che si sta riproducendo, la sua arte. E la cosa folle è che nonostante si è consci che quello che si ha davanti è una bugia, la sensazione è di credere che comunque qualcosa di vero ci sia. L'operazione che fa la Jackson è fantastica. Lei utilizza la stessa tecnica dei paparazzi: brutta luce, immagini sgranate, inquadratura casuali con l'unica differenza che non cerca le situazioni ma le crea dal nulla con fotomontaggi, controfigure, sosia ecc ecc. Mi ha aperto un mondo: quello delle bugie perfette. L'esatto contario di come sono io. Nano Nano
lunedì, gennaio 09, 2006
Cinque abitudini
Per capire cosa sto scrivendo vai a fare un giro sul blog di Paciugo. Non ho voglia di spiegarlo. Visto che replay vuole per se Migul Bosè a me non rimane altro che raccontare le mie cinque abitudini.1) Guardarmi allo specchio, trovarmi irresistibile, chiedermi come mai in realtà non sia così e giustificare il tutto pensando: "beh, c'è anche Berlusconi al governo, la guerra in Iraq, la gente che muore di fame in Africa, cosa pretendi che capiscano gli umani?"
2) Spegnere il cellulare la notte. Se dovesse suonare alle 3 del mattino mi farei un film tutto mio. La delusione non la sopporterei. Meglio prevenire che curare...
3) Sono convinto che negarsi fisicamente sia maleducazione. Ho la brutta abitudine di credere che il rapporto fisico sia uno strumento come tanti altri di comunicazione. Come tale deve essere utilizzato per conoscere e conoscersi (come direbbe Marzullo) meglio. E punto. Ovviamente non applico con disinvoltura questo mio credo. Anzi. Anche se nel profondo lo vorrei tanto.
4) Riascoltare un cd fino allo sfinimento. Generalmente quando compro un cd lo ascolto fino a consumarlo. E la mia angoscia principale è imparare i testi delle canzoni a memoria. E' sempre stato così.
5) Almeno una volta al giorno ho l'abitudine di ascoltare a volume a palla qualcuna delle mie icone musicali. Non riesco, non ce la faccio a resistere. E canto e ballo come un poverino. Lo faccio da quando ho 14 anni.
Ora giro questa catena a:
Replay
Alessandro
virginie (quando torna da Katmandu)
ironicosclero
italianpsycho
...por vos muero (s., tiè....). Nano nano
(nella foto la copertina dell'ultimo cd della spagnola Bebe. Dedicata a mia sorella nell'arte e nella vita. Lei capirà).
giovedì, gennaio 05, 2006
Frasario di inizio d'anno
Per non perderci di vista...."Si nasce soli, si muore soli. Perché durante l'intervallo ci sono milioni di rompicoglioni?" (g.t).
"Scrivere un libro su di me? Ecchè, me faccio le domande e me dò anche le risposte?" (l.b.)
"Ne parliamo domani che io non ci sono" (d.v.)
"Tutto sommando è ora di finiamola di lamentarci" (m&a)
"Gli uomini sono come un libro di 20 pagine: arrivi subito alla fine, ti emozionano per poco e, non avendo postille, sei sicura che non nascondono nulla di interessante". (a.)
"Il problema non è che in questo momento della mia vita debba pedalare, è che non vedo altro che biciclette". (r. m.)
"Per fortuna che i musei non li paghiamo, altrimenti non ci fermeremmo neppure davanti alla porta". (a.)
"G. fa sempre il missionario. E non mi riferisco alla posizione". (m.)
"Barcellona a volo d'uccello: Nouvel e il suo Pipitone, Gaudì l'affabulatore di spazi". (m&a)
(nella foto, Barcellona, Torre Agbar di Jean Nouvel)
martedì, gennaio 03, 2006
Giuro, voglio anche...
Voglio continuare a sentirmi irresistibile. Voglio continuare a "non pentirmi e a non arrendermi". Voglio continuare a credere che un giorno un marziano arriverà sulla terra e mi porterà con sé. Voglio continuare ad essere convinto che nella vita si ama una volta sola e che io, purtroppo, ho già dato. Voglio continuare a credere che la persona con cui mi diverto di più al mondo è mia sorella "nell'arte e nella vita". Voglio continuare a distribuire il mio numero di telefono aspettando messaggi e chiamate che non arriveranno mai. Voglio continuare a leggere tre libri contemporaneamente convinto che in questo modo faccia più alla svelta a leggere tutti quelli comprati e mai aperti. Voglio continuare a scrivere, come buon proposito di fine d'anno, che voglio smetterla di innamorarmi ogni 10 minuti anche se non ce la farò mai. Voglio continuare ad avere un brutto carattere. Voglio continuare a lamentarmi di tutto e di tutti indistintamente. Voglio continuare a sapere che lavorare mi fa schifo e che non mi pagano per questo. Voglio continuare ad amare più di ogni altra cosa al mondo i miei nipoti e un manipolo di amici senza i quali non potrei stare. Voglio continuare a scrivere, rileggere quello che ho scritto e a pensare che un giorno pubblicherò un libro. Voglio continuare a supporre che la mia famiglia sia una tragedia. Voglio continuare a non cambiare troppo perché in fondo mi piaccio così. Voglio continuare a farmi venire la pelle d'oca quando cantano le mie cantanti preferite e ad essere convinto che la musica abbia un animo solo femminile. Voglio continuare ad avere voglia di trombarmi l'intera umanità pur detestandola. Voglio continuare ad odiare i viaggi immersi nella natura e in gruppi superiori a due persone. Voglio continuare a sperare che un giorno qualcosa di davvero bello capiterà anche a me.Però voglio continuare anche a voler amare come vorrei e come, tutto sommato (anzi sommando) avrei bisogno, per smetterla di dire che voglio, voglio e voglio. Conscio del fatto che il dramma si nasconde dietro quel fottuto "anche". Nano nano. Buon 2006 a tutti.
(nella foto Milly Carlucci in versione Spagna)
venerdì, dicembre 23, 2005
Giuro, non voglio più...
Sono due le cose che odio più fare al mondo: andare in palestra e passarmi il filo interdentale. Ieri mi è scaduto l’abbonamento in palestra. Il giorno prima ho finito il filo interdentale. Oggi sono l’uomo più felice del mondo. Buone feste a tutti. Parliamo di buoni propositi di inizio d’anno. Io ho promesso a me stesso che nel 2006 non mi voglio più innamorare ogni 10 minuti di qualcuno e che non voglio più credere ai rapporti rancidi di una notte. E’ dura rinunciare a credere che esistono i colpi di fulmine, i principi azzurri e gli amori a prima vista, ma voglio farcela. Mia sorella (nell’arte e nella vita), invece, ha promesso che non vuole più incastrarsi negli incisi dei discorsi degli altri. E voi cosa vi promettete di non fare più? Nano nano. (nella foto, Letizia Ortiz moglie del principe di Spagna)
giovedì, dicembre 22, 2005
Gay parade (torna a grande richiesta)
(Ovvero tutto quello che un gay 30enne, se ci pensa bene, ma solo se ci pensa bene, non ha mai dimenticato).Decima posizione
Quando è arrivata sembrava una generalessa nazi presa in prestito da tele Kabul, poi alla prima inquadratura delle mani e delle unghie, rigorosamente smaltate di rosso si è capito che dentro quel sergente batteva un cuore più femminile di quello di Boy George. Chi l’ha vista, parliamo di Donatella Raffai, non può essersene dimenticato.
Nona posizione
La pubblicità stampa di Regina Schrecker con la biondona di turno stritolata in una tuta in lamè d’oro munita di spalline a tre piani. Siamo negli anni ottanta. La Oxa a Sanremo scendeva le scale dietro una tuta aderentissima che la precedeva di un micromillimetro, Loretta Goggi aveva gli occhi tumefatti dall’ombretto e i capelli cotonati a rischio condono edilizio, mentre Enrico Coveri si era lanciato con i suoi jeans a palloncino, larghi sulla coscia e stretti in fondo, ed era caduto in piedi. Beato lui.
Ottava posizione
Erano belli, bruni e sorridenti. Anzi: bellissimi, brunissimi e sorridentissimi. La leggenda dice che siano stati scelti personalmente dal maestro Valentino per il lancio dei suoi bijoux. Sta di fatto che questi smandrapponi impenitenti stracolmi di anelli, bracciali e collane per sole signore hanno aperto un’epoca: quella del modello azzurro, versione moderna e rockettara del romantico principe.
Settima posizione
In casa ci portava la bicicletta, la panca per il crunch e il fidanzato ricco e potente. Ma lei non lo sapeva, che era ricco e potente. Gli spettatori che stringevano i pugni e incrociavano le gambe dall’emozione, sì. Loro si immaginavano entrare in questo loft improbabile gettando da una parte la tuta sporca di olio e lavoro per precipitarsi dall’altra muniti di pants aderenti, fascia per i capelli, e scaldamuscoli, impazienti di vivere le nuove lezioni di aerobica di Sydne Rome, Jane Fonda o Barbara Bouchet indifferentemente. Sognando ovviamente di diventare come lei, la Alex di Flashdance.
Sesta posizione
Dopo Wanda Osiris nessuna meglio di lei è stata in grado di scendere, seppur in questo caso di forma circolare, una scala. Lo faceva tra petali luminosi e corolle pulsanti al grido di: “Ecco a voi, bello più del sole, Marco Predolin”. Stiamo parlando di Sabina Ciuffini a M’ama non m’ama che ad ogni gradino faceva sobbalzare stuoli di giovanissimi cripto omosessuali che seduti sul divano tra la nonna e la mamma sublimavano la loro voglia di ola, con un colpetto di tosse. M’ama o non m’ama. S’ama…..sicuramente.
Quinta posizione
E’ arrivata dal nulla e subito nel nulla ci deve essere ritornata (in senso metaforico, ovviamente). Si chiama Tiziana Fiorveluti e per pochi mesi era la risposta privata alla pubblica Heather Parisi. La prima storia di rivalità tra bionda e bruna dell’era post soloRai sciupata a passi di dance, cicale e disco bambine. E’ bastato un attimo per accorgersi si lei: sorridente, scalata, e soprattutto spaesata (come i quattro telespettatori che se la ricordano). Immediata la scissione dei maschi in crinoline pronti a schierasi con l’una o l’altra. E in mezzo Tv sorrisi e Canzoni indeciso con chi stare.
Quarta posizione
BB. Non Brigitte Bardot, ma Brigitta Boccoli. Non SaintTropez, ma la corte di re Gianni Boncompagni. Non il rumore dei ciak della nouvelle vague, ma gli scricchiolii delle casalle del cruciverbone di Domenica in. Bb come boccolona al quadrato, vista la massa di capelli che soprastavano la sua scatola cranica. E quando piangeva dal ridere e il cerone si squagliava, sotto gli occhi umidi di chi avrebbe voluto essere al suo posto, assurgeva in un nano secondo a Madonna di Collistar e d’Oreal contemporaneamente. Da ringraziare a suon di bottigliete d’acqua ossigenata. Guai se le fosse spuntata la ricrescita….
Terza Posizione
Alzava la cornetta del telefono, rispondeva Pronto chi gioca? e si toglieva l’orecchino con la clip. Tutto contemporaneamente. Tre gesti uni e trini che gli omovideo in fieri vedevano consumarsi in religioso silenzio. Era la Bonaccorti alle prese con il programma di mezzogiorno post Carrà. Un must, adorare Enrica che faceva scivolare l’orecchino dal suo lobo e lo tratteneva in mano prima di appoggiarlo sul tavolo vicino al telefono. Soprattutto per chi a quei tempi ignorava l’esistenza di buchi e percing, ma conosceva fin troppo bene quella degli orecchini pendenti fino alla clavicola della sorella. Quante notte in bianco passate a chiedersi: “Perché io no?”
Seconda posizione
All’inizio era brutta, scialba e senza un filo di trucco. Poi, dopo un viaggio in Europa, la catarsi. E riappare bella, truccatissima e soprattutto con una montagna di capelli in testa, da far sembrare Marcella Bella vittima dell’alopecia. E’ la carioca Sonia Braga in Dancing days alle prese con amori impossibili, rapporti Singer, tutti da ricucire, drammi da eyeliner water resistent e tante ore buttate al vento di Copa Cabana beach. Per non parlare della sorella Jolanda diventata buona dopo una cura del sonno che ancora qualche paziente impenitente pretende dalle Asl. In quel periodo in Italia l’iscrizione all’Arci gay si pagava in cruzeiros (l’allora moneta brasiliana).
Prima posizione
Le prove le abbiamo fatte tutti davanti allo specchio del bagno con il phone tirato al massimo, puntato a modi Calibro 54 sulla tempia. O in automobile con il finestrino abbassato e l’occhietto lacrimante fisso sullo specchietto retrovisore. Oppure, sventagliando a rischio crampo alla mano, l’ultimo numero di King. Perché volevamo essere come lei: Loredana Bertè alle prese con il vento invernale del suo triste e rauco mare. Lei, capelli all’aria, gridava a squarciagola: “ e io che non riesco nemmeno a parlare con me”. Gli altri dal bagno di casa, urlavano alla madre: “sì, vengo ho finito….” E spegnevano il phone grondanti di sudore.
lunedì, dicembre 19, 2005
Vita sfogliata
Anche oggi mi sento un po' Carrie dei poveri e dei diseredati, invece che di Sex and the city. Mi hanno regalato questo cadeau natalizio, un blox notes (come dicevo quando ero piccolo) con scritto: "In a past life was a porno magazine". Che non sarebbe stato malissimo. Domanda: E voi chi avreste voluto essere? Nano nano
venerdì, dicembre 16, 2005
Santa Joan
All'inizio del secolo scorso, prima di ogni Natale, Sundblom, creativo della Coca-Cola, partoriva una nuova pubblicità, avidamente attesa, raffigurante il Babbo Natale della Coca-Cola. Ad un certo punto nel 1931 gli viene in mente di farlo rosso e bianco. E' un tale successo che la multinazionale delle bollicine riesce a condizionare il look del vero Santa Claus fino a quel momento dipinto con abiti blu, gialli, verdi o rossi. Morale della storia: Babbo Natale, come lo abbiamo sempre visto noi, è un'invenzione della Coca-Cola. Lo si sapeva da una vita. Mi dicono. Qualcuno si sta ancora scandalizzando (vedi Virginie). Io, invece, penso: che bello se fossi un'invenzione di Joan Collins. Nano nano....
pitufo Gruñon
Alessandro ha fatto un libro con un suo amico, scaricabile solo da internet (il libro, non il suo amico) che si chiama www.generazione1000.com. Io sto aspettando da sabato un messaggio via sms che non arriverà mai. Mia sorella nell'arte e nella vita dice che il mio blog è troppo finocchio e lei non sa cosa scrivere però, nello stesso tempo, mi manda una mail nella quale mi chiede di registrare un programma dove un suo amico appare a torso nudo. Rudi, che lavora con me, insiste nel dire che io sono una via di mezzo tra il puffo quattrocchi e il puffo io odio (in spagnolo pitufo Gruñon). Giannina Facio è stata subito scoperta. La Fiorveluti anche. La Carrà torna in tv con Emozioni, da marzo, e prababilmente la Bertè va a Sanremo come ospite. Stasera vado a vedere Gene Gnocchi a teatro e domani è il 25esimo anniversario del Plastic. Il 28 parto per la Spagna, e il 25 è Natale. Mi ha appena chiamato Cecilia per invitarmi sabato sera a casa sua a cena. Qualcuno, mi dicono dalla segreteria, vuole la mia e-mail. Ma è per motivi di lavoro. Stop. Nano Nano.
mercoledì, dicembre 14, 2005
Macchina della verità
E' una prova per capire quanto sono patetico. Quindi. Questa foto è di un noto personaggio che ha avuto il suo massimo splendore all'inizio degli anni Ottanta. Nello stesso periodo circolava anche Tiziana Fiorveluti. Bene. A questo punto vi chiedo: chi sono la ricciola qui di fianco e la moretta di cui non ho la foto? nano nano. Tra parentesi questo piccolo test è molto meglio di quello che c'è sotto.
Cercasi cavallo
(Dal Lateshow: Dieci segnali che sei un cowboy gay). Numero 10: la tua sella è di Versace
Numero 9 : invece di Home on the Range canti It’s Raining Men
Numero 8 : ti piace montare a cavallo, usare il lazo e arredare case
Numero 7 : hai venduto il bestiame per acquistare i biglietti per Mamma Mia
Numero 6 : quando vedi le repliche di Gunsmoke, devi fare una doccia freddo
Numero 5 : gli indiani ti chiamano Balla coi maschi
Numero 4 : sei stato preso al lazo più spesso di un manzo
Numero 3: indossi i chaps anche se il tuo ‘ranch’ è a Chelsea
Numero 2 : al saloon preferisci il salone di bellezza
E la numero uno è: ti piace montare ma non hai il cavallo…
(5, 4 e 2 patetiche, le altre belle, 10, 8 e 1 very well. Nano nano)
martedì, dicembre 13, 2005
Saturday's suspect
Plastic, sabato sera. Lei è lì che saluta i suoi fans. Il suo Mare d'inverno agita gli animi. In testa avrà mezzo chilo buono di exstension. Di cui vado pazzo. Ma magari no. I capelli sono tutti suoi. Ma in fondo chissenefrega. Plastic, sabato sera. Lei se ne sta andando avvolta in un piumino rosso lungo fino ai piedi. La vedo di spalle mentre faccio la coda per entrare nel privé, che altro non è che il vero Plastic. Ballo, mi agito, mi slaccio la camicia fino al petto e mi avvolgo il maglione intorno al collo. Bevo un gin tonic. Finisce. Ne bevo un altro. Riballo. Palstic, sabato sera. Mi piace stare lì. Arriva. Moro, occhi neri, pizzetto nero, basette nere. Lo guardo. Mi sorride. Ricambio. Ci perdiamo dopo mezz'ora mi riappare davanti. E' distante ma è lì. La luce gli illumina il viso e vedo meglio i suoi occhi. Sono nerissimi. Alle 5 è a casa mia. Alle 16 della domenica lo riaccompagno dai suoi amici. Non abita a Milano. Non abita in Italia. Non è italiano. Non sta vivendo nel suo paese. E' di passaggio. Sotto il portone ci salutiamo. Gli lascio il mio cellulare ma so che non mi chiamerà mai. Più o meno me lo fa anche intuire.
E mi viene in mente una cosa che avevo scritto in Grecia tempo fa:
"Ingollo tutto di un fiato
questo mio senso di solitudine.
E faccio finta di digerirlo
come si fa con un cotecchino
ispessito dalla tripla cottura.
Insaziabile succhio la carcassa
della mia ultima malandata avventura,
pronto a sostituirla
con chi scende dal prossimo tram:
tu al lato, ora tocca a te,
mettiti lì buono, insieme con gli altri silenzi d'amore.
Io devo continuare a succhiare,
la mia cannuccia è infinita".
(Creta, settembre 2002)
...con il sospetto però di essere io la carcassa. Puttana eva.
Nano nano
E mi viene in mente una cosa che avevo scritto in Grecia tempo fa:
"Ingollo tutto di un fiato
questo mio senso di solitudine.
E faccio finta di digerirlo
come si fa con un cotecchino
ispessito dalla tripla cottura.
Insaziabile succhio la carcassa
della mia ultima malandata avventura,
pronto a sostituirla
con chi scende dal prossimo tram:
tu al lato, ora tocca a te,
mettiti lì buono, insieme con gli altri silenzi d'amore.
Io devo continuare a succhiare,
la mia cannuccia è infinita".
(Creta, settembre 2002)
...con il sospetto però di essere io la carcassa. Puttana eva.
Nano nano
martedì, dicembre 06, 2005
Con un ora ce stamo dentro

Conversazione in chat tra Carlo Masi (attore pornogay, nella foto) e Pino il Bagnino:
pinoilbagnino: ma se l'attore porno?
carlomasi-9: si
pinoilbagnino: ma non vivi a milano....
carlomasi-9: no vivo a roma salgo i week end di solito
pinoilbagnino: e quindi sei nella chat milano?
carlomasi-9: già
carlomasi-9: sono anche escort
pinoilbagnino: e quanto vuoi per una sana trombata?
carlomasi-9: 250 euro
pinoilbagnino: per quanto tempo?
carlomasi-9: il tempo di scopare con calma
pinoilbagnino: tipo due orette?
carlomasi-9: tipo un ora
carlomasi-9: io non so cosa fai te quando scopi ma io scopo
carlomasi-9: considera che statistiche alla manu un uomo medio scopa per 7 minuti
carlomasi-9: con un ora ce stamo dentro
pinoilbagnino: sei un grande. Ne terrò conto.
carlomasi-9: ok ciao
domenica, dicembre 04, 2005
Sottopassaggio (capitolo nove)
Fuori faceva un freddo bestia nonostante fosse aprile. Il polso mi stava dando ancora dei problemi soprattutto quando cambiava il tempo. «Niente di grave continuavano a dirmi tutti». «Beh, ovviamente non è niente di grave se paragonato alla fine che ha fatto Javier», pensavo io ogni volta anticipando di gran lunga le loro sinapsi.«Javier non abita più qui. Ma con chi parlo scusi?».
«Con Rocco, sono un amico. Mi può gentilmente dire dove posso trovarlo?».
«All’inferno o in paradiso, dipende da chi lo ha giudicato. Javier è morto tre mesi fa. Io sono Alberto, un suo….amico».
«Javier è morto? Morto? Mi sta dicendo che Javier è morto?» La comunicazione finì così con una domanda inutile che sapeva di esclamazione altrettanto inutile. Da quando era morto Javier non avevo mai ricevuto telefonate di gente che lo cercava. Era la prima volta. Anche perché tutti i miei amici erano i suoi. Tutti i suoi amici avevano cercato con sforzi titanici di diventare miei. «Rocco? Ma che nome di merda è Rocco. Chi cazzo vuole questo qui», pensavo mentre mi stavo spalmando la crema sul corpo nutriente, astringente, tonificante. «Ma che pancia ho, puttana eva», mi chiedevo mentre di sottecchi guardavo la mia immagine riflessa allo specchio.
«Pronto?»
«Scusi se insisto sono la persona che ha chiamato prima, Rocco, volevo sapere se Javier è davvero morto o se mi sta prendendo in giro?».
«Sì, è morto davvero a Madrid in un incidente automobilistico il 20 dicembre dell’anno scorso. Vuole sapere altro?»
«Chi è lei?».
«Il suo fidanzato, il suo amico, quello che si scopava quasi ogni sera. Basta o vuole altri dati?».
«Merda».«Pronto? Rocco dei miei coglioni? Pronto. Mah». Rocco aveva riattaccato. Io mi continuai a spalmarmi la crema mischiamdola a quella per gli addominali. «Ma funzionerà poi questa cagata? Domani dovrò andare alla conferenza o che? Chi cazzo è sto Rocco?». Non avevo perso il vizio di farmi tre domande contemporaneamente e non cercare nessuna risposta. Mai.
(per gli altri capitoli vedi http://penaepanico.splinder.com/) (nella foto, Rocco Siffredi, particolare)
venerdì, dicembre 02, 2005
Crocerossini rossi
Funerale del nonno di P. Finita la messa un manipolo di recchie (in realtà due sole: io e R. ) fa crocchio fuori dalla chiesa di San Babila. Ovviamente il panorama che abbiamo davanti non è dei più allegri. In più il tempo brumoso e grigio non favorisce gli animi. R. ad un certo punto mi guarda e, indicando delle impeccabili crocerossine, mi dice: "Le trovo fantastiche. Affascinantissime con il loro abito blu, le loro calze bianche e il velo in testa. Perché non ci vestiamo così anche noi. Sono adorabili". Io: "Effettivamente sono un po' come Gloria Guida nell'Infermiera di notte (vedi post). Molto sexy e arrapanti". Lui: "Ma ci saranno anche i crocerossini rossi?". Io: "Figurati". E' a quel punto che ho avuto l'impressione che le nostre menti siano partite contemporaneamente per la tangente, proiettando un film tutto loro. Immagino vietato ai minori di 14 anni. Nano nano.
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