martedì, settembre 18, 2007

Under my umbrella

"You can stand under my umbrella". Ho in testa Rhianna. Ieri, dopo il fine settimana passato qui con i miei nipoti, serata al Milano film festival. Dove ahimè ho beccato i corti. Siamo partiti con quelli di Ciprì e Maresco (si chiamano così?) che detesto. Li ho sempre detestati. Continuo a detestarli. Non mi fanno ridere. Poi, è stata la volta di una storiella sull'uragano Katherine, di una mini minchiata girata da un indiano di cui non ho capito il senso, e un altra pattumata from Brazil. Bene. Poi sono uscito. Siamo usciti. Forse essendo corti il mio chip intasato che ho in testa quando si focalizza sulla storia è già finita. O forse, più semplicmente, non fanno per me. In questo momento. Meglio sferuzzà a casa per le tende. Va....
Nel pomeriggio primo giorno di palestra dopo due mesi. Voglio fare il bravo e sorridere, essere smart (?), e dispensare serenità. Almeno visiva. Me sforzo più de un tir che trasporta tondini. Vediamo che succede. Poi fra tre giorni a limite torno a tirarmela come se fossi Brad Pitt. Del resto per ora: "You can stand under my umbrella". Quindi...Nano nano.
(Nella foto, Rhianna)

mercoledì, settembre 12, 2007

Due volte dio (parte seconda)

Ciao Italia. Come salutava tempo fa la Bonaccorti. Ciao Milano. Come salutano i cantanti rock. Ritornato. Dormito. Confuso con le ore: qualsiasi orologio guardo sono convinto che in realtà ci siano 9 ore di differenza (avanti o indietro indifferentemente). Oprah dice: "we will be back", e io capisco: "tornerai presto". Non so se è vero. Ma mi piace pensarlo.
Ok. Ultima immagine di San Francisco: io che sto caricando la valigia sul taxi, il taxi che indietreggia senza conducente a bordo, io che mi sposto, il taxi che sbatte contro l'automobile percheggiata, io che vedo il tassista a terra, Markos (la padrona di casa) che si affaccia dalla finestra svegliata dal rumore che osserva sconsolata la sua automobile incidentata (da ferma). Poi ho capito: il tizio del taxi non ha messo la retro, si è accorto quando l'auto ha cominciato ad andare indietro a quel punto ha tentato di salire per tirare il freno ma è inciampato per colpa della portiera aperta ed è finito a terra. Una gag non male. Per me, soprattutto, che avevo negli occhi acqua che mi cadeva addosso dal soffitto (il sogno dell'ultima notte a Sf). Per gli altri un po' meno. Immagino. Penaepanico è tornato (e diventa: penaepanico, no excuse). Dio dio. Nano Nano a tutti.
(Nella foto, Fontana di Sf , esterno notte)

martedì, settembre 11, 2007

Direzione?

Direzione? Mi sa che questa volta è direzione Duomo, Cordusio, Cascina Gobba o Loreto. Mi sa. Direzione? Non lo so. Forse in direzione nord. Che è un titolo che volevo dare ad una cosa, tempo fa. Forse in nessuna direzione. Direzione? Forse, molto più semplicemente, la mia direzione. Two time nano

sabato, settembre 08, 2007

Tritolo

Mi sento un orfanello con la mia borza (con la z) di stoffa nera e sguincia che uso da quando sono qui. E mi sono accorto ora. Un orfanerllo a San Francisco. Che meraviglia. Ragionando sempre per generalizzazioni (che è la cosa che amo di più fare) mi sembra che le donne americane siano insipide. Gli uomini dei bambinoni di 16 anni. Le donne delle zuppette senza sale ma con tanti pezzi di verdura dentro. Ma alla resa dei conti, poi non sanno di nulla. Non ho capito perché qui dimostrano tutte 50 anni. Passano da Gap kids child direttamente a Macy's grandmother. Del tipo: dopo il collage, ce se veste vintage. Più che vintage....village... e sicuramente non people. E si offendono anche se le chiedi: "Quanti anni hai?". Sono così. Certo, non deve essere facile la vita per loro: in una società maschilista e competitiva come questa ne vieni fuori, se ne vieni fuori, a pezzi. A meno che non vivi a L. A. a fai come professione la diva. In questo caso ti fanno a pezzi. Gli altri. Mi chiedevo: vado o non vado oggi pomeriggio a Golden Gate park al rock and reggae concert? E nel caso, imbottito o non di tritolo?. Quante domande anche qui.... two time nano

giovedì, settembre 06, 2007

Bad little genius here too

I Jefferson so sempre una garanzia anche in lingua originale. Negli 82 canali che ho a disposizione mi capita spesso di vederli. Stasera non sono uscito. E' da sabato che non esco. Mi sa. Mi corrego. E' da domenica che non metto piede in nessun locale. Così va meglio. Non lo dico, ma in realtà siamo alla fine. Di cosa, non l'ho ancora capito. Porca puttana. Se può dì? E chissenefotte. Sto pensando a tutte le cose che non ho fatto qui a San Francisco: non sono mai andato al cinema, non sono stato a teatro a vedere una cosa che mi interessave, non ho messo piede in nessun festival, non ho visto il Golden gate park e non sono andato ad Alcatraz. Poi penso a tutte le cose che ho fatto e me commuovo. Praticamente non c'è scampo: non devo pensare a nulla. Zero. Solito discorso. Oggi però sono ancora qui. Cosa che mi fa venire in mente il post di un po' di tempo fa: "qui è ancora sabato" (o qualcosa del genere). Niente. Sono già nel baratro. Piangerò per tutto il volo. Da qui a lì. Sono abituato anche a questo. Ho pianto in ogni aeroporto che mi ricordi. Ma c'è tempo. Intanto sto pensando che uscirò tutte le sere. Per allungare le giornate e allontanare le partenze. Bad little genius here too (giusto Agente Scully?). La vita è bela. Two time nano

mercoledì, settembre 05, 2007

My lady

Praticamente quando parlo inglese di mia spontanea volontà la gente me guarda basita, ma quando me chiedono indicazioni, oh un vigile urbano ne sa de meno. E' tutto un: "Vai a destra, vai a sinistra, all'angolo, gira....". Addirittura ieri una settantenne, dopo aver parcheggiato una Jaguar, un po' vecchiotta forse della stessa età della conducente, mi chiede: "Secondo te, anche se è un po' sullo zebrato può andare bene questo parcheggio?". E io con il mio inglese impeccabile le dico: "Signora mia (my lady)...in Italia per un parcheggio così te aggiungono 4 punti sulla patente da quanto è perfetto, a San Francisco non saprei....". Mi ha sorriso. Poi serio le ho detto: secondo me è perfetto anche qui. Mi ha ringraziato. E' buffo. Perché io insisto d essere ironico non considerano che: a) la mia ironia già in Italiano fa, spesso e volentieri, tenerezza. Immagino in inglese. b) non parlando inglese non ho capito in che lingua la traduco. c) diciamo che per i nordamericani l'ironia è un po' come la cucina di casa: poco frequentata. Però sono divertenti. Mi messaggiano cose serie (più o meno) e io gli rispondo con minchiate senza senso. Io rido, loro mica ho capito... Me spiegate che lingua se parla qui? Two time nano

lunedì, settembre 03, 2007

Fatte bacià bello....

Qui è festa. Labor day. Io non lo sapevo e me so presentato a scuola alle 8,45. Lasciamo perdere... Ieri ho passato il pomeriggio in un bar Eagle tavern, dove nelle vie limitrofe si festeggiava un evento che ci sarà settimana prossima qui a San Francisco. Credo qualcosa legato ai Beers, gli Orsi. Va beh ma di questo chissenefotte. Bene. Quello più sobrio, nel look, aveva una tuta verde militare strappata all'altezza del pisello. Ovviamente senza mutande. Beh diciamo che non ero circondato precisamente da una fauna in grado di destare il mio interesse, anche se il sentimento non era a quanto pare reciproco. Ad un certo punto un tizio passa e mette la mano sul sedere a me e ad un ragazzo con cui stavo facendo chiacchiera e dice: "Posso approfittarne?". E io basito penso: "E approfittane bello de mamma, fatte bacià, fatte bacià dalla Gina. Bello. Ciao bello...." Citando a memoria una gag di Anna Marchesini. In reatà non ho fatto in tempo a dirgli nulla, mi sono limitato ad osservare il suo fidanzato che guardava il tizio tronfio mentre palpava il culo a noi due. Palpeggio delicato eh. Molto delicato. Che buffi che sono sti qui. Comunque insisto nella mia teoria: la stupidità degli uomini (gay o meno che siano) qui è più evidente. Molto più evidente. Di più. Credo che in fondo a me l'umanità maschile faccia pena. Tenerezza, tristezza e pena nello stesso tempo. Che sia una lesbica mancata? Ce manca solo questo... Two time nano.
(nella foto, avventore tipico della taverna Eagle)

sabato, settembre 01, 2007

Paziente inglese

Qui se spadella e se pulisce la casa come una schiavetta Isaura qualsiasi (in una tv, secondo me peruviana, stanno riproponendo un imbarazzante remake). Il sole spacca gli occhi e si rimpiange il vento. Andare in spiaggia è inutile perché tanto con buone probabilità lì il tempo è di merda. Qui è così. Bisognerebbe interpellà Giuliacci ogni due secondi. Quasi quasi me metto a fa' un centrino al parco. E magari da un centrino passo alle tende, dalle tende al corredo e me fermo qui a San Francisco. Va beh. Ieri ristorante giapponese e poi in un bar con spettacolo dal vivo di drag queen (e king) patacche. Adoro questi locali scipiti, polverosi ma con un'anima probabilmente nera (drag a parte). In Spagna si definiscono "cutres", in Italia non ho mi trovato una parola che rendesse l'idea. In inglese... Inglese? Ma che è....l'inglese? L'unica cosa che associo all' inglese è il paziente. Per il resto piattume totale... Anyway. Sono passato in edicola e mi sono comprato: People. Il nuovo dramma è il tentato suicidio dell'attore Owen Wilson di cui prima non sapevo neppure l'esistenza. Va beh...fateme andà a fare la spesa. Qui Catering Alberto...siete tutti invitati. Two time nano.

venerdì, agosto 31, 2007

Castro (questa volta Veronica)

Il dramma che si sta consumando nelle televisioni latine è questo: il figlio di Veronica Castro (sì, quella di Anche i ricchi piangono) è andato da Cristina (anchor woman latina in stile Oprah Winfrey) lamentandosi che è da tre anni che non vede più sua madre, sua nonna (con le quali ha dormito fino a 13 anni....) e sua zia, da quando cioè si è sposato con una tizia non gradita alla celebre genitrice. Il caso vuole che lui da questa donna abbia avuto una figlia (o un figlio) e sia in attesa del secondo (o seconda). Bene. Il giorno dopo lo show (registrato prima) la notizia bomba: il figlio della messicana si sta separando. Da qui il dramma. Da qui lo scatenarsi di tutti i programmi di gossip. Da qui l'inizio di una catena di pattumate inutili da raccontare. Certo, negli Usa in tv c'è di tutto tranne le cose che contano. La guerra in Iraq, per esempio, di cui non si sente parlare neppure per sbaglio. Figuriamoci nelle televisioni di Miami e dintorni in lingua spagnola. Che la Castro se candidi per la presidenza? Magari dopo aver preso la green card grazie ad una buona parola di Ugly Betty.
Giorni di vacanza. Che tengono lontano il rientro. Giorni di malinconia. Che tentano di avvicinarmi alla mia vita oltre l'oceano, Atlantico questa volta. La costa a sud di San Francisco non è male. Mi piace. Certo... non ci passerei più di due giorni di seguito. Appunto. Two time nano.
(nella foto il quartiere Castro a San Francisco)

mercoledì, agosto 29, 2007

Il post(o) in cui sono stato

Ho scoperto la mia nuova passione. Le foche (e che Dio ci benedioche). Va beh. Le adoro perché non fanno nulla tutto il giorno, stravaccate a prendere il sole se la spassano. Le amo. Oggi viaggetto rapido in direzione nord. Appunto, dove c'è una riserva naturale sulla costa piena di animali. E di uccelli. Che non amo particolarmente (che battute state pensando? coglioni). Il nome del posto non lo so. Non memorizzo nessun nome. A parte San Francisco del resto non so nulla. Per farmi capire dico: "Il posto in cui siamo stati il giorno del mio compleanno, il posto in cui sono stato ieri, il posto in cui sono stato mercoledì ecc ecc." La mia causa è persa. Comunque sia...(in tv c'è un film con Leonardo Di Caprio, quanto figo è?). La costa è meravigliosa. Chilometri di nulla interrotti da paesi (chiamiamoli così va...) ordinati e puliti come una vetrina di Via Montenapoleone. Senza glamour e senza stile, però. Per questo interessanti. Casette in stile Happy Days di legno e cartone, una vicino all'altra. Penso all'Italia e all'impossibilità di poter stare soli. Ecco, La California è agli antipodi. Se vuoi passare una giornata in totale solitudine qui hai l'imbarazzo della scelta: boschi, coste, colline e montagne. E intorno a te il nulla. La differenza più grande è questa (quello in tv urla, co urla?). Two time nano.

martedì, agosto 28, 2007

Ocra, grigio, Ambra

Settimana dedicata ai viaggi. Tanto per capire un po' come è sta California. Poi lunedì rientro nella mia routine con l'ultimo rush di corso d'inglese. Che dire. Che sta posto è na bbomba. Ieri sono stato a Monterrey. O meglio uun po' prima. In spiaggia. Non sia mai che me imbatta in una chiesa o in un museo. Nooooo. Per carità. Qui tanto non c'è nulla da vedere a parte accozzaglie di monumenti i quali da soli giustificherebbero il famoso terremoto che minaccia San Francisco e dintorni da una vita. Non se possono guardà. Ma il resto è fantastico: colori, luci, natura. E' pazzesco vedere come in pochi chilometri cambi completamente il paesaggio passando da un rigoglioso verde, a un tenue ocra o a un laconico grigio scuro. Per non parlare della solita nebbia. Certo, andare in giro in auto per le strade della California con la Bertè che urla dal cd fa un po' tenerezza. Per fortuna è durato poco. Meglio la compilation de mia sorella nell'arte e nella vita. Va be. Ma queste so bazzecole. Che ci fa Francesco Renga a San Francisco? L'ho incontrato ieri, l'istinto da patacca che ho, mi avrebbe portato a fermarlo per fargli la solita domanda che gli faccio (di solito) quando lo intervisto: "Come sta Ambra?". Non l'ho fatto. Me so trattenuto. Ma ancora me chiedo il perché... Two time nano
(nella foto, soft drink in the Usa)

domenica, agosto 26, 2007

Mi piacerebbe

Senza coperta, senza cibo, senza nulla. Per fortuna la serata è stata leggeremente meno fredda del normale. Che significa lo stesso giacca di pelle, maglione di lana, megalietta e canotta. Se si sta fermi. Se ce se scatena in un club, beh basta la canotta... Il film non era La dolce vita ma 8 1/2. Mi è piaciuto. Molto. E' la prima volta he lo vedo intero. Mi ci sono ritrovato. Anch'io ho spesso un brutto rapporto con la verità e con le bugie. Soprattutto quando si parla di sentimenti. Confondo le due cose, agli altri e a me stesso. E stasera la confusione è più forte del solito. Bene. Mi chiedevo quanti degli abitanti di San Francisco presenti a Washington square park sanno che l'Italia non è più la stessa raccontata da Fellini. Mah. Secondo me non hanno capito nulla. Mentre stavo fumando, un po' defilato dagli spettatori sdraiati e intabarrati dentro coperte e sacchi a pelo, mi si è avvicinata una pazza. Mi dice: "Vuoi dormire con me stanotte?". Basito la guardo e le dico: "I don't speak english, I'm italian". Me spara qualche minchiata su non so che parente e poi mi abbraccia e aggiunge: "Comunque non ho mai dormito con un italiano...mi piacerebbe". Bella mia, quante cose piacerebbero a me...Two time nano

sabato, agosto 25, 2007

Forever. For fun

Sono stato qui. A festeggiare il mio compleanno. Adoro questi posti. C'era la nebbia. Ma anche il sole. Il freddo. Ma anche il caldo. Mi piacciono perché sono un po' come me. Credo. E' stata una sorpresa. Bellissima. Domani sera mi hanno invitato a vedere La dolce vita in un parco all'aperto. Che ovviamente non ho capito qual è. Devo portà una coperta se no schiatto dal freddo. Il problema è che ho solo il piumone. Mica me posso palesare con il piumone, magari addosso, stile Wanda Osiris. Ci penso domani a come risolvere l'empasse. Magari mi presento come Anitona in abito lungo e nero. Per la parrucca bionda no problem. In televisione è pieno di televendite e ieri ne ho beccata una di parrucche. Qui è facile fare anche le drag. Comunque. Oggi ho corso per le vie dietro casa mia in direzione sud. Quanto è bella questa città e quante sono belle le case? Quanta voglia di rimanerci per sempre mi viene? Per sempre? Ma no... era solo una battuta. Two time nano
(Nella foto, una spiaggia di Marin county)

giovedì, agosto 23, 2007

Quaranta, mi dicono....

Ok. Sono stato indeciso fino all'ultimo momento. Odio i festeggiamenti. Anche a San Francisco. Soprattutto quando mi riguardano. Sono un ego timido, devo averlo già scritto su questo blog da qualche parte. Comunque. Oggi compio gli anni. Quaranta, mi dicono. Sarà... Non voglio cadere nella trappola...ma la mia anima è troppo baracca. Troppo. Puttana eva. Quindi non ce la faccio. Quindi: "I love you, don't forget it". Two time nano
(nella foto, Alcatraz)

mercoledì, agosto 22, 2007

Signora mia, lei non parla inglese

Ho trovato una che parla l'inglese peggio di me. Si chiama Charo. E la voglio ora. Di professione fa la cantante, attrice, ballerina. Una poliedrica insomma. Wikipedia dice che è nata a Murcia (in Spagna) nel 1941 o giù di lì, ma lei sostiene di essere invece nata dieci anni dopo (o giù di lì). Sta partecipando al solito reality di vip di scarto (che in questo caso si chiama The surreal life e mi sa che è una replica visto che questa e la terza edizione anche se sono già arrivati a sei) che girano per le reti tv del mondo, insieme con Brigitte Nielsen che qui rimanarrà per sempre l'ex moglie di Sylvester Stallone (un po' come la Bertè che in Svezia rimarrà per sempre l'ex di Borg), Comunque. Lei, la Charo è una bomba. E' una via di mezzo tra la Pampanini, Sandra Milo, Spagna e Isabella Biagini. Parla con un accento spagnolo pazzesco e la mattina, senza trucco e con il parruccone da almeno tredici chili di capelli, non se può nemmeno sfiorare con il pensiero da quanto te fa spaventà. E' una baracca e io vorrei essere un terremotato del Belice.
Ho deciso che con l'inglese sono peggiorato. Punto tutto al rash finale a settembre. Fra qualche giorno compio gli anni. Quaranta. Credo. O forse come Pamela Anderson ho sbagliato a fare i calcoli e ne compio 17. Ma non ditelo in giro. Il regalo più bello è essere qui a San Francisco. Non perché è San Francisco ma perché avevo voglia di andare via per un po'. Lo desideravo da anni. Ci sono riuscito. Sono felice. La vita è bela. Ora mi guardo in tv la replica dell'ultima puntata di Sex and the city. Forse, avendola vista quelle trenta volte, ce capisco qualcosa. Two time nano (che qualcuno me chiede cosa vuol dire: signora mia, nano nano equivale a nano due volte. Da qui in inglese Two Time Nano. Si vede che lei non sa l'inglese...).
(nella foto Charo)

lunedì, agosto 20, 2007

Sformati famiglia

Spettacolo di drag queen. In un hotel in centro. Dire che è una cosa per turisti è come dire che a Disneyland c'è Mickey Mouse. La Palisse. A me sti show di trans continuano a non convincermi e a mettermi un po' di tristezza. Sono come i clown. Mi fanno ridere zero. Comunque. Sono a San Francisco. Sono in America. La terra della libertà. Dicono. Ieri avevo voglia di patatine. Mi sono percipitato al supermercato vicino a casa mia e aperto 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Bene. C'era il due per uno. Ma non è questo il problema. Il problema è che un pacchetto di semplici patatine non lo trovi. Ci sono i formati famiglia (da noi) che qui diventano sformati famiglia (visti i risultati). So talmente grandi che prima li compri e poi passi dal notaio per dirgli a chi andranno quando seccherai. Impossibili finirli in una vita. Sono patacche. E' inutile insistere. Qui è tutto grande. Persino i fiori delle piante. E' un popolo strano. Ma per conviverci basta non capirlo. E io in questo ci riesco benissimo. "When do you leave?", mi chiedono. E io rispondo: "I'm from Italy". Siamo perfetti. Due vuoti a perdere. "Two lost empty", no? Two time nano (hihihi)

venerdì, agosto 17, 2007

Obrigado

Ok. Racconto veloce una cosa, poi mollo il colpo. Tanto siete tutti in spiaggia. Oggi una ragazza del corso (21 anni from Brazil) ci ha salutato visto che sabato torna a San Paolo. Ha passato sei mesi a San Francisco. Una tipa che a me è molto simpatica anche perché mi ricorda la sorella di una mia amica, nonché mio ex direttore. A parte questo, è stata molto dolce: alla fine della lezione, dopo foto scambio di e-mail e minchiate varie, siamo rimasti in tre o quattro a fare chiacchiera e lei si è messa a piangere. Mi ha fatto molta tenerezza. Mi è venuto in mente la mia fobia per le partenze e per i distacchi. Perché in fondo si parte sempre. Quando si torna, non si è mai come prima. C'è sempre qualcosa di più da ricordare. Ed è questa la cosa più bella della vita. Credo. Comunque. Oggi Juliana (così si chiama la brasiliana) ha presentato la sua relazione che consiste nell'esporre un tema a piacere inerente al proprio paese (tutti gli studenti lo devono fare. Io sono indeciso se parlare di Santa Lucia o di Gina Lollobrigida). Ha parlato di Pelè, la star più popolare del Brasile. Alla fine ho chiesto: "Ma di Sonia Braga non ci racconti nulla?". Uffa. Two time nano
(nella foto, l'anonimo ingresso della scuola di inglese)

mercoledì, agosto 15, 2007

Malumore a mille (anzi a 75 dollari)

Settantacinque dollari. E' la cifra che ho cacciato per tagliarmi i capelli. Mather fuck. Come direbbero qui. Per avere un taglio cha fa anche cagare, per altro. Me sembra de essere Perry Mason. Per altro. Decido che mi devo tagliare i capelli perché ho una testa che fa paura. Cerco un po' di haircut qui a San Francisco, a Castro, nella zona dove vivo e vedo che più o meno tutti si aggirano intorno ai 25 dollari. Ma non mi convincono troppo. Vado in quello più vicino a casa mia (nella foto l'anonima insegna che mi ha fottuto). Entro, bonfonchio qualcosa, il tizio che è alla cassa fa finta di capire, io anche, mi siedo, mi fanno lo shampoo, mi massaggiano il cranio, mi fanno accomodare sulla poltrona, mi chiedono cosa possono fare per me ecc. ecc. Mentre il tizio tagliava ho capito subito che se la tirava da morire ma senza motivo. E già me stavo innervosendo. Faccio finta di nulla, guardo sottecchi il tagliatore timido che sforbicia con parsimonia sulla mia testa, nel frattempo leggo Rolling Stone, di cui non ho capito un solo titolo, e alla fine mi alzo, ringrazio e vado a pagare. Il resto l'ho già detto. Mi è venuto un malumore a mille che la metà basta. In più mi sembra di essere mio nonno e in più fra una settimana dovrò ritagliarli perché me li ha praticamente semplicemente spuntati. Qui 75 dollari sono almeno 16 o 17 gin and tonic. E me fermo qui...two time nano

lunedì, agosto 13, 2007

I'm very six. I suppose

La cosa divertente è quando faccio i compiti: scrivo in inglese come se parlassi in italiano, treducendo simultaneamente tutto e mettendoci anche dentro qualche botta di ironia che già in italiano mica sarebbe poi così facile capire. E il dramma è che insisto anche. Comunque. Sono negato per le lingue. Per l'inglese poi. Non ho memoria, non mi ricordo una parola che è una e arrivo a sera che sono sfinito dal tanto impegnarmi a cercare di capire qualcosa. Oggi mi è venuto persino il dubbio di non essere particolarmente arrivato. Boh. L'unica cosa che capisco, ma mi sembra strano, è quando mi dicono "sexy". Secondo me mi dicono "six" e io capisco "sexy". Che povero Cristo sono? Oggi al parco ho preso un po' di sole. Poi sono arrivato a casa e ho fatto i compiti d'inglese. Mi sento uno studentello nella classe dei ripetenti. Ma ndo sta il compagno sexy (o six?) presenza fissa nei B movie all'italiana? E' vero che generalmente era la supplente quella che se trombava gli studenti. O mio Dio,.... vuoi vedere che... no va beh... lasciatemi perdere...in questo loop non ci voglio entrare.
Voglio tornare in spiaggia dove sono stato venerdì pomeriggio. Ho fatto il bagno. Il bagno.... Diciamo che mi sono sbattuto in acqua e sono uscito alla velocità della luce con un inizio di stiramento ai polpacci dovuto all'acqua troppo fredda. Mi sa. Ma che bello che è l'oceano. Two time nano

venerdì, agosto 10, 2007

Made in Italy (lui)

Beh, ieri sera ho un po' esagerato. Credo di non essere più abituato a bere. O qui i gin and tonic sono più forti. Fatto stà che a mezzanotte quando mi sono ritirato (come direbbero a Napoli) non capivo più nulla. Doccia e a nanna. La mattina, questa mattina, ero ancora leggermente storto. Ora sto in forma come una leprotto che sta sfuggendo al suo cacciatore. Peccato che il cacciatore di me stesso, me sa, sono ancora io. E' da 40 che me cerco, ma ndo vado? San Francisco ormai la controllo senza problemi, soprattutto quando sono sul tram dove c'è scritto Milan, Italy. Sì, esattamente come quando studiavo e mi infilavo sull'11 per raggiugere casa dalla Stazione Centrale. Qui i tram sono tutti diversi, e provengono (mi dicono) da diversi paesi del mondo. Very fanny. Dicono loro. Sarà.
La mia nuova passione è infilarmi in libreria, durante la pausa delle 11,30 (30 minuti) e comprare libri in inglese. Ora sono alle prese con l'ultimo di Umberto Eco. Leggo due o tre paginette al giorno, sottolineo le parole che non so, poi le cerco sul dizionario. Ho messo in piedi un traffico con sto' inglese che se non lo imparo ora non lo imparo più. A lezione il teacher cripto gay è più elegante di Oscar Wilde. Veste tutto italiano, Prada, Etro, Guggi, impeccabile nelle sue camicie ben stirate e dentro i suoi panaloni a tubo dal taglio perfetto. Lo detesto. Detesto il fatto che qui io abbia solo jeans, ciabatte e un paio di orride scarpe da ginnastica mai state belle neppure appena comprate. Non c'è praticamente competizione. E non reggo l'affronto. Certo, io lo provoco con le mie camicie anni '70 original (Simo, bbono) ma sono anni luce distante dal suo glamour. Puttana eva. Sto gringo di merda è più up to date di me che vivo a Milano. Lui sarà fierissimo di questa cosa. Poi, mi sa che è anche un po' fascistello. Mi sa. Too much...too much. Too (hihihihi) time nano

martedì, agosto 07, 2007

Mazurka con Madonna

Scromp scrup scramp (rumori de boscaglia e legna calpestata da esseri umani). Poi: "Sorry, sorry did you see a cat with a fur red please?". Io: "Yes, 30 minutes ago, more and less, but I arrived in this house yesterday and I suppose that the cat live here". Il vicino: "No because bla bla bla". E via a saltà da una proprietà all'altra a cercare il gatto. Io ero nel mio cottage comodo comodo a fare i compiti di inglese (i cui risultati mica se vedono). Ad un certo punto mi appare questo sulla cinquantina abbondante, (forse sessantina abbontante) a chiederme del gatto. E via fuori anche io a cercare sto cesso de gatto. Poi, quando il tizio ha ormai scavalcato almeno trecento staccionate ed è arrivato a Sacramento (capitale della California, l'ho scoperto oggi) il coglione di gatto appare, con un pelo lungo e lucido che se lo becca la Marini se fa du' extension in un battibaleno. Chiamo il tizio, tale Charles, che torna indietro e dopo altri scromp scrup scramp mi si palesa davanti. "Thank you so much, thank you so much e bla bla bla". Morale della favola: dopo due minuti mi porta una bottiglia di vino rosso. E io: "Quando la berrò penserò a te e al tuo gatto". E via che sparisce oltre la staccionata del giardinetto dietro casa. Bene. Non è finita. Dopo il gatto, passa un'oretta, me arriva il topo. Na bestiola marrone (ma ci sono i topi marroni?) con coda orrida che si infila in un'aiuola, questa volta, del cortile davanti alla porta di entrata. Me so precipitato in bagno e ho chiuso l'asse del water. Per i coccodrilli c'è tempo. Next life, magari.
Verso le 7 p.m. vado a bere qualcosa al Badlands, l'unico posto in cui praticamente sono stato. Mi piace molto. Lo trovo molto anonimo e per questo molto San Francisco. Non so, ha qualcosa che mi fa piacere. Non che gli altri siano tanto diversi... Sono più o meno tutti uguali. Comunque, sono stato abbordato, in ordine sparso, da: un tipo che ballava la mazurka sulle musiche di Madonna, tic munito; un ragazzino di, forse, 18 anni filippino o giù di lì che si è messo a simulare uno streep davanti a me (c'è il frigo, qui dietro, che ogni 3 minui parte e fa più rumore di un Dc10); un texano che si è presentato e parlando subito in spagnolo mi ha blaterato qualcosa e alla fine mi ha baciato e detto: "you are so beautiful"; per ultimo da un tizo che a parte sorridermi ripetute volte non ha fatto altro. Dopo due orette scarse me so ritirato. Divertito dallo spettacolo. Ora vado a letto. Two time nano

domenica, agosto 05, 2007

Qui è ancora sabato

Qui il venerdì non si va a scuola. Mi sono adeguato in un battibaleno. Sono andato verso l’Oceano, fuori dalla Baia. Ad ovest di San Francisco. Un freddo becco. La mia idea era di andare con il mio laptop, fermarmi un bar, mangiare, scrivere, leggere. Fare un po’ il pensionato. Che è la cosa che mi piace fare di più nella vita. Beh , sono finito in un posto dove non c’era praticamente nulla se non case, cinesi e silenzio. Che potrebbe tranquillamente essere un ossimoro. Ma lì non lo era. Questo oceano continua a piacermi tanto. Sabato mi sono trasferito nella mia nuova casa. Na bbomba. Piccola, una stanza a piano terra con giardinetto sul retro. Very Happy Days small size. Peccato che non ci sono i fornelli. Ma me ne sono accorto solo dopo essere andato a fare la spesa e aver comprato pasta, bacon e uova. Torno mi guardo in giro e mi dico: "Ma dove sono i fornelli? Noooooooooo cazzo, i fornelli". Ma poi ho risolto tutto. C'è una piastra elettrica che va alla grande. Per fortuna. Anche il bancomat ha ripreso a funzionare. Per fortuna.
Questa città è piena di barboni. Ieri sul tram ho visto un ragazzo messo malissimo. Avrà avuto non più di 25 anni, di una bellezza commuovente. Aveva dei capelli stupendi biondi e ricci che gli arrivavano alle spalle e che spuntavano fuori da due cuffie di lana (una sopra l'altra) che aveva in testa. Era seduto con il suo zaino a pezzi, una custodia di violino (deduco con strumento annesso), conciato da fare paura. Era in piedi, guardava il finestrino e continuava a passarsi le mani nei capelli ricci sistemandoseli. Gli occhi andavano da ogni parte, pompati da chissà cosa si era infilato in vena. Credo di non aver mai visto dei capelli biondi così belli in un uomo. Lui aveva gli occhi azzurri, il naso molto pronunciato e chiaramente rotto, lo sguardo torvo, la pelle rossa e cattiva. Come lui. Era alto e non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Sto leggendo un libro sulla rinascita di un disperato di 23 anni tossicodipendente e alcolizzato da almeno 10 (Un milione di piccoli pezzi una sorta di autobiografia di James Frey). Credo che quel ragazzo che ho incontrato qui a San Francisco sulla linea 71 fosse lui. Oggi qui è ancora sabato ho passato un venerdì notte che mi riprenderò fra tre wekeend e ora (sono le 9,31) andrò a letto. Two time nano
(nella foto, Outdoor my house)

venerdì, agosto 03, 2007

Mommy? no, Moma

Stanotte ho dormito non benissimo. Ieri sono andato a letto troppo presto. Ero troppo stanco. Ho sognato tanto. Troppo. Mi sa. Mi sono stufato di essere nomade e non vedo l’ora di trasferirmi nella mia casa nuova (uno studio di 5m etri quadrati 5 con giardinetto di 2 metri quadrati 2). Ho voglia di mettermi a cucinare qualcosa di decente. Qui si mangia da Dio e si paga poco ma di uscire tutte le sere me so rotto. Ho scoperto che anche il bancomat non funziona più. Quindi sono senza soldi. Domani vado in banca e vedo se mi aprono un conto qui. Alla Bank of America. Mi suona bene. Mi piace. Pomeriggio al Sfmoma, San Francisco museum of modern art. Tra le altre cose c’era una esposizione di Martin Munkacsi fotografo ungherese, ex giornalista a Berlino trasferitosi a New York con la discesa in campo di Hitler, diventato una celebrità, morto in miseria agli inizi degli anni sessanta e maestro postumo di Avedon e tanti altri. Molto interessante. Sicuramente di più della solita esposizione permanente fatta di Picasso, Dalì, Morandi, Mondrian, Klee ecc ecc. Di cui onestamente non ne posso più e che ho visto, diciamo così, a volo d’uccello (my sister in the art and in the life, do you remember?) De Picasso poi…A parte quattro cose non mi è mai piaciuto ma solo a Barcellona l’ho realizzato e me so detto: Basta.
Ora sono qui al caffè del Museo a scroccare corrente. Non avendo un dollaro in tasca non ho preso nulla. Va beh, speriamo di risolvere anche questo problemino. Two time nano.

(foto fatta a Union Square mentre strimpellavao jazz dal vivo)

mercoledì, agosto 01, 2007

My name is Alberto

Mentre scrivo sono stravaccato a Union square nel cuore di San Francisco. Boh, c'è qualche connessione wireless e me so azzeccato. Stanotte dormito 8 ore. Felice mi sono presentato a scuola e nonostante il test di ieri sia stato un disastro, la responsabile degli studenti, appena mi ha sentito parlare mi ha sbattuto ad un livello superiore. Me sento già Oprah, pronto a candurre un talk show.
Primo esercizio in gruppo. Io sono con un coreano e una giapponese. Dobbiamo pensare a qualcosa o qualcuno e dare delle indicazioni in modo tale che il compagno (o i compagni come nel caso mio) capsica chi o cosa sia. Attacco io: "E' una famosa ragazza che vive a Los Angeles ma il suo nome è lo stesso di una città europea" (tutto questo ovviamente in inglese, ochi). La japan risponde Paris Hilton (tra gli sghignazzi, ma co ridono continuamente quelli?). Attacca il coreano: "E' il più importante libro ch sia stato mai scritto". Rispondo io: "Harry Potter". E lui: "No, la bibbia". Domanda successiva: "Ma di cosa scrivi in Italia!". Io: "Di starlette televisive e di reality show". Loro "hihihihihihihihihihihi". Come dire: "si spiega tutto". Ora dopo. Cambio edificio, cambio aula. Si presenta il nuovo teacher. Scarpe italiane, calze a righe, pantaloni neri a tubo, camicia azzurra, cravatta nera, capelli lisci pettinati in avanti, occhi azzurri, bocca carnosa. Mi guarda e mi fa: "Ieri tu non sei venuto, vero? Presentati...". "My name is Albert I come from Italy and this is my phone number...". Naturalmente la seconda parte non l'ho detta. Quanto vuoto sono? Two time nano

(Nella foto, l'insegna del quotidiano più famoso di San Francisco)

martedì, luglio 31, 2007

La vita e bela...

Bene. Bravo. Bis. Bloccata un'altra volta la carta di credito. O meglio l'ha fatto "mia sorella nell'arte e nella vita" dall'Italia mentre io collegato da San Francisco via Skype rispondevo ai quesiti. Perché ho perso anche il cellulare Usa e quello Wind deve essere senza credito e non funziona. Non so che fine abbia fatto il portafoglio. Per precauzione ho bloccato la carta di credito. Credo sia la quindicesima volta negli ultimi 20 anni. Sì, mediamente blocco la carta di credito una volta all'anno. Di portafogli, invece ne ho persi credo quattro. Ho avuto più patenti nuove io che una scuola guida. Bah. Nel pomeriggio vado nel posto in cui ero la notte scorsa e vedo se me lo hanno trovato. Fino a mezzanotte l'avevo, visto che ho pagato tre gin tonic. All'una sono tornato a casa e non ero neppure ubriaco. Chissà. Me ne sono accorto stamattina. Per colpa di sta menata ho anche saltato la prima lezione d'inglese. Nel portafoglio c'è anche l'abbonamento mensile dell'autobus. Sono senza un dollaro. E devo anche lasciare la casa in cui sono ora. E forse ne avrò un'altra. Forse. Quindi vado a preparare le valigie. "La vita è bela" come qualcuno mi ha detto. E sono felice. Lo stesso. Tiè... two time nano
ps
Tutto sotto controllo. Era tutto al bar: portafoglio e cellulo. Il tizio quando mi ha visto, mi guarda e dice: "Are italian?". E io: "Yes, and this night I lost my billfold". E lui: "Yes, I know we find it. You are a lucky man". E io: "Really?". Hihihihihihihi

Why do you look me with a so bad face?

Il tempo qui a San Francisco vola, tanto che me sembra de vivere su un Jumbo. Che ne so. E sono anche stanco di fare cosa mica l'ho capito. E' vero qui per seguire un discorso, ciangottare tre parole e far finta di essere anche interessante mi costa tanta energia. Primo giorno di lezione. Test attitudinale. Alla terza domanda ero già stanco. Erano circa 100. La mia capacità di concentrazione è pari al fascino di un gambaletto indossato da una tedesca di campagna (generalmente estranea alla ceretta). Credo che in fondo questa mia attitudine sia dovuta alla solita drammatica risposta che generalmente dò a tutto: piuttosto di impegnarmi e non riuscire preferisco fottermene. E' più semplice, meno impegnativo, mi tiene lontano dalla delusioni. Bah, forse un giorno guarirò anche da questo. Oggi sono riusito a litigare con un coreano o giapponese e sa il cazzo che lavora nel chiosco dove vendono gli abbonamenti degli autobus. Ad un certo punto gli chiedo: "Why do you look me with a so bad face?" Mi ha risposto qualcosa del tipo: "Non capisco cosa cerca.... Effettivamente...
Ho l'ansia da visita. Vorrei avere già visto tutto, per poter rilassarmi ulteriormente e confondermi con l'erba di Dolores Park o con la sabbia di Baker beach. I due posti che amo di più. Stasera esco a cena. Ieri sono stato in un ristorante vietnamita. Una bettola a Mission street. Quante cose devo vedere ancora? Two time nano
(Nella foto, "inside my bag")

sabato, luglio 28, 2007

Lesson one

Comunque lui ha ragione. Lui che abita oltre le alpi, dopo il Carso non ha tutti i torti: "I nordamericani sono dei tonti e San Francisco mi fa schifo", mi ha detto prima che partissi. In parte ha ragione. Di base. Generalizzo. Di base. Ma è così. Di base. Basti pensare che qui la prima cosa che fanno quando entrano in casa non è salutare, ma infilarsi nelle loro camere e attaccarsi al computer. Invece che al cazzo dove li mandrei io. Dei cani, abbiamo già parlato. Aggiungo solo una cosa (io non impazzisco per gli animali ho amato solo Topino il gatto della vicina che mi è morto sotto gli occhi tre anni fa e ho pianto come un disperato per tre giorni, conservo ancora la ricevuta della sua cremazione): se si dovesse aprire la terra, cosa qui neppure tanto improbabile, ed inghiottire tutti i padroni delle care bestiole, spero di essere nelle vicinanze e godermi il momento (mori). Le loro case sanno di legno marcio visto che non cucinando mai e non c'è mai nessun tipo di odore a parte, appunto quello di umidità. Generalizzo. Di base. Non parliamo dei frigoriferi grandi ma vuoti. Che non se capisce il senso. Ieri sono stato invitato ad una festa di compleanno in una casa. Il fatto di non capire quello che dicono mi obbliga a decifrare tutto dai loro comportamenti, dalle loro posture, dai loro sguardi. Bene. Avete presente la lesson one di inglese della prima media ("the pen is on the table", "The cat is...." and so on). Ecco, considerate che è più articolta di loro. Che per uno che vive di seghe mentali la cosa non è male. Qui le mie sinapsi se stanno prendendo una pausa. Finalmente. But back to the party...(torniamo al party). Il tema era: "the cow boy world". Io me so presentato, la sera si gela, con il maglioncino de cashmere scollato a V e mi sono giustificato dicendo: "cow boy in pensione...sono vecchio". Ma non credo abbiano capito anche perché "in pensione " l'ho tradotto con un prosaico "finish to work for ever". Festa carina, con jacuzzi in cortile a temperatura tropicale. Almeno mi sono scaldato. Two time nano

venerdì, luglio 27, 2007

Provincial version

La mia arroganza verbale non ha confini. Anche quando parlo inglese, cioè non parlo inglese, mi innervosisco se il mio interlocutore non segue quello che dico. Ma me ne fotto. Tanto sono convinto che quelli che non mi capiscono ora, non mi capirebbero neppure se parlassi perfettamente la loro lingua. Se l'umanità mi innervosisce... vale anche per quella di lingua inglese, immagino, no? Comunque... Ieri, guida in mano, me so dedicato al centro di San Francisco. Prima mi sono infilato da H&M e mi sono comprato l'ennesma sciarpa di lino grezzo (quante ne ho in Italia?) e un paio di bretelle, poi avendo i piedi rotti le ciabatte (nel negozzio di fianco però...). Quindi, guida in mano, appunto, mi sono concentrato sulle cose da vedere a Union square: praticamente quattro carabattole di edifici, tre hotel de lusso, uguali in tutto il mondo, e tre via dove te devi arrampicà con la corda se te vuoi evità un colpo apoplettico. "This is San Francisco". Lo amo, anche per questo. Hanno tentato persino di rendere interessante un edificio costruito da Frank Lloyd Wright spacciandolo per "una gemma dell'architettura" (cosa in parte vera, ma solo concettualmente), solo perché anticipa la rampa circolare del Guggenheim di Nyc. Va beh... Alle 7 p.m. vado a vedere una casetta. La proprietaria è una lesbica. Si chiama Markos, ma io la chiamo Cristina. Markos è too much. Arrossisco quando me ne accorgo. Mi sento un provincialotto. Che sono, per altro. Al ritorno mi fermo in un locale. Entro. Bevo. Ballo (sì, alle sette del pomeriggio, lasciate perdere). Conosco un po' di gente: "Italiano? I love Italy".
E di colpo mi scopro pazzo per i luoghi comuni ... nano nano (ego-provincial-version)
(Nella foto, la firma, che si trova all'esterno del 140 Maiden Lane, di Frank Lloyd Wright)

giovedì, luglio 26, 2007

Due volte Dio

Tempo di merda. Nuvoloso con vento. Però se ti fermi, quando il vento passa, senti il caldo che attraversa le nuvole. Io e la mia faccia rugosa facciamo gli spavaldi. Non so se alla fine ne verremo fuori. Oggi giornata di pausa. Ho le gambe e i piedi a pezzi. I miei punti deboli, da sempre. Mi fanno ridere sti nordamericani. Sono capaci di rendere pittoresche anche quattro curve. Mi riferisco a Lombard street, la via più tortuosa di San Francisco, alias d'America, alias (per loro) del mondo. Beh, se vedessero la Malegno-Borno, cha fanno, se impiccano dalla disperazione? Patetici nel loro nulla. Pomeriggio al parco. Con il mio pc a scrivere. Sotto il cielo coperto. Qui il vero must sono i cani. Basta averne uno per essere felice. O meglio per millantare al mondo la propria felicità. E più sono bastardi, i cani, e più i padroni si sentono in armonia con madre natura. Non importa se poi è pieno di barboni che trascinano i loro carrelli stracolmi di nefandezze e peccati. E il più grande, dei loro peccati, è quello di esser fuori. Fuori dal mondo. Fuori dall'organizzazione. Fuori del circolo. Non dalle regole. Quelle si possono trasgredire. Anzi, a San Francisco si devono trasgredire. Altrimenti che ci stai a fare qui? E' come se ci fosse una linea chiara: se la superi sparisci da tutto. Anche dall'anagrafe. Non esisti, non sei mai nato. Con una cane scodinzolante, invece, sei dentro. Dentro tutto. E nei pet shop che qui sono grandi come i supermercati, se entri e compri te danno anche un bonus per il paradiso. Che di cani lì è pieno. Mi sa. Non lo dico, ma lo sto pensando. E qui, vista la considerazione che hanno del cane non sarebbe neppure una bestemmia. Sarebbe come dire due volte Dio. Evviva. Two time nano (appunto).
(nella foto, meeting al parco con gli amici a quattro zampe)

mercoledì, luglio 25, 2007

La stamberga di Laura Palmer

...Ho trovato il corso d'inglese. Domani (che lì è oggi, il pc ha l'orario italiano quindi anche i post vengono pubblicati 9 ore in avanti) vado e mi iscrivo. Non è stato particolarmente complicato: sono andato su Google ho scritto "San Francisco+ english course", ho controllato in che via fosse la prima scuola dell'elenco, ho visto che era in centro in una zona abbastanza comoda (mi sembra) ho telefonato e mi hanno detto di passare, sono passato e... bona. Chiuso il discorso scuola. Non mi servirà a nulla, lo so. Il mio inglese non migliora da generazioni. La cosa divertente è che il ragazzo che c'era alla reception che per altro parlava spagnolo (sorella nell'arte e nella vita non scrivere cagate) alla mia domanda: "Ma i corsi generalmente sono frequentati da ragazzi molto giovani, vero?", mi ha guardato e mi ha detto: "Beh, le classi sono miste, certo la maggior parte delle persone (e qui il tono della voce è diventato più marcato) sono giovani. Ma questo non vuol dire che non ci sia gente più grande". E sul "più grande" il discorso è caduto in un nanosecondo, come il mio entusiasmo davanti al sudoku. Oggi, appunto, sono stato in centro. Mi sono tenuto finora lontano perché Jennifer la ragazza che affitta la stanza mi aveva detto che a San Francisco il centro città coincide con il "work district". Informazione che mi è bastata per catalogare la zona come: "Non interessante". Invece non è male (anche se il primo sms che ho mandato appena ci sono arrivato diceva: "Il centro de San Francisco non se po' vedè"). Stop.

Cazzo, lei è appena rientrata è mi ha detto che ad agosto inizia dei lavori di ristrutturazione e che mi devo trovare un'altra sistemazione. Che meraviglia. E' da quando sono arrivato che dico a tutti: "la casa è stupenda, sono in un posto stupendo che culo della madonna ho avuto". Detto fatto. E la madonna mi ha mandato affanculo. Come biasimarla, è comunque sempre in credito... Amen. Domani si cerca una nuova sistemazione. Magari a Twin Peaks. Gli eredi de Laura Palmer avranno una stamberga da affittarmi, no? Speriamo con Jacuzzi, oggi ho corso e sono a pezzi. Two time nano
(Questa è la casa da cui me ne devo andare. La mia stanza è al primo piano sulla sinistra, quella con le persiane aperte....)

martedì, luglio 24, 2007

L'oceano lo sa

Ho capito ora come si pubblicano le foto grandi. Va beh... c'è tempo.
Nel pomeriggio sono stato qui. Anche oggi ho voluto andare in spiaggia. Siamo a Baker beach. Dopo il golden gate c'è la baia (e la spiaggia dove sono stato ieri) e il resto di San Francisco (che occupa una minima parte della baia). Per capirci (credo). Ci sono arrivato in autobus, in un battibaleno. O anche: appena ho visto il bel tempo "me so scapicollato". Con l'abbonamento settimanale, che costa 19 dollari, e la cartina in tasca me sento un signore. (Intanto sto ascoltando i cd di mia sorella nell'arte e nella vita). Controllo la città in tutte le sue varianti. Ma torniamo alla spiaggia. Nella foto sembra deserta, in realtà un po' di gente c'era: nuda, intabarrata, facendo pennica, giocando, meditando con lo sguardo verso ovest, leggendo, o come me, facendo un po' di tutto. Un put pur rid... direi. Va beh.
Amo queste spiagge, amo la loro resitenza ad un oceano incazzato nero e cattivo come solo la natura sa essere. Amo le rocce che si scagliano nel mare e se ne fottono dell'aggressività dell'acqua. Amo il sole che non si arrende alle novole e le nuvole che non si fanno intimorire dal caldo fondente. Amo l'oceano pacifico perché di pacifico non ha nulla. Me ne ero già accorto in Messico. Qui ne ho la conferma. Ho finito il libro (quello in spagnolo). Con il vento addosso (che continuo ad odiare anche qui) ho letto: "la vida es una, y como dice la cancion que te dio el nombre, la vida es eterna". E l'oceano lo sa.... two time nano

lunedì, luglio 23, 2007

Double pleasure

Da una parte ho il Golden gate. Dall'altra Alcatraz (ai tempi degli spagnoli Isla de los Alcatraces). Penso a cosa vorrei raggiungere prima. Ma ci vuole un nano secondo per capirlo. Vorrei che il mio mondo fosse circondato da acqua e isolato dal resto dell'umanità. Vorrei che il mio mondo fosse stracolmo di chi voglio io. I ponti uniscono, creano collegamenti incontrollabili. Mi fanno paura. Meglio Alcatraz. Lì, se non vuoi, non ti raggiunge nessuno. Ci sono arrivato dopo aver preso autobus a caso, seguando il mio senso di orientamento. Ci sono arrivato grazie a una donna, incontrata in una via isolata, che vedendomi con la guida in mano (la cartina l'ho comprata allo fine della giornata, odio le mappe piene di infomazioni da memorizzare) mi ha chiesto: "Can I help you?". E io: "Thanks. Realy I suppose that I'm far, but less or more can you tell me where is the right direction to te beach?". Mi guarda e mi dice: "Realy the beach is not close, is far. But if you take the bus number... and.... and...and..." E io: "Ok. Perfect. Defenetly. Of course". Al terzo "Of course", mi dice: "Ok, let's go. I go with you". E siamo saliti sulla sua sgangheratissima Volvo (il cassetto portaoggetti era attaccato con lo scotch). Mi ha fatto fare un giro turistico mentre mi spiegava tutto. Mi ha portato al Fort point, sotto il Golden Gate, poi mi ha fatto vedere il Palace of fine arts, costruito per l'esposizione del 1915, e poi siamo tornati indietro un pezzo e mi ha lasciato in spiaggia. Mi ha detto che il mio inglese è ottimo. Per farvi capire quanto sono generosi qui con gli italiani. Molto gentile. Certo, stava andando a trovare sua madre e capisco che è meglio portare a spasso un turista che annoiarsi con una vecchia signora americana con i bigodini in testa e la tinta fatta in casa. Ok. Arrivo in spiaggia dove ovviamente tira un'aria bestia e le persone in costume si contano su un dito. Però è tutto un pullulare di coppie, copie, cani e bambini. Dove le copie (in mano a gente adulta) sono quelle dell'ultimo libro di Harry Potter. Di cui non so, non voglio (e non importa) sapere il titolo. Quando morirà però ditemelo, che un cero alla Madonna lo accendo lo stesso. Mi sdraio, mi caccio nell'orecchie gli auricolari dell'Ipod, e leggo il mio libro in spagnolo. Sì, è un mio vizio: lingua, paese, argomento e mia presenza non coincidono quasi mai. Non ho ancora capito perché. In spiaggia ho scoperto il mio ultimo piacere: chiudere gli occhi e immaginarmi a San Francisco. Essendoci raddoppio il godimento. Che genio del male sono? two time nano
(nella foto Mika. Ho digitato su Google Alcatraz e mi è uscito (anche) "Mika, Alcatraz Milano". Mi ha fatto ridere).

domenica, luglio 22, 2007

San Francisco (un po' d'Assisi e un po' no)

Veloce. Indolore. Ho alle spalle non so quante ore di viaggio. Sono qui. Vicino a Dolores park. Se dovesse esserci una profezia spero sia nella seconda parola. Per un po' sono qui. Dicevo. E' un regalo che mi sono fatto per il mio compleanno. Questa casa ha una caratteristica che inseguo da decenni: l'entrata direttamente dalla strada. Se fossi a New York mi sentirei Carrie. Ma qui il massimo che mi posso sentire è l'ispettore Steve Keller o il tenente Mike Stone. Magari in divisa. Sono qui con tre cellulari di cui nessuno per ora facilmente gestibile: il mio solito numero è partito (tornerà in funzione quando rientro in Italia) e il nuovo non riesco a memorizzarlo, non so il pin (ho dovuto chiamare la vicina per andare a recuperarlo). In compenso ne ho comprato uno qui: solo la sim sarebbe costata 35 dollari, sim più cellulare 19. Fanno i concerti per salvare la terra, ma sbattano sul mercato pezzi di plastica a iosa. Anche di questo non ho capito nulla. So solo che le chiamate dall'Italia le pago anche io. Boh. Non se capisce. Che dire. Ah, è vero...sono a San Francisco (che, leggo, su Google è stata fondata con il nome di La Misión de Nuestro Padre San Francisco de Asís nel 1776). Resuscito per un po' (e divento penaepanico bay side). Caso mai le due faglie ( quella di San Andreas e l'altra che non trovo più il nome) volessero farse sentì... io so qui pacifico come l'oceano. Questo è il parco di cui sopra. Ma i grattacieli mica li vedo. Che il terromoto ci sia già stato stanotte e non me ne sia accorto?Boh... Nano two time

sabato, luglio 07, 2007

Trova la patacca

Domada: "Il primo luglio ha compiuto 40 anni".
Risposta: "Lo so. L'ho scoperto pochi giorni prima".
Domanda: "Come?"
Risposta: "Naturalmete so che l'1 luglio è il giorno del mio compleanno, ma ero sicurissima di compierne 39. Avevo sbagliato nel fare i conti".
(Pamela Anderson a Vanity Fair)
Domanda: "Bill Clinton?"
Risposta: "Simpatico. Non ci ha provato, non c'è stato il tempo".
Domada: "Marilyn Monroe?"
Risposta: "La notte prima di farsi fotografare con me non dormì dall'emozione".
Domada: "Tito?"
Risposta: "Gli altri comunisti erano tanto gelosi che fossi andata soltanto da lui".
(Gina Lollobrigida a Vanity Fair)
Domanda: "Di tutte le voci uscite sul suo conto, quale le ha fatto più male?"
Risposta: "Il fatto che mi abbiano dato della cocainomane quando, tre anni fa, sono dimagrita di nove chili. La verità che io soffrivo per la fine del mio matrimonio. Da allora faccio gli esami ogni sei mesi e li tengo pronti nel cassetto: così se a qualcuno gli viene da fare lo spiritoso, lo querelo e mi compro un'altra casa"
(Simona Ventura a Vanity Fair)

La differenza tra un genio, una patacca e una diva. Nano nano

giovedì, luglio 05, 2007

Strani legami

Esiste un legame tra psicanalisi e uova? Tra Freud e la gallina? Del tipo: chi è nato prima? Ultimamente mi è capitato almeno tre o 4 volte di seguito che quando, dopo aver tolto la confezione di uova dal sacchetto della spesa le sistemo nel frigorifero una cade sul pavimento e si rompe. A parte la rottura di minchia di dover pulire, non capisco che agitazione mi venga quando ho l'uovo in mano. L'ultima volta mi sono concentrato e ho pensato: "non deve cadere nessun uovo". Un nano secondo dopo "splash". Due nano secondi dopo: "p.......". Tre nano secondi dopo ero in ginocchio a raccattare lo schifo. Depresso. Ma questo è un altro discorso. Credo sia almeno la quarta volta di seguito che mi capita sta palla. Ma la cosa che mi ha fatto specie e che mentre mi concentravo per non farle cadere effettivamente ho avuto la sensazione che la mano, come reazione, abbia mollato la presa. Ho sentito le dita allontanarsi dall'uovo e la forza dominuire. E di colpo mi sono sentito come nelle mie relazioni sentimentali: mi concentro perché il peggio non accada e inevitabilmente il peggio accade. Che il problema stia nel fatto che ho degli organi ribelli? A cominciare dalla mano e dal cuore? Bah... nano nano

mercoledì, luglio 04, 2007

Ce l'ho. Mi sa

Ho in testa mezzo blog. Ma poi si perde e non riesco a scrivere mai nulla. Giorni fa in palestra sollevavo pesi mentre l'Ipod mi sparava nelle orecchie Più su, di Renato Zero. Quando me ne sono reso conto ero già alla canzone successiva. Di cui, grazie a Dio, non ho ora in mano nessun riferimento che me la faccia ricordare. Meglio così. Mi sa. "La vita è bella". Mi dice verso le 3 del mattino. Come dargli torto. Anche se il concetto continua a volte a non essermi troppo chiaro. E continuo a vivere in bilico tra "la vita è bella" e la "vita è una merda". Ma visto il significato che dò io all'espressione "sei una merda" forse è la stessa cosa. Nel dubbio sto fermo. Mi sforzo di esserlo. Fermo ad ascoltare: "Questa musica è talmente emozionante che darebbe un cuore anche a chi non ce l'ha", mi dice. Ma io ce l'ho. Mi sa. Nano nano

venerdì, giugno 15, 2007

Incontri al Super

Sono al supermercato sotto casa. Devo preparare una cena. Compro il pesce. Che non so fare ma che insisto a fare. Voglio essere carino con lui. A cui voglio un bene dell'anima. E ci riesco mi sa. Azzecco anche il vino. Cosa che non capita quasi mai. Qualcuno per una bottiglia sbagliata è arrivato ad insultare anche la mia trisavola. Comunque. Supermercato. Sono nel corridoio dei sottaceti. Che odio. E non compro quasi mai. A parte i carciofini che sbaffo in un secondo. Li odoro. Supermercato. Sono nel corridoio sottaceti. Si avvicina una signora intorno ai 195 anni. Anno più, anno o meno. Ma arzilla. Stile maestra elementare in pensione che dà una mano a fare i compiti ai figli dei portinai filippini. Se non è della Lega. Per capirci. Ha in mano un vasetto di qualcosa e mi si avvicina. "Scusi,", mi dice, "e' così gentile da leggermi la data di scadenza?". E io: "Si figuri...10 ottobre 2010". Mi guarda e con ghigno sospetto dice: "Beh, lo posso comprare". Io: "Beh, direi". La arzilla signora se ne va sorridendo tra i nostri beffardi "beh". Io rimango lì e penso: "Mai farsi fottere dalle date di scadenza, mai". Nano nano

martedì, giugno 05, 2007

Due supereroi

...La mia vita è un inferno e io che in fondo sono un angelo non riesco a volare perché mi si bruciano continuamente le ali. Pazienza. Ma che bello che è il mio inferno. La mia strizzacervelli ultimamente si meraviglia perché sono di buon umore. Il dramma è che ha ragione. Dovrò farmi una Tac. Da sempre associo la felicità alla tragedia. Ho scoperto il mio punto debole. Ha 40 anni come me. Mi sa. Qualcuno oltre Skype, oltre il confine, oltre il Carso mi ha detto qualcosa come: "ma sì, in fondo mi sembri una persona interessante". Già all'inter- sono sprofondato nel mio tunnel di insicurezze, all'-essa- era madido di sudore, all'-ante me so sentito male. E' come con la felicità. In questo caso ci associo l'ansia da prestazione. Tipo: "Oh, Madonna e adesso quando si accorgerà che non sono così che succede?". Beh, cazzo vuoi che succeda? Nulla. E forse è questo l'altro dramma: la paura del nulla. Ieri ho parlato con lui 4 ore. L'altro ieri 3, due giorni fa 2, tre giorni fa chi se lo ricorda più... Ho parlato più con lui che con molta gente passata da casa mia. Ho parlato più con lui che con molti frequentati anche fuori da casa mia. Forse ho parlato più con lui di quanto non l'abbia fatto con gente con cui ho diviso un po' della mia vita. E questa cosa mi fa sorridere. Posso smettere di parlare con lui da un momento all'altro. Posso ricominciare a dormire invece di stare sveglio ad ascoltarci. Basta schiacciare un tasto del pc e tutto torna come prima. Spiderman è appeso ad un filo. Io ad un tasto. Due supereroi in fondo, che si mascherano per sembrare più forti. Nano nano
ps
io sono quello travestito da Joan Collins, per intenderci.

sabato, giugno 02, 2007

Cashmire griffato

Vorrei parlare delle docce della mia palestra, del perché quando ci sono io, anche se è l'ora in cui c'è il mondo, sono sempre solo; vorrei parlare delle sauna della mia palestra che quando ci sono io è più vuota della testa della Michela Brambilla; vorrei parlarvi del solarium della mia palestra, che è più accogliente di un golfino di cashmere griffato Ballantyne che quando ci vado io è più finto di un ciuffo di capelli di Cucuzza. Vorrei parlarvi del personal trainer della palestra che mi ispira sesso da quando l'ho visto la prima volta sei anni fa e che ora quando mi incontra mi sorride come se fossi uno spazzolino da denti. Vorrei parlarvi di tante cose, ma non lo faccio. Non ho voglia. E' da una settimana che dormo poco, parlo tanto e rido. Punto. Domani che si fa?
Domani? O madonna ma domani è così lontano...Meglio concentrarmi su cosa devo fare oggi. Ora. In questo momento. Il resto è vita. Come diceva qualcuno. E detto da qui sotto ha il suo perchè. A proposito, buona camicia a tutti. nano nano

mercoledì, maggio 23, 2007

Non mi muovo

"Eppure per te ho curato il mio tempo, caro complice astratto sei l'artefice muto del mio insano ritratto. Eppure per te queste lacrime amare sono gocce di fuoco bruceranno il destino di altre vite deluse". Ho in mente questa canzone. Che canta lei. La Bertè. Non so perché. Mi piace. Mi ci ritrovo. In questi giorni di euforia. In questi giorni di caldo. In questi giorni che mi sento felice. Sono stato a Rimini (Bonaventura, tu dove eri?) con mia sorella, nell'arte e nella vita. Siamo in forma. A modo nostro, stiamo bene. Lo sappiamo. Ma abbiamo paura ad ammetterlo. Abbiamo paura a dirlo. A noi stessi. Prima di tutto. Ma siamo in forma. Con le nostre fantasie che ci fanno compagnia, quando proprio non sappiamo più dove andare. Ma stiamo imparando a controllare anche quelle. Qui sotto poi, non è che ci sia tantissimo spazio. Ndo vanno? La Palisse, no?. Sento che potrei innamorarmi se mi concentrassi. Lo potrei fare in due secondi. Senza sforzi. Senza mettermi d'impegno. Sono esperto in questo. Ma questa volta non voglio cadere nella trappola. E non cadrò. La sua voce è stupenda, la sua tonalità mi fa impazzire. E quando parla in inglese, con il suo accento portoghese, potrei chiudere gli occhi e portarlo con me. E non lasciarlo andare più. Ma non lo farò. Lo lascerò libero. Tanto, io non mi muovo. E lui lo sa. nano nano

sabato, maggio 12, 2007

Parcheggi e gelati

Due giorni a Torino mi hanno rilassato più di una settimana ai Caraibi. Mi sa. E' una città silenziosa che con il sole e la luce esplode. Con Paolo sto da Dio. Forse c'è anche questo. Comunque quella città rigida e fredda non è male per nulla. Insisto nel dirlo. E un po' come Rimini che io amo e che tutti snobbano optando per la Liguria. Che invece io detesto. Che bello anche a Milano fa caldo. Evviva. Tutti fuori: famiglie, figli, fidanzatini, cagnolini... Tutti fuori. E' stupendo vedervi felici con i vostri coni di gelato in mano che disquisite di tutto. Urlando.Non si sa mai che il vostro acume scivoli in qualche parcheggio sotterraneao che stanno costruendo. Sarebbe un'ingiustizia privare qualcuno delle vostre deduzioni. Milano è la città dei parcheggi e della gelaterie. Come se l'unica cosa che interessasse fosse parcheggiare e mangiare gelati. E' stupendo: ogni due metri una gelateria, ogni quattro un parcheggio. Vi amo alla follia. Lo so. Rimarrò solo per tutta la vita. Rimarrò qui sotto per tutta la vita. Lo so. Ogni tanto irrigate le terra sopra di me...così mi rinferesco... nano nano

lunedì, aprile 30, 2007

Una fa così....

Anni ottanta. La mia musica. Le mie eroine canore. I miei sogni che stavano partendo verso le americhe. Le mie americhe. Tra tutte queste canzoni c'è ne sono poche che mi inebriano, quando le sento, di emozioni . Rigorosamente con spalline. Ovviamente. Una di queste fa così:
"Tu che guardi verso di me
hai visto i tori nel sonno ed hai lasciato Madrid
Stai nei miei occhi e racconti
le sirene e gli inganni del tuo sogno cha va.
(...)
Tu che fai l'amore selvaggio
trovi sempre un passaggio per andare più in la
viaggi con quell' aria precaria
sembri quasi un poeta dentro i tuoi boulevard".
Io mi sono fermato qui. Mi sa. E oggi sono felice. Parola, credo, per la prima volta nominata in questo blog. O mio Dio, mica starò resuscitando... Nano nano.

venerdì, aprile 27, 2007

Sì, (c)che?

Nell'articolo di Vanity Fair su Materazzi firmato da Gad Lerner, l'unica cosa decente è questa citazione di Kurt Vonnegut: "Noi siamo quel che facciamo finta di essere, sicchè dobbiamo stare molto attenti a quel che facciamo finta di essere". Il sicchè, mi ha colpito molto. nano nano
(E' pericoloso fare finta di essere Joan Collins?)

venerdì, aprile 13, 2007

C'era una volta

Aspettative. Desideri. Annulliamoli tutti. Via ogni attesa. Via tutto. Tabula rasa. La vita non è un continuare aggiungere. La vita è togliere, limare, eliminare, sradicare. Da piccolo ti insegnano le favole. Da grande di obbligano a convincerti che non esistono. I più reticenti fanno finta di nulla e collezionano nani. Prima uno, poi due, poi cinque, e mammano si rendono conto che gli altri forse hanno ragione, continuano a comprarne come forsennati. Alla fine si perdono tra cento sguardi, che massimo arrivano alle caviglie e dimenticano le favole. Ma non si convincono della loro inesistenza. Le dimenticano. Le abbandonano. Le lasciano lì, da qualche parte. E per questo sono fottuti. Ok. Bene. La fregatura sta qui: aspettarsi e desiderare. Aspettasi che qualcosa succeda, che qualcuno capisca, che di colpo il vento cambi direzione e ti strappi via tutta la malinconia che hai accumulato. Aspettare che il telefono suoni, che arrivi una mail, che il tuoi occhi di colpo tornino brillanti come due smeraldi sulle orecchie di Liz Taylor. La fregatura sta tutta qui: aspettarsi e desiderare. Desiderare, che suona meno arrogante di aspettarsi, che il telefono suoni, che arrivi una mail, che qualcuno capisca, che di colpo il vento cambi direzione e ti strappi via tutta la malinconia che hai accumulato.
"C'era una volta". No. "C'è adesso". Le favole sono tutte al passato. Ma chissenefotte di quello che c'era una volta. Io non voglio più sapere cosa c'era una volta. Io voglio sapere cosa c'è adesso. Ora. In questo momento. Anche se sono qui. Sotto terra. Nano nano

venerdì, marzo 30, 2007

Resuscito?

Che faccio? Pasqua si avvicina. Gesù Cristo resuscita e io non so cosa fare. Va beh ci pensiamo dopo. Ieri serata Roberta, tra fondoschiena d'oro e facce da culo, giurie strappate dai verbali di Woodcock, e carni da macellare come fossimo in tempo di guerra. E io lì a pensare che quattro giorni prima ero ad Amsterdam a sognare una vita affacciata alla finestra che dà su un canale. Ho voglia di annoiarmi vicino alla persona che amo, ho voglia di nausearmi di carezze, di abbracci sotto le coperte, di ricordi libertini consumati a strappare corpi da sgualciti vestiti. E invece ero lì a non sentire cosa dicevano, a non vedere chi sfilava, a non capire cosa stesse accadendo. Per fortuna c'era Omar Pedrini con cui ho fatto chiacchiera sulla sua musica, sui suoi amici, sui suoi nuovi lavori. Finito il mondo rotondo firmato Roberta ho voluto massacrarmi in un altro firmato Roberto (o Carlo, o Giuseppe o Mario). Gasoline. Giovedì sera. Saluto. Entro. Mi guardo intorno. Sono solo. Come lo ero l'ultima volta che sono entrato mesi fa. Baci, abbracci, e la solita domanda: "Dove sarà in questo momento?" Chi? Lui, l'altro, il prossimo...non ha importanza. "Ciao come va", dico a un tizio che conosco. "Non ti avevo riconosciuto, mi sembravi un divo", mi risponde. "Beh sembro tante cose, anche una brava persona in fondo", penso. Ballo compito come in un coro ecclesiastico e mi agito nella mente come se stessi facendo un provino per Flashdance. Bipolarismo danzante. Una nuova patologia, mi sa. Ore 3 mi ritiro. Felice di esser stato lì e di sapere che ci ritornerò fra sei mesi, forse. Incazzato nero perché i miei anni sono il doppio di quelli dei glabri avventori. Ma non cado nella trappola e me ne fotto. Questa mattina accendo il cellulare. 1982 mi ha cercato. Lo chiamo. Mi dice che è felice e mi fa immensa tenerezza. Ma la cosa non contempla la mia presenza. Così, nella sua felicità, faccio di tutto per infilarmici dentro. E la rovino. Click. La conversazione finisce. Lui la fa finire. "Piacere Alberto", mi viene da dire. Ma solo io so cosa significa. Nano nano.
(nella foto, la locandina di Step up)

domenica, marzo 11, 2007

Giugno 1987...la frattura

...C'è una frattura irreversibile che ci ha (mi permetto di parlare al plurale, chi vuole si identifichi chi non vuole mi perdoni...e si ricordi che sono già morto...) ancorati per sempre a questo mondo fatto di caschetti biondi, voci roche, spaccate verticale, cicale, telefoni ed orecchini tolti da mani samaltate di rosso, ambre, caselle rotanti e ceroni sciolti dalle lacrime. Per forza. Ci ho pensato a lungo. Ci deve essere un momento preciso, una data, un giorno che ha deviato il regolare flusso degli eventi. Qualcosa come la caduta del muro di Berlino, l'abbattimento delle torri gemelle a New York o l'ultima puntata di Dynasty. Qualcosa ci deve essere stato che ha segnato la nostra vita. E pensa, ripensa e pensace ancora, un giorno di colpo la soluzione. Un po' come quando la Carrà diceva "giallo", per esempio, e il pubblico a casa doveva formulare la domanda. Bene, mi sono sentito come il concorrente che ci beccava: "Ecco la risposta alla mia domanda. E' chiaro come ho fatto a non pensarci prima". E la risposta è: Giugno 1987. Ovvero l'anno in cui Enrica Bonaccorti lascia Pronto chi gioca? (e la Rai) per andare a a Mediaset e inanellare una serie di insuccessi che l'avrebbero portata due decenni dopo ad occuparsi di cani e materassi. Sì, è tutta colpa sua se noi nati nel '72 (o giù di lì) siamo rimasti fermi alle baraccate di quegli anni. Era l'unica che ci poteva traghettare in un mondo di adulti. Era l'unica potenziale icona gay (aimè interruptas) scevra da lune, cobra, scendo non scendo, attimi e Pedri conosciuti in altri emisferi. Lei da camaleonte sguaiato da Genny vestita (questo non ve lo ricordavate....) ci avrebbe condotto per mano in un nuovo decennio privo di spalline, fuseaux, camicie pizzate, diari scolastici gonfi di drammi, proclama, testi di canzoni ritagliate da Sorrisi, di cui ci saremmo pazzamenti innamorati, dimenticando il precedente. Dalla scuola di vita che era Pronto chi gioca? ci avrebbe fatto innamorare di tutto quello che c'è stato dopo, che neppure so dire cos'è visto che manco me lo ricordo. Ci avrebbe fatto dimenticare gli occhi bistrati e le risate della Carrà, le moine della Parisi, le mise della Cuccarini, i riccioloni della Braga, le schiave isaure e le Gracia Colmenares che invece sono rimaste tatuate nei nostri ricordi. Ambra sarebbe satata la sua naturale erede e adesso io starei parlando dei drammi di Britney Spears, di Paris Hilton o di Ilary Blasi. E invece no.... Queste non mi appartengono (e non ci tengono). Qualche giorno fa una ragazza di 22anni che lavora con me mi ha detto: "sono andata ad un concerto di Prince è sono stata tutto il tempo seduta. Conoscevo solo una canzone...come si chiama? Kiss, esatto. Le altre mai sentite...troppo vecchio...". E io muto..."effettivamente". Bah.... Se la Bonaccorti se ne fosse rimasta alla Rai... Che meraviglia.... Anche io a quest'ora potrei dire: "Loredana Berté? Ma chi è quella che cantava E la luna suonò?" E spararmi nell'Ipod l'ultimo cd di Fabri Fibra... Fanculo anche a lei va...Nano Nano
(nella foto, Sonia Braga tornata diva nella telenovela in onda attualmente in Brasile Paginas da vida)