mercoledì, ottobre 20, 2010
Quella cosa lì
venerdì, ottobre 01, 2010
Con lei
Io sto dalla sua parte. A prescindere. La scena è questa: sono in un paese della Bretagna di cui non mi ricordo il nome neppure se me lo si dice. Sono in un bar. Ho voglia di tè. Lo sto bevendo quando mi cade l'occhio su Voici, il settimanale di gossip più amato in Francia. Lo prendo, sfoglio, cerco di capire cosa si dce e commento. Nulla di nuovo, lo faccio sempre anche quando leggo una cartolina. Poi dopo varie minchiate su divi e divetti d'Oltralpe (ma anche un patetico reportage sui nostri reali) arriva lei: Chantal Biya, la first lady del Camerun. Me ne innamoro dopo un battito di ciglia. Non capisco subito, ci vuole un attimo per capire quello che vedo, per distinguere la sua zazzera dal resto della foto, per decifrare se si tratti di una caricatura o meno, per sapere se quelli lì di Voici mi stanno prendendo per il culo o meno. Quando però vedo lei (classe 1971) vestita Chanel, abbarbicata a Paris Hilton capisco che è tutto vero, che esiste, respira, parla, e soprattutto si pettina. Non è ancora chiaro se si phona con un reattore o meno. Bene. "Ragazze? In Camer...un". Nano nano
venerdì, settembre 10, 2010
Cross-eyed
"Te follaria hasta dejarte bizco". Questo, dice la leggenda, ha sussurrato all'orecchio di Javier Bardem un suo ammiratore. Questo, dico io, è quello che vorrei stampare sul suo torace. Stampare, non tatuare. Tatuare è un'azione che richiede troppo tempo. E quando si ha per le mani il Bardem di tempo non bisogna perderne."Ti scoperi fino a lasciarti strabico". Esatto. L'eroe delle Uova d'oro di Jamon Jamon è così. Il resto favolette da favelas per fare addormentare innocenti piccoletti a cui nessuno a mai dedicato neppure un secondo del proprio tempo. Non è importante che sia bravo, che abbia vinto un Oscar, che sia l'unico spagnolo rimasto senza una faccia plastificata su cui si è incollata un'aura internazionale. Non è importante avarlo visto nel film di Allen e aver capito di colpo la differenza che passa tra lui e gli altri. Appunto. non è importante. e' bene, invece, sapere che lui è da "follar hasta dejarlo bizco". Gli altri, qualsiasi altro, un' altra cosa. Ma non questa. Nano nano
venerdì, agosto 20, 2010
Ivo incluso
Ho pochi miti adolescenziali fuori dalle quattro ciabatte televisive e musicali. Pochi. Quelli che ho, li ho scoperti più tardi, ad adolescenza finita, evento caso mai accaduto. Tra questi c'è sicuramente Ivo Pitanguy il guru carioca della chirurgia estetica (oggi ottantaquatrenne) già citato su qualche sdraio di Copacabana, in qualche puerile discussione, di qualche flemmatica puntata delle mie telenovelas brasiliane preferite. In ordine: Agua Viva, Dancin' days e La schiava Isaura. Pitanguy è come una Ferrari: sarebbe capace (se lo desiderassi) di cacciarmi indietro di decenni, nel mio Back to the future personalizzato. Lui, con il suo nome esotico (io lo pronuncio Pitanghì), che mi immaginavo alle prese con dive e bonazze di ogni tipo, a dispensare correzioni e consigli come se piovesse. E sapere che i consigli elargiti avevano l'accento del carnevale mi eccitava mille. Almeno avevo la scusa di abbandonare la mia figura tra uccelli piumati, musica sudata e sambodrami peccaminosi. Pacchetto completo. Ivo incluso. Nano nano
giovedì, agosto 05, 2010
18 centimetri
Non voglio essere presuntuoso e neppure peccare di sicumera. Non sono il tipo. Parliamo un secondo di lui (e non di me): Francois Sagat il porno divo gay di cui mi sono invaghito qualche generazione fa è stato sdoganato e sta entrando, seppure in punta di piedi, nella Mecca del cinema. Al festival di Locarno è presente con due film: L.A. Zombie di Bruce LaBruce, film splatter porno hard gay e Man at bath di Christophe Honoré (con Chiara Mastroianni). L'avevo capito che il tipetto, nato da genitori francesi di origini slovacche (anche se io ho sempre creduto fosse un magrebino), aveva qualcosa di più dei suoi 18 centimeti da offrire. Lasciate fare a me... va... Nano nano
sabato, luglio 17, 2010
E.R.

"Si quieres que me vaya me lo dices, pero no me tengas ninguneandome de esta manera tan dolorosa día tras día tras día. Hombre por favor, tratar a tu madre como si fuera un deshecho, una piltrafa, una pordiosera, una menesterosa, una acochanbre. Eso cierrame la boca para que sufra hacía dentro y me salga un tumor en algún sitio"
"Amenabar me queria de porotagonista para Los Otros, pero no me gustó el guión. Ojo! Y yo le dije: "Alejandro esto va a ser un pelotazo". Que lo fue! Pero no me lo creo; Esa mujer viviendo en ese caseron victoriano nebuloso lleno de mierda. Claro, que para limpiar tanta habitación, con esos niños que no les podia dar el sol.. ¿Y porqué tenía un maniquí de Zara en el trastero? Y todavía le extranaba que su marido no volviera de la guerra"
"Y ¿qué quieres que haga? ¿Qué me pudra aquí en esta jaula de pladur viendo como languidece mi vagina, abandonada a su suerte como una anciana desdentada en un geriátrico?"
(Estela Reynolds)
mercoledì, luglio 07, 2010
Forza Spagna
sabato, luglio 03, 2010
Forza Germania
A casa. Tutti a casa. Che almeno il calcio ristabilisca quelle quattro o cinque regolette di civiltà. Tutti a casa. Che vinca chi tira avanti la baracca, chi paga le tasse, chi non parcheggia sullo zebrato, chi a un minimo di rispetto per le leggi. Belle o brutte che siano. Migliorabili o meno che siano. Tutti a casa. Via. Mafiosettti, furbastri, turlupinatori, guitti e saltimbanchi di ogni genere: a casa. Lasciate che sul campo si sfidi chi, anche se perde, ha la faccia salva. Rapidamente, velocemente e senza fare troppo baccano. Non servono geremiadi stonate per convincerci che non è giusto così. A casa. A sistemare quello che c'è da sistemare, a spazzare via quello che c'è da spazzare via a ripulirsi coscienza e destino. Avanti la Germania, avanti l'Olanda. Che tutti gli altri si ritirino. Il contrappasso non funziona più: o si vince tutto o la sconfitta è definitiva, totale, disarmante, solitaria. E soprattutto final. Forza Germania, forza Olanda. Seppelliteci tutti, comprate le nostre terre, amministrate le nostre regioni, occupate il nostro parlamento, sotterrate con un rutto da birra i nostri politici. Tutti. Avete già eliminato i nostri impomatati soldatini dai tacchetti a spillo, cosa vi costa il resto. Fate di noi ciò che volete, ma fatelo. Salvateci dal ridicolo. Non è importante come. E' importante che lo facciate subito. Prima noi, poi i francesi, i greci, gli spagnoli, i portoghesi e quando avete finito qui, in questa metà di continente brizzolato e noioso, fate un salto oltre l'oceano e sbizzaritevi come potete. Lì c'è l'imbarazzo della scelta. Vi tocca. E non so ancora per quanto. Temo che prima o poi anche per voi arriverà la parola fine. Nel frattempo volate da noi. Seppelliteci. Per favore. Nano nano(nella foto lo spagnolo Llorente)
martedì, giugno 29, 2010
Voli (questa volta veri)
Ora voglio capire di più dello Zeitgeist movement, che già mi aveva affascinato con i suoi film e con il progetto Venus. Mi piace l'idea di un mondo senza la schiavitù del denaro e delle religioni. Mi piacerebbe anche un mondo senza imbecilli pronti a dirci quello che dobbiamo fare. Mentre bellamente si fanno gli affari loro. I cazzi loro. Se può dì? Ormai l'ho detto. Sono ateo e detesto ogni forma di fede, anche se mi affascina l'Islam. Qualcuno ha detto: "sono i peggiori anni della nostra vita". Io aggiungerei: "un po' anche grazie a te". Io in fondo non penso che siano così brutti. Credo piuttosto che qualcuno ce li stia raccontando malissimo. Ma male male. E tra quel qualcuno forse ci sono anche io. Ma questo è un lungo discorso, che non ammette scuse (appunto, no excuse) ed è per questo che mi costa molto farlo per colpa delle mie bieche e subdole debolezze. Taricone se ne è andato. Lui. Mi dispiace. Io che sono cattivo, su quel paracadute avrei voluto qualcun altro. Ma Dio non esiste, e ci è capitato lui. Appunto. Nano nano(nella foto: cadeau prima edizione Gf, serie limitata)
domenica, giugno 20, 2010
Voli
Muore un modello malato d'amore lasciando una finestra in viale Papiniano e finendo sul suolo bagnato del marciapiede sottostante. In Svezia, (W la Svezia) la futura regina Victoria sposa Daniel, il suo personal trainer proveniente (lo deduco io) dalla periferia si Stoccolma, bello e truzzo come un tronista mancato. Due favole interrotte dalla realtà: da una parte il triste epilogo di un ragazzo bello e famoso, dall'altra il lieto fine di un racconto per minorenni in crinoline e taffettà. Due storie sulle quali è piombata la parola fine. Nel primo caso per forza di cose, nel secondo per interesse. Da questo punto in poi la favola dei due principi non ci intrattiene più, a meno che non precipiti in un nuovo capitolo fatto di lacrime e maledizioni. Le stesse che hanno trascinato nel vuoto Tom Nicon, 22 anni. Inutile dirlo, io vorrei essere la principessa. Anche senza corona, a meno che non si tratti di birra. Nano nano. (Nella foto, Vittoria di Svezia e Daniel Westling)
giovedì, giugno 17, 2010
Siamo tutti un po' kulaki
Trame inesistenti che ci accompagnano per tutta la vita. Sono le nostre. Zygmunt Bauman compie 85 anni e su qualche magazine di settimana scorsa parla di "classificazioni, differenziazioni e segregazioni come strumenti collaudati della modernità per la trasformazione del mondo (...). Noi nella modernità abbiamo pensato bene di costruire delle società basate su una presunta armonia etica ed estetica. Gli esseri parassitari (ebrei e kulaki nella Russia di Stalin) li abbiamo eliminati (...). Ecco perché le classificazioni sono armi mortali". Detto questo non so chi siano i kulaki ma li trovo stupendi, giusto per il nome che hanno. Qui sta piovendo a dirotto e vorrei essere su un'isola ad ascoltare il mare. Peccato. Nano nano.(nella foto : come mi immagino un kulako)
domenica, giugno 06, 2010
La storia l'assolverà...
"Alla corte del re / tutti al party in deshabille' / per formalita' / regna la banalita' / a meta' fra misteri e santita'... / e la curiosita'... la svezia... / alla corte del re / gran signore, tous les noblesse / come novita' / ecco arrivano le super-stars / a meta' di una falsa verita' / e la celebrita'... la svezia... evviva la svezia / viva la svezia... / come nelle favole / le sirene salgono dal mare / le altre, donne di cartone / dai colori di isole lontane / per provare l'emozione / di una storia d'amore / in culo alla tradizione e... alla svezia... / ... la svezia... evviva la svezia / ... la svezia... / ... la svezia... la svezia... / la svezia... la svezia... viva la svezia...". Nano nano
venerdì, maggio 28, 2010
Pena e Panico rosso Fidel

Nasce così... esattamente così... Io con loro due piccoli e dolcissimi come non lo saranno mai più nella loro vita, che ci guardiamo Hercules in videocassetta. Poi, l'innamoramento verso Ade, Pena e Panico e la scena di lui furente per i successi del forzuto e i due poveretti che indossano il suo merchandising. Quante volte l'abbiamo vista noi tre e quante volte l'abbiamo ripetuta. Pochi giorni fa ho ritrovato questa scena su Youtube per caso e sono tornato ad almeno una decina di anni fa. Forse non proprio dieci , ma otto tutti. Comunque sia, questo blog si chiama così grazie ad un cartoon della Walt Disney. E per me che sono un vetero comunista castrista convinto che Cuba non sia la California ma nemmeno l'inferno, non è bellissimo. Lo stesso me lo sono abbondantemente perdonato. Come tante altre cose del resto. Tipo odiare l'estate, detestare la programmazione delle ferie e pensare a cosa farò tra due, cinque, sette settimane. Tutto mi sto perdonando. Come fossi un'offerta "all inclusive". Quando non mi rimarrà più nulla di cui pentirmi chissà cosa succederà. Magari me ne renderò conto alla prima crociera sul mediterraneo, o mentre ballerò la lambada con qualche Geo pagato dal club Med. A quel punto tanto Cuba sarà solo un ricordo, Castro uno dei tanti morti e io zitto zitto mi perdonerò anche la mia anima snob rosso Fidel. Hasta la victoria siempre. Nano nano
lunedì, maggio 24, 2010
domenica, maggio 23, 2010
Internazionale

Milano è esplosa per la sua Internazionale. Milano ha rotto il silenzio e lo ha scaraventato a terra sotto fischi e trombette. Milano è uscita di casa dimenticando per un attimo neri, rom e lotte tra gang di sud americani. Milano è tornata a vivere grazie ad un pallone di calcio e ad un allenatore che odia, e come biasimarlo, l'Italia. Milano è scesa in strada e io mi sono trovato a dietro un'automobile di muscoli tesi e bandiere sventolanti che fuoriuscivano dai finestrini col dubbio che fossi capitato giusto al seguito dell'unico fan club gay di nerazzurri dell'universo. Peccato che al primo semaforo abbiano girato a sinistra, mentre io meditabondo e impavido andavo in direzione centro a bordo della mia motoretta. Meditavo sulla festa che non può appartenermi visto che con il calcio mi sciacquo i maroni e a cui non posso essere interessato perché detesto i tifosi. Eppure il branco, quel branco fatto da profili per nulla muliebri mi affascina più di quanto mi affascinassero ai tempi i saldi di Zara. Lo trovo meravigliosamente limpido e di facile lettura tanto che basterebbe mettersi fuori da uno stadio per capire la natura umana, farci pace e cominciare a conviverci sereni. L'uomo in fondo è basic, come una linea secondaria di una qualunque griffe o l'istinto di Catherine Tramell. Lì, attaccato alle urla che sonno di grida, agli sguardi torvi sotto sopracciglia pinzettate, a mutande di lycra che esplodono sopra la vita dei pantaloni. E io mentre mi perdevo in tutto questo e osservavo felice l'umanità ululante mi chiedevo: "Perché non riusciamo a liberarci di te?" Nano nano
domenica, maggio 09, 2010
Due verrebbe da dire
Tokyo è un bbomba. Due verrebbe da dire. E anche atomiche. Ma non lo diciamo non sta bene. Che meraviglia. Tokyo è da quando ho 16 anni che è nella mia testa. Ora finalmente anche nelle mie retine, tra le mie sinapsi, sulle mie mani. Mia sorella nell'arte e nella vita era lì con me ad ubriacarsi di occhi a mandorla, folla, sashimi e luce. Quella che arriva prima perché è ad oriente. E' da quando mio fratello, quello vero, ha portato a casa dei miei un suo amico giapponese con moglie e figlia appresso, siamo ad inizi anni ottanta che voglio andare lì. Lì, tra bar ai 42esimi piani e sabbia, fili di perla e jeans alle ginocchia, serpenti di vie e metropolitane gridanti. Tokyo è una follia ordinata e silenziosa dove le stranezze aspettano in fila il loro turno. Come se fossero dal salumiere: "Prego il 31, che desidera?" Tokyo è quella cosa qui. Anche quella cosa qui. Peccato che io odi le foto. E ami Tokyo. Paradossi del comportamento umano. Nano nano
giovedì, aprile 29, 2010
Vostra moglie
"Riferite a vostra moglie che io la amo come prima, e che se non riesce a perdonare la mia situazione, le auguro di non perdonarmi mai. Per perdonarmi bisogna aver passato quel che ho passato io, e Dio la salvi da questo" (Lev Tolstòj, Anna Karénina). Così, tanto per scrivere qualcosa di intelligente, che n'America se lo sognano. Nano nano.(nella foto Kim Kardashian, la Paris in salsa moretta)
martedì, aprile 20, 2010
I miei unici 15 anni
"Hai un fisico da quindicenne". Istintivamente penso sia la cosa più bella che mi abbiano mai detto. Poi, se ci rifletto un secondo, mi sento un coglione perduto nel loop della tonicità. Sta di fatto che me l'hanno detto e quindi, come dice il mio piccolo amico, "bom". Oggi c'è il sole, oggi qualcuno altre il Carso compie gli anni, oggi mi va di essere così più vuoto del normale. Ma posso non dirlo tanto nessuno se ne accorge avendo 15 anni. E' normale essere vuoti se si ha 15 anni. Vorrei che lo capissero anche all'anagrafe. Vorrei. Nano nano(nella foto il mio programma preferito quando avevo 15 anni)
giovedì, aprile 08, 2010
Io e Kierke
"Perché chi spera sempre il meglio invecchia tradito dalla vita; chi si dispone sempre al peggio è presto consunto; ma chi crede serba un'eterna giovinezza". Lo dice Kierkegaard. Io credo solo allo sciopero dei treni. Ma forse basta, il vecchio Soren, con la "o" con sopra i due puntini (ma anche con la stanghetta che la divide in due), parla di "credere" mica ti dice in che cosa. Quindi, forse sono salvo. Anche se in questi giorni a dire la verità mi sento più vicino alla storia del tradimento. Sì, sto leggendo Kierke, chiamiamolo familiarmente così. Non che si capisca facilmente ma chissenefrega, non capisco neppure metà delle mie azioni, cosa vuoi che sia non capire un filosofo danese. Comunque, lo sto leggendo al parco, con l'occhietto vigile e le orecchio sintonizzate su chiunque mi faccia sorridere. Ieri un ragazzino di 20 anni circa, bello che in America se lo sognano, parlando con due tizie abbordate 5 minuti prima, chiede a una di loro: "Quindi preferisci l'uomo trentenne con più esperienza". Sì, così: "l'uomo trentenne con più esperienza". A 40 si è fuori definitivamente dal giro. E punto. Ho preso un badile e mi sono scavato la fossa, tra l'indifferenza dei più. Ovviamente. Odio le rughe. Nano nano.(nella foto, il trentenne con esperienza Andrés Velencoso)
martedì, marzo 30, 2010
Rickyone

"(...) Ha sido un proceso muy intenso, angustiante y doloroso pero también liberador. Les juro que cada palabra que están leyendo aquí nace de amor, purificación, fortaleza, aceptación y desprendimiento. Que escribir estas líneas es el acercamiento a mi paz interna, parte vital de mi evolución. Hoy ACEPTO MI HOMOSEXUALIDAD como un regalo que me da la vida. ¡Me siento bendecido de ser quien soy!"
Richy Martin
mercoledì, marzo 24, 2010
Che voglia di botox
La storia è un po' come quella del post precedente. Sono nello spogliatoio della mia palestra. Mi sono docciato, phonato, profumato e vestito. Sono pronto per crogiolarmi nel mio tempo libero meneghino. Sono le 15,30 del pomeriggio. Prima di respirare aria pura e non un mix di sudore, umidità e marciume tipico dei vestiaire delle palestre, soprattutto se posizionati come il mio nel seminterrato, anzi nel sotterraneo, dello stabile, devo fare una rampa di scale. Sono pronto. I miei glutei già sodi e allenati sanno cosa li aspetta: una quindicina di gradini o poco più. Ma prima della solita una signora, lì ferma e impalata, mi dice: "Scusi giovanotto, stavo giusto aspettando che passasse un ragazzo, ma finora ho visto solo donne, mi può dare una mano con il trolley? Sa vengo in palestra per curare la schiena e non mi conviene trasportare pesi". In realtà cosa abbia detto dopo la parola "ragazzo" non l'ho capito di preciso, la mia estasi ha raggiunto il culmine con quella parola, l'apogeo, il fastigio, l'acme, la sommità, la cima. E' anni che non vengo chiamato "ragazzo", è anni che i bastardelli brufolosi con cui entro in contatto per sbaglio, mi chiamano "signore". Per cui ho mostrato il mio sorriso a denti in poppa e via. Ho sollevato il trolley, l'ho portato in vetta e l'ho persino ringraziata. Io. "Grazie mille signora, buona giornata", le devo aver detto. Che voglia di botox. Nano nano.(foto di Alessio Tini)
lunedì, marzo 22, 2010
Cassa catartica

Amo la gente che mi meraviglia. Amo la gente che mi mette a ko. Amo la gente che se ne fotte della mia alterigia d'ovatta e mi spiazza senza pietà. Esselunga, il supermercato de Milan, ore 19.50. Sono alla cassa. Il cassiere un cesso lento e senza perché. Io impaziente ma temerario rigido nella mia attesa da Tamburino di latta. E' tutto dentro. Fuori solo sguardi adamantini fermi come una contonatura di Lady Gaga. Nessuno può capire la mia noia, lì, alla cassa ad aspettare che un operaio della fame scansioni i codici a barre, in attesa del mio turno. Sono un demonio travestito da uomo freddo, asettico, insopportabile. Lo faccio apposta, voglio che il cassiere dal mento lungo e dai denti frastagliati sparisca soffocato dai sacchetti che distribuisce copiosi.Tocca a me. Io non mi concedo nessuna smorfia se non quella riflettente e di cera che ho da quando è iniziato la sua coda. Perché se la cassa è sua, lo deve essere anche la coda. no? Arrivo davanti a lui taciturno e insensibile. Ma lui non ci crede e mi dice: "Sei solo stanco o oggi è proprio una giornata da muso lungo?". Di colpo la catarsi, di colpo il sorriso, di colpo la pace tra me e il mio involucro. Ho iniziato a fare chiacchiera, ad essere simpatico, cordiale, pieno di attenzioni verso il cassiere che mi ha dato del "tu" e che ha spazzato via con una frase la coltre di mediacrità che mi sta separando dagli altri. Amo che non si ferma alla pena e arriva dritto al panico. In sintesi. Nano nano
giovedì, marzo 18, 2010
La pastorella che ha visto la Madonna
Ho solo un dubbio: la mia anima bolscevica mi rende insostenibile anche nella mia sicumera da mancato coito ribelle. Vorrei esserlo. Di più. Vorrei vivere la ribellione per respirarne la sua essenza. Invece ho sempre la sensazione di vivere impregnato di assenza, intollerabile assenza di tutto. Quasi tutto. Ovviamente. Vorrei essere un ribelle, l'ho già scritto da qualche parte, per distruggere questa insostenibile leggerezza del dire. A forza di piattume in questo paese crivellato dalla mediocrità stanno per scomparire anche le Alpi. Ma non riesco. E non capisco perché. Forse perché uno senza memoria come me, dovrebbe ribellarsi solo al suo inconscio che lo tiene aggrappato ad un mondo che non riconosce mai. Perché non se lo ricorda, appunto. O forse semplicemente perché temo ogni volta di non poter farcela e mi fermo sempre un po' prima. E' inutile: ho un cuore da Bernadette e un'anima da Gengis Khan. Va da sé, che la parte che odio i più è quella pulsante. Sono ateo: che me ne faccio dentro di me di una pastorella che ha visto la Madonna? Il problema che sono anche pusillanime e blocco incondizionatamente anche il mio imperatore. La giusta soluzione sarebbe spostare Lourdes in Mongolia. Madonna permettendo. Nano nano
mercoledì, marzo 10, 2010
Gente comune
Domenica notte. Esco dal lavoro alla una, come dicono qui a Milano. Ho voglia di bere qualcosa, non ho voglia di andare a casa. Vado al Plastic a ritemprarmi un po'. Vado al Plastic a a sognare un mondo migliore. Vado al Plastic a rilassarmi. Naturalmente non mi ritempro, non sogno e non mi rilasso. Ma questo è un discorso diverso. Sono lì, con il mio gin tonic in mano, e con la voglia di essere altrove gelosamente nascosta nella mia tasca, quando davanti a me un ragazzotto digita sul suo cellulare il seguente messaggio: "Un mondo pieno di gente comune che vuole diventare famosa è una merda, un mondo dove gente famosa è comune è il posto ideale dove vivere". Una cosa del genere. Il mio primo pensiero è che stia parlando di me. Sono ego-riferito-timido anche tra luci psichedeliche e bum bum bum. Il secondo è capire se nella prima parte o nella seconda. Il terzo non è un pensiero ma una certezza: il tizio è un imbecille. Io avrei scritto così: "Un mondo pieno di gente comune è una merda. Un mondo pieno di gente pensante e vivente è un mondo ideale dove vivere. Ragazze... in camera..." Nano nano.(nella foto lì in mezzo Mary Tyler Moore attrice dell'omonimo telefilm e interprete del film Gente Comune)
lunedì, febbraio 22, 2010
Carretta del mare

"C'era una volta un piccolo naviglio
che non poteva non poteva navigar,
era lontano dalla riva un miglio,
vedeva il porto e non poteva più approdar.
Eppure a posto avea tutti gli attrezzi
compreso chiglia ed il timon,
ma dagli e pesta non trovavan mezzi
per far marciare quel balordo carcasson.
E dopo una, due, tre,
quattro, cinque, sei, sette settimane,
nessun riusci a capir perchè
senza più esitar si rimise a navigar.
Le bianche vele, fiocchi e pappafichi
sciolsero tosto i marinar
e il capitano dai mustacchi antichi
salì sul ponte, la sua nave a comandar.
Quando il nostromo racconta
questa leggenda del mar,
tutti in silenzio stanno ad ascoltar
senza nemmeno fiatar.
quattro, cinque, sei, sette settimane,
nessun riusci a capir perchè
senza più esitar si rimise a navigar.
Le bianche vele, fiocchi e pappafichi
sciolsero tosto i marinar
e il capitano dai mustacchi antichi
salì sul ponte, la sua nave a comandar.
Quando il nostromo racconta
questa leggenda del mar,
tutti in silenzio stanno ad ascoltar
senza nemmeno fiatar.
Tremando, brilla lucente
l'occhio cercando laggiù,
dove nel nulla si perde il mar blu,
un sogno che non torna più."
dove nel nulla si perde il mar blu,
un sogno che non torna più."
Nano nano
sabato, febbraio 20, 2010
Un po' Oprah, un po' Brad....
Ogni tanto cado nei miei labirinti senza passione (a differenza di quelli di Pedro Almodovar) e mi ritiro silenzioso (ma con cellulare, Mac, portatile e fisso appresso) nei miei appartamenti. Sta succedendo praticamente da tre settimane. Giorni in cui non ho voglia di uscire se non so a fare che. Praticamente mi sono rotto la minchia (se può dì?) di spararmi serate al bar a cercare di capire il perchè delle cagate che sparano gli altri, non me ne fotte un benemerito cazzo. Detto questo si apre il dibattito sul come affrontare le ore della giornata, i glutei che si abbassano, la pelle che si increspa come l'adriatico attaccato dalla bora, il cervello che si inchioda di fronte all'imbecillità altrui, i miei inviti patetici, eccetera, eccetera, eccetera. Quisquiglie per chi, più intelligentemente di me, ad un certo punto si è arreso e ha capito che "comunque vada in due è meglio". Domanda: quindi ora che faccio? Resisto nella certezza che la storia mi assoverà? Cambio strada nella speranza che passi un tir? Me la tiro come ho sempre fatto pensando di essere un po' Oprah (de carità) un po' Brad, un po' Miguel, un po' Lola? Oppure apro un dibattito coinvolgendo i miei nanetti? La risposta che ho sulla bocca è la sigla di un partito politico. Se ve posso esser d'aiuto... Buona camicia a tutti
giovedì, febbraio 11, 2010
Dolore puro
Ho pianto perché c'era la tristezza, ma anche tanta allegria. Ho pianto perché lì c'era la vita con tutte le sue facce. Ho pianto perchè lì si amava davvero. Ho pianto perché il dolore si vedeva. Ho pianto perché c'era anche la purezza del dolore. Ho pianto perché lei era bellissima. Ho pianto perché in fondo le loro storie non li hanno cambiati. Ho pianto perché i sentimenti erano chiari e ben evidenti. Ho pianto perché lì non c'era paura. Ho pianto perché mi andava di piangere. La prima cosa bella è bella davvero. Un appunto: perché i registi italiani non emigrano in Afghanistan e non si perdono in qualche grotta clandestina in mano ai talebani? Ne salviamo solo uno. Basta e avanza. Nano nano
martedì, febbraio 09, 2010
Quello è....
"Amleto Amleto io sono il pallido prence danese, che parla poco, che veste a nero, che si diverte nelle contese". Sì, ripeto la mia parte a memoria e via si va a recitare. Drante il mio corso di teatro sono Amleto, sono lo Scarafaggio sono tante altre cose oltre al solito idiota. Se tornassi indietro partirei da qui. Se tornassi indietro correrei veloce su un mondo di cose. Se tornassi indietro giocherei fino ai 29 anni, mi innamorerei a 30 anni e smetterei di amare a 40, per poi tornare ad amare a 43 questa volta per sempre. Così. Se tornassi indietro mi stamperei sulla fronte generazione anni '80, così giusto per un orgoglio trattenuto per troppo tempo. Se tornassi indietro chiederei a Giorgio Gaber perché la Colli è passata dal cantare La Balilla a sparare minchiate dietro un nano trans. Poi magari non mi farei conciare i capelli come qualche volta mi hanno conciato e metterei sulla testa meno gel, lacca e spuma. Per il resto non ho rimpianti. Solo rimorsi. O è il contrario? Boh, non mi ricordo mai. Comunque quello è... Nano nano
venerdì, febbraio 05, 2010
Puzzle di Facebook
Facebook è un po' come gli occhi della gente. Se questi sono lo specchio dell'anima, il social network lo è della solitudine. "Esisto, ma gli altri non mi vedono, vado su Facebook e impogo la mia presenza. Così ci sono per tutti". Una cosa semplice che un qualsiasi buon psicoterapeuta scopre nei primi 5 minuti della prima seduta. Un giochetto plymobil dagli zero ai tre mesi, per intenderci ancora meglio. Eppure la pagine del maledetto social network che sta confondendo più di una gernerazione, pullula di richiami contro la solitudine interiore a più non posso. Gente che butta lì frasi che chiedono solo ed esclusivamente una cosa: "mi parlate?" e che trascinano l'intero mondo fatto di tanti io in un fondo marino plumbeo, pieno di relitti tirati a lucido prossimi alla decomposizione. Prossimi. Ma nessuno se ne accorge perché tutti sono nella stessa situazione scissi tra un qualcosa di se che gli altri non percepiscono perché confuso e contrito e quello che invece passa nella quotidiana socialità. Per esempio: "Giornata confusa tra un sì e un forse", diventerebbe più semplicemente: "Passi a ripassarmi o devo chiedere a qualcun altro?". Oppure: "Impalpabili risposte", sarebbe "Quando parli non si capisce un cazzo, poi disintegrarti?". E ancora: "Felice e sorridente affronto una nuova giornata" al posto di: "Bello, mi hai mollato sono a pezzi ma piuttosto di fartelo sapere, mi infilo in una scatola, divento un puzzle in attesa che qualcuno mi riscostruisca". Cose di questo genere. Il male del mondo oltre alle madri e alla famiglia è l'ipocrisia. Tre cose per altro strettamente collegate. Nano nano.(nella foto, il puzzle che vorrei)
venerdì, gennaio 22, 2010
Nel bagno del cinema
giovedì, gennaio 14, 2010
Saldi per Dio
Dio non esiste. Lo dico da anni. Decenni. Generazioni. Se esistesse e se fosse stato obbligato da cause maggiori, universali, stellari, metaplanetarie, a scagliare sulla terra un terremoto non avrebbe scelto Haiti. Magari San Francisco, lì si sa che ci sono le faglie inquiete e lo stesso si è costruita una conurbazione immensa. Come dire: "Allora voi umani siete proprio coglioni". No, ma ad Haiti no. Haiti dovrebbe godere di una sorta di "diritto all'oblio in caso di catastrofe". Haiti non avvrebbe dovuto essere considerata neppure se la scelta fosse stata tra terra e paradiso. Dio avrebbe dovuto dire, in questo caso: "Ok che il terremoto travolga l'Eden. Due mele in testa cosa vuoi che siano", una cosa di questo genere. E invece tutto questo non è successo. Tutto questo non è accaduto. Tutto questo non si è verificato. Haiti si è polverizzata sopra una scossa di terremoto che ha devastato una delle popolazioni più povere al mondo. Dio non esiste. Lo dico da anni. Decenni. Generazioni. E se per caso mi sbagliassi, butto lì il mio solito umile consiglio: "Ce so i saldi, Dio svagate, fatte un po' de shopping va....". Almeno per tre o quattro giorni l'umanità respirerebbe. Nano nano
mercoledì, gennaio 06, 2010
Le storie siamo noi
La mia ultima idea è quella di aprire una pagina su Facebook dal titolo: Vivi solo? Così in modo tale di creare online un gruppetto di gente libera anche di notte per poter addormentare le nostalgie e le solitudini lunari qualora queste si presentino (sto parlando come Bonolis lo so). Se questa è la mia ultima idea immaginiamoci la penultima, la terzultima e via discorrendo. Vorrei sposarmi. L'ho decis o ieri. Uno stretto conoscente che ha un blog tutto suo, ci stavamo parlando via messanger, mi dice: "Che ne pensi di questo mio nuovo collaboratore spagnolo...bla bla bla ". Io: "Mi sembra bravo, scrive bene bla bla bla". Lui: "E' sposato da due anni bla bla bla ". Io: "Ma dai con chi?" Lui: "Con il suo fidanzato". E da quel momento, io che detesto coppie e famiglie, mi sono visto in una casa a Madrid, bianca, luminosa e con i soffitti alti, a godermi sul divano sotto la copertina da La que se avecina (la mia sitcom cult) passando per Gran Hermano e Operacion Triunfo indifferentemente. Ovviamente non solo, ovviamente con una vera al dito, ovviamente con le fotografie del nostro matrimonio inserite in preziose cornici d'argento esposte su credenze antiche da farmi, ora solo all'idea, accapponare la pelle. Ma non è il risultato quello che conta ma ciò che ci sta dietro. La storia siamo noi. Le storie siamo noi. Ecco bene, dateme un sussidiario va che se comincia a ripassà. Nano nano(nella foto, parte del cast de La que se avecina)
mercoledì, dicembre 30, 2009
In bilico

La melassa di ipocrisia mi ha fracellato i coglioni. Da mo. Non se ne può più. E' finito l'anno, io ho pareggiato i post con l'anno scorso e sono felice. Il resto è vita. Evita letto tutto attaccato. Ho una cresta in testa da far impallidire un apache. Ma il mio parrucchiere insiste nel dire che se voglio un taglio da truzzo, da truzzo deve essere. Bene, lo è. Ne sono certo. Ho letto sul giornale che si può adottare una cabina telefonica. Un dubbio: per quelle di colore la procedura è più semplice? Per il resto aspetto ansioso il 2010 per capire come muovermi. Con grande calma. Ora resto in bilico. Per ancora due sporchi giorni. Nano nano
(nella foto, l'artista funambolo Philippe Petit)
(nella foto, l'artista funambolo Philippe Petit)
martedì, dicembre 29, 2009
Io, il burrone e lo Stelvio
L'apice è nell'incontro, poi si scende. E' come un fuga al Giro d'Italia sul Passo dello Stelvio dove io sono contemporaneamente il gruppo e il ciclista solitario. L'altro, ovviamente lo Stelvio. Sono calmo, mi guardo intorno, sto nel gruppo, osservo, poi lo scatto: e via a pedalare come un forsennato, e via a godermi la salita in solitario. Poi, una volta arrivato, stremato, ma felice la domanda di sempre: "E ora che faccio?". La risposta più intelligente sarebbe: "Cercati un burrone". Ed è quello che farò presto, mi sa. Nano nano
giovedì, dicembre 24, 2009
Kadu(to) in basso
Si chiama Kadu Moliterno (da qualche parte qui ne ho già parlato) ed è l'interprete di Agua Viva (siamo nel 1980, ma in Italia sarà arrivata più o meno nell'83-84) una delle tre telenovelas brasiliane che mi hanno accompagnato durante la mia adolescenza (brasiliane non venezuelane e messicane, chiariamolo subito). Ai tempi ero pazzo di lui soprattutto perché nella mia testa assomigliava ad un altro. Anzi, solo e semplicemente per quello. E poi faceva una parte stupenda: lui era Bruno, figlio di due separati, sua madre (nel foilletton Stella Fraga Simpson, qui sopra con lui nella foto) era una diva che aveva nel soggiorno una gigantografia che ho in testa di farmi anche io da, appunto, 25-26 anni. Per capire il mio livello. Kadu-Bruno (mi piace chiamarlo Kadu) è del 1952, quindi nel 1980 aveva giusto 28 anni e a me sembrava grandissimo e bellissimo. Avrei voluto passare con lui tutto il resto della mia vita. Poi era anche molto simpatico, gentile, educato, tenero, perfetto per placare le mie furie interiori. Ora scopro che in Brasile è stato accusato dalla ex moglie di maltrattamenti. Per fortuna le cose sono andate diversamente da come avrei voluto. O no? Abrigado (che in spagnolo vuol dire "coperto"). Nano nano
lunedì, dicembre 21, 2009
Fino ad un certo punto
Il film non è male, anzi il film è na bbomba. Parlo di Segreti di famiglia (titolo originale Tetro) di Francis Ford Coppola. Prima di tutto perché c'è lui dietro la macchina da presa e secondariamente perché davanti ci sono loro: Vincent Gallo e (qui si spalle) Alden Ehrenreich. Il primo è sempre una garanzia il secondo, almeno da quello che si vede nel film, anche. Siamo a Natale è necessario, bisogna stare dalla parte dei buoni. Bene, a me che risulta difficile mi è più facile se penso che sono "boni" e non buoni. Piccole differenze linguistiche che rendono più bianchi e più candidi i miei pensieri. Fino ad un certo punto, almeno. Nano nano
giovedì, dicembre 17, 2009
Io e Anna
Lo potevo capire da subito. Non l'ho fatto, ma l'ho temuto. Ora che sono a pagina 840 ne ho la conferma. La mia Anna è una morfinomane. Ecco perché tutte le sue angosce si sono placate di colpo, ecco perché durante il giorno riesce ad avere una vita felice e la notte resiste al risucchio del buio. Si fa di morfina. E alla grande da quanto si intuisce. La mia eroina (anzi morfinaina) non mi ha deluso. Anche Lev non mi ha deluso. Le loro tinte forte mi hanno conquistato. Il loro amore estremo mi ha fatto tenerezza, i loro caratteri autodistruttivi in nome di qualcosa, in questo caso in nome dell'amore, mi hanno fatto fare un balzo indietro per poi volare a andare lontano nel mio mondo parallelo fatto di passioni, cambiamenti e follie. "La serata passò felice e allegra in compagnia della principessa Varvàra, che si lamentò con lui del fatto che Anna, in sua assenza, aveva preso la morfina". Bene. Mentre scrivo penso: considerando il binomio "assenza" e "morfina" se io fossi come lei vivrei direttamente a San Patrignano. Karénina for ever. Nano nano(nella foto due ballerini della Eifman Ballet)
lunedì, dicembre 07, 2009
Zero in testa
"Sortilegio e stregoneria, finti maghi falsa ideologia, dei miei giorni più non sono il re, mentre il tempo scivola su te, sguardi vuoti senza più realtà, nei silenzi di chi si è arreso già..." In questi giorni va così. Ho Zero in testa... che pronunciata tutta insieme l'ultima espressione non dovrebbe essere nessuna novità. E' una vita che ho zero in testa, ma non è quello che volevo dire. A ritroso sto rivivendo i miei miti adolescenziali: Bertè, Oxa, Zero, Bennato in particolare. Manca l'ultimo poi il revival è stato fatto al completo. Siamo a Natale, siamo tutti più buoni lo sono anch'io con il mio passato. Quindi, in questi ultimo mesetto ho lasciato sola Lola, sono passato alla Oxa e poi a Zero, appunto. Me so scaricato la discografia del primo periodo (o forse già secondo) del Renè (rigorosamente fino a Via Tagliamento, anno 1982) con anche un disco dell'84. Tale Leoni si nasce solo perché è legato ad un mio amico che ogni volta che guardava la copertina (qui sopra) rimaneva inorridito. Come dargli torto. Stop. Spero che l'anno vecchio si porti via anche il mio ludico Amarcord. In effetti mi mette molta felicità canticchiare ste canzoncine che so ancora a memoria nonostante siano passati tanti anni. E pensare che nell'82 avevo solo tre anni. Che genio sono? Nano nano
sabato, dicembre 05, 2009
Vive la France
Mi piace Parigi, ma mi piace anche Londra, Madrid, Berlino e New York. Mi piace un po' tutto in fondo anche Milano. Peccato che non mi riesca di fermarmi, respirare e continuare a camminare piano. No. Di colpo mi viene voglia di correre, poi mi fermo e aspetto che la molla scatti un'altra volta. A volte è come se corressi su un binario in mezzo al deserto. Con il nulla intorno. Che strano, no? Ora sono carico, i viaggi mi rilassano e mi caricano. Sono pronto a correre. Durerà qualche giorno poi di nuovo rallenterò e finirò imbrigliato nel mio solito mare di incertezze. Quelle della vita. La mia. Vive la France e la Vallat... nano nano
lunedì, novembre 16, 2009
Sala d'attese

... Quando sono particolarmente stanco il mio malumore aumenta in maniera esponenziale e non riesco a raggiungerlo per eliminarlo a suon di botte. Lo rincorro, ma senza esito nonostante in palestra mi alleni alla corda meglio e più di Rocky Balboa. Il malumore va e io dietro con il fiatone infuribondito come non mai. Poi, di colpo dormo, mi ripiglio e sorrido alla vita come se fossi un protagonista di Dr House resuscitato dal buio. Così funziona penaepanico. Meditavo sull'esistenza umana complessa e contraddittoria come un discorso di Ghedini. Meditavo sul perché ad un certo punto quello che si desidera non lo si desideri più e poi basta un sogno notturno per farti venire in mente che in realtà a quel desiderio non sei ancora immune. E ti lasci di nuovo e per l'ennesima volta conquistare da quella brama che ti ha accompagnato (anche se a tempi alterni) fino a qui. Sapendo che l'unico modo per eliminarla, a questo punto, è un pilone dell'autostrada. Che noia la vita quando si hanno troppe attese. Nano nano
(nella foto uno dei miei semplici e banali anelli)
martedì, novembre 03, 2009
Grande Fratello's list
E’ stato una casualità, è vero. Sul canale Studio Universal c’era Schindler’s list il film sull’Olocausto di Spielberg, sui due canali dopo (Mediaset premium extra) il Grande fratello live. Saltellare da una parte all’altra non è stato difficile. Mi ha fatto effetto: da una parte i reclusi della più grande vergogna dell’umanità, dall’altra dei reclusi che la vergogna neppure la conoscono. Da una parte un manipolo di persone che per essere lì chiusi e spiati devono avere delle tragedia alle spalle capaci di far commuovere il pubblico, mentre nell’inferno dei campi di concentramento la tragedia era lì davanti. A Cinecittà si sceglie di buttare davanti alle telecamere la propria dignità, a Dachau o Auschwitz la dignità veniva trattenuta prima delle cortine di filo spinato. Al Grande Fratello il marchio che viene affibbiato ai partecipanti è trasparente, ma rimane per sempre (“Ma sì, la Patrizia del Gf”). La stessa cosa vale per gli ebrei finiti lì dentro. Il loro marchio però è un numero tatuato sul braccio, indelebile come il loro terrore. Non significa nulla questo paragone, non vuole dire nulla e non vuole portare da nessuna parte. E’ solo una riflessione che a volte il telecomando ti porta a fare. Una riflessione come tante che arrivano per caso, solo perché due canali sono successivi l’uno all’altro. Da una parte il gioco dall’altra la tragedia. Ma le regole sono le stesse: si entra, si resiste, si viene eliminati. E il destino, in entrambe le situazioni, non è nelle mani dei protagonisti ma di altri: cecchini o televotanti non è importante. Nano nano(nella foto, il fratello di Carmen concorrente del Gf10)
mercoledì, ottobre 28, 2009
Gieffe homo

Sono in fase premestruale una volta l'anno, ma generalmente dura cento giorni. Quest'anno mi sa almeno 150. E' un periodo in cui si palesa la mia frustrazione più grande: il Grande Fratello. Niente. Sono lì obbligato dalla beffarda vita ad occuparmene. Con tutte le cose interessanti che potrei fare. Che ne so, capire perché i trans sono pieni di clienti maschi disposti a farsi fottere come troiette ineducate in cerca di spavalderie a scrocco. Per esempio. Vorrei tanto capirlo, vorrei tanto entrare nella testa di quei milioni di teste di cazzo di madri che educano i figli alla bugia e all'inganno. Perché solo così si può spiegare. Non ci sono altre motivazioni: non la sete di potere, non il denaro, nulla . E' qualcosa che ha radici più profonde che comincia prima che penetra nel ingranaggio della nostra mente e si annida silenziosa: la bugia. Può crescere, può esplodere, può rimanere immobile, ma non può svanire. Questo no. Il tarlo della bugia cresce parallelamente alla vita che si fa: se la vita ha bisogno di consensi la bugia serve per proteggerti dalle tue incapacità e dalle tue paure. Se nella tua vita non ha mai bisogno di nulla, è perché la bugia è talmente dentro di te che, in parte, è diventata te. Sei una bugia e non lo sai. Non ci sono storie, non ci sono scuse, un po' come penaepanico (no excuse). Il resto baggianate che sanno di cipria e di trucco. Solo chi non è stato educato nella bugia è davvero libero. E punto. Ecco di cosa vorrei occuparmi. Invece mi trovo ad avere a che fare con un manipolo di bugiardi, che servono ad altri bugiardi, per raccontare altri bugiardi, che si nutrono di bugie. Una maledizione. Sapete indicarmi dove posso trovare un trans? Grazie. Nano nano
(nella foto, Ecce Trans di Coniglioviola)
martedì, ottobre 20, 2009
Io Anna e il piedipull
In ordine sparso: Le storie di Arturo Bandini (John Fante), I capolavori (Gogol'), Anna Karénina (Lev Tolstòj), Memorie dal sottosuolo, Delitto e Castigo (Fedor Dostoevskij) e Il maestro e Margherita (Michail Bulgakov) sono i libri che mi sono comprato oggi. In più ho qui Guerra e pace che devo ancora capire che farmene (sono due volumi fitti fitti, un po' troppo mi sa, rimanderò la lettura all'estate). Tutto per dire che sto entrando ufficialmente nella mia fase Classico che non stanca (come ho definito una mia collega un giorno). Bene, mi sa che l'Anna sarà la prima ad accompagnare altrove i miei mondi. Contemporaneamente, però, ho pensato di scegliere qualche abito, così, per non so quale occasione. Ho già nell'armadio un doppio petto nuovo nuovo. Mi vedo già in piedipull perso nella famiglia Oblonskij seduto sul mio divano di casa... che meraviglioso e fashion inverno che mi aspetta. Nano nano(nella foto, il mio prossimo abito)
martedì, ottobre 13, 2009
Dosi sbagliate

E' uno dei libri che più mi è piaciuto negli ultimi tempi (si intitola Chiamami col tuo nome). Finisce così: "'Sono come te', ha detto. 'Mi ricordo tutto'. Mi sono fermato un secondo. Se ti ricordi tutto, volevo dirgli, e sei davvero come me, allora domani prima di partire o quando sei pronto per chiudere la portiera del taxi e hai già salutato gli altri e non c'è più nulla da dire in questa vita, allora una volta soltanto, girati verso di me, anche per scherzo o perché ci hai ripensato, e , come avevi già fatto allora, guardami negli occhi, trattieni il tuo sguardo, e chiamami col tuo nome". Questo finale non so quante volte l'ho letto e ho quasi sempre pianto. Piango perché vorrei che qualcuno mi chiamasse col suo nome, piango perché avrei voluto che qualcuno mi avesse chiamato col suo nome, piango perché so che un giorno qualcuno mi chiamerà col suo nome. Sono il passato, il presente e il futuro in una manciata di sensazioni che convivono come rinoceronti sedati. Ai quali, a volte, capitano dosi sbagliate. Ed è la fine. Nano nano
mercoledì, settembre 30, 2009
Basta che sia Cavill
.jpg)
L'ultimo film di Woody Allen sono io. L'ho capito subito, quando Boris (il protagonista di Basta che funzioni) parlando con la madre di un bambino al quale aveva tirato addosso una scacchiera durante una lezione di scacchi ha detto: "Suo figlio è scemo". E la madre: "Ma come è un bambino?" E lui: "Se è scemo adesso lo sarà anche da grande". E ancora parlando di dio: "Dio e gay". "Come può parlare così di uno che ha creato il sole, il cielo, il mare, le piante, la natura, le montagne". "Appunto, un decoratore". Poi sull'umanità: "Bisognerebbe obbligare i ragazzini a passare 15 giorni all'anno in qualche campo di sterminio, così capiscono cos'è la razza umana". Così... argomenti che io sciorino quotidianente da circa 25 anni. Generalmente il meglio lo do quando parlo della famiglia. Mi difendo bene anche su coppie e madri. Sugli uomini e la loro pusillanime evoluzione sono un esperto. Potrei fare un libro. Altro? A sì, non me la cavo male neppure sulla frustrazione, sull'insoddisfazione e sulla demenza umana. Ma questa rientra sempre nel capitolo uomini, generalmente. Sono un esperto anche in evoluzione caratteriale, frequentazioni e luogo di crescita. Su religione, animali e riti contemporanei, beh, lì sono un libro aperto: mi fai una domanda e ti butto lì un'acidità in meno di un secondo. Certo, se parlassi con Henry Cavill e scoprissi che lui è un giuggiolone direi che tutto è semplicemente bellissimo. Querulo sì, ma coglione no, grazie. Nano nano
(nella foto, Evan Rachel Wood e Henry Cavill)
sabato, settembre 19, 2009
Morte naturale
Sono sul taxi, insieme con altre due persone stiamo andando alla conferenza stampa di Striscia. Siamo a Cologno, dobbiamo raggiungere il cntro di Milano. In taxi. Odio i taxisti di tutto il mondo, figuriamoci quelli di Milano. Milano... Diciamo Milano vah, che non voglio dar spazio alla mia anima nordista. Siamo in taxi, dicevo, a parlare del più e del meno: il più sono io il meno è la D'urso, tanto per capire. Ad un certo punto scivoliamo drasticamente, non so come, non so perché, a parlare di educazione e rispetto. Dopo alcuni ragionamenti più o meno decenti interviene il taxista: "Oggi ho letto sul giornale che un signore di Madrid è stato reintegrato al lavoro, dopo essere stato licenziato per aver detto al suo capo "figlio di puttana" perché il giudice ha ritenuto che l'espressione fosse stata detta in un momento di rabbia. Vi rendete conto? A me se uno mi dice "Figghio di puttana" lo ammazzo. Che c'entra mia madre? Un conto sono i fatti lavorativi, un altro quelli privati. Tu, mia madre e tutta la mia famigghia non la devi nominare. Hai capito? Quelli sono fatti miei non c'entrano con il lavoro. Ma stiamo schezzando? Mia madre può essere una puttana ma mica me lo devi dire tu. Ma dove minghia andremo a finire?" E a quel punto, silenzioso e piccolo ho pensato: "Ce lo leveremo dai coglioni solo per morte naturale...Lo so... Fozza Italia. Nano nano. (Nella foto il cast di Soul Kitchen)
martedì, settembre 15, 2009
Le Corbu nella casetta
Mi chiedo come mai noi italiani non ci auguriamo che arrivi un bel terremoto su tutta la pensisola. Così ci danno una bella casetta prefabbricata con fiori sul balconcino annessi, jacuzzi nel bagno e che ne so due sedie della Kartell e un divano di Cassina. Se capitasse, il terremoto dico, io vorrei anche scegliere che ne so du armadietti di Zaha Hadid, du mensole di Ros Lovegrove e du letti di Cassina. Così, tanto per essere fashion and design. Tra un po' qui sarà tutto una consegna: in tv vedremo lui che apre le porte ai terremotati, sui giornali lui che lucida il salone (perché queste case avranno sicuramente un salone), su certi siti internet lui che grida al centotrentamilonesimo miracolo del suo governo. Ce sembrerà de vivere in un gigantesco camping, con tutte sti bungalow. Che probabilmente sarà sempre lo stesso, visto da diversi angoli e con diverse facce. Del tipo: "Per il Tg1 ad inaugurare la casa c'è la famiglia Morgante. Per StudioAperto ci sono i Ficorilli, che il cognome tira. Per il Tg5 tocca ai Di Bernardino. Cambiate anche il divano va, così da casa non se ne accorgono". Cose di questo genere. Che meraviglia. Io nel frattempo spero in Richter e impacchetto le quattro cose stracce che ho. Sia mai che con la chaise longue di Le Corbu sicuramente fornita insieme con la casetta post sisma, stiano da Dio. Nano nano
venerdì, settembre 04, 2009
Nel dubbio mi ossigeno
Megan Fox dichiara che è ha paura di finire schizofrenica, come Marylin Monroe. Quando l'ho letto ho pensato subito a Megan Gale, quella della Vodafone. Per me l'unica Megan è lei. Il restopaccottiglia di periferia. Insomma, sta Fox (immagino non parente dell'astrologo, o astrologa che non l'ho ancora capito?) se agita perché teme de fà la fine della bionda ossigenata per eccellenza. La cosa mi ha incuriosito perché proprio in questi giorni alterno fasi down, up, bi e polari, bianche, nere passando da un'ilarità fastidiosa ad una depressione sfinente senza soluzione di continuità. Così. Mi basta un nulla per cambiare umore. Come per esempio ora. A metà post mi è già cambiata l'ispirazione e vorrei spararmi una cannonata. E siamo alle 13.22 di un venerdì qualunque. Non so se optare per un regolatore di umore oppure per una tinta platinata. Mah. Nel dubbio sprofondo, tanto fra un po' tornerò a volare. Nano nano
Iscriviti a:
Post (Atom)
