Venti anni fa qui a Lisbona sentivo l'Europa alle mie spalle e mi dispiaceva. Non conoscevo ancora Londra, non ero mai stato a Berlino, Stoccolma, Helsinki o Copenaghen. La vecchia e rassicurante Europa da Lisbona, 20 anni fa, era lontanissima. Ed ero felice di sapere che dopo qualche giorno sarei tornato al centro del mondo. Al centro di quello che mi avevano fatto credere fosse il mondo. Ora, a 20 anni di distanza, sapere che ancora il Portogallo da le spalle al resto del continente a cui appartiene, mi rilassa. E' tutto dietro. Davanti il nulla. Mi sento un conquistatore che pensa a cosa potrebbe fare da ora in avanti. "Mamma, mamma perché gli zingari in Portogallo sono più buoni?". "Perché da lì non saprebbero dove andare". Gli zingari... Nano nano.
penaepanico (no excuse)
....perché Ade aveva degli assistenti più indemoniati di lui...
giovedì, marzo 01, 2012
Zingari
Venti anni fa qui a Lisbona sentivo l'Europa alle mie spalle e mi dispiaceva. Non conoscevo ancora Londra, non ero mai stato a Berlino, Stoccolma, Helsinki o Copenaghen. La vecchia e rassicurante Europa da Lisbona, 20 anni fa, era lontanissima. Ed ero felice di sapere che dopo qualche giorno sarei tornato al centro del mondo. Al centro di quello che mi avevano fatto credere fosse il mondo. Ora, a 20 anni di distanza, sapere che ancora il Portogallo da le spalle al resto del continente a cui appartiene, mi rilassa. E' tutto dietro. Davanti il nulla. Mi sento un conquistatore che pensa a cosa potrebbe fare da ora in avanti. "Mamma, mamma perché gli zingari in Portogallo sono più buoni?". "Perché da lì non saprebbero dove andare". Gli zingari... Nano nano.
giovedì, febbraio 23, 2012
Shopping bag

Una storia in un sacchetto. Piccolo. Di quelli che ti danno quando compri un paio di mutande in una qualunque catena che ha il compito di farti credere di essere sexy come Cristiano Ronaldo ma senza indossare underwear Armani. Un anno e mezzo, tutto lì dentro, in una sportina rubata a Brontolo, Cucciolo, Pisolo o Mammolo. Mini, ma senza il volante e le quattro ruote che ti possono portare lontano. Un anno e mezzo di vita sentimentale racchiusa in un sacchetto che giusto giusto contiene un paio di mutande. Oppure un libro, un paio d'occhiali dimenticati, due porta lenti a contatto, uno smart box prossimo alla scadenza e un mazzo di chiavi di una casa frequentata poche volte per dargli un senso. Se avessi quindici anni, vivessi ancora coi miei avrei avuto bisogno di una ditta di traslochi per far transumare gli oggetti da un luogo all'altro. Credo. Invece, ora che di anni ne ho il triplo, mi è bastato una busta di Tezenis. Quella che ti danno quando compri un paio di mutande. Se ci aggiungi anche la canotta te ne meriti una più grande. Insisto. Probabilmente la grandezza delle cose che gli altri ti lasciano è inversamente proporzionale all'età. Più aumenta, più diminuiscono. Potrebbe essere. Perché no, in fondo il ragionamento ha una sua logica: quando sei più giovane sei pieno di ammennicoli, oggettucoli, carabattole e feticci che con l'età vengono sostituiti da sovrastrutture mentali difficili da dimenticare altrove, purtroppo. Tutto vero. Tutto possibile. Tutto giusto. Ma lo stesso fa senso trovarsi tra le mani un anno e mezzo di relazione in un sacchettino porta Tampax. Col dramma che a guardarlo colmo e satollo di cose non tue ti viene un po' di tenerezza, di melanconia, di commiserazione, di voglia di farti stringere da qualcuno che assomigli tanto a te stesso. Ma tanto tanto. Nano nano
(nella foto, Cristiano Ronaldo underwear Armani)
venerdì, febbraio 10, 2012
Ogni giorno
Ogni giorno vorrei scrivere qualcosa... Ogni giorno vorrei perdere nessun giorno... Ogni giorno vorrei capire che è successo fuori di me ed appuntarlo. Un dettaglio, uno scherzo, un'occhiata saputella, un ennesimo no. Ogni giorno vorrei sentire qualcosa e fermarlo. "Ei tu fermati e spiaccicati sul mio blog così almeno fra cento mesi quando lo rileggerò mi ricorderò di te". Caso mai, nel frattempo ti dileguassi nel nulla. Ogni giorno vorrei che il giorno meritasse di essere qui. Ogni giorno... nano nano
venerdì, dicembre 30, 2011
6 piedi sotto

Credo che Six feet under sia il miglior serial degli ultimi dieci anni. Mi sto facendo una full immersion per stare lontano il più possibile da botti e palline di plastica colorate. Credo che i tizi di Six feet under siano tutto quello che c'è di meglio e di peggio, purtroppo, non in circolazione. Credo che quelli di Six feet under, perché da qualche parte, puttanaeva, devono pur esistere realmente, o siano chiusi in qualche segreta, o siano stati ibernati per fare bella figura quando gli alieni invaderanno il mondo e distruggeranno la razza umana. Ecco, quando raggiungeranno il laboratorio artico subterraneo X567/dr8C e troveranno un vetusto dvd che trasmette in continuazione Six feet under, i bastardi musi vedi si pentiranno amaramente di averci annientato. Peccato però che tra quelli di Six feet under non ci sia Darren Criss. Io averi salvato anche lui. Peccato... Nano nano
(nella foto, Darren Criss)
mercoledì, dicembre 14, 2011
Ancora il bestione
sabato, dicembre 10, 2011
Teso

"Erano giorni tesi. Mi sentivo un cesso. Grasso. Brutto. I miei occhi azzurri mi sembravano due latrine prive di vita. Il mio corpo snello e tonico un ammasso di cuscinetti flaccidi di grasso. Ero gonfio. Ma la colpa di quel gonfiore si chiamava Prozac. Non ero alto, e mi sentivo un nano. Il cioccolato venne divorato. Mi faceva schifo. Cioccolato al sale? Ma cosa vuol dire? Tutto quello che vedevo allo specchio mi tornava indietro deformato e privo di qualsiasi grazia. La mia insicurezza era alle stelle. La mia testa era altrove. Non rispondevo più al telefono agli amici. Mi stancavo delle loro menate. Non avevo nulla da dire". Nano nano (Amedeo, di Agustin Fraga de Hierro)
lunedì, novembre 28, 2011
Liberi di attaccare

Liberi di volare. Liberi di stare a guardare il sole che se ne va. Liberi di andare a pescare con il verme e senza amo. Liberi di sognare. Un giorno di tanti anni fa camminavo per strada e pensavo alla rovina del mondo. Avevo paura della terza guerra mondiale. In strada giravano dei manifesti pubblicati dal Pci in cui si leggeva: "La terza sarebbe l'ultima". Avevo paura. Di trovarmi chiuso per sempre in un rifugio antiatomico... Solo naturalmente, perché alla sensazione della paura appiccicavo sempre la solitudine. Appiccico sempre la solitudine. Come l'attak messo tra la suola della scarpa e la tomaia. Nano nano
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