martedì, aprile 08, 2008

Per sempre

Ho rottamato la moto. Ce l'ho fatta, finalmente. Fare qualsiasi cosa, ultimamente mi costa un'enorme fatica. Non ho voglia di noie e vorrei vivere dentro un rave party eterno pieno di lsd ed exstasy omeopatiche. Lo sfasciacarrozze è alla casa di Dio, sotto la tangenziale, dopo quintali di cemento industriale con dentro i suoi fantasmi che lì ci hanno lasciato intere vite e simulato respiri altrove, in condomini fragili e popolosi, tra pareti di cartone da pagare rateizzate in centinaia di mesi. Lì, prima c'era l'Innocenti, ora vetri rotti, chilometri di muri, orti trasandati e la sede nuova di pacca della Porsche. Incastrato tra questi vuoti lo sfasciacarrozze. Arrivo in moto, mi fermo, parcheggio, entro. Lui sta lavorando, sta strappando lo scibile da un'auto incidentata fino allo sfinimento. Penso a Bruno che non c'è più da oltre vent'anni, e sorrido al suo ricordo. Mi affascina questo posto stracolmo di carrette e scheletri di lamiere, a modo suo ordinato. Mi piace essere lì e respirare l'odore delle coppe dell'olio e della carrozzeria arrugginita. Pago, mollo la motoretta e mi incammino a piedi verso la lontana fermata dell'autobus. Sono l'unico pedone e per questo l'unico ad essere abbordato da una macchina guidata da un canuto signore dai jeans aderenti e dalla catena d'oro che scintilla da sotto il pomo d'Adamo. Sono un signore, faccio finta di nulla. Lo ignoro, e cammino. Cammino fino alla fermata dove sono travolto da un nugolo di bambinetti musulmani e da due madri. Li ho contati: otto bambini e due donne, una con l'hijab e l'altra no. Sono giovanissime, uno dei piccoli e ancora nel passeggino. Il più grande avrà 8 anni. Gli altri lì in mezzo. Giocano si rincorrono, fanno il suk. Ma loro da lì vengono. Le madri li controllano a vista e iterloquiscono in italiano e in arabo contemporaneamente. Loro fanno altrettanto. Guardo uno dei bambinetti, mi fa ridere e non so perché ma attira maggiormente la mia attenzione. Ad un certo punto si avvicina a sua madre e le chiede la borsetta, che lei gli dà, che lui prende, che si mette al braccio e se la tiene con sè. Io a questo punto sorrido ancora di più. Lui vuole aprire il suo tesoro pieno di balocchi glitterati e lei lo rimbrotta. Ma lui non molla il colpo e trattiene il suo scrigno di elegante similpelle. Arriva la 54, saliamo tutti e lui rimane attaccato alla sua borsetta finché la madre non lo richiama per farsela ridare. Sorrido alla scena. Lui è meraviglioso. Anche la madre lo è. Dentro di me spero che lo sia per sempre.... nano nano

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Nulla e nessuno sono "mai" "per sempre".....è questo il bello....hai comprato una moto nuova?

Darksylvia

S. ha detto...

La motoretta rottamata è quella che in una estate non lontana ci ha portato da Omara?
Magone...
E magari rivedersi/risentirsi così ci ricordiamo che esistiamo, no? Se aspetto te, mi sa... :-P
Ti aspetto al terzo piano che sai per fare uno dei show davanti alle mie colleghe! :-)
S.