lunedì, maggio 15, 2006

Artisti carogne

Periferia di Milano. Nord. Nord-est per la precisione. Bicocca. Che detto così fa molto quartiere romano. Sabato pomeriggio. Fa caldo. C'è una brezza primaverile che quando ti soffia addosso sembra che si porti via tutte le nefandezze che hai dentro. Non è così. E' un vento bastardo capace di ingannarti ogni volta. Quintali di mattoni e cemento vestiti di nuovo sostengono a fatica un'area urbana rivalorizzata a suon di tecnigrafi e frasi ad effetto. Qui ci sarà il futuro. Qui ci sarà il domani. Qui ci sarà sempre il sole. Qui ci sarà eternamente la bella stagione. Dicevano. Non so se è così so solo che è sabato pomeriggio. Fa caldo. C'è una brezza primaverile che quando ti soffia addosso sembra che si porti via tutte le nefandezze che hai dentro. Ma in giro non c'è nessuno. Neppure intorno al gigantesco contenitore di schermi. Vicino, carcasse di fabbriche abbandonate, alte, grandi, vuote e buie. E alberi. Alberi che hanno visto passare sotto le loro fronde migliaia di esseri umani pronti a sacrificarsi per far crescere un sogno. Lo stesso che diceva: questo è il futuro. Questo è il domani. Questo è il sole. Questo è la bella stagione. Ora, cioè domani, uno di questi parallelepipedi infiniti è diventato una galleria d'arte. Contiene mostre, vernissage, esposizioni. Prima conteneva mani sporche, tute da lavoro, acciaio e corpi sudati. A questo punto, forse ha ragione Marx. Forse il signor Cipputi è un artista e forse la storia delle grandi metropoli lo sta confermando. Del resto finora non è mai successo il contrario: nessun museo si è mai trasformato in una fabbrica. Artisti carogne tornate nelle fogne. Potere operaio. Nano Nano
(nella foto, Università degli studi di Milano, Bicocca)

3 commenti:

avreivoluto ha detto...

I ribelli al governo della città.
Ma quella non era Milano, quella era Sesto San Giovanni. E' stata la città con le più grandi industrie d'Italia. Era una periferia della periferia, un dormitorio in cui il tempo veniva scandito dalle sirene dei turni di lavoro, ma quei 'ribelli', che popolavano le fabbriche, non hanno esitato ad uscire dalle acciaierie per riprendersi la libertà. Anche lì le fabbriche sono diventate musei oppure università.

virginie ha detto...

p&p e la sua immaginazione al potere

solo ha detto...

un salotto bene, niente più...se ci trovi un artista dentro fammi sapere...io non ne ho mai visti lì... ;)