Vicino a me qualcuno con i capelli ricci e le labbra carnose legge un libro di Paulo Coelho. Io che sono arrogante e presuntuoso penso a Jorge Amado e al suo Teresa stanca di guerra, che mi sta aspettando nella valigia. Trovo il biondino vicino a me tenero nella sua mancanza totale di poesia. Ma lui non lo sa e si lascia incantare dalla farsa del brasiliano che si spaccia per qualsiasi cosa tranne per quello che è. E' bello, se lo può permettere. Io nella mia sicumera assolata, appunto, opto, invece, per il padre della letteratura brasiliana. I surrogati non mi interessano. Non mi sono mai interessati. Già lo specchio mi confonde e mi porta lontano. Figuriamoci quando si tratta di scegliere da uno scaffale chi mi deve fare compagnia. O viceversa. Dipende dal mio grado di egoriferimento del giorno. Sono al sole. Sono il sole. Siamo al sole. Io e il ragazzo dell'Europa che, come cantava anni fa la Nannini, viaggia "con quell'aria precaria e sembra quasi un poeta dentro ai suoi boulevard". Io, nonno, lo sto ad osservare. E rabbioso me la prendo con Coelho. Drammatico. Nano nano.
venerdì, aprile 15, 2011
Vanaisa
Vicino a me qualcuno con i capelli ricci e le labbra carnose legge un libro di Paulo Coelho. Io che sono arrogante e presuntuoso penso a Jorge Amado e al suo Teresa stanca di guerra, che mi sta aspettando nella valigia. Trovo il biondino vicino a me tenero nella sua mancanza totale di poesia. Ma lui non lo sa e si lascia incantare dalla farsa del brasiliano che si spaccia per qualsiasi cosa tranne per quello che è. E' bello, se lo può permettere. Io nella mia sicumera assolata, appunto, opto, invece, per il padre della letteratura brasiliana. I surrogati non mi interessano. Non mi sono mai interessati. Già lo specchio mi confonde e mi porta lontano. Figuriamoci quando si tratta di scegliere da uno scaffale chi mi deve fare compagnia. O viceversa. Dipende dal mio grado di egoriferimento del giorno. Sono al sole. Sono il sole. Siamo al sole. Io e il ragazzo dell'Europa che, come cantava anni fa la Nannini, viaggia "con quell'aria precaria e sembra quasi un poeta dentro ai suoi boulevard". Io, nonno, lo sto ad osservare. E rabbioso me la prendo con Coelho. Drammatico. Nano nano.
lunedì, aprile 11, 2011
It was
Nevica. Piove. Fa freddo. Ho una nuova cuffia di lana in testa e una sciarpa coordinata sul collo. Lana per modo di dire. Nevica. Per modo di dire. Riparato da una lastra di vetro vedo solo gente intabarrata camminarmi davanti. Qualche ombrello. Passi veloci. E una poesia di Ana, che mi ricordo a malapena, ronzante nella testa. Sono a Riga, malauguratamente in un caffè italiano che spara a manetta Mtv dallo schermo gigantesco appiccicato alla parete. Mi chiedo perché sono entrato proprio qui. Forse perché fuori stavo perdendo le dita dei piedi. Qui c'è il festival intenazionale del balletto baltico. Comincia oggi. Ho chiesto via mail delle informazioni sullo spettacolo della sera. In programma, leggo sul gratuito Riga this week, ci sarebbe U.S. dance company Gallim Dance. Ma via internet mi dicono che lo spettacolo è stato annullato: "It was because of financial situation". Nevica. Piove, Fa freddo. Ho una nuova cuffia di lana in testa. E mi sento a casa. Colpa della crisi. Porca eva. Nano nano(nella foto, Gallim Dance company)
venerdì, marzo 11, 2011
Tetrico
Tetrico. Che meraviglia. Il dizionario spagnolo mi dice che "tetrico" significa: "oscuro, ombroso, triste, che fa pensare alla morte". A me la parola ha ricordato il film di Francis Ford Coppola che in Italia è stato tradotto Affari di famiglia (titolo originale Tetro). Stupendo. Bene. Wikipedia mi dice che Tetrico è stato "l'ultimo imperatore è stato l'ultimo imperatore dell'Impero delle Gallie, uno stato secessionista dell'Impero romano durante la Crisi del terzo secolo. La sua sconfitta per mano dell'imperatore romano Aureliano coincise con la riunificazione delle Gallie all'Impero romano. È elencato tra i 30 tiranni della Historia Augusta". Però, non so perché, il primo tetrico mi piace di più. Nano nano (dark side).(Nella foto Alden Ehrenreich, protagonista di Tetro)
lunedì, marzo 07, 2011
cuore fuorilegge

"Il nostro cuore fuorilegge che spara colpi di dolore". Così, in testa ho questa strofa, sapendo perfettamente che il mio cuore di fuorilegge ultimamente non ha più nulla. Seppelito. Qualcuno dice. Vivo. Lo pensano altri. Silenziosamente palpitante. Ne sono convinto io. Tre ipotesi di sopravvivenza su questa calotta disperata che si chiama terra. Sto scoppiando. Forse è la primavera, forse è la prima volta, forse è la prima media. La mia testa sta ancora lì in una scuola di provincia animata da bambinetti con le ginocchia sbucciate. E io il piccolo monello che deve fare il bravo per non deludere nessuno. Con una fatica immane che sa di voglia di mandare tutti a farsi fottere. Per poi, finalmente seguire... il suo cuore fuorilegge... Nano nano
(nella foto Mark Salling, Glee)
lunedì, febbraio 07, 2011
Cam together
Lei è una pattonazza di periferia che assomiglia a Caterina Zeta Jones con gli occhi chiari e i capelli biondi. Il film è una baraccata post crisi senza un filo di imprevedibilità. Le musiche fanno muovere le gambe e trattengono lo sbadiglio. Le coreografie sono ferme a Sweet Charity e a tutti i musical copiati dalla mente, probabilmente geniale, di Bob Fosse. Per questo appunto piacevolissime. Lei è grandiosa nella sua stazionaria rigidità. Parliamo di Christina Aguilera, Burlesque e Cher. E poi c'è lui, tale Cam Gigandet la cosa meglio riuscita dell'intera sbobba. Anche senza riconoscere in lui una sola dote artistica. Ma a volte non è necessaria per colpire dritto al cuore, soprattutto se conservato dentro un paio di mutande strette. Un po' come l'involucro di pelle che racchiude Cher o i corsetti del burlesque. Appunto. Nano nano
sabato, gennaio 29, 2011
Verso il basso
Palestra. Tardo pomeriggio. Voglia di pesi zero. Voglia di volare altrove tanta. Ma lì, nel cubo di cemento tirato a lucido tra bilanceri e tapis roulant è difficile mettersi le ali. Palestra. Tardo pomeriggio. Addominali. Sdraiato sul tappettino verde sbrindellato come la mia coscienza atletica, mi do da fare per mantenermi dignitoso nella mia età adulta. Lì vicino a me un adolescente non ben identificato: forse di 18 anni, forse di 25. Pantaloncini corti, smanicato, camminata a papera, sguardo perso, cicca in bocca, occhio furbo, alto. Con un'abitudine. Quella di continuare a sistemare i pantaloni abbassandoseli sotto la vita. Esattamente il contrario, e qui arrivo al punto, di quello che ha fatto la mia generazione negli anni ottanta dove i jeans arrivavano alle ascelle. Un vezzo che guarda in giù invece che in su. Verso il basso. Noi verso l'alto. Per finire poi in una palude. Nano nano
mercoledì, gennaio 05, 2011
Silver steak
Buon anno, prima di tutto. Il resto è vita... Diceva qualcuno decadi fa in televisione. E' stato un innamoramento quello tra me e Silver Streak: Londra, New Bond street, la via più tirata a lucido della città di queen Elisabeth. Passeggio, mi guardo intorno, scatto fotografie con la mia nuova macchina fotografica che fa tutto da sola, un po' come le mie anarchiche sinapsi, poi di colpo vedo il bestione: gigantesco, metallico, curvo e arzigogolato. Feroce nella sua innocente tenerezza che guarda dalla vetrina dell'Opera gallery. E' lì, con la sua mole che sfida gli infreddoliti passanti pronti a scrutare lastre di vetro con dentro desideri che ti sfiniscono con la loro inutilità. E' composto da qualcosa come 3000 grucce metalliche, quelle che ti danno nei lavasecco, per intenderci, e vale 400 mila euro. L'artista si chiama David Mach ha impiegato più di 3 mila ore per realizzarle questo personale King Kong e spiega così il suo lavoro: "Mi piace utilizzare materiali comuni, materiali che fanno parte della vita di tutti noi. Noi ci sono oggetti speciali. Non sono mai stato in un negozio d'arte a cercare cose particolari. Più semplicemente le scelgo dalla vita di tutti i giorni". Vorrei diventare una scultura. Essendo pop. Punto. Nano nano
lunedì, dicembre 27, 2010
Il giusto precius
Vanity dice che lui è l'amico di Lady Gaga. Si racconta che è stato beccato a Milano all'Atomic: "Dalla porta entra un ragazzo bellissimo: alto. capelli biondi e occhi blu. Porta una giacca vistosa, leggins d'oro e scarpe da donna. Non è una trans, è solo truccato meglio di tutti". E' una via di mezzo tra Rupert Everett, quando però era figo vero, e Andrea Raviola un mio conoscente ex Coniglio Viola. Assomiglia a loro. Lui è il leader dei Semi Precius Weapons. E disegna gioielli. Bene. Nano nano
venerdì, dicembre 24, 2010
Buon Natale?
Il ricordo più vivido che ho sui bigliettini di Natale è il seguente: sono a casa mia con mia madre e mia sorella, quella vera non quella nell'arte e nella vita, loro stanno parlano non so di cosa, mi ricordo che era giorno e io avrò avuto 14 o 15 anni. Ad un certo punto io interrompo il loro fiume di parole inutili per dire: "Ho pensato che quest'anno invece del semplice Buon Natale ci metto un punto interrogativo. Del tipo: ma sarà proprio un buon Natale?". Silenzio. Sguardi simulanti una sorta di disapprovazione e poi mia sorella che dice: "Ma cosa vuol dire? Il Buon Natale è un augurio, mica una domanda". E io: "Davvero?". Stop. Non ho ovviamente mai messo nessun punto interrogativo sugli orridi bigliettini natalizi, ma ogni volta che ci si avvicina al 25 dicembre mi viene in mente quel mio dubbio mai dipanato. Ora, che sono diventato grande, non credo più a Babbo Natale come in Dio, continuo ad avere nella testa quel segno grafico che non ho mai avuto il coraggio di sbattere sul bianco del cartoncino. Con la certezza però che quando mi riconvertirò al cattolicesimo lo farò. Nano nano.
lunedì, dicembre 20, 2010
El mundo

"...La locura no era mas que un desplazamiento dentro de la vita,una manifestacion de la logica misterioda de la cual formabamos parte. El error era interiorizarla como un problema..." "...Por esto veiamos muertos donde solo habia desplazamientos de la vida..." Lui si chiama Juan José Millas, il libro in questione El mundo. Io mi chiamo penaepanico e chissà se ci sarà mai un libro in questione. Nano nano
giovedì, dicembre 16, 2010
Dove sei?
Non c’è nessun punto che mi faccia uscire da qui. Fermo mi limito a pensare alle cose che vorrei mandare oltre il mare. Ma non ce la faccio. Mancano i punti di contatto che mi facciano andare via. I punti contatto… Cambiano ma sono sempre gli stessi. Si modificano, ma alla fine servono sempre nella stessa maniera. Si trasformano per non farsi riconoscere ignari della loro debolezza. Dove sei? Non lo so. Io sono lì. Nano nano
giovedì, dicembre 09, 2010
Foto
mercoledì, dicembre 08, 2010
Lì fuori
Sono a Brno. Sono all'aeroporto. Sono. Che a volte potrebbe bastare. Fuori c'è la nebbia. Dentro tutto il resto. Guardo il bianco della luce che sa di opaco come l'alabastro, ma anche come la nebbia appunto. Ombre, figure deboli, profili affannati, silhouette che fanno fatica a trovare la loro forma. A Brno c'è la nebbia. Fuori. Dentro tutto il resto. Nano nano
sabato, novembre 27, 2010
Ci, emme, bi
Celia Cruz che mi invade dal computer, Ricky Martin che mi racconta la sua storia e Enzo Baldoni che mi fa venire la pelle d'oca. Mi aveva chiamato qualche anno prima di morire per complimentarsi per un articolo che avevo fatto su di lui e su una sua campagna pubblicitaria. Lo fanno in pochi. Lui è stato uno di questi. Oggi va così: emozioni che salgono, pensieri che non riescono più a stare sotto la coltre di nuvole, lacrime che non hanno bisogno di scendere perché non c'è nessuna ragione se non quella della vita. "E' la vita bellezza", altro che la stampa. Oggi va così. Oggi ho voglia di essere altrove e farmi coccolare dalla voglia di essere qui. Mi capita spesso ultimamente. Nano nano
lunedì, novembre 22, 2010
Odio la gente
"... Io non sono normale, odio, odio babbo natale, me la prendo con tutti e per niente e ce l'ho con la gente. Io non sono normale ...". E' così. Odio la gente. La detesto. Soprattutto quando parla italiano, soprattutto quando dentro di sé batte un cuore evasore. Fiscale, naturalmente. Odio l'arroganza intrinseca nelle frasi di cortesia che di gentile hanno poco e sanno, al contrario, di sopraffazione. Predominio che, è inutile dirlo, si sgonfia con un soffio flebile e deboluccio. Odio la gente che domina a suon di voce alta i decibel di qualsiasi spazio pubblico occupato. Per altro per quel che penso io, sempre abusivamente. E non importa cosa si dice. L'importante è dirlo. Un po' come i nostri tiggì. Non è importante quello che trasmettono è importante trasmettere, occupare quella mezz'ora di palinsesto che va dalle 20 alle 20,30 senza farsi troppe domande. Senza fars sì, meglio, che la gente si faccia troppe domande. Eccallà. Ci risiamo. Altro che gente di mare. Noi siamo gente di tivù. Facile da odiare. Forza Italia. Nano nano
mercoledì, novembre 10, 2010
Non siamo Lady Gaga
Noi non siamo Lady Gaga. Qui di Stefani Joanne Angelina Germanotta non se ne vede l'aria. Qui al massimo ci si fa un cargo di Vittorie (Michele e Brambille) tutte a tavolino per altro. Qui di rockettare dalle movenze plastificate e dalle spalline rotanti, che ricordano un po' Goldrake un po' Joan Collins quando si calava nei panni anfetaminici di Alexis Carrington non se ne vede l'ombra. Qui da noi il talento che sa di sedute evitate dallo psicanalista e movimentati dialoghi con il proprio io, non lascia il segno. Al limite solo se passa dal chirurgo plastico e se è posizionato all'altezza dei capezzoli. Lì di talento gonfiato ce n'è a iosa. Noi non siamo Lady Gaga. Noi non possiamo disturbare. Possiamo intrattenere, ma non disturbare. Intrattenere senza fare troppe domande, senza apparire troppo e soprattutto senza stimolare nessuna prurigine nei telespettatori addolorati, a loro insaputa, per la perdita di sé stessi. Lady Gaga da noi non esiste, non può esistere si farebbe del male a correre sui suoi zatteroni luminescenti per scappare all'ipocrisia. Lady Gaga è un miraggio per noi che siamo assuefatti da madonne non necessariamente canterine e santi che ci proteggono spiaccicati sui muri, avvolti in fogge e colori da far impallidire il suo guardaroba. Ma quelli hanno l'aureola sulla testa non l'ossigeno che li fa biondi platino. Non scherziamo. Noi non siamo Lady Gaga. Noi non vogliamo inebriarci di nulla, a noi il nulla fa paura a meno che sia griffato. Noi non siamo Lady Gaga con le sue canzoncine patetiche e le sue cotonature stonate a differenza di lei. Noi non siamo Lady Gaga. Purtroppo. Nano Nano
mercoledì, ottobre 20, 2010
Quella cosa lì
venerdì, ottobre 01, 2010
Con lei
Io sto dalla sua parte. A prescindere. La scena è questa: sono in un paese della Bretagna di cui non mi ricordo il nome neppure se me lo si dice. Sono in un bar. Ho voglia di tè. Lo sto bevendo quando mi cade l'occhio su Voici, il settimanale di gossip più amato in Francia. Lo prendo, sfoglio, cerco di capire cosa si dce e commento. Nulla di nuovo, lo faccio sempre anche quando leggo una cartolina. Poi dopo varie minchiate su divi e divetti d'Oltralpe (ma anche un patetico reportage sui nostri reali) arriva lei: Chantal Biya, la first lady del Camerun. Me ne innamoro dopo un battito di ciglia. Non capisco subito, ci vuole un attimo per capire quello che vedo, per distinguere la sua zazzera dal resto della foto, per decifrare se si tratti di una caricatura o meno, per sapere se quelli lì di Voici mi stanno prendendo per il culo o meno. Quando però vedo lei (classe 1971) vestita Chanel, abbarbicata a Paris Hilton capisco che è tutto vero, che esiste, respira, parla, e soprattutto si pettina. Non è ancora chiaro se si phona con un reattore o meno. Bene. "Ragazze? In Camer...un". Nano nano
venerdì, settembre 10, 2010
Cross-eyed
"Te follaria hasta dejarte bizco". Questo, dice la leggenda, ha sussurrato all'orecchio di Javier Bardem un suo ammiratore. Questo, dico io, è quello che vorrei stampare sul suo torace. Stampare, non tatuare. Tatuare è un'azione che richiede troppo tempo. E quando si ha per le mani il Bardem di tempo non bisogna perderne."Ti scoperi fino a lasciarti strabico". Esatto. L'eroe delle Uova d'oro di Jamon Jamon è così. Il resto favolette da favelas per fare addormentare innocenti piccoletti a cui nessuno a mai dedicato neppure un secondo del proprio tempo. Non è importante che sia bravo, che abbia vinto un Oscar, che sia l'unico spagnolo rimasto senza una faccia plastificata su cui si è incollata un'aura internazionale. Non è importante avarlo visto nel film di Allen e aver capito di colpo la differenza che passa tra lui e gli altri. Appunto. non è importante. e' bene, invece, sapere che lui è da "follar hasta dejarlo bizco". Gli altri, qualsiasi altro, un' altra cosa. Ma non questa. Nano nano
venerdì, agosto 20, 2010
Ivo incluso
Ho pochi miti adolescenziali fuori dalle quattro ciabatte televisive e musicali. Pochi. Quelli che ho, li ho scoperti più tardi, ad adolescenza finita, evento caso mai accaduto. Tra questi c'è sicuramente Ivo Pitanguy il guru carioca della chirurgia estetica (oggi ottantaquatrenne) già citato su qualche sdraio di Copacabana, in qualche puerile discussione, di qualche flemmatica puntata delle mie telenovelas brasiliane preferite. In ordine: Agua Viva, Dancin' days e La schiava Isaura. Pitanguy è come una Ferrari: sarebbe capace (se lo desiderassi) di cacciarmi indietro di decenni, nel mio Back to the future personalizzato. Lui, con il suo nome esotico (io lo pronuncio Pitanghì), che mi immaginavo alle prese con dive e bonazze di ogni tipo, a dispensare correzioni e consigli come se piovesse. E sapere che i consigli elargiti avevano l'accento del carnevale mi eccitava mille. Almeno avevo la scusa di abbandonare la mia figura tra uccelli piumati, musica sudata e sambodrami peccaminosi. Pacchetto completo. Ivo incluso. Nano nano
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