domenica, luglio 16, 2006

Sydney, 15th of july

Il computer è acceso. E' mattina tardi. Mi sono appena svegliato. Non capisco bene cosa devo fare. Poi leggo: "....lascia perdere, dimenticati di me, io sono felicissimo. Tra noi non ci può essere nulla neppure un rapporto di amicizia". Faccio una smorfia di disapprovazione. Poi mi viene da ridere e penso: "Ma perché io sono circondato solo da gente che ha una vita sentimentale imbarazzante?". Il destinatario della mail non sono io. E' lei, la proprietaria di casa. Arriva da un fidanzato che ha avuto due estati fa in Italia. Storia consumata tra i panorami della Costiera amalfitana e poi via via scemata in un rapporto di cordialità tra una festività e l'altra... Ieri arriva sta mail. Ma chissenefrega. Andiamo a pranzare al Lounge (un bar molto carino a tre passi da casa) e improvvisamente me se mette a piangere. "Oh, Madonna ce manca de fa la Marta Flavi dei poveri anche a Sydney". Detto. Fatto. E via a consolarla, a sciorinare paginette di bignami sulle relazioni a due, a ripetere commenti fatti e strafatti (come i giovani australiani che vedrò in serata in discoteca) con mia sorella nell'arte e nella vita da 8 anni a questa parte.... Giornata magnifica. Mi sentivo a casa. A sguazzare tra un "io vorrei solo qualcuno che mi faccia stare bene, ma ci vuole tanto?", a "la mia psicologa me lo ha detto non sono due persone che si incontrano ma due storie e questo nessuno mai se lo ricorda". Minchiate di queste dimensioni che se anche dette in direzione polo sud, rimangono pur sempre minchiate. Per il resto serata da sedia a rotelle: uscito alle 8 per andare a cena da amiche di lei e rientrato alle 5 dopo bar, pab, disco and so on. Il so on è ovviamente la parte più interessante. The neno neno (in particolare a Paciugo, S., Gio, Anonimi vari, Baronetto, Virginie, Kiska e bla bla bla, che qui dicono al posto di etc etc.... ma in che cazzo de posto so' capitato?)

venerdì, luglio 14, 2006

Sydney, 13th e 14th of july

Qui non se batte chiodo. Mi sembra di capire. O meglio. Non si battono i chiodi che vorrei. Bah. Comincio seriamente a pensare di essere davvero un po' poverino. Il sospetto l'ho avuto già qualche mese fa...Ma lasciamo perdere. Oggi fa un freddo alluccinante e piove. Mi dicono che tutti i fine settimana qui il tempo fa schifo. Vorrei fare capire che probabilmente è un luogo comune, quello del fine settimana piovoso visto che anche in Italia sembrerebbe così, ma ho problemi con la traduzione. Mi limito ad annuire. Ieri sera sono uscito e sono tornato alle tre. Oggi mi hanno confermato quello che mi è venuto in mente alle due di notte: il locale in cui ero è frequentato da gente troppo giovane. Lì, possibilità di trovare un bel trentenne muscoloso e con la tavola da surf nella mutanda, mi sa che non ce ne sono. A proposito di surf.... Sento che l'ancora che ho dentro non molla la presa. Sto tanto tempo solo e la fottuta vela che mi si è incagliata dentro mi agita. Resisto. Prima o poi si trasformerà anche lei in un relitto. Pazienza. Ce ne sono tanti. Non soffrirà di solitudine. Ho scritto in questi giorni:
"......
Sono carne in mezzo alle macerie
voi le macerie
tra un fiore di loto
decido io cosa fare
decido io dove andare
decido io da quale parte stare.
Ora sono una cicala
e spreco il mio corpo
sulle vostre mani
.........."
E così accontento anche Heather. "Delle cicale cicale cicale cicale, della formica che invece non cica le mica...." The neno neno. Alla prossima.

giovedì, luglio 13, 2006

Sydney, 12th of july

Non ho pensato ai giapponesi. Non ho pensato a nulla che mi riguardasse. Oggi l'umore è spettacolare. L'Operà di Sydney è immensa vista da vicino. Poco a che vedere con le fotografie che si vedono sui libri. Come sempre. Sto scendendo le scale. Dietro di me vele di cemento e vetro. Mi passa accanto e mi chiama. Mi giro. Lo saluto. E' lui. Aaron. Il ragazzo che vive con me, che ha organizzato la festa, che è bbono come l'acqua, che oggi compie 25 anni e ha cambiato lavoro. . Ci fermiamo vicino al mare e faccimo chiacchiera. Gli chiedo se ha voglia di venire a bere qualcosa con me e mi dice ok. Mi porta a vedere una zona della città in centro (The rock) e chiacchieriamo del più e del meno. Vorrei incastrarmi nella sua bocca e appiccicarlo al muro. Ci fermiamo a bere un caffè, poi raggiungiamo la fidanzata che lavora in un locale dove suonano musica jazz dal vivo. Beviamo una birra. Insieme, tutti e tre, andiamo a casa. Fine della storia. Di una noia mortale. Ok. The neno neno

mercoledì, luglio 12, 2006

Sydney, 11 th of july

Tutto bene. Anzi no. A pensarci attentamente però sì. Qui è bellissimo. Davvero. Certo, se avesssi lasciato dietro di me il paradiso al posto dell'inferno... La mente va... Non riesco a controllarla... Ma è giusto così. Sono a due passi dal giardino botanico: a destra il sole che tramonta a sinistra ho la luna che arriva. Il cielo è terso. I turisti scattano foto. Il vento mi entra negli occhi e ferma le mie lacrime. Di gioia. Probabilmente. Sono qui. Sono io. Riconosco tutti i pezzi. Sono i soliti, del resto. Il mio corso d'inglese è una bomba. Le persone con cui condivido 4 ore ogni giorno mi sono simpatiche. Spiaccicassi quattro parole in più sarebbe meglio. Ma va bene così. Ho scarpinato come una bestia e alle 10 di sera precise precise mi sono addormentato. Giornata tranquilla. Ordinaria. Normale. Come vorrei essere io. Come sono io, in fondo. Non ho ancora capito se mi farei sbattere da un giapponese per almeno una nottata o no. Spero di risolvere il dilemma entro breve. Perché a me sti nipponici in fondo mi hanno sempre ispirato.... Va beh, domani ho qualcosa a cui pensare. The neno neno

lunedì, luglio 10, 2006

Sydney, 9 and 10th of july

Ore 3 del mattino. Sveglia per andare a vedere la partita. A Leichhardt. Il solito quartiere latino. Le due strade principali pullulano di bar ancora aperti, accessibili solo se si paga l'ingresso, (italian do it better), dotati di maxi schermi al cardiopalmo. Soprattutto quando si arriva ai rigori. La ragazza vicino a me, che peserà 86 chili e sarà alta un metro e cinquantacinque, grida: "Fate li corni, fate li corni". Io sorrido, mentre mi mangio le unghie e penso: "Vorrei che Zidane mi riempisse di testate, così...tanto per... Lo amo". Ad un certo punto sento che qualcuno sospetta che tifi per la Francia. Semplicemente perché conscio di quanto giochino meglio degli italiani, temo che ogni volta che sono nella nostra area facciano goal. Non sarà così. E Leichhardt, come l'Italia con i suo satelliti in giro per il mondo, esplode. Mi dispiace non essere a Milano. In queste occasioni, mi dispiace. Davvero. Penso ai miei amici che si stanno sgolando, mi viene un po' di magone. Penso al mondiale del 1982 quando avevo 15 anni (ora però ne ho 34...non si capisce perché). Ma il cellulare aiuta... Viva l'Italia. Viva sti quattro stronzi di azzurri. E soprattutto "facciamo li corni". Quelli che io non ho fatto prima di mettere piede nella mia scuola popolata praticamente solo da studenti giapponesi. Anzi, no. Ci sono anche 2 brasiliane e un brasiliano... Di cui non parlerò. Dio mi sta già punendo abbastanza...porca troia. Ultima minchiata poi vado a nanna. Sono andato in palestra. Ambiente, direi, interessante. Ma sto cambiando... Non voglio più piacere a tutti e a tutti i costi... Sto camb.... Mi sto sforzando di farlo. Domani vorrei anche cominciare le visite culturali... Culturali? Oh Madonna... Che fatica cambiare. The neno neno

Sydney, 8th of july

Sono le 11 del mattino. Sono in un letto che non è il mio. Neppure la casa è la mia. Mi guardo intorno e vedo i miei vestiti in terra. Ieri sera devo aver bevuto ancora una volta troppo. Che due maroni. Devo guarire da questa ossessione di avere, avere e avere. Piacere, piacere, piacere. "My name is penaepanico. Do you meet alberto?", vorrei chiedere a tutti quelli che conosciuto al party che il mio coinquilino ha organizzato. Sì, il coinquilino 25enne con cui vorrei condividere stanza e tempo. E' qui che ho incontrato il corpo con cui mi sono addormentato di cui non ho ricordato il nome. Penso al motivo per cui mi è piaciuto. Non mi viene in mente nulla a parte il sorriso. Lo stesso che ho dispensato ieri sera durante il party quando, in ordine ho: 1) versato dell'acqua in terra, 2) rotto un bicchiere, 3) versato del vino sul tappeto beige. Gente simpatica. Giovane e carina. Alcuni molto belli. Quasi tutti in attesa di andare a prendere le proprie fidanzate. Lo sapevo de portarmi una parrucca bionda. Non hanno la faccia da svegli. Secondo me sarei riuscito a fregarli. Che genietto del male sono? La festa non decolla. O meglio nessuno balla. Tutti parlano. Io compreso. Ad un certo punto mi passa accanto Jeff (o Jhon o Robert o Bill o Giuseppe?) e gli chiedo se ha voglia di venire con me al Colombian (che qui pronunciano climbin) locale in voga da queste parti. Andiamo. Beviamo. Ci baciamo. Andiamo a casa sua. Non facciamo nulla. A parte strigerci e dormire insieme. Però quando mi riaccompagna a casa in automobile e mi dice: "All'una vado a vedere allo stadio la partita di football" ho sorriso. Ok. Con questo ho chiuso. Voglio pensare a me e darci un taglio con questo disperato bisogno di piacere a tutti. Catartico. Ora vado a scuola.... Speriamo di incontrare qualcuno che ispiri. The neno neno

sabato, luglio 08, 2006

Sydney, 7th of July

Sono le tre del pomeriggio e sto ancora dormendo. Mi sveglio e ho la bocca impastata da troppe sigarette e birre ingollate. "Sono solo. Sono ancora solo", penso. Qui, a Milano, ovunque. Anche se ieri notte non lo sono stato. Ma lì è facile non esserlo. Troppo facile. Mangio una zuppa di verdura con lei, la ragazza dai capelli rossi che alla fine mi ha offerto di rimanere in questa splendida casa, situata nella parte più splendida della città, abitata da tre inglesi (lei, appunto e altri due di cui uno, ma me ne accorgerò solo domani, ispira a mille). Quello che volevo trovare prima di partire. Il mio ideale di convivenza. "I'm a lucky man" le ho detto mentendo spudoratamente. Ma forse neanche tanto. La mia stanza è una sorta di ripostiglio ricavato nell'angolo del loft. Molto radical chic. Poco chic e molto radical come mi ha suggerito lei. Giornata splendida. Il cielo è azzurro. Dopo la zuppa di verdura vado al solito Hyde Park. Devo inventare un test per un lavoretto che mi hanno chiesto in Italia. Mi siedo su una panchina. Non è che voglio raccattare ad ogni costo, ma in questa città fa molto meno freddo fuori casa che dentro. Puttana eva. Mi perdo nel mio Ipod. Mi perdo a rileggere le cose che ho scritto in questi giorni. Mi perdo negli occhi degli australiani. Mi perdo, ma nessuno viene a cercarmi. Chissenfrega. La sera raggiunggiamo un gruppo di amici in un locale stupendo con terrazze, verande e sale su diversi livelli. Stringo non so quante mani. "Hi, my name is Alberto. How are you?" e via con l'abc dell'inglese. Ricomincio a bere. Di colpo ritorno a parlare nella loro lingua. Incastro una ragazza che ha visssuto in Germania e le biascico, mentre passo con disinvoltura dalla prima alla seconda e poi alla terza birra, di tutto. Nulla rispetto ai loro standard. Sono sconvolto da quanto trincano questi. Uomini e donne senza differenza. Se avessero i marsupi li userebbero per cacciarci dentro birre fredde e barman ponti a preparargli cocktails di ogni tipo. Sono felice. Mi guardo in giro. Mi piace. Soprattutto un suo amico. Va beh....ma questo è un altro discorso. "Non vedo l'ora di togliermi da dosso questo fottuto sonno", penso prima di risalire sul taxi in direzione casa mia. Ora lo posso dire. The neno neno (Virgine, solo quando ho visto il boomerang ho capito... E tre giorni che mi arrovellavo e dicevo: "Mah...").

venerdì, luglio 07, 2006

Sydney, 6th of July

"Ok, ci vediamo a casa tua alle 8, a dopo". Chiudo il telefono. Sono le 7 di pomeriggio. Gironzolo ancora fuso (orario) per Oxford street. Ho nella borsa giornali di tutti i generi: gratuiti, gossip, gay, inserti e quotidiani. Mi fermo in un bar rigorosamente in bella vista. Sono una mignotta nata. Bevo un tea, dò un'occhiata alle riviste come se controllassi la lingua più della mia autostima, sorrido a chi passa. Nessuno mi guarda. Amen. Torno a casa mi preparo. Non so che faccia abbia questo amico, di un'amica di mia sorella nell'arte e nella vita. So solo che avendomi invitato a casa sua o è un figo della madonna super sicuro di sè o ha una casa della madonna ed è super insicuro di sè. Non approfondendo l'argomento. Capite ammè. Dopo cena fumo due sigarette sul suo terrazzo con vista sulla baia. La sua casa è splendida. Ricapite ammè. Usciamo. andiamo in un bar semi vuoto ma molto carino a bere un drink. Poi lui se ne va. Lo accompagno. Ci salutiamo. "Thank have a nace night". E dopo questo mi perdo. Entro in un bar bevo una birra, poi un'altra, poi un'altra ancora. Fumo. Due tizi molo simpatici mi abbordano. Parlano con me. Tanto. Troppo per quello che capisco. Mi offrono da bere. Mi fanno i complimenti. Il biondo infila le mani sotto la camicia, tasta gli addominali e fa segno di approvazione con la testa. Io rido. Mi sono simpatici soprattutto perché ad un certo punto mi chiedono: "Ma non sei infastidito da noi che ti abbiamo incastrato in questo angolo a parlare". Sono carini. Cessi ma carini. A questo punto penso che potrei anche andare a letto con uno di loro. In qualche modo devo sdebitarmi... Non lo faccio. Alla fine il biondo furbetto mi saluta e mi bacia appassionatamente. Lo lascio fare. Sono a Sydney. Sono in vacanza. Sono ubriaco. Ho dodici anni. Non so come, ma mi ritrovo a ballare in camicia sul palchetto del locale. Io e una tizia che mi ha trascinato su che sa di australiana. Sembra la Pausini. Glielo dico e lei mi gurada come se le avessi detto assomiglia a mia zia. Vedo intorno a me tanti occhi che mi puntano. "Ci siamo", penso. "Lo show di sempre: il tuo ego in pailettes se la gode mentre calpesta tutto quello che trova". A questo punto mi fermo. Quatto quatto esco da quell'arena di risate fittizie e cambio direzione. Ne prendo un'altra. Ma anche questa volta sono io che dirigo. Troppo. Qui è stupendo. The neno neno

mercoledì, luglio 05, 2006

Sydney, 5th of july

Ho la testa in giù. Come mi ha scritto mia sorella. Sydney è dall'altra parte del mondo. Fa freddo. Soprattutto nelle case che non hanno riscaldamento. Ho voglia di lei. La voglio sentire mia. Cammino per Hyde Park. Sono appena arrivato. Il sole se ne sta andando. A differenza dello sguardo di un ragazzo biondo dagli occhi azzurri che non mi vuole mollare. Lo faccio io. Sono troppo stanco per dare ossigeno alle mie solite malefatte sentimentali. Non riesco mai a stare sul dolore. Neppure questa volta che è più forte del solito. Non riesco. Non ce la faccio. E' la mia difesa. Sopravvivo. Forse è per questo che non riesco a volare. Amen. Mi sento più forte. Non so perché. Mi sento pronto a divorare questa città di grattacelli e night club, di spiagge congelate e saune per soli uomini. Domani vado in palestra. Comincio da lì la mia corsa. Ieri mattina mi sono svegliato alla 5 e ho raggiunto Leichhardt il quartiere italiano dove sono stati messi dei maxi schermi per seguire la partita Italia Germania. I miei occhi sono stati rapiti per 1 minuto da un ragazzo giovane, ricciolo e con gli occhi neri come il carbone. A un certo punto ha detto qualcosa al suo amico, e lì ho scopro che sono italianissimi, del tipo: "quello con la giacca di pelle mi sta fissando mi ha preso per finocchio?". E l'altro gli risponde: "Finché non ti bacia lascialo fare", o qualcosa del genere. Poesia, per le mie orecchie da mesi abituate ad altro. Viva l'Italia. Viva Totti. Viva i canguri con l'accento calabrese. The neno neno è tornato. Hip hip ultrà
(nella foto, festeggiamenti a Leichhardt)

venerdì, giugno 30, 2006

Vero sorellina?

Fuori si schiatta. Dentro si muore. Il caldo mi fa mancare l'aria. Quello che ho dentro il respiro. Sono abituato alle mie estati torride. Peccato che non bruciano mai tutto. Cosa mi metto nella valigia per andare a Sydney? Sto facendo la cosa che più amo fare: sfidare me stesso. Le mie paure, le mie insicurezze. La mia voglia di fare e disfare contemporaneamente prende una pausa di circa un mesetto. Me ne vado nella terra dei canguri con l'idea di non vederne neppure uno. Odio la natura e gli animali. Se ad un certo punto comincio a scrivere in inglese significa che mi avete perso. Non succederà. Purtroppo. Ok. In fondo sono fortunato: non parto mai solo. Ci sono anche loro: pena e panico. So già cosa mi aspetta: passerò i primi tre giorni a piangere e poi di colpo comincerò a stare bene. Lo faccio sempre. Anche quando mi sposto da Milano a Brescia. Poi, superato il jet lag, la depressione da arrivo, quella da abbandono, e circa altre 32 patologie non ancora individuate dalla medicina contemporanea comincerò a rilassarmi e a chiedermi: Ma cosa ci torno a fare a Milano? Sono un inferno... Vero sorellina? nano nano

giovedì, giugno 22, 2006

Bugie

Fa caldo. Scendiamo dall'aereo insieme. Prendiamo il treno che ci porterà, ma noi non lo sappiamo ancora, alla deriva. Nella testa un test. Due test. Tre test. Infiniti test. Continui: quello del sangue, quello del cuore, quello del sistema nervoso, quello della crema antirughe che ti sei appena spalmato e non hai la più pallida idea se funzioni o no. Siamo lì. Uno di fronte all'altro. Tu in gabbia che vuoi ringhiare, ma non trovi un pretesto valido. Io con il biglietto in mano di uno zoo che non volevo vedere. Sei bellissimo. Lo so. Ma i tuoi occhi non dicono la verità. Come i miei pensieri. Del resto. Mentre mi scaraventi in faccia le tue certezze il mio sguardo si gira verso una camicia bianca. La stessa che mi dirà, poi: "ci siamo già visti". Ma io non vedo nessuno. Tranne te. E chissenefrega se anche questa è una bugia. Palermo è stupenda. Come le lacrime che mi hanno bagnato davanti alla cattedrale, nelle vie diroccate dei mercati, tra una panchina e l'altra dove ti ho trascinato per farmi abbracciare. Ma tu non l'hai fatto. Non l'hai fatto mai. Ci sediamo. Accetto il tuo tranello. Voglio chiudere questa partita. Esco sconfitto. Volo. Mi sento leggero. Sto rinascendo. Penso a Kiska. Tu urli, imprechi e tremi. E mi freghi ancora una volta mostrandomi la parte che più amo. Vorrei catturare almeno una delle tue frasi e tenerla per sempre dentro di me. Ma io non ti ascolto. Vedo solo i tuoi occhi terrorizzati. Sono un mostro. Lo so. Ti amo. Non lo sai. E chissenefrega se non è la stessa cosa per te. Vedo che te ne stai andando via da me e non ho più la forza per trattenerti. Con un'altra bugia magari. Chissenefrega. Non ha senso tutto questo. Bisogna essere in due per fare una coppia. Lo so. E' tutto finito. E' tutto chiaro. E' tutto normale. Non piango più. Ho voglia solo che qualcun altro salga sulla mia carretta sgangherata. Ora. Adesso. Immediatamente. Questa volta andrà sicuramente meglio. Lo so. I test sono finiti. Tutti. Alby non esiste più. Tu tornerai dove ti ho incontrato e ricomincerai da capo il tuo viaggio verso te stesso. Io mi fermo, come si è fermata la tua stretta in quel mulino vicino al mare. Aspetto. Che arrivino. Che salgano. Che mi travolgano e mi portino via. Le mie bugie. Lontano. Nano nano amore mio.

lunedì, giugno 12, 2006

C'è il nulla. Si parte

"Ci siamo. Lo sapevo. Me lo hai detto. L'avevo capito. E' vero. Il tuo discorso non fa una piega. Le tue parole hanno la verità addosso. E' precisamente così. Tu ci sei. Io ci sono. Ma insieme siamo due tessere di mosaico impazzite che vogliono occupare l'unico spazio rimasto. Meglio dividersi. Tu verso il tuo pubblico silenzioso che sgrani gli occhi appena apri bocca. Io verso tante braccia protese interessate solo a stringermi. "Domani è un altro giorno". "Francamente me ne infischio". Mi verrebbe voglia di dire. "Ti voglio bene". Ma chi se ne fotte. Del tuo bene non me ne faccio nulla. Lo sai. Il tuo bene e niente senza di te. E' tutto vero. E' tutto chiaro. Noi due non abbiamo nulla in comune. Nulla. Eppure quando mi hai detto alla prossima, ti sei girato e ho visto la tua schiena, mi sono ritrovato in un burrone. E lontano, in alto una luce che aveva il tuo nome. Non so perché. Non mi hai lasciato nulla. Non ci siamo mostrati nulla se non gli aculei per difendere le nostre anime fragili. Se non bugie per nascondere le nostre verità. Nulla. "Ti voglio bene". "Domani è un altro giorno". "Francamente me ne infischio". Perché il nulla è la migliore partenza quando si è in due. Cosa ci vuole a capirlo?"
(da Agua Viva, di Stella Fraga Simpson. Edicion Copa Cabana)

martedì, giugno 06, 2006

Nanos nanos

Vedere Carmen Maura che fa la nonna è un colpo per chi come me è cresciuto sotto le grida di donne al bordo di un attaco di nervi (eravamo nel 1988). La stessa cosa è successa quando quest'anno ho visto Jessica Lange, per me rimasta per sempre sospesa sulla punta dell'Empire per mano dello scimmione, riportato sul grande schermo nel 1976, in Broken Flowers dove fa una delle donne del tizio protagonista. Un colpo quando Carmen Maura appare con i capelli lunghi, opachi, bianchi, le mani rugose e il viso segnato. Quanti cazzi di anni sono passati? Ho pensato. Volver. Un'altra poesia di Almodovar. Un'altra storia di donne raccontata con la solita leggerezza del regista spagnolo che sfiora temi pesantissimi e te li soffia addosso come tanti coriandoli colorati. Ognuno con un dramma appesso. Come gli amori di Traslocando. Una poesia che si racchiude tutta in una frase. Quella finale che recita: "I fantasmi non piangono". Come dire: se ci sei, se vivi non puoi evitare di piangere. E si esce dalla sala con tanta, tantissima voglia di sciogliersi in lacrime. E non importa se non si fa perchè si ha paura a farsi vedere. Ieri ho scoperto la mia patologia. Sono ego timido. Che è come dire autistico ipercinetico. Credo. Va beh... lasciatemi piangere. Che oggi sono felice. Nanos nanos
(nella foto, Penelope Cruz in Volver)

mercoledì, maggio 31, 2006

Mi vedo

Mi vedo. Sorrido. Ammicco. Sono tutti lì a guardarmi. Mi applaudono. Sono il più bello, sono il più bravo, sono il più intelligente. Tu ridi. Ti gongoli. Ti consoli. Ti rivedi in un bambino piccolo dagli occhi chiari, dalla testa grande e dalle gambe corte. Il circo non c'è. Il clown fa piangere e poi non piace a nessuno. La donna cannone è esteticamente fastidiosa. Eliminata. Belve, tigri, furie, solo dentro di noi. Mi vedo in uno sgabuzzino pieno di cartacce e libri che guardo una bicicletta da corsa troppo grande per essere cavalcata. "Non vedo l'ora che si rimpicciolisca", penso. Io immobile. Il resto modificabile. Avrei dovuto aspettare, ovviamente. Ma un giorno, ne ero sicuro, su quelle due ruote tenute insieme da un tubo di ferro e da un volante curvo ci sarei salito. Sono il più bello, sono il più bravo, sono il più intelligente. Io bello. Io bravo. Io intelligente. La claque si fa sempre più ampia. I consensi sono alle stelle. Posso andare in tournèe. Zie, parenti, amici il pubblico pagante. Clienti, negozianti, e curiosi quello consenziente. La luce mi acceca, l'occhio di bue si fa sempre più stretto. Io, chiaro. Intorno a me il buio. Poi, di colpo stop. Blackout. Tilt. Defaillance. La bici è sparita. Non so dove sono. Non so cosa ci faccio lì. Gettato in un mondo in bianco e nero. Solo. Corro. Mi inciampo sulla mia ombra. E cado. Mi fermo. Senza nessuno che mi sollevi. Non sento più applausi, non vedo più claque, il cono di luce è infinito e prende dentro tutti. Donna cannone e clown compresi. Vado in astinenza, ho bisogno della mia droga, di sguardi appesi ad un filo salvati da me. Ma il mio pusher è sparito, ha cambiato lavoro. Non si dedica più a me. Ho 14 anni e ho davanti a me l'infinito. Buon compleanno mamma.

giovedì, maggio 25, 2006

Chiuso per inventario

Melanie Moore a Markette parla di scarpa e vagina. Su ItaliaUno quelli di Lucignolo stanno facendo il solito viaggio nel mondo della notte tra sesso a pagamento, corpi da masticare avulsi da diete e chirurgia estetica. La voce fuori campo parla di carne che si vende. Anche io, come gran parte del mondo, vendo la mia al mio datore di lavoro. Ma nessuno grida allo scandalo. Nessuno viene qui con una telecamera a sbirciare la mia vetrina. Chiuso per inventario. Eterno. Nano nano.
(Nella foto, Macelleria, Annibale Carracci, 1580)

venerdì, maggio 19, 2006

Le fil rouge

"Io odio l'estate. Tornerà un altro inverno. Cadranno mille petali di rose. La neve coprirà tutte le cose e forse un po' di pace tornerà....". Sudo. Sento le zanzare. Sotto il piumone del letto, che non ho voglia di togliere, fa un caldo bestia. E di toglierlo per due fetide lenzuola non mi viene neppure in mente. Almeno ora. Ci siamo. Inizio a dormire male, senza abbracci, a non avere voglia di uscire, di finire le giornate a guardare dal terrazzo il cortile interno del palazzo dove abito e pensare: "Dio bono, un'altra estate, altri mesi grondanti di sudore a dire che cazzo ci faccio qui a Milano, perché non sono ai tropici, ad Ibiza, in un dammuso pantesco a fottere come una puttana con la persona che amo". Sì, d'estate dormo da cani e odio uscire. Troppo vociare per le strade. Troppe ali nell'aria. Troppe domande a cui rispondere. Oggi mi arriva un sms che mi chiede educato: "come va?". "Bene", rispondo. "Ho appena trombato. Ed essendo sesso dipendente e vuoto come un otre appena mi riempiono ritrovo il sorriso. Il dramma è quando finisce l'effetto. E tu?". Pochi minuti dopo ne arriva un altro simile. Digito: "Bene. Come sempre. Mi sembra di essere in mezzo ad una piazza fermo e davanti a me un dedalo di strade. E io che non so quale mi piacerebbe prendere. Neanche quale prendere. Ma quale mi piacerebbe prendere. Per il resto da dio. Il problema è che non ho capito bene cosa sia il resto. Ti voglio benissimo...". Non mi ha ancora risposto. Deduco che abbia fatto una pennica prima di arrivare in fondo. Come biasimarla. Con 1982 abbiamo parlato di sogni, di amori ideali, di principi e principesse scarlatte con sotto la tutina azzurra. Fino a poco tempo fa volevo farci entrare in questa smilza tutina azzurra gli amori distratti e caracollanti che mi passavano accanto e che catturavo all'ultimo momento. Ora non faccio altro che sistemare, allargare, plissettare, questo dannato cencio scolorito affinché chi ho vicino ci entri e si senta coperto. Protetto, avrei detto in un altro momento. Ma mi sa che i risultati sono gli stessi. Vacui, inani, vuoti. Un po' come me, forse. Noi siamo il fil rouge della nostra vita. Ecco perché gli unici che hanno capito tutto sono Dolce e Gabbana. Oggi (ieri) è il compleanno di mia sorella nell'arte e nella vita. Ha ricevuto un mazzo di fiori. Ed è tornata rabbiosa. Ed è il regalo più bello che poteva farmi. Lei a me. Ovviamente. Essendo il suo compleanno. Senza di lei la mia vita sarebbe una merda. Non mi stancherò mai di dirlo. A proposito di compleanni , è venuto in mente che il mio è ad agosto. Agosto. Che è estate... nano nano

lunedì, maggio 15, 2006

Artisti carogne

Periferia di Milano. Nord. Nord-est per la precisione. Bicocca. Che detto così fa molto quartiere romano. Sabato pomeriggio. Fa caldo. C'è una brezza primaverile che quando ti soffia addosso sembra che si porti via tutte le nefandezze che hai dentro. Non è così. E' un vento bastardo capace di ingannarti ogni volta. Quintali di mattoni e cemento vestiti di nuovo sostengono a fatica un'area urbana rivalorizzata a suon di tecnigrafi e frasi ad effetto. Qui ci sarà il futuro. Qui ci sarà il domani. Qui ci sarà sempre il sole. Qui ci sarà eternamente la bella stagione. Dicevano. Non so se è così so solo che è sabato pomeriggio. Fa caldo. C'è una brezza primaverile che quando ti soffia addosso sembra che si porti via tutte le nefandezze che hai dentro. Ma in giro non c'è nessuno. Neppure intorno al gigantesco contenitore di schermi. Vicino, carcasse di fabbriche abbandonate, alte, grandi, vuote e buie. E alberi. Alberi che hanno visto passare sotto le loro fronde migliaia di esseri umani pronti a sacrificarsi per far crescere un sogno. Lo stesso che diceva: questo è il futuro. Questo è il domani. Questo è il sole. Questo è la bella stagione. Ora, cioè domani, uno di questi parallelepipedi infiniti è diventato una galleria d'arte. Contiene mostre, vernissage, esposizioni. Prima conteneva mani sporche, tute da lavoro, acciaio e corpi sudati. A questo punto, forse ha ragione Marx. Forse il signor Cipputi è un artista e forse la storia delle grandi metropoli lo sta confermando. Del resto finora non è mai successo il contrario: nessun museo si è mai trasformato in una fabbrica. Artisti carogne tornate nelle fogne. Potere operaio. Nano Nano
(nella foto, Università degli studi di Milano, Bicocca)

venerdì, maggio 12, 2006

Voglio i tuoi occhi

"...Per tornare a noi, ogni tanto capita di non fidarsi più, le persone si trasformano, nella tua mente in marionette, come pupazzi, ai quali fai eseguire i movimenti che vuoi. O meglio, le tue paure muovono queste marionette, questo tuo teatrino interiore, secondo una sceneggiatura preordinata, che termina puntualmente con la realizzazione del tuo dramma preferito: scomparire dalla faccia della terra. Così, prendendo coscienza di questo, capita che io ti trasformi in un burattinaio sadico e ti odi. Ma poi tu torni a consolarmi, mi capisci e mi ami; e poi guardo i tuoi occhi, in fotografia, rassicuranti come l'ultima volta. Stringo un patto con il diavolo, voglio i tuoi occhi, di nuovo e a tutti i costi. Fumo una sigaretta per sancire questo patto, amore mio, ma poi scopro atterrito, che sei tu il diavolo...".
Pier Vittorio Tondelli, Camere separate, 1989.
(Nella foto, Robert De Niro interpreta Louis Cyphre in Angel heart, 1987)

lunedì, maggio 08, 2006

Atrapado

..."Atrapado, moribundo con esta gana de bailar contigo....Dame jaleo aleo aleo aleo oooo"... Sono stato al concerto di Ricky Martin. Solo il giorno dopo mi sono ricordato che canta. Mica mi ero accorto durante il florilegio di movimenti di braccia, collo, gambe, bacino, pettorali, muscoli a cui ha assistito lo strapieno DuchForum di Assago. Rapito dal portoricano devo avere annullato tutti i miei sensi per concentrarmi sull'unico che meritava di essere lì con me: la vista. Comunque.... Dopo la Cucca è arrivato Ricky. Per fortuna Cristina D'Avena non è in tour... Ieri pomeriggio c'è stato quel convegno sugli anni '80. A parlarne c'eravamo io (penaepanico), Ivan Cattaneo, Max Novaresi, Francesco Specchia (Libero) e Luca Dondoni (La Stampa). Che detto così fa molto Bulgaria. Replay, che c'era, mi ha confidato che avrebbe voluto chiedere: "il fatto che il 60 per cento di voi sia gay a qualcosa a che vedere con il decennio che state rappresentando?". E io ho pensato: "60%?". Sono un ingenuo dal cuore d'oro che fa il duro per non morire. Forse come lo è 1982 che qualche giorno fa mi ha mugugnato: "...non vedi che sono solo un bulletto di periferia?...". Non posso stare senza di lui. Nano Nano
(nella foto, Ricky Martin con il suo personal trainer)

venerdì, maggio 05, 2006

Cucca(to)

Sweet Charity, il musical con Lorella Cuccarini, non è nulla male se durasse 20 minuti. Dura 2 ore e mezza. Nano nano